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    Tra sovranità e imperialità. Genova nell’età delle congiure popolari barocche (1623–1637).

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    The struggle between libertas and imperialità is perhaps the most prominent subject in early modern Genoese history. While the Genoese Republic was still formally subordinate to the Empire (it was an Italian civitas imperialis, like Lucca) it was already building its own territorial state. Although the Genoese oligarchy aspired to full sovereignty, the Empire re- fused to grant Genoa more freedom than that accorded to German imperial cities. The conflict came to a head in the first half of the seventeenth century, especially the period 1623–37. Some Genoese citizens, a new and combative faction (the popolo grasso, composed of representatives of the guilds), sup- ported the emperor in order to gain power. Andrea Doria, founding father of the oligarchic republic (1528) and the leges novae (1576), erased not just the people’s political prerogatives but also their memory. The new popular party did not hesitate to enter the political fray (Ansaldi-Vachero and Ligalupo conspiracies, 1627–30), gaining the assistance of Charles Emanuel I, duke of Savoy. Probably the most notable aspect of this conflict was the „battle of writ- ings“. This was the first time that pamphlets, satirical prose works (the rag- guagli of Parnassus, inspired by Traiano Boccalini) and manifesti of the Genoese people were printed and disseminated beyond the borders of Liguria. The responses of the oligarchy, in contrast, remained unpublished, although this aristocracy would rule for nearly two centuries

    «In forse di perdere la libertà». La Repubblica di Genova nella riflessione di Giulio Pallavicino (1583-1635)

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    Giulio Pallavicino (1558?-1635), cronista e storiografo, è fra i massimi esponenti della cultura ligure di età moderna. La sua produzione storiografica, rimasta pressoché inedita, riemerge ora da queste pagine, offrendo un contributo prezioso per la comprensione di una stagione intensa e drammatica attraversata dalla Repubblica di Genova tra il 1624 e il 1629. In quegli anni di guerra e di congiura, Genova giunse «in forse di perdere la sua libertà»: la disfatta militare (1624-25) non sopì le mire di Carlo Emanuele I, duca di Savoia, e l’impresa di Genova ‒ sul versante italiano della guerra dei Trent’anni ‒ si trasformò in un articolato disegno sedizioso (1627-29). Il filo rosso che attraversa l’intera riflessione pallaviciniana è appunto la lesa maestà, in specie di matrice popolare: quella forma di dissenso che periodicamente perturbò il primo secolo di vita della repubblica aristocratica (1528-1628). Pallavicino ne ragionò con acume nel Vero e distinto ragionamento, edito ora per la prima volta, dove avvicina e interseca le posizioni di quei pensatori che, come lui, si schierarono in difesa del ceto di governo e dei suoi fondamenti ideologici

    Notai, togati e nobili di provincia. I percorsi sociali, economici e politici di una famiglia genovese nel Regno di Napoli, secc. XV-XVII

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    Questo volume, frutto di una lunga ricerca, condotta in archivi pubblici e privati - spagnoli, genovesi, romani e vaticani, napoletani e pugliesi - specificamente concerne un ramo cadetto della famiglia De Mari, appartenente alla nobiltà vecchia genovese. I De Mari ‘di Pietro Paolo’, di cui nulla sapevamo, si radicarono nel Regno di Napoli, a cavallo tra XV e XVI secolo, quindi nelle province pugliesi (in Terra d’Otranto e in Terra di Bari), a cavallo tra XVI e XVII secolo. Il dato più notevole, entro questi percorsi sociali, economici e politici, è costituito dall’esercizio dell’attività notarile (nella Campania tardo-aragonese e primo-asburgica) - preclusa, a Genova, agli esponenti del ceto aristocratico - e dal successivo approdo alle massime magistrature fiscali (Regia Camera della Sommaria

    Le consulte teologiche in età post-tridentina (1564-1650). Ius et potestas circa sacra

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    La figura del consultore teologico ci è ancora sostanzialmente ignota, sebbene implicata nella massima parte dei conflitti giurisdizionali fra Papato e monarchie europee, al fianco del consultore in iure (si pensi al caso dell'interdetto decretato da Paolo V contro la Repubblica di Venezia, 1606). In prevalenza si tratta di un valente canonista, impegnato a un tempo nella docenza (e non infrequentemente a Roma), i cui responsi (pareri espressi in merito a questioni dogmatiche dubbie) sono formulati in stretta sinergia con l'attività di una o più Sacre Congregazion
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