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Premessa
La premessa inquadra il dibattito generale sul rapporto tra comunicazione politica e storia contemporanea in Italie e Germania e precisa gli obiettivi del volume che consistono sia nel ricostruire l''evoluzione storica della comunicazione nei due aesi sia riflettere sul peso che l'analisi della comunicazione assume nelle storiografie dei due paes
Delegittimazione nelle transizioni di regime; la Repubblica di Weimar e l'Italia del secondo dopoguerra
Il saggio cerca di analizzare l'uso della delegittimazione nelle transizioni di regime. Vengono analizzati come case-studies la Germania weimariana nel periodo 1919-1923 e l'italia dell'immediato secondo dopoguerra con particolare riferimento al periodo 1945-1948. Nel primo caso vengono presi in esame alcuni casi di delegittimazione che sono messi in relazione alle culture politiche weimariane e alle caratteristiche della cultura costituzionale. Nel secondo caso viene focalizzata la delegittimazione dell'avversario politico prendendo come punto di osservazione l'andamento della campagne elettorali. In conclusione la comparazione effettuata induce alcune riflessioni sul nesso tra crisi di transizione e delegittimazione grazie all'impiego delle categorie leale/sleale elaborate dal politologo Juan Linz e allo stesso tempo permette di mettere l'accento sull'importanza del contesto ai fini di una valutazione dell'efficacia delle pratiche di delegittimazione
Comunicazione e Storia politica in Italia. Problemi e prospettive
Il saggio ricostruisce le forme di analisi della comunicazione nel settore storia contemporanea analizzando il passaggio da un'analisi della comunicazione intesa come manipolazione dell'opinione pubblica ad una concezione della comunicazione come forma di espressione del linguaggio politico. In questo il saggio si interroga sul ruolo che lo studio della comunicazione politica debba avere nella storia contemporane
Introduzione
Introduzione e al tema e al concetto di delegittimazione politica nell'Europa contemporane
Influenze russe nella commedia Al Dio ignoto di Diego Fabbri
Diego Fabbri è un esponente “del teatro delle idee”, che è vissuto e si è nutrito di molte letture europee. Fra queste, grande influenza hanno avuto su di lui i romanzi di Dostoevskij. In particolare, La leggenda del Grande Inquisitore, racchiusa nel primo libro del romanzo I fratelli Karamazov, è un testo citato anche in Al Dio ignoto. Qui, oltre ad esso, Fabbri utilizza anche altri due scritti letterari russi molto noti e tradotti: I Dodici di A. Blok e I racconti di un pellegrino russo. Qual è il filo conduttore che in Al Dio ignoto unisce tutti i brani tratti da queste opere russe? Come essi tutti interagiscono all’interno della commedia in due atti di Fabbri? Qual è il messaggio che il drammaturgo italiano vuole trasmettere al pubblico mediante il loro utilizzo? L’articolo di Antonella Cavazza cerca di rispondere a questi quesiti e, così facendo, offre alcuni spunti significativi di riflessione per meglio comprendere e analizzare l’ultima commedia di Fabbri. Questo saggio è stato tradotto in lingua russa: Vlijanie F. Dostoevskogo na tvorčestvo ital'janskogo dramaturga Diego Fabbri po materialam p'esy «Nevedomomu Bogu», in Duchovno-nravstvennye osnovy pamjatnikov pis'mennosti: tradicii i perspektivy» (Kuskovskie čtenija – 2013), Materialy meždunarodnoj naučnoj konferencii, OOO “Buki Vedi”, Moskva, 2013, pp. 199-207
Oratori populisti? Riflessioni sul rapporto tra leader e masse nei fascismi
il saggio analizza il rapporto tra leader e masse nei fascismi valutando il ruolo giocato da tematiche populiste nelle oratorie dei due capi di fascismo e nazionalsocialismo. Le ragioni alla base di una siffatta problematica di ricerca sono da ricondurre a fattori esterni ed interni alla storiografia. Negli ultimi anni l’interesse per il populismo come fenomeno politico è andato crescendo di pari passo con la diffusione di questi movimenti all’interno di una crisi dei sistemi democratici così come si erano costituiti dopo la fine della seconda guerra mondiale. Prendendo le mosse da queste premesse, questo saggio si allontana però dalla contemporaneità per esaminare gli elementi populistici presenti nel rapporto tra leader e masse nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco come prima esplorazione per una comparazione di più ampio respiro
"La Chiesa è una" di A.S. Chomjakov, edizione documentario-interpretativa
La Chiesa è una è un classico dell'ecclesiologia ortodossa, molto letto e discusso dentro e fuori i confini della Russia. Generazioni di scrittori e di teologi, fra cui L. Tolstoj, Solov'ëv, Florenskij, S. Bulgakov, Berdjaev, Maritain e Congar si sono confrontati con esso. Le origini di questo scritto, che ha avuto fortuna soprattutto in Occidente, sono state però sinora poco studiate. Antonella Cavazza ha effettuato un'indagine di tipo storico-filologico che l'ha portata a stabilire come, quando e perché A.S. Chomjakov (1804-1860), capofila del movimento slavofilo russo, ha composto La Chiesa è una. Il culmine di questa ricerca, dedicata alla genesi e alle fonti del libro, che Chomjakov considerava la sua "professione di fede", è rappresentato dall'edizione documentaria di Cerkov' odna. Quest’ultima è stata messa a punto sul manoscritto più antico, giunto sino a noi. Si tratta del testimone OPI GIM (Mosca), f. 178, d. 17, 1839-1845, ff 24-47v. Lo studio delle grafie e degli insoliti errori, che ricorrono in questo manoscritto, ha consentito di datarlo con maggior precisione e di appurare che esso è stato scritto da Valuev, nipote di Chomjakov, sotto dettatura dello stesso autore. Il testo russo, emendato da guasti e da interventi di varia natura è alla base della traduzione italiana, davvero nuova, che il lettore trova in appendice al volume “La Chiesa è una” di A.S. Chomjakov, insieme ad uno studio sulla tradizione manoscritta e a stampa di quest'opera
Le scienze, lo Studio, i Gesuiti a Bologna nella metà del Seicento
Al'esatta metà del XVII sec., quando G.D. Cassini giunge a Bologna e ottiene la cattedra di matematica e astronomia già tenuta da B. Cavalieri, la situazione era del tutto sfavorevole per i galileiani e in generale per i culturi della nuova scienza sperimentale. Gli studi di matematica, di meccanica e di astronomia erano coltivati soprattutto dal gruppo di studiosi gesuiti facenti capo a G.B. Riccioli e a F. Grimaldi.
Importante anche il ruolo di alcuni aristocratici dilettanti (da C. Malvasia a C Manzini). Lo scopo del lavoro è illuminare le vicende e le dinamiche che porteranno di lì a pochi anni non solo all'affermazione dell'autorità di Cassini, ma anche a creare le premesse per il radicamento della nuova scienza anche nell'università
La delegittimazione nelle campagne elettorali tedesche (1871-1990)
Il saggio analizza le strategie di delegittimazione dell’avversario politico nelle campagne elettorali tedesche tra il 1871 e il 1990 attraverso lo spoglio di un campione di quotidiani. la delegittimazione è definitta «come un’azione volta a porre l’avversario al di fuori del recinto di valori fissato dalla costituzione» e viene distinta tra una forma «legittima» -attraverso la quale si vuole neutralizzare l’azione del'avversario e spingerlo verso una condivisione di valori - e la forma «illegittima» spesso spia dell'intento di sovvertire il regime All'interno dell'arco cronologico sono stati selezionati temi e campagne concentrando l'attenzione su alcuni periodi - età bismarckiana, Repubblica di Weimar, avvento della BRD – pur mantenendo una visione unitaria sull’intero periodo. Il campione è stato costruito per rilevanza e rappresentatività politica e territoriale in maniera diversa per il periodo prenazista e quello post-nazista. nel primo soo stati analizzate la liberale «Vossische Zeitung», la conservatrice «Neue preussische (Kreuz-)Zeitung» ; il socialdemocratico «Vorwärts», la cattolica «Kölnische Volkszeitung» integrando lo spglio sistematico con sondaggi più mirati come la liberale «Kölnische Zeitung», il filobismarckiano «Provinzialer Correspondenz», i cattolici «Badischer Beobachter» e «Germania», il bavarese «Münchner Neueste Nachrichten», il quotidiano nazista «Völkischer Beobachter» e il mensile «Nationalsozialistische Monatshefte». Nel secondo dopoguerra per effetto del cambiamento del panorama dei giornali il campione ha compreso: «Frankfurter Allgemeine Zeitung», «Süddeutsche Zeitung», «Frankfurter Zeitung», «Die Welt», «Bild-Zeitung» e la rivista «der Spiegel». L’analisi ha messo in luce in diverse fasi della storia tedesca il ricorso alla delegittimazione dell’avversario declinata però spesso una forma «legittima», fatto salvo periodo fiale weimariana per il ruolo crescente giocato da una forza antisistema. Per converso nella Repubblica Federale di Germania la delegittimazione si è manifestata, ma è rimasta contenuta
The image of Mary of Egypt in the work of F. M. Dostoevsky
The article analyzes the image of Christian St. Mary of Egypt and the
use of this image by F. M. Dostoevsky both in draft and preparatory notes, and in the texts
of fiction. According to the author’s research, the image of Mary of Egypt appears on the
pages of the early works of Dostoevsky (for the first time in the story of 1848) and is used
by the writer throughout his career. In the course of studying the references to this saint by
Dostoevsky, it becomes clear that they are all connected with the idea of a radical change
in the lives of heroes, with the accomplishment of their feat. The image of the repentant
and newly found God sinner helps the author to imagine the only possible way, suitable
for erring and mistaken heroes. The image of Mary of Egypt reveals a topic that is dear to
Dostoevsky. The topic of transfiguration and spiritual rebirth of a man, as well as the idea of
self-control, the struggle with passions and evil inclinations of human nature
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