1,721,041 research outputs found
Cena L. Morte endouterina: corporeità materna e dramma perinatale
Processi neuropsicobiologici di fallimento del progetto generativo, possono insidiosamente presentarsi in diversi momenti della gestazione: vanno tenuti in considerazione gli aspetti interiori, simbolici connessi a doppia via con i processi biologici della dimensione psicosomatica della gravidanza. Nei casi di aborto spontaneo e di morte endouterina la donna e il suo corpo costituiscono lo scenario primario del dramma perinatale.In questo lavoro si prendono in considerazione gli aspetti complessi dei vissuti materni. La temporalità in cui avviene il doloroso evento, nelle prime fasi della gestazione o successivamente per morte endouterina, così come in seguito per nascita prematura o nel periodo neonatale, assumono per la donna significazioni specifiche, a seconda delle fasi evolutive della gestazione. Le patologie della fisiologia riproduttiva, i miscarriage, sono un fenomeno frequente nei paesi occidentali, di società ad economia avanzata che comportano complesse difficoltà nelle scelte genitoriali. L’apparente prevalenza delle scoperte scientifiche, l’espandersi di tecnologie troppo spesso non sottoposte a prova di efficacia, hanno indotto nelle donne una falsa sicurezza sulle possibilità di prevenire o risolvere i problemi in campo riproduttivo, generando aspettative sempre più irrealistiche: la morte, come evento naturale del ciclo vitale, è sempre meno presente nell’esperienza quotidiana, in un mondo in cui anche l’invecchiamento è procrastinato dalle migliori condizioni di vita e negato dai miti di bellezza e della giovinezza. La morte endouterina – stillbirth – a volte può venire equiparata all’aborto naturale, ma tra questi due tipi di perdita ci sono processi psichici differenti: i movimenti fetali indicano un confine che non è solo legale, ma relazionale e di comunicazione madre-bambino. Se l’aborto avviene agli inizi di una gravidanza, prima della percezione dei movimenti fetali, i vissuti del bambino immaginario sono connessi prevalentemente a “fantasie“ e alla percezione del battito cardiaco, o visiva durante le ecografie, ma con l’avanzamento della gravidanza la presenza del bimbo può essere percepita quotidianamente attraverso i movimenti fetali, che comportano vicissitudini psichiche e fantasie materne diventando l’indicatore principale del benessere fetale, segnando una linea di demarcazione tra la vita e la morte: nei casi di stillbirth, il silenzio e l’assenza di movimento diventano l’espressione della tragica realtà della morte endouterina. Il trauma/dramma della morte endouterina – stillbirth – si colloca nell’ambito della complessità di questi vissuti e assume connotazioni duplici per la donna: il dolore per la morte del bimbo e la sofferenza di dover partorire un bimbo morto. Nell’assistenza ostetrica esistono protocolli su cui si conviene per l’espletamento del parto, naturale o indotto, ma non c’è concordanza invece sulla gestione emotiva e comportamentale a livello di assistenza psicologica: la donna e la coppia sono spesso lasciati soli. Con la morte del bimbo la donna viene colpita nella sua identità di madre, una madre non sufficientemente buona, un corpo femminile che si trasforma da contenitore di vita a contenitore di morte. Nei casi di aborto spontaneo, stillbirth o morte neonatale non resta niente: l’utero è vuoto e le immagini comuni di una madre con in braccio il suo bambino non possono sussistere; in questa dolorosa esperienza “nascita/morte” devono paradossalmente coesistere contemporaneamente. La madre sente che il suo utero è stato “cattivo”, è diventato una “tomba” per il bambino; non può esercitare la funzione genitoriale, c’è un senso di perdita “ho fallito, non sono riuscita a diventare madre, odio il mio corpo...” Le angosce e i fantasmi di morte che possono aver contrassegnato la gravidanza sembrano purtroppo essersi realizzati, e per la donna i vissuti sono doppiamente drammatici e traumatici. I fantasmi di morte che possono aver attraversato i vissuti materni durante la gestazione diventano reali con il prevalere di un fantasma di “cattiva madre”. Per la donna la doppia identificazione con la propria madre e con il figlio deve fare un vorticoso e inaspettato percorso a ritroso: la madre dovrà comunque partorire un bimbo, anche se è morto, e la sua vita non sarà mai più “come prima”. Dovrà risolvere le duplici identificazioni che hanno scandito la gestazione psichica; quella con sua madre, perché lei non diventerà mai più la madre di quel bimbo lì, e anche l’identificazione con il figlio deve concludersi, trasformarsi; dentro di lei ora c’è un bimbo morto, che deve essere espulso perché è una minaccia per la sua vita: la donna può difendersi da questi angosciosi vissuti traumatici con meccanismi di negazione e di dissociazione: “non voglio vedere il bambino, non l’ho fatto io... non è successo nulla, toglietemi questo ingombro dal ventre...” La perdita del bambino è connessa anche alla risoluzione di altri processi fisiologici iniziati con la gestazione: il corpo della madre è biologicamente preparato all’allattamento, ma questo non potrà più essere espletato. La corporeità materna e le vicissitudini fantasmatiche connesse ai processi biologici della gravidanza, sono il ”luogo“ da cui partire per una rielaborazione psichica dei processi connessi al concepimento e alla gestazione, dunque per la madre anche del dramma a seguito della interruzione involontaria della gravidanza o della morte endouterina e della elaborazione del lutto, affinché con il suo corpo possa accogliere una nuova maternità
Cena L., Lazzaroni S. Prendersi cura della perinatal death: interventi psicosociali
Una perinatal death è un evento “innaturale” e drammatico dovuto spesso a complicanze impreviste, che coinvolge non solo i genitori ma i parenti, è intergenerazionale: viene rilevato un impatto emozionale traumatico sui padri, i fratelli superstiti e sulle gravidanze successive. Dopo la morte del bimbo le madri manifestano un più intenso processo di elaborazione del trauma, livelli più elevati di ansia, depressione segnalano spesso problematicità a parlare dell’evento tragico, anche con il partner. Il trauma perinatale che può seguire la morte di un bambino in utero o in epoca neonatale può colpire anche il padre. A livello di riconoscimento sociale, sono differenti le aspettative nelle madri e nei padri, rispetto al processo di elaborazione della perinatal death. L’aspettativa sociale è che i padri siano emotivamente meno coinvolti e supportino la loro compagna. Dopo la morte del bimbo in genere i padri rientrano subito al lavoro, senza parlare del loro dolore: viene chiesto loro come sta la loro compagna e questo favorisce la loro esclusione dalla perdita e dal dolore, rendendo loro più difficile un riconoscimento dei propri sentimenti (Thomas, 1995); altre volte la manifestazione di un comportamento meno emozionalmente coinvolto può essere una difesa per nascondere il trauma interiore (De Frain et al., 1991).La ricerca internazionale rileva la vulnerabilità di entrambi i genitori a seguito di una perinatal death.Anche i fratelli possono essere coinvolti nelle vicissitudini familiari: se la morte del fratello neonato è avvenuta in seguito ad un periodo passato in un reparto UTIN, la lontananza dei genitori per seguire il figlio in ospedale ha lasciato loro un disagio emozionale o vissuti di abbandono (Burden et al., 2016). I fratelli superstiti sperimentano così il dolore di due perdite: la perdita del loro fratello e la perdita dei loro genitori così come li conoscevano precedentemente al trauma.Studi in letteratura mettono in evidenza le possibili conseguenze della perinatal loss sulle gravidanze successive nel legame di attaccamento con un altro bambino nato a seguito della morte perinatale (Bicking et al., 2014). Tra le più comuni reazioni ed emozioni che i genitori provano durante la gravidanza successiva ad una perinatal loss vengono segnalati (Campbell-Jackson et al., 2014) alti livelli di stress, ansia, depressione (sia dichiarata dai genitori, sia clinicamente diagnosticata).Counseling intrapartum, e post-partum sono opportunità offerte alle famiglie in ospedali anglosassoni e americani, anche con attenzione ai fratelli sopravvissuti che potrebbero essere vulnerabili alle conseguenze di un lutto irrisolto o non riconosciuto. A questo proposito le esperienze nei servizi italiani si presentano invece alquanto difformi. Il dolore per una perinatal death, che non ha potuto essere elaborato e risolto è un processo lungo che può riemergere quando la coppia ha un nuovo progetto generativo. L’esperienza di morte perinatale potrebbe riacutizzare i vissuti delle famiglie che entrano di nuovo in sala parto con un figlio successivo. È spesso al momento di una successiva felice nascita che la memoria del bambino perduto può prendere il sopravvento nella famiglia. In letteratura sono diversi gli interventi psicologici proposti, di diverso orientamento teorico, metodologico e per gli strumenti utilizzati (Zhang et al., 2006; Wing et al., 2001; San Lazaro et al., 2017). Tra i trattamenti terapeutici vengono segnalati quelli individuali e di coppia a orientamento psicodinamico, psicoanalitico, terapia cognitivo comportamentale anche attraverso i social networks (Kersting, Wagner, 2012; Ravaldi, Vannacci 2010); modalità di terapia del dolore attraverso modelli costruttivisti (Alves et al., 2012), mindfulness-based (Roberts, Montgomery, 2015); trattamenti psicoterapeutici prevedono anche l’applicazione dell’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e psicoterapia sensomotoria (Bulleri, De Marco, 2013). I modelli di cura e assistenza alla perinatal death, per la complessità delle problematiche da affrontare dovrebbero prevedere interventi multidisciplinari (tutti gli operatori della perinatalità devono avere una adeguata formazione) e focalizzarsi sulla possibilità di mettere a confronto e in comunicazione linguaggi provenienti da teorie differenti (linee guida medico-ostetrico-infermieristiche e interventi psicologici) per sviluppare come da queste multidisciplinarietà modelli nuovi di cura e assistenza integrat
Cena L., Lazzaroni S. Perinatal loss: trauma, dolore e salute mentale dei genitori
Il periodo perinatale comporta processi biologici (concepimento, gravidanza, parto/nascita e primo sviluppo del bimbo) e psicologici, intendendo una perinatalità psichica in relazione al progetto generativo e genitoriale di ogni coppia. Anomalie e sviluppi patologici che improvvisamente possono subentrare durante il processo della filiazione ne possono cambiare gli esiti: diagnosi prenatale infausta, aborto spontaneo, morte endouterina, morti neonatali e materne sono eventi tragici i cui vissuti drammatici possono sconvolgere l’evoluzione della perinatalità psichica; il progetto generativo e genitoriale della donna e della coppia (Imbasciati, Cena, 2007, 2011, 2015), viene bruscamente interrotto. I problemi relativi alle morti perinatali sono affrontati dalla donna, dalla coppia a seconda del contesto familiare, sociale e culturale in cui vivono i genitori. La scienza se ne occupa con un’eterogeneità di approcci: medici, epidemiologici, sociali, giuridici e psicologici. Nelle ricerche empiriche internazionali si utilizzano definizioni specifiche per indicare questi eventi nefasti e si rende pertanto necessaria una breve esplicitazione introduttiva. In letteratura con perinatal loss (Bhat, Byatt, 2016) vengono prevalentemente indicati: a) Miscarriage/spontaneous abortion/ Recurrence Pregnancy Loss (RPL), b) Stillbirth, c) Neonatal death. Un evento di perinatal loss, come accade per una diagnosi infausta, è un fatto traumatico1, che si verifica in modo improvviso, inaspettato e violento che può avere le connotazioni di un PTSD – Post Traumatic Stress Disorder (Chung, Reed, 2016) per la donna, la coppia, a volte anche per il personale che offre assistenza. Il dolore, a seguito della morte di una persona cara viene descritto attraverso due fasi: una prima (grief) caratterizzata da dolore intenso, acute grief, subito dopo la morte, con manifestazione di crisi di pianto oppure disforia, intensa preoccupazione, disturbi neurovegetativi, difficoltà di concentrazione, disinteresse nei confronti dei rapporti sociali e delle normali attività quotidiane; e una fase successiva, in cui il dolore diventa più integrato, integrated o abiding grief, attraverso il ricordo del defunto. Il passaggio dalla fase acute grief a quella di integrated o abiding grief dovrebbe avvenire entro i primi mesi dalla morte in cui la persona perduta viene introiettata nella memoria. Le morti endouterine sono ancora poco evidenziate: la rivista The Lancet (2016) denuncia che sono sostanzialmente invisibili nelle discussioni globali sulla salute materna e neonatale.La morte di un bambino prima della nascita è un evento tragico che sovverte “l’ordine naturale” della vita e segna profondamente i genitori e le famiglie. Solitudine, rabbia, dolore, impotenza, vuoto, shock sono alcune delle emozioni che manifestano i genitori dopo la morte del loro bambino e, sebbene alcuni genitori sviluppino sintomi patologici, secondo i dati riportati dalla letteratura internazionale, alla maggior parte di loro non accade. Ci si domanda allora quale possano essere i fattori protettivi e quale possa essere il miglior modo per sostenere i genitori e le famiglie in questi tragici momenti. Gli studi in letteratura concordano che i fattori protettivi importanti per non incorrere in un complicated grief possono essere i supporti sociali del proprio nucleo familiare di appartenenza, come parenti e amici, e l’intervento di personale professionale sociosanitario competente. Tra i fattori protettivi viene segnalato il supporto emotivo ricevuto in ospedale (Toedter et al., 2001). Anche i supporti che possono provenire dalle comunità religiose sono un’altra fonte di sostegno sociale: la fede, con una partecipazione attiva è stata correlata ad un aumento della percezione di sostegno sociale che può favorire una diminuzione del dolore, connesso allo stress dei genitori (Mcintosh et al., 1993).In Psicologia Clinica Perinatale “prendersi cura “di questi aspetti traumatici e dolorosi della perinatal loss è uno tra gli obiettivi imprescinbili per la prevenzione e la promozione della salute mentale dei genitor
Cena Loredana, Lazzaroni Silvia- Early intervention attachment-based nella nascita a termine e pretermine: contatto tattile KMC/SSC per la regolazione neurocomportamentale
Gli interventi ECI preventivi e abilitativo/riabilitativi precoci possono strutturare le reti neurali della mente neonatale attraverso un adeguato livello di stimolazione: se il genitore è in grado di trasmettere nella propria comunicazione gestuale anche valenze affettivo-emozionali, queste esperienze potranno essere positivamente strutturanti la mente neonatale. Nelle ricerche empiriche attuali vengono prevalentemente rilevati i benefici neurobiologici del contatto fisico, mentre il valore “emozionale” presente in tale contatto, seppur notato, è ancora poco indagato e rimane silenziosamente quale variabile implicita dell’intervento precoce, che in questo nostro studio vorremmo principalmente evidenziare. Nell’accudimento quotidiano dei primi mesi di vita il contatto tattile comunicativo neonatale può costituire dunque un supporto importante per la regolazione neurocomportamentale del neonato: SSC/KMC o IM, unitamente alle altre plurisensorialità (tattili, olfattive, visive, uditive, gustative) inevitabilmente ad esse connesse, attivate dal contatto col genitore, sono indispensabili mediatori affettivo-emozionali nella relazione primaria genitore-bambino. Non è tanto la potenzialità della tecnica ma l’efficacia dell’emozione sollecitata dall’azione del genitore che conferisce efficacia al cambiamento. Un contatto tattile accompagnato da emozionalità di rabbia, sofferenza o di ritiro del genitore ha esiti negativi sullo sviluppo neonatale e anche la tecnica del contatto/massaggio ad essa associata non ha valore spendibile per uno stato di benessere del bimbo.La KMC è stata prevalentemente utilizzata come intervento alternativo all’incubatrice per i bambini con basso peso alla nascita nei paesi con risorse limitate, dove i tassi di mortalità e di infezione neonatale sono alti, il personale è insufficiente e vi è una mancanza di attrezzature : una review che ha effettuato un monitoraggio dopo vent’anni con giovani adulti che avevano usufruito della KMC, ne conferma l’efficacia a lungo termine . Nella nascita pretermine l’intervento precoce con KMC (SSC) o marsupio terapia è tra le modalità che si sono rivelate più adeguate nel passaggio alla vita extrauterina, a supporto delle cure erogate nelle NICU. È stato valutato l’utilizzo dell’intervento di KMC confrontato con metodi convenzionali di cura : l’intervento con la KMC presenta caratteristiche di efficacia, accessibilità ed economicità. In una versione modificata di cura la KMC è stata introdotta e viene applicata anche nei paesi industrializzati con i neonati che necessitano di terapia intensiva neonatale, ad integrazione delle cure offerte nei reparti NICU. Le esperienze evidence-based della KMC per la regolazione neurocomportamentale nei neonati prematuri riportano che i bambini che hanno una maggiore possibilità di contatto con la madre hanno una frequenza cardiaca più bassa, una maggiore stabilità cardiorespiratoria e una migliore regolazione autonoma L’intervento con la KMC può contribuire ad un aumento della temperatura nei casi di ipotermia , diminuisce il rischio di sepsi neonatale e ipoglicemia, i neonati presentano una frequenza respiratoria media inferiore con però una saturazione di ossigeno più alta . Indici clinicamente rilevanti dell’integrità e dello sviluppo del sistema nervoso del neonato pretermine possono essere forniti osservando lo stato neurocomportamentale, lo stato di regolazione e il tono vagale cardiaco: la KMC stimola quei sistemi che sono coinvolti nei processi evolutivi, in particolare il sistema autonomo e circadiano sonno-veglia, con uno sviluppo neurologico evidente soprattutto nell’orientamento e nell’abituazione, con un miglioramento dello stato di organizzazione e un aumento dei periodi di sonno tranquillo, di veglia attiva e con una diminuzione del sonno attivo rispetto ai bambini non sottoposti a KMC . Un indicatore rilevante, mediato dal sistema parasimpatico, è il tono vagale cardiaco, che ha effetti sulla respirazione e sulla variabilità della frequenza cardiaca. Il periodo di sviluppo tra le 32 e le 37 settimane è considerato un “periodo critico” per l’evoluzione del tono vagale, dei cicli circadiani, della maturazione corticale, della crescita sinaptica e della mielinizzazione: l’azione del tono vagale tra le 33 e le 35 settimane ha infatti esiti importanti sugli stati del sonno, sulla regolazione della frequenza cardiaca per i pretermine a basso peso, con conseguenze a lungo termine anche per lo sviluppo cognitivo fino all’età scolastica. La letteratura indica che questo periodo di neurosviluppo è sensibile alle condizioni ambientali e alle cure, e suggerisce che queste neurofunzioni possano essere sviluppate con adeguati interventi. Queste neurofunzioni possono diventare sensibili se stimolate attraverso interventi precoci che possano attivare i sistemi autonomo e circadiano (oscillazione tra stati di sonno quieto e di vigilanza) e favorire una migliore interazione con l’ambiente: lo skin-toskin contact stimola lo sviluppo di questi sistemi e delle funzioni relative alla regolazione degli stati, con una integrazione delle funzioni autonome, della frequenza cardiaca-heart rate, della respirazione e del comportamento di orientamento . Lo SSC può consentire una riduzione della durata della degenza ospedaliera per i nati pretermine ricoverati in NICU e può offrire l’opportunità ai genitori di avere un’esperienza maggiore nella cura del loro bimbo, facendoli sentire più preparati ad assumersi la piena responsabilità alla dimissione dall’ospedale, momento che spesso trova i genitori smarriti per l’impegno dell’accudimento : un investimento nella formazione degli operatori per estendere questa modalità di intervento preventivo, oltre che una fonte di benessere per le famiglie nel periodo perinatale, potrebbe costituire anche un valido risparmio di costi per la sanità pubblica
Cena Loredana. Early Intervention per la salute mentale infantile
L’Early Childhood Intervention-ECI, relativo all’Early Childhood Development (ECD), sviluppo precoce del bambino, fonda i suoi presupposti sulle scoperte neuro scientifiche relative alla plasticità cerebrale e al principio evolutivo che stimolazioni ambientali precoci condizionino le proliferazioni e le connessioni sinaptiche e l’espansione delle reti neurali, costituendo la base della funzionalità cerebrale e quindi anche della stessa capacità di apprendere (Shonkoff, Meisels, 2000). La precocissima comparsa di competenze nei primi mesi e anni di vita del bambino e il ruolo determinante delle interazioni precoci nell’apprendimento hanno portato agli attuali sviluppi delle ECI con prospettive di interessanti futuri progressi connessi soprattutto agli effetti a lungo termine di tali interventi, che la ricerca empirica sta dimostrando; tematica che si fa complessa rispetto alle prospettive di un ritorno economico e sociale soprattutto per gli investimenti auspicabili dalla sanità pubblica nelle prime epoche della vita (Shonkoff, Phillips, 2000).I programmi di prevenzione ECI in Psicologia Clinica Perinatale con bambini nati a termine e pretermine, prevedono percorsi psicoeducativi che implichino esperienze relazionali-plurisensoriali: a) tattili, manipolatorie del corpo del bimbo (Onozawa et al., 2001), effettuati attraverso skin-to skin (cap. 14 e appendice) e infant massage (cfr. cap. 15 e appendice) dai genitori: in ambito italiano vengono promossi attraverso corsi e progetti organizzati nei servizi e consultori territoriali con progetti in genere condotti a piccoli gruppi con incontri periodici; b) acustiche con la voce materna (racconti di storie e letture fatte dai genitori, secondo programmi di intervento internazionali nel periodo 0-3 anni (Needlman, Silverstein, 2004; Brazelton, Sparrow, 2006)
139
identificati come: Booktrust (“Nati per Leggere” britannico) e Reach Out and Read (“Nati per Leggere” americano)5: in letteratura sono riportate esperienze che hanno coinvolto positivamente bambini appartenenti alle comunità internazionali (Diener et al., 2012); la tradizione psicopedagogica ed educativa pluridecennale italiana opera attraverso programmi simili (Progetto Nati per Leggere), che possono essere modulati a seconda del contesto, dell’età dei soggetti e dei gruppi di partecipanti (madri con neonati; genitori/nonni, altri caregiver di riferimento) in consultori, attraverso associazioni genitoriali, cooperative psicopedagogiche; c) musicali con percorsi di sollecitazione delle capacità percettive acustiche, attive già nel periodo prenatale. In Psicologia Clinica Perinatale si possono proporre programmi preventivi e riabilitativi con sollecitazioni musicali secondo un approccio psicopedagogico in cui l’uso delle modalità non verbali musicali, ritmiche possono diventare canale privilegiato nella comunicazione genitore-bambino, con ricadute ed effetti positivi anche sullo sviluppo psicomotorio; a livello prenatale le sollecitazioni attraverso modalità di canto materno, quale canale di relazione con il bambino, supportato da stimolazioni tattili, skin to skin o di infant massage possono fornire contemporaneamente più input per l’organizzazione del sistema nervoso fetale, attivando risposte comunicativo-relazionali-motorie, evidenti negli ultimi mesi della gestazione.Le sollecitazioni esperienziali relazionali genitore-bambino vengono promosse in contesti di osservazione clinica perinatale attraverso interventi psicoeducativi di prevenzione ECI individuali o in piccolo gruppo (cap. 14 e appendice; cap. 15 e appendice), attachment-based mother-infantfather intervention, per la formazione di un legame di attaccamento sicuro (Crittenden, 2008) orientati a: a) promuovere la sensibilità e responsività genitoriale (Ainsworth, 1979; Crittenden, 1979-2004; Crittenden Bonvillian, 1984); b) favorire processi di regolazione affettiva (Schore, 1994, 2003; Tronik, 2008); c) potenziare la funzione riflessiva genitoriale, l’insightfulness: gli assunti teorici sono riferiti allo sviluppo nei genitori della funzione riflessiva genitoriale, nella relazione genitore bambino secondo i modelli della Slade “Parents First “e “Minding the baby” (Slade, 2010a,b) e della Insightfulness (Oppenheim, Koren-Karie, 2013). Gli interventi psicoterapeutici di Consultazione Partecipata (CP) madre-bambino-padre ad orientamento psicoanalitico (Vallino, 2004) possono essere attivati a integrazione degli interventi psicoeducativi con i genitori
Il futuro dei primi mille giorni di vita. Psicologia Clinica Perinatale: prevenzione e interventi precoci- VOLUME
Nei primi mille giorni di vita, a contare dal concepimento, viene a costruirsi una matrice neuromentale individuale, generata dalla specificità delle relazioni che si vengono a formare tra il feto/neonato/bambino e i suoi caregivers, che elaborerà ogni successiva esperienza della vita di quell’individuo e condizionerà il suo sviluppo neuropsicosomatico fino all’età adulta. Ne discende l’importanza cruciale che tale matrice possa essere adeguata affinché ogni successiva esperienza possa trasformarsi in una costruzione sufficientemente buona del “mindbrain” di quell’individuo, piuttosto che verso una patologia. La dipendenza dello sviluppo umano dalle relazioni produce la “qualità”, specifica individuale, di ogni singolo mindbrain: tale qualità include la struttura di una individuale genitorialità, che a sua volta in quell’individuo diventato adulto sarà fattore centrale della “qualità” dello sviluppo neuromentale dei suoi figli: di qui la transgenerazionalità, oggi confortata dell’epigenetica. Quale sarà pertanto il futuro dell’intera comunità umana? Migliore o peggiore? Di qui l’importanza di una cura per la perinatalità rivolta a tutti i genitori, per una prevenzione effettiva, non solo per i singoli, ma per il futuro del nostro destino. In “questa” Psicologia Clinica Perinatale, il volume, in riferimento alle neuroscienze come i tre precedenti, si occupa di temi cruciali: generatività e genitorialità, violenza all’infanzia, vicende della prematuranza, lutto perinatale, depressione genitoriale, suicidio/figlicidio, formazione degli operatori, proponendo modalità di prevenzione e di intervento precoce per sostenere nei genitori e negli operatori una adeguata capacità relazionale per la prima infanzia. Il testo è rivolto a psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, ginecologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, ostetriche, infermieri, puericultrici, fisioterapisti, assistenti sanitari, pedagogisti, educatori, genito
Cena Loredana, Trainini Alice - Infant massage: esperienze evidenced based e ricerca empirica per progetti ECI nei primi mille giorni di vita
Il massaggio infantile, infant massage (IM) conosciuto anche con altre denominazioni come baby massage, massage therapy, meridian massage ecc. a seconda del paese in cui viene applicato, indica pratiche tradizionali di manipolazione corporea del bimbo, nelle molteplici sue modalità di espressione.L’infant massage può essere praticato da entrambi i genitori su tutto il corpo del bimbo, utilizzando anche un olio vegetale, in genere inodore, che generalmente non ha particolari controindicazioni se utilizzato sulla pelle dei neonati . L’infant massage, dalla parola araba massein da cui origina, indica un atto di “sfregamento” di parti del corpo del bambino per favorire il suo rilassamento; la posizione del bimbo supino di fronte alla madre può aiutare a stabilire un contatto visivo diretto attraverso multisensorialità.Nella nascita a termine diverse review in letteratura mettono in evidenza miglioramenti nella crescita a seguito di interventi con la pediatric massage therapy praticato dai genitori. Aumenti di peso del bambino vengono monitorati a seguito di massage therapy . Il baby massage eseguito regolarmente, con un contatto intimo e prolungato madre-neonato, avrebbe effetti sullo sviluppo neuromotorio e cognitivo dei bambini . Nella nascita pretermine, un’esposizione ad un ambiente stressante come le NICU e la mancanza di stimolazione tattile, di cui il feto invece beneficia in utero, possono causare deficit motori, ridotte performance cognitive e problemi comportamentali . Programmi di infant massage sono stati introdotti nelle care delle NICU , attraverso interventi di contatto tattile e stimolazione multimodale. A seguito di interventi di infant massage si sono riscontrati: una riduzione dei tassi di infezione nosocomiale e mortalità nei neonati ospedalizzati , un significativo aumento della temperatura nei pretermine , una riduzione dei disturbi del sonno e del pianto , un miglioramento generale dei cicli di sonno-veglia.Gli studi di Field presso il Research touch Institute (TRI) a Miami, Florida USA hanno monitorato un miglioramento della crescita e dello sviluppo a seguito degli interventi precoci di massage therapy nella nascita pretermine , con punteggi migliori nei test di sviluppo e un miglior recupero della risposta ai compiti cognitivi, e buoni risultati nella scala di valutazione di Brazelton, rispetto ai bambini del gruppo di controllo (Field, 2002).La qualità del rapporto di coppia ha una funzione importante per la salute mentale genitoriale, particolarmente nel post-partum. Sono stati evidenziati alcuni aspetti della possibile presenza di sindromi depressive nella madre nel post-partum e l’utilizzo del contatto tattile attraverso la KMC con effetti positivi sulla depressione materna e sul benessere del bimbo. Anche interventi di infant massage comporterebbero effetti benefici sulla salute mentale della coppia e sulla relazione genitore-bambino. In questo lavoro che raccoglie una copiosa, quanto necessariamente sommaria rassegna bibliografica sul massaggio infantile , vogliamo sottolineare come si stiano aprendo, nel mondo contemporaneo, dal quale da decenni si lamenta la tecnicizzazione alienante le persone nella loro umanità, scenari che potrebbero risultare promettenti per le future generazioni, invertendo, si spera, la tendenza di questo nostro ultimo mezzo secolo. Le recenti scoperte delle neuroscienze hanno confermato inoppugnabilmente le inferenze cliniche della psicoanalisi infantile, focalizzando la fondamentale importanza delle prime cure per i bambini: “prime” nella gestante stessa, e ciò indipendentemente dal rilievo di “alterazioni” rispetto a un presunto naturale sviluppo. È questa una prevenzione che sia veramente tale, cioè che non aspetti che si evidenzino i “guai”, i difetti che abbiamo etichettato come patologia, in omaggio a un modello clinico medico che negli ultimi decenni poco è stato corroborato dall’attenzione alla genesi, biologica, psichica e sociale, della “qualità” delle persone; una prevenzione che possa migliorare il genere umano. L’impresa però non è facile, nella pratica dei nostri sevizi. La tecnica può reificare e sterilizzare le “intenzioni” (emozioni così spesso inconsapevoli), che sono i veri motori, seppur “nascosti”, del miglioramento. Non sono le tecniche che “fan bene ai bambini”, ma gli effetti che le tecniche possono avere sui genitori: e tale effetto dipende dai messaggi inconsapevoli che scorrono veicolati dal modo con cui viene applicata la tecnica. In questo processo può essere opportuno ricordare ancora una volta che l’effetto è modulato dai genitori. Se nel sistema non circola l’idea che l’oggetto di cura sono i genitori, si finisce nel paradigma transitivo medicalista: si pensa che la tecnica curi il bambino, o prevenga i suoi guai, e con questo pensiero sottinteso nel servizio, la decisione d’introdurre una certa tecnica in un certo servizio, serve solo a sgravare gli operatori dall’impegno di fare attenzione, a bambini e genitori. Se alcuni di essi attueranno meccanicamente le pratiche consigliate, è possibile che si producano più danni che vantaggi. Il problema sta nella formazione degli operatori ma ancor più nell’organizzazione delle Istituzioni sanitari
Cena Loredana, Lazzaroni Silvia - KMC/SSC: esperienze evidence-based e ricerca empirica per progetti ECI
Da tempo è noto come il contatto di un cucciolo con la madre sia necessario, se non indispensabile, per la sopravvivenza di tutti i mammiferi. La progressiva medicalizzazione del parto e della neonatalità sopravvenuta nei secoli diciannovesimo e ventesimo nei paesi occidentali, ha altrettanto progressivamente allontanato dall’orizzonte assistenziale per la nascita quanto da tempo era noto anche per l’uomo, mammifero anch’esso. Il progresso scientifico per l’assistenza alla nascita ha inoltre portato in questi ultimi quarant’anni alla sopravvivenza di un sempre maggior numero di prematuri che prima morivano e che quindi vengono ad essere privati del contatto fisico con la madre. Le cure mediche nei reparti specialistici (NICU) assicurano la sopravvivenza di prematuri anche gravi ma la loro vita preservata ha rivelato tuttavia numerose anomalie e patologie, anche a lungo termine. Questo ha resuscitato l’interesse sanitario per il contatto corporeo madreneonato quale condizione per la salute del bambino e per i benefici per la sua vita futura: in particolare, da una ventina d’anni, questo principio è stato scientificamente studiato, soprattutto per la cura, anzi in tal caso per la “care” del prematuro. Si sono così introdotte tecniche assistenziali per assicurare il contatto del neonato, soprattutto se prematuro, col corpo della madre: la skin-to-skin care. Da qui protocolli di terapia variamente denominati kangaroo mother care (KMC) o marsupioterapia e altre forme per favorire il contatto pelle-a-pelle, skin-to-skin conctact (SSC).In letteratura sono ormai numerosi gli studi che rilevano i benefici del trattamento prolungato di KMC e SSC con madri-neonati : gli interventi con la KMC vengono comparati alle cure neonatali convenzionali nelle NICU. La KMC ha effetti a breve e lungo termine sulla salute del bambino, effetti che si basano sulla durata del trattamento e sulla salute dell’infante e che toccano gli aspetti fisiologici e di sviluppo cerebrale .Il rassegna bibliografica riportata nel presente capitolo ha l’intento di dimostrare il rilievo dato della letteratura scientifica di questi ultimi anni alle varie modalità di contatto corporeo madre/neonato. Potremmo interpretare questo fenomeno scientifico-culturale come un recupero della comunicazione non verbale interumana. Tale ipotesi può trovare conferma nella presenza delle modalità qui descritte e tecnicamente regolamentate negli ospedali dei paesi poveri e “arretrati”: non si tratta di un semplice mantenimento di tradizioni ben note e nei secoli praticate in paesi di ogni civiltà, ma del fatto che, proprio laddove la tradizione si è mantenuta più a lungo che nei paesi “progrediti”, l’organizzazione più recente dell’assistenza sanitaria le abbia volute mantenere. Ci saremmo al contrario aspettati che, come è successo nei nostri paesi, l’avanzare dell’organizzazione medica le avesse spazzate via. Quanto è successo nei paesi “sottosviluppati” ha peraltro contribuito a riscoprire il valore di tali cure “umane” anche nei “nostri” paesi, dove nell’ultimo mezzo secolo la crescita organizzativa dell’assistenza ha fatto rilevare fattori alienanti. Nella storia dell’evoluzione dell’homo sapiens si può scorgere una progressiva distanziazione tra individuo e individuo per ciò che concerne la comunicazione, elemento che sappiamo oggi essere invece indispensabile per lo sviluppo del cervello. Nella preistoria, presumibilmente, la comunicazione non era verbale, pertanto in gran parte doveva essere di contatto corporeo: è stata poi progressivamente simbolizzata, in espressività differenziate di varie sensorialità, culminando nell’invenzione della lingua. Successivo distanziamento tra le persone può essere individuato nell’invenzione della scrittura. La sua progressiva diffusione, nei secoli fino all’era nostra, sembra aver ridotto lo spazio in cui più direttamente gli umani possono comunicare. Con più evidenza questo appare con l’organizzazione civile (cittadina soprattutto) ed economica dell’ultimo secolo. La riduzione dello spazio comunicativo sembra essere avvenuta a spese della comunicazione non verbale, che si è trovata limitata alle relazioni più intime. Oggi sappiamo che è proprio la comunicazione non verbale che più struttura lo sviluppo del mentecervello di un individuo: eppure nei nostri civili paesi è stata ridotta, ancorché oggi si tenti, forse malamente, di recuperarla. Questo fenomeno sembra essere accaduto con noncuranza delle possibili conseguenze negative sull’evoluzione delle persone umane: finché non ci siamo scontrati, progredendo le scienze che si occupano della nascita (ecco la Psicologia Clinica Perinatale), con gli evidenti danni che tale limitazione della CNV può avere per i nostri bambini. L’organizzazione tecnologica assistenziale e ospedaliera alla neonatalità ha progressivamente, per così dire, alienato gli adulti che procreano dai loro nuovi nati, e si è andata perdendo la qualità delle cure loro prestate dai genitori, in nome delle scoperte mediche. Medico e organizzazione sanitaria sono diventati i curatori dei nuovi nati. Da qualche lustro stiamo però rivalutando il valore di ciò che abbiamo perso con il progresso dell’organizzazione sanitaria. La psicoanalisi e a ruota la psicologia clinica lo avevano da decenni rivalutato, ma l’organizzazione assistenziale è stata a lungo alquanto sorda, solo da poco le scoperte delle scienze della mente, neuroscienze in particolare, lo hanno reimposto. Il ritrovarlo nella cultura dei paesi che abbiamo considerato arretrati ha risvegliato l’interesse popolare anche nel nostro “Occidente”. La copiosità della bibliografia che abbiamo raccolto lo dimostra, in particolare per la sua datazione, in gran maggioranza degli ultimi due lustri. Ben venga dunque una rivalutazione del peso che una siffatta “care” può avere sullo sviluppo del neonato, del bambino e ancor più del futuro adulto, e non solo per la relativa genitorialità, ma anche come strutturazione delle future persone . Problema però che si prospetta nell’applicazione ai nostri sistemi assistenziali sanitari è la loro probabile “prescrittività”: con tal termine vogliamo esprimere la preoccupazione che l’istituzionalizzazione delle pratiche di contatto corporeo nelle nostre Organizzazioni Sanitarie, auspicabile di per sé, per il clima collettivo che di fatto vi regna, diventi una prescrizione tecnica da assolvere, privandola in gran parte della sostanza del messaggio non verbale. Sappiamo infatti che in qualunque comunicazione non verbale non è l’impingement sensoriale effettuato che trasmette di per sé i significati: esso è semplice significante che veicola significato, ma questo è dato dal complesso poliedrico di altre molteplici espressioni che insieme costituiscono l’affetto che viene trasmesso al bimbo. È questo che struttura il mentecervello del neonato. La prescrizione comporta sempre un certo grado di obbligatorietà, in una pratica che diventa rituale, soprattutto per il personale sanitario: insegnata ai genitori, potrebbe meglio conservare i suoi valori di messaggio positivo, ma nel clima attuale dei nostri servizi si profila una notevole probabilità che essa venga praticata meccanicamente, come tecnica sterile, priva del suo metamessaggio emozionale, come se si credesse che lo stimolo in sé fosse benefico e non ciò che da esso il mindbrain del piccolo può ricavare quando gli eventi si svolgono nella relazione affettiva che struttura la costruzione del cervello . Occorrerà pertanto molta attenzione per la formazione del personale sanitario e dei genitori affinché il messaggio di un affetto confortante e supportante la crescita non si riduca ad una tecnica “senz’anima” che, in casi estremi, potrebbe essere psichicamente invasiv
Cena Loredana, Trainini Alice. ECI e infant massage a sostegno della relazione genitore-bambino, parental sensitivity-embodied mentalizing*
Alla nascita la madre, in contatto corporeo ed emozionale con il bimbo, ne può condividere e regolare, inconsapevolmente, più o meno sintonicamente lo stato emozionale attraverso una comunicazione non verbale, plurisensoriale, corporea, costituita da manipolazioni, odori del corpo, calore della pelle, movimenti, e poi da sguardi, espressioni del volto, tono e ritmo della voce. Nelle relazioni precoci il bimbo viene coinvolto nel mondo affettivo della madre con le sue emozioni, positive e negative, influenzandola ed essendone influenzato. L’esperienza soggettiva nel contatto corporeo con la pelle della madre nei primi mille giorni di vita consente la formazione del Sé: l’holding e l’handling (Winnnicott, 1962, 1984) dell’accudimento materno, il contatto e l’espressione emozionale a questo connessa, attivano meccanismi neuronali che strutturano il Sé dell’in-fans .La funzione del contatto pelle-pelle con la madre consente la formazione di processi psichici tra cui quello che la Bick aveva descritto come “pelle psichica” nel 1968 e Anzieu come “ego primario”, lo “skin ego” neonatale (Anzieu, 1985). La Bick ritiene che la pelle svolga un ruolo di collegamento e contenimento delle componenti intrapsichiche della personalità del bambino che, nella loro forma più primitiva, non sono ancora integrate e proprio attraverso la funzione materna primaria di contenimento possono essere interiorizzate.Le modalità di stimolazione intercorporea genitore-neonato hanno per il bimbo funzioni esperienzali emozionali: una loro promozione negli interventi ECI (Early Childhood Intervention) è volta a promuovere lo sviluppo neuropsichico neonatale e il benessere emozionale genitoriale. Oltre alle modalità KMC/SSC possono essere attivati interventi precoci e preventivi di massaggio infantile (Infant Massage, IM).La terapia del massaggio è promossa per i benefici e i costi ridotti che può già apportare nei trattamenti per la depressione e ansia prenatale. Interventi di massage therapy possono essere attivati con le donne in gravidanza per prevenire e alleviare stati di ansia e di sofferenza emozionale come le sindromi depressive materne, con una riduzione delle nascite pretermine, un abbassamento del livello di cortisolo, e un aumento dei livelli di serotonina e dopamina; i neonati beneficiano di un aumento del peso e mostrano migliori performance per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio.Interventi di massaggio neonatale possono essere applicati dai genitori ai neonati a termine, in piccolo gruppo Massaggio infantile nella nascita a termine: benefici neurobiologici per lo sviluppo del bimbo e della relazione: il baby massage eseguito regolarmente, con un contatto intimo e prolungato madre-neonato, avrebbe effetti sullo sviluppo neuromotorio e cognitivo dei bambini, con miglioramenti nella crescita e aumento del peso corporeo; si evidenzia una riduzione degli indici dell’iperbilirubinemia: un abbassamento dei livelli di bilirubina nel sangue si ottiene in genere dopo il terzo/quarto giorno di massaggio, dunque a seguito di un contatto continuativo e prolungato. Interventi di IM alleviano i disturbi provocati dalle coliche e i disturbi funzionali del sonno: il riposo dei bambini diventa più tranquillo e prolungato. Nel bimbo nato a termine, la ricerca in letteratura si è focalizzata soprattutto sul sostegno alla relazione con la madre: il massaggio favorisce un maggiore coinvolgimento nelle risposte interattive diadiche, con una più intensa partecipazione emozionale madre-bimbo e facilita lo sviluppo del legame di attaccamento.Nella nascita pretermine, un’esposizione ad un ambiente stressante come le NICU e la mancanza di stimolazione tattile, di cui il feto invece beneficia in utero, possono causare deficit motori, ridotte performance cognitive e problemi comportamentali : programmi di infant massage sono stati introdotti nelle care delle NICU attraverso interventi di contatto tattile e stimolazione multimodale. Si è evidenziata una riduzione dei tassi di infezione nosocomiale e mortalità nei neonati ospedalizzati , un significativo aumento della temperatura, una riduzione dei disturbi dei cicli sonno-veglia, con miglioramenti nella crescita e minori complicanze neonatali.Interventi di IM comporterebbero effetti benefici sulla salute mentale della coppia. Nei casi di sindromi depressive e ansiose nella madre nel post-partum, il contatto tattile attraverso la KMC ha effetti positivi sulla depressione materna: consente un miglioramento dell’umore delle madri che vengono stimolate a toccare il loro bambino attraverso il massaggio e vedendone le reazioni positive si sentono più coinvolte nella relazione con una efficace riduzione clinica della sintomatologia depressiva. Non solo nei casi di depressione ma anche di ansia a seguito di nascita pretermine, il massaggio infantile può avere effetti benefici se le madri vengono coinvolte direttamente e con un ruolo attivo nella interazione tattile di contatto corporeo con il loro neonato. Si possono sostenere interventi psicoeducativi ECI di prevenzione, con l’utilizzo del massaggio infantile, attivati a livello consultoriale territoriale con finalità di prevenzione del disagio emozionale e dei disturbi funzionali dello sviluppo (sonno, coliche ecc.), o di psicopatologie perinatali, come depressione e ansia della coppia. Le modalità di organizzazione delle proposte, in genere con cadenza settimanale, possono essere pianificate a seconda delle realtà assistenziali territoriali: importante che gli incontri di IM siano condotti da figure di operatori multiprofessionali competenti della perinatalità (ostetriche, assistenti sanitarie) e da psicologi clinici perinatali a sostegno della relazione genitore-bambino, orientati a favorire la regolazione affettiva dell’“unità diadica”. Viene proposta una modalità di organizzazione in piccolo gruppo per sollecitare i genitori alla partecipazione ad attività sociali anche con il supporto nel gruppo degli altri genitori: l’intervento dello psicologo clinico perinatale negli interventi di IM sarà orientato a facilitare uno stile parental-sensitivity di contatto responsivosensibile, focalizzato ad una osservazione attenta dei segnali inviati dal bambino per aiutare i genitori a diventare più consapevoli dei bisogni del bimbo e a rispondervi in modo efficace: madre e padre possono interagire attivamente con il loro bimbo imparando ad utilizzare i canali multisensoriali in particolare il contatto visivo, il linguaggio non verbale e, più in generale, la comunicazione emozionale e la capacità riflessiva genitoriale
Cena Loredana, Stefana Alberto Psychoanalytic Perspectives on the Psychological Effects of Stillbirth on Parents: A Protocol for Systematic Review and Qualitative Synthesis
Introduction: Despite the fact that stillbirth has a broad economic impact on health systems and society and despite the fact that the importance of appropriate psychological and social support for parents has been highlighted, there is still a lack of research exploring the intrapsychic and interpersonal dynamics and issues triggered by the experience of stillbirth. Healthcare professionals attempting to provide effective psychological support to bereaved parents who have suffered perinatal loss continue to struggle to achieve better and deeper understanding of their psychological states and processes. Psychoanalysis could play a key role in improving this situation, but the studies available are confined to journals of psychoanalysis, and there is a lack of synthesis, leaving this knowledge beyond the reach of scientists from other theoretical approaches or disciplines. This protocol proposes the systematic review and qualitative synthesis of articles from journals of psychoanalysis on the psychological effects on parents of stillbirth. Methods and Analysis: This systematic review will follow, as far as possible, the Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses (PRISMA) guidelines. The Psychoanalytic Electronic Publishing Archive (1999–2019), the Single Case Archive (1999–2019), and PsycINFO (1999–2019) will be used to identify relevant articles. The review will include articles reporting clinical material and/or theoretical considerations concerning parent psychological states and processes triggered by the experience of stillbirth, and a meta-synthesis will be performed. Ethics and Dissemination: Formal ethical approval is not required for this study, as no primary data will be collected. The findings will be published in an international peer-reviewed journal
- …
