88,353 research outputs found

    Correction to: Drill and Blast in Gypsum Quarries: Optimization of Technical, Economic, and Safety Aspects in “Monte Tondo” Mid-mountain Case Study (Mining, Metallurgy & Exploration, (2025), 42, 1, (99-113), 10.1007/s42461-024-01133-9)

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    The article Drill and Blast in Gypsum Quarries: Optimization of Technical, Economic, and Safety Aspects in “Monte Tondo” Mid mountain Case Study, written by Daniele Casertano, Francesco Tinti, Sara Kasmaeeyazdi, Vanessa Cellini, and Roberto Bruno was originally published under exclusive license to Society for Mining, Metallurgy & Exploration Inc. 2024 on 9 December 2024. As a result of the subsequent decision to publish the article under the open access model, the article’s copyright notice was changed on 29 December 2025 to © The Author(s) and the article is now distributed under a Creative Commons Attribution CC BY

    Schede dei progetti esposti della sezione Fuera de Roma della mostra Arqueologia y Proyecto de Arquitectura, svoltasi presso il Departemento de Arquitecura – Universidad Iberoamericana. Messico, febbraio marzo 2015.

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    [Dall'introduzione di F. Cellini e M.M. Segarra Lagunes] La sección Fuera de Roma presenta el trabajo realizado por los alumnos del Master internacional Architettura | Storia | Progetto. Fundado en 2003 y dirigido por Mario Manieri Elia y Francesco Cellini, el master ha centrado su interés en el encuentro, científico y metodológico, entre la historia y el proyecto contemporáneo. Los temas afrontados en los diferentes cursos conciernen contextos complejos, densos de estratificaciones urbanas que van desde la época romana hasta los periodos más recientes. Además de los temas desarrollados en Roma (Pórtico de Octavia, organizado con la Catholic University of America de Washington, las puertas de la muralla Aureliana de Roma, el sistema de los acueductos y vía de los Foros Imperiales), en parte publicadas en otras secciones de este catálogo, se han elegido temas en diferentes países del Mediterráneo, desde Turquía hasta Portugal, con el objeto de verificar la validez del enfoque didáctico multidisciplinar – arquitectos, arqueólogos, restauradores, historiadores del arte e ingenieros - e internacional. En Italia, se ha trabajado en el área arqueológica de Castrum Inui (Ardea), situada en la costa del Lacio, que conserva testimonios que van desde la época republicana (IV siglo a.C.) hasta el periodo tardo-antiguo (VIII siglo d.C.). Del mismo modo, se ha afrontado, en colaboración con el Deutsches Archäologisches Institut de Roma, el área del Valle de los Templos en Agrigento, sitio inscrito en la Lista del Patrimonio Mundial, concentrando la atención en el templo de Zeus y en el barrio de casas helenístico-romanas. En la provincia de Lecce, se ha trabajado, con la colaboración de la Universidad del Salento, en Cavallino, un sitio pre-romano, con restos de la civilización autóctona mesápica. En España y gracias a los acuerdos internacionales con la Universidad de Valladolid, se han llevado a cabo experiencias en el área arqueológica de Tiermes (Provincia de Soria), un sitio con un extraordinario valor arqueológico-paisajístico, que conserva testimonios de la civilización celtíbera y de la colonización de la época romana, mientras que, en Portugal, el sitio elegido ha sido Tongobriga, en el valle del Duero, cercano a la ciudad de Braga, en el que, junto con las autoridades locales y los profesores de la Universidade do Porto, los alumnos pudieron ejercitarse en el tema de las murallas romanas y de la basílica paleocristiana, que resguarda un mosaico de gran interés histórico-artístico. Paralelamente, el master ha promovido una serie de stages de formación en la zona arqueológica de Hierápolis en Frigia (Turquía): inscrita en la lista del patrimonio de la UNESCO, la Misión Arqueológica Italiana, dirigida por el prof. Francesco D’Andria, está llevando a cabo la reconstrucción filológica del teatro romano, trabajo en el que los alumnos pudieron colaborar, sobre todo en la fase de identificación de fragmentos pertinentes y útiles para llevar a cabo las operaciones de anastilosis. Se presenta, asimismo, una tesis de licenciatura llevada a cabo en la ciudad de Granada, concerniente un tramo de la muralla nazarí y de la Puerta Monaita, hoy en estado de abandono y con serios problemas de conservación

    Scritti per Mario Manieri Elia

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    Questo volume raccoglie gli interventi presentati nelle Giornate di studio in memoria di Mario Manieri Elia, che sono stati suddivisi, per semplicità e chiarezza redazionale, in tre sezioni, rispecchiando la logica originaria delle sessioni. La prima sezione infatti comprende le memorie e le testimonianze più strettamente biografiche: formazione, frequentazioni, incontri, sodalizi e amicizie; poi quelle sul suo impegno politico e culturale e sulla sua appassionata attività di progettista e docente. La seconda sezione riguarda il suo pensiero ed il suo contributo come storico e critico: i suoi libri e i suoi scritti. La terza comprende i saggi che, in assonanza con temi e luoghi culturali a lui cari, propongono argomenti specifici: sono, appunto, scritti ‘in onore di’

    9. Yenikapi Transfer Point and Archaeo-park area

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    Pubblicazione del Progetto del Yenikapi Transfer Point and Archaeo-Park Area, Istanbul, concorso internazionale di progettazione, gruppo Cellini/Insula, progetto vioncitore ex-aequ

    7 tipi di scale. La dimensione urbana della scala tra riti, spazialità e tempo

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    Da sempre la scala ha tradotto in forme non solo la necessità pratica di collegare luoghi posti a differenti quote, modellando e misurando con i passi le forme della terra, ma ha dato uno spazio fisico alle più importanti aspirazioni spirituali dell’uomo. I gradoni monumentali in Egitto e Messico consentivano agli uomini di sentirsi più a contatto con le divinità. In Grecia, il crepidoma crea una distanza tra i templi ed il contesto circostante. In India, i terrazzamenti di Varanasi scandiscono i momenti più significativi di un’esistenza, introducono l’uomo alla vita e lo accompagnano alle soglie dell’aldilà. Fanno da sfondo a queste riflessioni le parole di Christian Norberg-Schulz nella prefazione al suo libro Significato nell’architettura Occidentale: "L’architettura si occupa di cose che vanno al di là delle necessità pratiche e dell’economia. Essa si occupa di significati esistenziali." Pertanto le forme archetipe, tra cui la scala, manifestano in primo luogo una funzione strettamente legata all’essenza della forma, una funzione ontologica, ed esprimono in seconda istanza un valore simbolico, che trascende la forma. Il differente rapporto tra funzione ontologica e funzione simbolica determina delle variazioni formali e semantiche. Queste variazioni dipendono principalmente da due fattori: la preponderanza di una funzione sull’altra e la natura del loro rapporto, che può essere di analogia o di contrapposizione. La dissertazione è strutturata secondo un continuo intreccio di due diverse questioni, due nodi argomentativi di un unico elemento, la Scala. Il primo nodo argomentativo è un'interrogazione serrata sui rapporti di senso e di forma che questo elemento fondamentale dell’architettura stabilisce con i suoli. Questo studio, svolto attraverso una successione teorica per frammenti che soltanto la scala si fa carico di tenere insieme, ha determinato una serie «finita» di categorie semantiche, sette modi di essere della scala in relazione alla città (e più in generale allo spazio antropizzato): basamento, soglia, labirinto, barriera, ponte, dimora e piazza. La scala basamento nasce per colmare lo spazio tra l’architettura ed il suolo. Comunemente può essere considerata la più primitiva soluzione per risolvere l’attacco a terra, anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di distacco dal terreno. La scala soglia è un paradosso perché se la scala, nella sua funzione ontologica, unisce due spazi, la soglia, al contrario, ne definisce i limiti. La soglia è allo stesso tempo confine e passaggio, varco simbolico tra uno spazio fisico ed uno immateriale. Nella scala labirinto la dimensione paradossale-simbolica sovrasta il valore funzionale, a tal punto che l’architettura può ridursi ad un insieme di traiettorie senza orientamento di rampe ritorte, interrotte, rovesciate e moltiplicate infinite volte. Il labirinto, quindi, come paradosso spaziale, allegoria e metafora ancor prima che struttura di connessione. La scala barriera, come la scala soglia, non collega due spazi ma, a differenza di quest’ultima, rappresenta la parte terminale di un elemento e non l’inizio di un altro. Per definizione la barriera sembra un elemento difficilmente conciliabile con la scala. Eppure, l’accostamento di queste due figure genera un’incredibile varietà di architetture che possono aderire in pieno ai principi funzionali della scala e della barriera, oppure, al contrario, negarli del tutto. La scala ponte non solo consente il passaggio tra due luoghi in dislivello, ma trasforma le due estremità separate in una cosa sola. La scala ponte è la scala della verità, che non dà adito ad alcun tipo di ambiguità semantica. In questa figura esistono sempre due o più sponde che scavalcano un ostacolo, la scala rende ancor più significativo il movimento lungo l’asse verticale. Con la scala dimora il movimento è misurato dall’architettura in funzione di una rinnovata percezione del tempo e dello spazio. All’interno di questa categoria di senso, la scala diviene lo strumento in grado di modificare le forme tradizionali dell’abitare, fino a compromettere o a rovesciare del tutto l’archetipo della capanna primitiva. Se la scala basamento descrive i riti dell’antichità, la scala piazza è il luogo della ritualità contemporanea, moderno teatro spontaneo nel quale portare in scena il vivere collettivo. Attraverso il ribaltamento semantico del concetto di scala, al transitare si sostituisce una condizione di stabilità precaria. L’unione di funzioni generalmente contrapposte, stare ed attraversare, genera nella scala piazza una molteplicità di usi imprevisti, che restituiscono a questo spazio pubblico una propria ragione d’essere, un rinnovato valore urbano in funzione della società contemporanea. La seconda parte della dissertazione, il secondo nodo argomentativo, riguarda lo studio analitico di alcune opere che hanno stimolato e determinato questa tassonomia. Ogni categoria contiene al suo interno quattro architetture/scale, costruite o anche solamente progettate, che appartengono ad aree geografiche e a periodi estremamente eterogenei. Ognuna di queste opere paradigmatiche è stata selezionata non solo in virtù di un’aderenza più o meno esplicita alla categoria di riferimento, ma perché mostra come un particolare uso della forma si sia reiterato nel tempo e nello spazio. Tutte le analisi sulle architetture/scala hanno determinato una sorta di revisione del lessico architettonico ordinario, sulla base di studi proporzionali, analogie e comparazioni, rielaborazioni fotografiche e ricostruzioni tridimensionali. In particolare, le ricostruzioni tridimensionali, attraverso una loro riduzione schematica, cercano di portare in primo piano il rapporto tra la scala e la sua dimensione architettonica . Infine, la lettura di ogni opera non si congela in uno studio introverso, attento esclusivamente al singolo organismo, ma tenta di indagare lo stretto legame tra l’architettura ed il suo contesto, sia questo un interno urbano o, in casi più rari, un paesaggio meno antropizzato. Le due parti della dissertazione, teoria ed analisi, cercano continuamente di affermare una complementarietà/continuità; e così le opere entrano nella teoria per descrivere mutazioni e persistenze del tipo nel corso del tempo, mentre la teoria si insinua nelle opere per rivelarne i procedimenti logici, i valori simbolici e le qualità estetiche. Teoria ed analisi si ritrovano nuovamente unite in alcuni diagrammi e ideogrammi concettuali, una forma alternativa alla scrittura con cui ho cercato di ricondurre ad una comune origine semantica architetture apparentemente molto distanti. La dissertazione non ha un carattere finale e conclusivo, quanto quello di una continua indagine su un materiale conosciuto, la realtà architettonica delle opere e dei progetti, che contiene innumerevoli idee strumento per il progetto urbano del prossimo futuro. I Sette tipi di scale, congiuntamente alle riletture funzionali, iconologiche e semantiche, portano una diversa attenzione su alcune architetture lontane nel tempo o di un passato molto prossimo, e suggeriscono, o quantomeno auspicano, il tentativo di ri-osservare la storia dell’architettura a partire da un singolo elemento. Ma questo sguardo a ritroso è solo una piccola parte, un rigagnolo, se si volge lo sguardo in avanti, osservando l’oceano di potenzialità future che fanno della scala una forma archetipa sempre inedita, un'invariante che si rinnova continuamente, un oggetto temporalizzato attraverso il quale si concretizza il rapporto tra le qualità del tempo e le qualità dell'esperienza. Con questa tesi di dottorato ho tentato di dimostrare l’importanza strategica del tema scala ai fini di uno sviluppo dei suoi contenuti materiali e simbolici all’interno dei grandi temi che attraversano la disciplina architettonica, verificando un possibile avanzamento metodologico e operativo proprio nell’uso di strumenti di lettura multidisciplinari che fungono quali categorie interpretative sulla avvertita importanza della scala come spazio altro delle relazioni sociali a livello urbano. Ho cercato di sintetizzare i nodi tematici che hanno caratterizzato la ricerca attraverso l’elaborazione di schemi diagrammatici (che tentano di misurare la propria efficacia a partire da alcune categorie connotative). Sarà per me interessante constatare quanto di questo sforzo teorico e analitico potrò utilizzare nel corso della mia attività progettuale, sperimentativa e didattica.The history of the stairs is a story of contradictions, including both the practical need to connect places situated at different altitudes, and the will to shape a physical space for the most important spiritual aspirations of man. So the semantic universe of the stairs ranges from the spectacular buildings for the ritual ascent, to the labyrinthine theaters to reach impossible goals

    Le architetture di Ridolfi e Frankl

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    Il volume si costituisce come la più completa ed aggiornata analisi critica della vasta ed interessantissima opera architettonica del maestro ternano e del suo importante e cruciale collaboratore tedesco. Il lavoro conclude una pluriennale serie di ricerche (Cnr e Murst dal 1981 al 2002), attività e studi condotti dagli autori sull’opera di Ridolfi e Frankl; essi sono documentate da una lunga sequenza di pubblicazioni precedenti, comprendenti vari saggi su riviste (Lotus international, Controspazio, ecc.) e su libri, cura di mostre (Terni 1979, Biennale di Venezia 1980, ecc.) e dei relativi cataloghi, da una imponente edizione critica del corpus dei disegni e dei documenti conservati all’Accademia di San Luca (Graffiti, Roma 2003, pp. 500) e infine da una monografia dedicata ad una parte specifica, senile ma straordinariamente originale, dell’opera architettonica di Ridolfi (Cellini, D’Amato, Mario Ridolfi, Manuale delle tecniche tradizionali del costruire, Il ciclo delle Marmore, Electa, Milano 1997, pp. 272). Il volume, di 399 pagine, comprende una prima parte storiografica e critica, estesa all’intero arco della vita degli architetti, un album dei disegni e delle opere, un’antologia degli scritti ed una completa e particolarmente accurata dotazione di regesti bio-bibliograficiThe publication constitutes the most complete and up-to-date critical analysis of the vast and highly interesting architectural work of the Italian master born in Terni, and his important and crucial German collaborator. The book represents the conclusion of a series of research projects spanning two decades (CNR and MURST*, 1981 to 2002), and studies conducted by the authors of the work of Ridolfi and Frankl; the results are documented in a lengthy sequence of previous publications, including various essays published in magazines (Lotus international, Controspazio, ecc.), books, the curation of exhibitions (Terni 1979, Venice Biennale 1980, etc.) and their relative catalogues, together with an imposing critical publication of the corpus of drawings and documents conserved by the Accademia di San Luca (Graffiti, Rome, 2003, pp. 500) and, finally, a monograph dedicated to a specific portion, senile though extraordinarily original, of the architectural work of Mario Ridolfi (F. Cellini, C. D’Amato, Mario Ridolfi. Manuale delle tecniche tradizionali del costruire, Il ciclo delle Marmore, Electa, Milan, 1997, pp. 272). This 399-page book includes an initial section of historiographic and critical texts, spanning the entire lives of both architects, an album of drawings and projects, an anthology of their writings and complete and particularly accurate chronological biographies and bibliographie

    Hemifield pattern electroretinogram in ocular hypertension: comparison with frequency doubling technology and optical coherence tomography to detect early optic neuropathy

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    Alessandro Finzi, Ernesto Strobbe, Filippo Tassi, Michela Fresina, Mauro Cellini Department of Specialized, Diagnostic and Experimental Medicine, Ophthalmology Service, University of Bologna, Bologna, Italy Background: To assess the sensitivity and specificity of hemifield pattern electroretinogram (HF-PERG) for detecting early retinal ganglion cell (RGC) damage in ocular hypertensive (OH) patients.Methods: Fifty-two OH patients (mean age 56±9.6 years) with an intraocular pressure (IOP) >21 mmHg were assessed. All subjects underwent HF-PERG, optical coherence tomography (OCT), and frequency doubling technology (FDT) visual field.Results: OH patients showed a significant increase of peak-time of the N95 (P=0.027) compared to controls. The amplitude of the N95 of the lower and upper HF-PERG showed significant differences (P=0.037 and P=0.023, respectively) between the two groups. A significant intraocular (P=0.006) and interocular (P=0.018) asymmetry of N95 amplitude was found. Receiver operating characteristic (ROC) curve analysis revealed a sensitivity of 93% for the N95 of the lower HF-PERG, whereas full-field pattern electroretinogram (PERG) N95 peak-time had a sensitivity of 88%. In OH patients, we found a thinning of OCT - retinal nerve fiber layer (RNFL), especially in the superior and inferior quadrant, although not statistically significant, and a significantly higher FDT pattern standard deviation (FDT-PSD; P=0.001). In the OCT-RNFL inferior quadrant, a sensitivity of 82% was recorded. Finally, the sensitivity of the FDT-PSD was 92%.Conclusion: Our study shows that HF-PERG is a very sensitive test for detecting early damage of the RGC. Keywords: ocular hypertension, hemifield pattern electroretinogram, optical coherence tomography, frequency doubling technology&nbsp
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