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Sull'actractus richiesto da Federico II per Castel del Monte
L'interpretazione di "actractus" in una missiva di Federico II non è "materiale edilizio", come si è inteso sin ora, ma "canale" . Tale senso si concilia benissimo con la funzione assegnata a Castel del Monte da recenti indagine architettoniche e geologiche. La forma ottagonale del maniero si spiega con il collegamento fra numero "otto" e rigenerazione "per aquam" (v.T.N. I Pet.3,21-22)
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Quel filo invisibile dal Ghana all’Italia. Le reti transnazionali della Chiesa Metodista
Castel Volturno come metafora italiana del progressivo degrado di un territorio
carico di potenzialità. Castel Volturno come luogo emblematico dello sfruttamento
della manodopera immigrata, quella che garantisce cibo sulle nostre tavole e
servizi alle nostre imprese. Castel Volturno come modello economico e sociale
replicato in altre tappe della catena del lavoro stagionale in agricoltura: Borgo
Mezzanone, Nardò, Rosarno, Saluzzo. Peculiarità di Castel Volturno è la presenza
di numerose chiese nere che costellano l'area limitrofa: luoghi accessibili attraverso
i quali riconnettersi con la cultura e la spiritualità tradizionale da cui si proviene,
ma anche gusci etnici che proteggono ma non favoriscono l'integrazione nella
società circostante. Chiese che passano inosservate, fenomeno quasi folklorico,
eppure potenziali attori civici per promuovere legalità, welfare, inclusione sociale
e civica. Se solo vi fosse la coscienza e la volontà politica necessarie ad andare in
questa direzione. Il volume raccoglie i dati di una ricerca sul campo, condotta da un
qualificato gruppo di studiosi che sono tornati a Castel Volturno circa dieci anni
dopo una precedente rilevazione
Idee e strategie per Castel Nuovo Cultural Hub nel waterfront di Napoli/Ideas and strategies to Castel Nuovo Cultural Hub in the waterfront of Naples
Elemento fondamentale dell’identità urbana di Napoli, Castel Nuovo rappresenta di per sé una importante architettura ricca di stratificazioni, al punto da poter essere interpretata come uno spaccato significativo della storia della città. Una grande emergenza urbana, che ha svolto e continua in parte a svolgere compiti difficili, che l’hanno resa poco conosciuta, oppressa dalla pesantezza della macchina burocratico-amministrativa a cui è stata per decenni asservita. Con le trasformazioni urbane che si vanno oramai completando nell’area di Piazza Municipio, connesse agli interventi della metropolitana, e liberato, almeno in parte, dalle funzioni di servizio, per Castel Nuovo si apre una nuova fase di vita, nella quale la conoscenza e la valorizzazione dell’architettura dell’edificio, in un’ottica di musealizzazione, potranno essere finalmente perseguite in modo compiuto.
Nella nuova condizione potrà esser ridata forza al ruolo e al significato urbano di Castel Nuovo, un edificio della città, ma caratterizzato da un’architettura legata al porto e al mare, un elemento di riconoscibilità del waterfront e, più in generale, dell’immagine di Napoli.
Ragionare su questo obiettivo, non significa solo proporre idee e strategie per ristabilire legami interrotti tra la città e il suo porto, affrontando problematiche da tempo irrisolte, ma anche riflettere sull’innovativo compito di Cultural Hub che può essere attribuito al castello, un dispositivo immateriale di comunicazione, di accoglienza, di consolidamento della conoscenza e del sapere e di produzione culturale, che dialoga con il porto, con la città metropolitana, con il Mediterraneo e con il mondo
Monumento ad Adolfo Albertazzi a Castel San Pietro (1967)
Il monumento è costituito da tre parti: in alto un busto in bronzo di Adolfo Albertazzi, al centro una incisione in bronzo raffigurante Albertazzi circondato da allievi; in basso, sulla parte marmorea, una epigrafe del letterato Giuseppe Lipparini che ricorda Albertazzi come narratore e maestro proveniente dai luoghi di Castel San Pietro; segue l’esplicita committenza costituita dai «concittadini». Albertazzi era nato e morto a Bologna, ma originario di Castel San Pietro (BO) ove risiedeva per brevi periodi nella villa detta ‘Sillarola’. Fu molto apprezzato dalla cittadinanza, che ebbe cara la sua memoria tanto da dedicargli un primo monumento nel 1925 (poi rimosso) e un secondo monumento nel 1967.
Nel secondo dopoguerra, infatti, un Comitato interno alla locale Azienda di Cura e di Soggiorno, presieduto dal cav. maestro Luigi Galanti, organizzò la commemorazione della nascita di Adolfo Albertazzi il 18 settembre 1966, alla presenza del sottosegretario alla Pubblica istruzione Giovanni Elkan, nel salone delle scuole intitolate allo scrittore
L’insula maris prima di Castel dell’Ovo: frammenti dal Medioevo napoletano
ITALIANO: L’isola su cui sorge Castel dell’Ovo era un tempo occupata dal monastero fondato dal vescovo Atanasio I (849-872). Il sito è stato interessato da pesanti modifiche, da quando il castello ha rimpiazzato l’occupazione monastica (XII secolo), ma preserva ancora interessanti tracce prenormanne, specie in corrispondenza del supporto roccioso. Il contributo mira ad esplorare il livello alto-medievale di tale palinsesto architettonico. ENGLISH: The isle upon which Castel dell’Ovo stands was occupied by a monastery founded by Bishop Athanasius I (849-872). The site underwent several changes since the 12th century, as a castle replaced the religious settlement. Structures from the early times are still preserved, all the more as they stuck to the rock bed. This paper aims at ‘reading’ such an overlooked
architectural palimpsest, with special attention to phases that predate the Norman occupation
El Castel Nuovo de Alfonso de Aragon: un puente entre Napoles y Espana Castel Nuovo di Alfonso d'Aragona: un ponte tra Napoli e la Spagna Alfonso of Aragon's Castel Nuovo: a bridge between Naples and Spain
Dopo anni di crisi politica ed economica Giovanna Il d'Angiò-Durazzo, regina di Napoli, minacciata da Luigi III d'Angiò pretendente al trono, nominò suo erede il re Alfonso V de Aragon. Nonostante poi revocasse la successione, erano state poste le basi per una lunga guerra, che terminò nel 1442. Il regno aragonese napoletano (1442-1503) fu breve ma di grande importanza artistico-culturale, poiché il Rinascimento meridionale nacque a Napoli nella seconda metà del XV secolo. I legami con la cultura fiorentina sono noti, ma la ricostruzione di Castel Nuovo angioino in un castello alla 'moderna' può essere il paradigma dell'influenza architettonica e artistica spagnola a Napoli. Nel 1450 Alfonso fece arrivare dalla Spagna l'architetto catalano Guillem Sagrera, che realizzò il suo capolavoro la nuova sala del trono, la Gran sala. Questa è l'esempio più emblematico dell'influenza della cultura artistica spagnola ma anche espressione di contaminazioni con la cultura classica mai sopita in ambiente napoletano
Exploring Emptiness: An Investigation of MA and MU in My Sonic Composition Practice
The commentary investigates Japanese aesthetics of space, silence and emptiness - ma and mu - that informed my compositional practice during the research period 2012 - 2015. The portfolio comprises text compositions and sound installations in which forms of micro events and sustained events are employed. Throughout, the emphasis is on my personal engagement with, and manifestation of emptiness that concerns a particular model of listening and perception.
Chapter 1 discusses six primary research areas: ma and mu, material, text, form, listening and perception. Firstly, I introduce ma and mu by examining noh culture and Zeami's teaching of senu hima (where there is no-action) in the context of my personal approaches to music. The following subjects are then used to contextualise my PhD practice by means of examples from various composers and visual artists. Here, these particular and enigmatic concepts are explored through Japanese art as well as Western contemporary works by Alvin Lucier, Eliane Radigue and those of the Wandelweiser collective.
Part 2 provides contextual commentaries on selected compositions from the portfolio that mostly articulate my aesthetics in relation to the topics covered in Chapter 1. koso koso addresses my methodologies to investigate the essence of senu hima, followed by treow that discusses my approach to materials and the importance of space. I move on to grade two and grade two extended in order to examine text scores, and then, look into Espèces d'espaces 03 and 04 as examples of musical forms that I employ.
Finally, listening and perception are investigated through the compositions gnome and con.de.structuring. Throughout, I describe how my works explore emptiness as a result of my particular emphasis on listening over composing
Identità e significati di Castel Capuano. Percorsi disciplinari per il restauro
Il progetto di valorizzazione di Castel Capuano in Napoli esprime e manifesta, in maniera più che evidente, la complessità degli apporti disciplinari necessari allo svolgimento delle operazioni metodologiche per un piano di valorizzazione. D'altro canto di fondamentale importanza risulta il ruolo del riconoscimento dei diversificati valori di Castel Capuano, situato com’è in un punto di difficile quanto interessante nodo urbano ed ambientale. Sotto tale prospettiva emerge, nel percorso metodologico progettuale, l’attualità dell’osservazione riegliana per cui proprio il senso ed il significato non spettano alle opere in virtù della loro destinazione originale, ma siamo piuttosto noi, i soggetti moderni, che li attribuiamo ad essi. Il saggio indaga dunque sulla complessità dei significati del complesso, sia materiali che intangibili, che condizionano e caratterizzano le scelte progettuali
Nico Castel Performance Class, January 22, 1994
This is the concert program of the Nico Castel Performance Class performance on Saturday, January 22, 1994 at 1:00 p.m., at the Boston University Opera Institute, 808 Commonwealth Avenue. Works performed were "Donne mie, la fate a tanti," from "Così fan tutte" by Wolfgang Amadeus Mozart, "Vainemant, ma bien-aimée," from "Le Roi D'ys" by Édouard Lalo, O del mio dolce ardor by Christoph Willibald von Gluck, Una lagrima by Gaetano Donizetti, "Colloque sentimental," from "Fêtes Galantes II" by Claude Debussy, "Volta la terrea fronte alle stelle," from "Un ballo in maschera" by Giuseppe Verdi, and "Tu fosti tradito," from "La Clemenza di Tito" by W. A. Mozart. Digitization for Boston University Concert Programs was supported by the Boston University Humanities Library Endowed Fund
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