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    La geografia del sistema alberghiero romano e i sistemi turistici periurbani (Working Papers del Dip. GeoStaSto)

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    L’obiettivo di questo lavoro è l’analisi geografica e geostatistica del sistema ricettivo alberghiero nell’area metropolitana di Roma. Dove si concentrano le strutture di offerta e i flussi turistici? Quali sono le aree di eccellenza e quali le aree di debolezza? Come si distribuisce l’occupazione turistica? La risposta a queste domande è vincolata dall’assenza di dati statistici che - anche se disaggregati a scala comunale – sono poco utili in un area dominata da uno dei comuni più estesi d’Europa, e densamente turisticizzata. L’utilizzo di dati geografici, e l’elaborazione dei dati attraverso procedure geostatistiche, consente invece analisi estremamente dettagliate dell’organizzazione del sistema turistico nell’area metropolitana, nelle sue diverse dimensioni: ricettivo ed economico

    Cartografie congressuali: intorno al XXXII Congresso geografico italiano

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    Cartografie congressuali: intorno al XXXII Congresso geografico italiano svolto a giugno 201

    Per una geografia critica delle politiche territoriali: approcci interpretativi, immaginari geografici e discorso

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    La presentazione riguarda alcuni approcci ‘interpretativi’ che si sono diffusi a partire dagli anni ’90 nella geografia umana e per lo studio delle politiche territoriali e di sviluppo regionale. Si farà riferimento, in particolare, agli studi sulla governamentalità (Rose-Miller 1992), all’approccio della ‘politica economica culturale’ proposto da Jessop (2004), e alla teoria del discorso sviluppatasi in seguito al lavoro di Laclau e Mouffe (1985). Sul piano epistemologico tali approcci condividono un riferimento più o meno diretto con il pensiero di Foucault (Crompton-Elden 2007) e, sul piano del metodo e delle metodologie di indagine, il ricorso agli strumenti tipici dell’analisi critica del discorso (Howarth 2000, Rydin 2004). Si metteranno in evidenza le analogie e le differenze che caratterizzano i diversi approcci (Uitermark 2005, Muller 2008), anche in relazione a prospettive contermini come la geografia politica critica, e al più ampio dibattito sulla geografia post-moderna e post-strutturalista (Minca-Bialasiewicz 2004). Da questa prospettiva, il processo di pianificazione non è interpretato come uno strumento tecnico e dialogico diretto ad un obiettivo esplicito, ma piuttosto come un dispositivo di (ri)produzione di un discorso sullo spazio geografico, come luogo di mediazione tra potere e sapere e di costruzione delle identità. Si metteranno in discussione i presupposti ontologici sui quali si basano le rappresentazioni convenzionali delle politiche del cosiddetto ‘nuovo regionalismo’, in riferimento a tre concetti chiave: la nozione di ‘attore’, la metafora della ‘rete’ e il concetto di ‘regione’ (Jessop-Brenner-Jones 2008). Si tenterà, infine, di porre in questa nuova luce l’annoso dibattito sulle relazioni tra ricerca geografica e politiche territoriali, e di definire il ruolo distintivo che le discipline geografiche possono avere in questo ambito. L’obiettivo è proporre un approccio che consenta di decentrare le tradizionali unità di indagine, indagare criticamente gli immaginari geografici attraverso i quali viene letto il territorio, e ridare centralità alle dimensioni del conflitto, del potere e del discorso. Attraverso il riferimento ad alcuni casi studio significativi di autori come Hajer (2005), Norval (1996), Gonzales (2006) o Raco (2003), e a ricerche condotte dall’autore in questi anni, si vedrà come tale apparato teorico possa tradursi in specifiche metodologie di indagine che consentano di ricostruire la genealogia e gli effetti materiali, sociali, politici e, al limite, biologici connessi al processo di costruzione discorsiva dello spazio.The presentation covers some approaches 'interpretation' that have become popular since the 90s in human geography and the study of territorial policies and regional development. We will refer in particular to studies of governmentality (Rose-Miller, 1992), the approach of the 'cultural political economy' proposed by Jessop (2004), and the theory of discourse developed following the work of Laclau and Mouffe (1985 ). On the epistemological level these approaches share a more or less direct reference to Foucault's thought (Crompton-Elden 2007) and, in terms of the method and survey methodologies, the use of typical tools of critical analysis of discourse (Howarth 2000 Rydin 2004). It will highlight the similarities and differences that characterize the different approaches (Uitermark 2005 Muller 2008), also in relation to neighboring prospects as the political geography of criticism, and to the wider debate on the geography of post-modern and post-structuralist (Minca Bialasiewicz-2004). From this perspective, the planning process is not interpreted as a technical tool of dialogue and direct an explicit objective, but rather as a device (re) production of a speech on the geographical space as a place of mediation between power and knowledge and the construction of identity. It will question the ontological presuppositions on which are based the conventional representations of the policies of the so-called 'new regionalism', in reference to three key concepts: the concept of 'actor', the metaphor of the 'network' and the concept of 'region' (Jessop-Brenner-Jones 2008). They will attempt finally to put in this new light on the age-old debate on the relationship between geographic research and regional policies, and to define the distinctive role that the geographical disciplines may have in this area. The goal is to propose an approach that allows to decentralize the traditional unit of inquiry, critically investigate the geographical imaginary through which the territory is read, and give centrality to the dimensions of the conflict, and the power of speech. By reference to some significant case studies of authors such as Hajer (2005), Norval (1996), Gonzales (2006) or Raco (2003), and research conducted by the author in recent years, you will see how this theoretical framework can be translated into specific research methodologies that allow us to reconstruct the genealogy and the effects of material, social, political, and, ultimately, related to the biological process of discursive construction of space

    Pianificazione collaborativa, governance e partecipazione: per una geografia politica dello stato a rete (Working Papers del Dip. GeoStaSto)

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    Nell’ambito di una più ampia crisi e riorganizzazione dei sistemi di intervento pubblico e di gestione del territorio, la scala locale e regionale è diventata a partire dagli anni ’90 un luogo privilegiato per la sperimentazione e l’analisi di modelli di governance e di interazione tra attori locali – partenariati, coalizioni, forum, networks. La riscoperta del territorio come unità sociale economica e politica, si accompagna alla creazione di reti locali e luoghi di partecipazione che hanno spesso funzioni di impulso, mobilitazione sociale e costruzione del consenso, e più raramente funzioni di composizione del conflitto. Si enfatizza in entrambi i casi la dimensione collaborativa delle relazioni tra attori. Il dibattito a livello politico sottolinea la necessità di “un crescente coinvolgimento del pubblico” e della società civile, per restituire legittimità e vitalità democratica a decisioni policy-related a carattere continuo che per loro natura sfuggono alle procedure periodiche di controllo democratico – come le elezioni. Da un prospettiva radicale l’introduzione di sistemi decisionali aperti e decentrati è un modo per offrire inediti spazi di espressione a istanze e gruppi precedentemente marginalizzati dai processi decisionali. L’analisi istituzionalista interpreta invece la governance come uno strumento per colmare la sempre maggiore distanza tra “pubblico” e “privato”, e la metafora della rete come una terza via tra stato e mercato. Dal punto di vista geografico, queste analisi si ricollegano in alcuni casi al concetto di comunità locale, in altri casi al tema del decentramento amministrativo e politico, sulla base di un valore intrinsecamente positivo che viene riconosciuto alla prossimità nei sistemi di influenza e di partecipazione politica (“bisogna portare il governo più vicino al cittadino!”). In molti casi questi discorsi si riconnettono ad una critica radicale dell’universalismo, centralismo e tecnicismo che ha tradizionalmente caratterizzato l’intervento sul territorio. Il compito principale consiste nel restaurare l’autonomia politica, economica e sociale delle comunità locali. Le politiche di gestione del territorio - storicamente una dei principali veicoli di questa perdita di autonomia - diventano in questo modo il punto di partenza per la sua riconquista. Il coinvolgimento degli attori locali nella gestione del territorio ha diverse dimensioni e giustificazioni. La partecipazione ha innanzitutto un’utilità strumentale, perché permette di ottenere informazioni sul contesto locale e definire una strategia di intervento più efficace. Può avere la funzione di legittimare una strategia di policy o ridurre preventivamente i conflitti dovuti alla sua attuazione. Il coinvolgimento della comunità locale ha anche un ruolo costruttivo, perché permette agli attori locali di decidere autonomamente secondo quali priorità verranno gestiti i processi di trasformazione territoriale, di appropriarsi della strategia di intervento, e di avere a disposizione strumenti di controllo democratico. Il coinvolgimento degli attori locali può avere funzioni di negoziazione o mediazione, risoluzione dei conflitti, inclusione sociale, mobilitazione o costruzione del consenso. L’apertura dei processi decisionali ha infine un’importanza intrinseca e un obiettivo diretto di incentivare la collaborazione e il rafforzamento del capitale sociale, la costruzione di istituzioni, l’apprendimento collettivo e le capacitazioni (empowerment), e promuovere la partecipazione democratica. La partecipazione non è solo un mezzo per aumentare l’efficacia delle politiche, ma è essa stessa un loro obiettivo: “lo sviluppo è libertà” (Sen 2000). Nelle prossime pagine si cercherà di sistematizzare i numerosi schemi interpretativi che in questi anni hanno tentato di analizzare il ruolo degli attori locali nei processi di pianificazione regionale , attingendo a terminologie e schemi interpretativi che derivano dalla geografia umana, l’economia istituzionale, la sociologia economica, e le scienze politiche. Verranno approfonditi in particolare alcuni filoni di analisi - essi stessi di tipo multi-disciplinare - come gli approcci neo-istituzionalisti all’analisi dei processi di sviluppo, il dibattito sulla governance multi-livello, locale e urbana, il concetto di capitale sociale, la teoria della democrazia deliberativa e la pianificazione collaborativa. L’obiettivo non è la critica dell’approccio collaborativo (comunicativo, o partecipativo) alla pianificazione, ma l’individuazione del suo campo di applicabilità. Per questo – senza sottovalutarne le potenzialità – si tenterà di evidenziare i limiti di questi approcci, gli elementi di debolezza degli schemi interpretativi sottostanti, e i meccanismi – a volte curiosi, a volte perversi - per i quali la pratica della partecipazione e delle pianificazione si discosta costantemente dalla teoria
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