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“Esploratori” nella giungla della crisi
Le crisi di Gabinetto sono un elemento fisiologico della forma di governo parlamentare. A differenza di altri ordinamenti, la Costituzione italiana non prevede meccanismi di razionalizzazione a favore della stabilità governativa. La risoluzione delle crisi ministeriali è stata affidata, quindi, alla creazione di strumenti non positivizzati. Tra questi c’è il mandato
esplorativo, nato nel 1957 e utilizzato anche per la risoluzione dell’impasse verificatosi dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Lo scritto mira a ricostruire le differenze con il pre-incarico e l’utilizzo del mandato esplorativo nella storia repubblicana
Inquadramento storico-normativo dei c.d. beni estimati (dal 1751 al centro delle polemiche)
Lo scritto mira a ricostruire la disciplina dei c.d. beni estimati. Essa trova fondamento in un Editto di Maria Teresa Cybo del 1751, che ancora oggi produce effetti. Il bene estimato, a differenza dell’agro marmifero, è considerato alla stregua di proprietà privata e come tale non soggetto a concessione. Il bene estimato non apparterrebbe quindi al patrimonio indisponibile del Comune come il resto delle cave e tale differenza produce disparità anche a livello fiscale. La legge regionale toscana n. 35 del 2015 è intervenuta nella materia marmifera per rivederla nei suoi aspetti fondamentali, mettendo in discussione l’esistenza stessa dei beni estimati. Sulla questione si è però pronunciata la Corte costituzionale, con la sentenza n. 228 del 2016, che ha dichiarato incostituzionale la suddetta legge regionale per violazione dell’art. 117, comma 2, lettera l) Cost. (ordinamento civile). Ora l’eventuale intervento è rimesso al legislatore statale, con la necessità di un’attenta ponderazione degli interessi coinvolti
Il Governo Andreotti II, il ritorno al centrismo
Analisi della formazione del II governo Andreott
Puigdemont candidabile per le Europee. I “rivoluzionari catalani” all’assalto delle istituzioni spagnole ed europee
«La nave è guidata da un pilota e non dall’equipaggio». Le riforme istituzionali del ventennio fascista, tra degenerazione del parlamentarismo e retaggi dell’età liberale
Il fascismo, subito dopo essere arrivato in modo legale al governo, ha posto all’ordine del giorno le riforme istituzionali (iniziando da quella elettorale). Mussolini presentò al Consiglio dei ministri un ordine del giorno sulla riforma elettorale, con cui si affermava da un lato l’impossibilità del ritorno al sistema uninominale, dall’altro la necessità di rivedere il sistema rigidamente proporzionale in vigore, affinché fosse garantita oltre alla rappresentanza di tutti i partiti anche la «formazione di un Governo di maggioranza parlamentare».
In queste parole c’è la concezione istituzionale del fascismo: la centralità all’interno dello stato dell’istituto rappresentativo, proprio in quanto rappresentanza dei cittadini, viene abbandonata per porre a perno del sistema quel governo che indirettamente, attraverso la lista di maggioranza relativa, è legittimato dal corpo elettorale. Per Mussolini «il fine deve consigliare ed imporre il mezzo». L’elezione viene dunque concepita più come atto di selezione del Ministero che come definizione della rappresentanza, il cui ruolo, all’interno della logica fascista, è destinato a diventare secondario.
Le prime leggi di rilevanza costituzionale relative al Governo vennero approvate tra la fine del 1925 (legge 24 dicembre 1925, n. 2263) e l’inizio del 1926 (legge 31 gennaio 1926 n.100). Proprio da questo momento può essere individuata una precisa caratterizzazione normativa e istituzionale del regime fascista ottenuta attraverso una modifica profonda, se pure surrettizia, del diritto pubblico italiano. Il primo di questi provvedimenti, , sulle attribuzioni e prerogative del capo del governo primo ministro segretario di Stato, definiva la posizione costituzionale del capo del governo.
Sul finire del 1927 il problema istituzionale tornò prepotentemente alla ribalta e nella seduta del 10 novembre il Gran Consiglio tracciò le linee in base alle quali avrebbe dovuto riformarsi la Camera dei Deputati, rendendola consona a quella costituzione materiale che il fascismo era andato realizzando a partire dalla soppressione di tutti i partiti politici a lui avversi ed alla riduzione della rappresentanza nazionale ad organo sostanzialmente consultivo.
Nel corso degli anni ‘30 anche gli ultimi residui della concezione liberaldemocratica della rappresentanza politica furono cancellati e, con la legge istitutiva della Camera dei fasci e delle corporazioni (legge 19 gennaio 1939, n. 129), l’organo legislativo cessò di essere eletto. La commissione che studiò il progetto, colse nel segno, quando affermò che la nuova legge elettorale doveva essere un ponte verso una vera forma di stato “fascista”. L’istituzione delle corporazioni nel 1934 aprì la strada ad un’ulteriore revisione della rappresentanza, ma non si trattava di una riflessione teorica, bisognava impostare le basi di una nuova Camera corporativa
La modifica del Regolamento del Senato e le nuove procedure per l’invio di un parere motivato all’interno dell’early warning mechanism
This paper’s purpose is to analyze a central aspect of the latest modification of the
Senate’s regulation: the sending of the reasoned opinion within the early warning mechanism.
Previously this opinion was sent by the responsible committee by subject, while after the reform it
will be sent by the 14th committee. The committee itself or the government could choose if it would
be the assembly to decide on the final submission of the opinion. However, this possibility has
been denied to the plenum itself, a choise that appears to be very criticizabl
Dopo l’ennesima sconfitta giudiziaria, la Catalogna elegge (forse) il Presidente
Cronaca dell'elezione del presidente catalano
Il Presidente del Senato nell’ordinamento post-riforma costituzionale. I poteri “esterni” e di nomina
Analisi dei poteri di nomina e dei poteri esterni che avrebbe avuto il Presidente del Senato in caso di approvazione della riforma
Il Senado dopo 37 anni dall’entrata in vigore della Costituzione spagnola. Prospettive di riforma
Analisi del bicameralismo spagnol
La riforma costituzionale e l’impatto sul mondo delle imprese
Analisi della riforma costituzionale e degli effetti che avrebbe avuto sull’economia italiana.
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