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    Il fenomeno "vivente" [The "living" phenomenon]

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    This paper discusses Carmine Di Martino’s last work Viventi umani e non umani. Tecnica, linguaggio e memoria. The book deals with two main questions, i.e. the anthropogenesis and the comparison between human and non-human living beings (notably, anthropomorphic apes), with reference to three topics: technology, language and memory.In particular, these pages highlight the phenomenological bon sens that the author chooses to approach the vexed question regarding the relation between “the two cultures”. That is to say, besides encouraging an authentic (i.e. radical and equal) dialogue between philosophy and sciences, he vindicates the epistemological peculiarity and the consequent irreplaceable role of the philosophical thought

    L'»estesiologia dello spirito« di Plessner. La teoria dei media dell'antropologia filosofica tra idealismo culturale e materialismo dei media

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    Il saggio di Heike Delitz propone una lettura inedita della prima fase del pensiero e della produzione di Helmuth Plessner, la cosiddetta "estesiologia dello spirito", posta in dialogo con i Media Studies

    Der Mensch zwischen kosmologischer Differenz und Neo-Umweltlichkeit. Über die Möglichkeit einer philosophischen Anthropologie heute

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    Das vorliegende Buch widmet sich aktuellen Möglichkeiten der philosophischen Anthropologie. Im Rahmen einer umfassenden Betrachtung der philosophischen Anthropologie im 20. Jahrhundert diskutiert der erste Teil die jüngst als origi¬nären Denkansatz vorgestellte Philosophische Anthropologie. Ihren spezifischen Schwachpunkten stellt der zweite Teil eine anders geartete philosophisch-anthro¬pologische Erfahrung entgegen: Karl Löwiths kosmozentrische Anthropologie, die auf der Idee einer kosmologischen Differenz zwischen Welt und Menschenwelt basiert. Diese ‚Löwith’sche Korrektur‘ bildet die Inspiration für die philosophische Anthropologie der Technik – für eine Philosophie der Technik im Nominativ –, die im dritten und letzten Teil entfaltet wird. Der Theorieansatz von Neo-Umweltlichkeit und Tierwerdung erweist sich als eine philosophische Anthropologie auf der Höhe unserer Zeit – und somit als Bestätigung der gegenwärtig wachsenden Brisanz der „Menschenfrage“

    La società pandemica

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    Queste pagine si propongono di evidenziare il nesso non occasionale che intercorre fra i termini: network, tecnica, pandemia, considerati come altrettante possibili determinazioni del sostantivo “società”. Della nostra società. In particolare, si cercherà di chiarire in che senso la network society, secondo la formula coniata dal sociologo Manuel Castells (§ 1), è intrinsecamente una techno-society o Gestell-society, anziché una mera technological society (§ 2), e in che misura una tale, congenita vocazione tecnica la esponga al rischio di trasformarsi in una pandemic society: un incubatore ideale di fenomeni pandemici. Su queste basi, il vero volto della società pandemica si rivela quello di una società unaria: una cornice sociale ed epocale immunizzata alla differenza, incapace di tollerare qualsiasi forma di autentica alterità (§ 3).These pages aim to emphasize the not occasional link among “network”, “technology” and “pandemic” as potential characterization of the word “society” (that is, our society). In particular, I will try to clarify in what sense the network society, according to Manuel Castells’ definition (§ 1), inherently equates to a techno-society or Gestell-society, rather a mere technological society (§ 2). I will also try to clarify why its constitutive technological vocation could transform such a society into a pandemic society: an ideal incubator of pandemic phenomena. On this basis, the real face of the pandemic society proves to be that of a unary society: a social and epochal framework immunized against the difference, i.e. unable to tolerate any form of authentic otherness (§ 3)

    Antropocene e Neo-prometeismo aidosiano [Anthropocene and aidosean neo-prometheanism]

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    Starting from the assumption of Prometheus (i.e. Prometheanism) as anthropological archetype, my paper aims to show the characterization of such an archetype within the framework of the so-called Anthropocene. According to my approach, the main outcome of the Anthropocene (considered as worldview and paradigm) is to be found in the Pet-ification of Nature, which consists in the metamorphosis of the image of nature from an object (= something to be exploited) into a ‘pet’ (= ‘someone’ in need of total care). This metamorphosis equates to a new form of anthropocentrism (i.e. an anthropocenic anthropocentrism) which I call Aidosean Neo-Prometheanism. In this case, Promethean hybris emerges as the paradoxical result of hyper-interest and omni-responsibility towards the otherness of nature. As a consequence, the Paradox of the Omni-responsibility undermines the ethical reference system for ecological thought in recent decades: Hans Jonas’ imperative responsibility. Such a paradox makes it clear that no authentic Verantwortlichkeit (responsibility) is possible without Gelassenheit (releasement).Starting from the assumption of Prometheus (i.e. Prometheanism) as anthropological archetype, my paper aims to show the characterization of such an archetype within the framework of the so-called Anthropocene. According to my approach, the main outcome of the Anthropocene (considered as worldview and paradigm) is to be found in the Pet-ification of Nature, which consists in the metamorphosis of the image of nature from an object (= something to be exploited) into a 'pet' (= 'someone' in need of total care). This metamorphosis equates to a new form of anthropocentrism (i.e. an anthropocenic anthropocentrism) which I call Aidosean Neo-Prometheanism. In this case, Promethean hybris emerges as the paradoxical result of hyper-interest and omni-responsibility towards the otherness of nature. As a consequence, the Paradox of the Omni-responsibility undermines the ethical reference system for ecological thought in recent decades: Hans Jonas' imperative responsibility. Such a paradox makes it c..

    A che scopo la filosofia oggi?

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    Il testo riproduce una intervista rilasciata da Löwith a «Der Spiegel» nell’ottobre 1969, in occasione della celebrazione del IX congresso tedesco di filosofia, organizzato dalla Deutsche Gesellschaft für Philosophie e presieduto nell’occasione da Ludwig Landgrebe. Tema del congresso, nonché dell’intervista, il rapporto tra filosofia e scienza quale immagine eminente del nesso problematico tra la filosofia ed il proprio tempo. Un tema che a tutt’oggi, a quarant’anni di distanza, conserva il proprio portato di attualità. Esplicitamente Löwith si chiede come sia ancora possibile una scienza del tutto (posto che una filosofia «è possibile solo se si occupa dell’“intero”) in una situazione in cui le scienze positive mostrano progressi tali da assurgere al rango di fatali. La sua risposta è quella di sempre: lo spazio naturale e sempre aperto all’interrogazione filosofica genuina è quello cosmico. Attraverso lo strumento del theorein la filosofia può ancora disvelare l’irriducibilità del mondo-tutto (Weltall) “per se stesso ed in quanto tale”

    L'individuo nel ruolo del co-uomo

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    In quest'opera del 1928 (il suo scritto di abilitazione), Loewith delinea un paradigma antropologico personalistico sulla base di una rigorosa fenomenologia della vita relazionale, al culmine della quale emerge quale la figura del co-uomo (Mitmensch) – baricentro di una triade composta anche dal mondo del con (Mitwelt) e dall’essere-l’uno-con-l’altro (Miteinandersein) – che "fissato formalmente come io di un tu", si propone alternativo tanto al concetto di individuo quanto al Dasein heideggeriano. La presente opera segna anche il momento inaugurale di una riflessione antropologica (Menschenfrage) che rappresenta l'inespresso quanto solido filo conduttore dell'intero percorso loewithiano. In questa prima circostanza, stante la centralità attribuita alla dimensione relazionale, ad emergere è una antropologia antropocentrica nella forma di una Mitanthropologie (antropologia del con)

    Introduzione a: K. Loewith, "L’individuo nel ruolo del co-uomo"

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    Il presente lavoro introduce la traduzione italiana dello scritto di abilitazione di Karl Löwith (“L’individuo nel ruolo del co-uomo”, 1928), proponendone anzitutto una adeguata collocazione storica e biografica, all’interno di un periodo di eccezionale vivacità filosofica quale fu il secondo decennio del ventesimo secolo. Accanto a questa contestualizzazione, l’illustrazione tematica dell’opera si posiziona in un alveo ermeneutico peculiare: la rilettura del Denkweg löwithiano sub specie anthropologica. Un’operazione mirante a far emergere l’insospettata valenza e l’insuperata attualità di quest’opera tanto nel contesto della produzione löwithiana (essa rappresenta l’esordio della sua Menschenfrage e la fondazione della sua Mitanthropologie) quanto in un orizzonte più ampio – degli stessi anni sono le prime, significative prove della “nuova” antropologia filosofica, nonché il dialogismo di Buber, che al pari dello scritto löwithiano pone l’accento sul tema della Duheit

    “Impero” si dice in molti modi. Di alcuni esercizi autoscopici nel recente cinema americano

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    Ulteriore esercizio di “ermeneutica filosofica del testo filmico”, dipanato stavolta lungo un versante più ampio. Ad essere fatte oggetto di analisi sono tre coppie di film, che isolano altrettante fattispecie con cui l’impero americano guarda e ricostruisce la propria vicenda. Sia passata che presente. Nel primo caso, lo sguardo storicamente apatico di Quentin Tarantino produce un paradosso morale nella comprensione di quella problematica fattispecie dell’alterità incarnata dal nemico. Nel secondo, Spielberg e Redford rileggono l’assassinio di Lincoln facendo emergere in controluce un agente decisivo nella democrazia imperiale: la gigantomachia fra nomos e kratos. Terzo momento, l’autoscopia senza filtri dell’attualità imperiale da parte di Kathryn Bigelow, che isola un precipitato antropico inedito – quello degli “adepti del culto adrenalinico” – incarnato da un eroismo postideologico e postideale. A conclusione della disamina, una postilla che, rievocando un episodio reale, presenta un provocatorio (ed irripetibile) esempio di cinema autenticamente storico

    Maschere nude, maschere vuote. Karl Löwith interprete del teatro pirandelliano

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    Muovendo dall’occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita di Pirandello (2017), questo contributo presenta la lettura di Così è (se vi pare) (1918) proposta da Karl Löwith nel suo scritto di abilitazione: L’individuo nel ruolo del co-uomo (1928). La disamina del ruolo di Pirandello nel contesto della Mitanthropologie («antropologia-del-con») löwithiana funge anche da testimonianza della sua significativa presenza nel panorama filosofico europeo del tempo. All’esposizione dei lineamenti di quella singolare fenomenologia della relazionalità che è la Mitanthropologie (§ 1), segue l’analisi del ruolo che in essa svolge il confronto con Pirandello (§ 2). In particolare, verranno sviluppati alcuni spunti filosofici emergenti dai temi pirandelliani (su tutti la figura dello Alsmensch – «l’uomo maschera» –, incarnato dal personaggio della Signora Ponza), ponendoli in dialogo precipuo con l’analitica esistenziale heideggeriana e il concetto di Dasein (§ 3). Scopo finale di questa operazione è suggerire un possibile compimento di quel paradigma antropologico, che nelle pagine di Löwith rimane soltanto delineato (§ 4).This paper aims to present the interpretation of Così è (se vi pare) (1918) given by Karl Löwith in his habilitation thesis, namely L’individuo nel ruolo del co-uomo (1928). The investigation of Pirandello’s role within the framework of Löwith’s Mitanthropologie («With-Anthropology») also equates to the demonstration of his presence in the European philosophical landscape of his age. The description of the basic features of the Mitanthropologie, i.e. a phenomenology of the relationality (§ 1), will be followed by the investigation of the role played by Pirandello within such a theoretical framework (§ 2). In particular, I will try to emphasize the philosophical meaning of Pirandello’s topics (first and foremost the idea of an Alsmensch – i.e., «maskman» – personified by the character of Signora Ponza) comparing them with Heidegger’s existential analytic and his idea of Dasein (§ 3). The final goal of this attempt is the possible accomplishment of an anthropological paradigm, that within Löwith’s habilitation thesis is just sketched (§ 4)
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