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    Capitalismo e democrazia: conflitto sociale e “amministrazione in appalto” nel liberalismo atlantico di Nitti (1893-1919)

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    Il contributo di Nitti alla possibilità di fare della democrazia una forma politica adatta al capitalismo

    L'ideologia atlantica. La delegittimazione politica dalla guerra fredda culturale al neoconservatorismo (1936-1967)

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    Allo scoppio della Guerra fredda, una rete di intellettuali atlantici individua nell’ideologia un demone che si annida nel mondo sovietico e che attraversa le stesse democrazie liberali occidentali. Aron, Bell, Kristol, Polanyi, Schlesinger, Shils – i più noti tra loro – accusano infatti l’ideologia di essere una «religione secolare», che ha dotato i totalitarismi di grandi narrazioni escatologiche, ma non solo. L’ideologia appare infatti connaturata alla nascita della politica moderna: all’apertura di un orizzonte di aspettative crescenti di cui si è storicamente nutrito lo stesso liberalismo. Depurarlo delle scorie dell’ideologia serve a socchiudere questo orizzonte e a delegittimare le domande di movimenti giovanili, femministi e afroamericani che stanno scuotendo dalle fondamenta le società del benessere e dei «Trenta Gloriosi». Dalle inquietudini del liberalismo alla fine delle ideologie nasce così il neoconservatorismo

    L'ideologia atlantica. La delegittimazione politica dalla guerra fredda culturale al neoconservatorismo (1936-1967)

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    Ogniqualvolta viene dichiarata morta, l'ideologia risorge sotto forme nuove. Negli anni Cinquanta, la fine delle ideologie ha diffuso nelle democrazie liberali la nostalgia di una causa perduta. Qui si trova la radice nel neoconservatorismo: l'ideologia della fine delle ideologie

    Narrare la crisi, riscrivere il liberalismo: il «nuovo ordine economico e finanziario» di Francesco Saverio Nitti

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    Il progetto politico ed economico di Nitti per far fronte alla crisi dello Stato liberale all'indomani della Prima guerra mondiale

    Tra «Old South» e «Old World»: i Southern Agrarians e la critica conservatrice del progresso americano

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    The essay deals with a lesserknown wing of American conservatism: antiprogressive and antiindustrial Southern Agrarian intellectuals, based at Vanderbilt University of Nashville (Tn.). Between the 1920s and the 1930s, they focused on a critical analysis of the selfrepresentation of America as a progressive nation, and affirm the primacy of a traditional and agrarian Gemeinschaft over the modern and industrial society embodied by the United States. Their view lied on a reevaluation of the Old South intellectual heritage through the appropriation of elements of conservative European thought. The essay thus emphasizes the influence of Europe in shaping the Southern Agrarians' vision of the traditional society. Such vision was markedly different from the conventional image conveyed by progressive and industrial America. Overthrowing the usual exceptionalist separation between Europe and America, the Southern Agrar¬ians joined the intellectual struggle to redefine the American identity

    Daniel Bell

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    Un profilo biografico-intellettuale di Daniel Bell, il sociologo autore di classici come 'The End of Ideology' e 'The Cultural Contradictions of Capitalism'. Nello specifico, il saggio ripercorre i principali snodi dell'itinerario di Bell, a partire dalla sua fase radical degli anni Trenta, per poi passare al cold war liberalism e, infine, a essere nel nucleo fondatore del neoconservatorismo negli anni Sessanta, quando la società americana del consenso inizia a disgregarsi

    Il liberalismo come «operazione storica»: Nitti, Gobetti e il filo spezzato della rivoluzione liberale

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    Il saggio prende in considerazione due visione distinte della 'rivoluzione liberale' che Nitti nel tardo XIX secolo e Gobetti negli anni Venti del Novecento elaborano per rispondere alle domande di cambiamento e democratizzazione provenienti dalle classi subalterne. Queste visioni sono basate su due distinte 'operazioni storiche', per usare una categoria introdotta da Michel de Certeau, condotte sulla cultura liberale italiana e su come essa si traduca in pratica di governo. Poiché la scrittura della storia è «un lavoro di morte e contro la morte», leggeremo le loro operazioni storiche come operazioni politiche finalizzate ad affossare il vecchio liberalismo a dare vita a uno nuovo, mentre ne sottolineeremo i diversi presupposti ed esiti

    Capitalismo e democrazia: conflitto sociale e “amministrazione in appalto” nel liberalismo atlantico di Nitti (1893-1919)

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    Il saggio fa luce sul contributo di Francesco S. Nitti al “liberalismo atlantico”, movimento transnazionale, politico e intellettuale, che affiora tra Europa e Stati Uniti a cavallo tra Otto e Novecento per affrontare i dilemmi intrinseci al rapporto tra capitalismo e democrazia. In tal senso, il testo è diviso in due parti, che ricalcano due fasi distinte della parabola dello statista lucano: una prima fase di elaborazione intellettuale, risalente alla fine dell’Ottocento, quando Nitti individua nel conflitto sociale un veicolo di modernizzazione e democratizzazione del paese; una seconda fase di traduzione politica delle sue idee, collocabile negli anni Dieci del Novecento, quando Nitti, giunto al governo, affida a un’amministrazione di tipo nuovo il compito di riformare il capitalismo e realizzare un ordinamento sociale democratico

    Passare a contrappelo la storia: il mestiere dello storico ai tempi della cancel culture

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    Quali sono le sfide che la cosiddetta cancel culture pone al mestiere di storico

    Daniel Bell

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    Profilo del sociologo statunitense Daniel Bel
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