1,721,182 research outputs found
Monitoraggio geodetico dell’Appennino settentrionale e Val Padana: uno strumento di controllo sul territorio.
Il monitoraggio geodetico della frana di Patigno nella valle della Lunigiana (Appennino settentrionale)
Stazioni mareografiche e stazioni GNSS integrate: l'esempio di Porto Garibaldi e di Ravenna.
Monitoraggio geodetico della Pianura Padana e dell'area costiera: Risultati, Problemi e possibili Sviluppi Futuri.
A porous flow model of flank eruptions on Mt. Etna: second-order perturbation theory
A porous flow model for magma migration from a deep source within a volcanic edifice is developed. The model is based on the assumption that an isotropic and homogeneous system of fractures allows magma migration from one localized feeding dyke up to the surface of the volcano. The maximum level that magma can reach within the volcano (i.e., the «free surface» of magma, where fluid pressure equals the atmospheric pressure) is reproduced through a second-order perturbation approach to the non-linear equations governing the migration of incompressible fluids through a porous medium. The perturbation parameter is found to depend on the ratio of the volumic discharge rate at the source (m3/s) divided by the product of the hydraulic conductivity of the medium (m1/s) times the square of the source depth. The second-order corrections for the free surface of Mt. Etna are found to be small but not negligible; from the comparison between first-order and second-order free surfaces it appears that the former is higher near the summit, slightly lower at intermediate altitudes and slightly higher far away from the axis of the volcano. Flank eruptions in the southern sector are found to be located in regions where the topography is actually lower than the theoretical free surface of magma. In this sector, modulations in the eruption site density correlate well with even minor differences between free surface and topography. In the northern and western sectors similar good fits are found, while the NE rift and the eastern sector seem to require mechanisms or structures respectively favouring and inhibiting magma migration
Previsione dei terremoti:il metodo deterministico come strada maestra
Gli unici risultati soddisfacenti riguardanti la previsione degli eventi naturali
sono stati ottenuti nei casi in cui il metodo utilizzato ha potuto contare su una
ricostruzione realistica dei modelli di sviluppo dei sistemi coinvolti.
Un esempio molto signifi cativo riguarda le previsioni meteorologiche, per
le quali la percentuale di successi ha raggiunto livelli molto elevati. Questo
è dovuto al fatto che gli esperti di questo settore sono riusciti a ricostruire
in modo realistico i meccanismi di circolazione atmosferica (aggiornati
continuamente in base alle osservazioni) e la loro connessione con gli eventi
naturali da prevedere, come piogge, temporali, nevicate etc.
Anche il terremoto è un evento legato all’evoluzione di un sistema naturale; la
crosta terrestre, che si frattura in determinate zone e in determinati momenti, in
funzione delle forze tettoniche in atto e delle caratteristiche fi sico/meccaniche
delle strutture sollecitate. Quindi, la possibilità di seguire la stessa strada delle
previsioni meteorologiche è in teoria aperta.
Ovviamente, le possibilità di successo sono condizionate dalla nostra capacità
di ricostruire il modello di base, cioè il contesto geodinamico e il complesso
dei processi tettonici che permettono al sistema di assorbire progressivamente
le sollecitazioni in atto e le modalità con cui questi due aspetti controllano la
distribuzione dei periodici cedimenti del sistema, sorgenti dei terremoti.
Le conoscenze su questo problema hanno avuto negli ultimi decenni un
notevole sviluppo, anche grazie alle indagini svolte dal gruppo di ricerca del
Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di
Siena (e.g., Mantovani et alii, 2011, 2012)
A workflow based on snap–stamps open‐source tools and gnss data for psi‐based ground deformation using dual‐orbit sentinel‐1 data: Accuracy assessment with error propagation analysis
This paper discusses a full interferometry processing chain based on dual‐orbit Sentinel‐ 1A and Sentinel‐1B (S1) synthetic aperture radar data and a combination of open‐source routines from the Sentinel Application Platform (SNAP), Stanford Method for Persistent Scatterers (StaMPS), and additional routines introduced by the authors. These are used to provide vertical and East‐West horizontal velocity maps over a study area in the south‐western sector of the Po Plain (Italy) where land subsidence is recognized. The processing of long time series of displacements from a cluster of continuous global navigation satellite system stations is used to provide a global reference frame for line‐of‐sight–projected velocities and to validate velocity maps after the decomposition analysis. We thus introduce the main theoretical aspects related to error propagation analysis for the proposed methodology and provide the level of uncertainty of the validation analysis at relevant points. The combined SNAP–StaMPS workflow is shown to be a reliable tool for S1 data processing. Based on the validation procedure, the workflow allows decomposed velocity maps to be obtained with an accuracy of 2 mm/yr with expected uncertainty levels lower than 2 mm/yr. Slant‐oriented and decomposed velocity maps provide new insights into the ground deformation phenomena that affect the study area arising from a combination of natural and anthropogenic sources
Analisi della serie temporale della stazione CGPS sulla Grande Frana di Patigno
Le aree di dissesto idrogeologico coprono circa il 7% del
territorio italiano, in particolare la Regione Emilia Roma-
gna risulta essere una delle tre regioni a più alto tasso
di dissesto in quanto oltre il 20% del territorio collinare
e montano è interessato da accumuli di frane attive o
quiescenti (dati progetto nazionale IFFI, Inventario dei
Fenomeni Franosi in Italia). In tale contesto un corretto
ed efficace monitoraggio di questi fenomeni da parte dei
diversi Enti preposti risulta essere un’attività sempre più
importante e necessaria sia per i settori inerenti alla pro-
tezione civile, che per quelli riguardanti la pianificazione.
Le moderne tecniche di monitoraggio possono fornire ri-
sultati molto interessanti per il controllo di tutte le defor-
mazioni che avvengono all’interno di un’area in dissesto.
Tali informazioni possono essere facilmente integrate
con quelle dedotte utilizzando le tecniche più classiche
come ad esempio estensimetri e/o i rilievi topografici,
e/o correlate con altri tipi di rilievo, come ad esempio le
misure eseguite utilizzando pluviometri o piezometri.
Nella prima parte del lavoro sono descritte brevemente
le principali caratteristiche delle metodologie di moni-
toraggio geofisico satellitare, aeree e terrestri. In parti-
colare, sono descritte le diverse modalità di rilievo che
possono essere eseguite utilizzando la metodologia
GNSS e le precisioni raggiungibili. Di seguito è descrit-
ta un’interessante applicazione in relazione alla grande
frana di Patigno, un’area di dissesto idrogeologico tipica
dell’Appennino settentrionale ubicata nel comune di Zeri
in provincia di Massa Carrara (Fig.1)
- …
