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    I capelli : bellezza e salute

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    La capigliatura ha un’importanza particolare nel linguaggio del corpo. Lunghi o corti, naturali o tinti, sciolti o legati, curati o rovinati i capelli parlano. Essendo plasmabile, la capigliatura si può trasformare in svariati modi, divenendo uno strumento comunicativo straordinario. Questo libro fornisce nozioni di anatomia della pelle e dei capelli, spiega come trattarli, come curarli, cosa fare se si rovinano o si perdono e fornisce informazioni sui capelli etnici, che il parrucchiere deve imparare a conoscere, vista la presenza sempre più frequente di persone con caratteristiche somatiche diverse. Nel libro si troveranno anche appunti critici su alcuni prodotti e su alcuni metodi: gli autori sono disponibili a credere a qualunque cosa sia dimostrabile, e se una lozione o una fiala danno anche solo un po’ di arrossamento al cuoio capelluto e nulla più, allora preferiscono non consigliare il prodotto. Il libro fornisce inoltre suggerimenti per la scelta dei prodotti e per affrontare anche i problemi più complessi come, per esempio, l’alopecia e descrive le varie tecniche per contrastarla

    Connessioni lente nel comune di Castano Primo : progetto per una greenway integrata nel tessuto urbano

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    LAUREA MAGISTRALEPer le operazioni su scala urbana, del termine sostenibilità spesso se ne abusa quasi fosse una moda, ma in realtà esistono delle regole precise da seguire affinché un intervento possa definirsi tale. Le più evidenti sono consumare il minor suolo possibile, privilegiare gli interventi di recupero dell’edificato rispetto alle nuove costruzioni, mantenere ove possibile degli spazi aperti, preservare, tutelare ed integrare le preesistenze storiche, o con un valore ar tistico. Il progetto sviluppato in questa tesi riguarda il nuovo habitat sostenibile di una città della provincia milanese, che in breve tempo accoglierà nel suo tessuto 52 mila mc di nuovo costruito tra residenziale, commerciale, terziario e nuove aree pubbliche tra cui una piazza, nuove piste ciclabili e un parco attrezzato. La trasformazione urbanistica avverrà in tre aree industriali ad oggi abbandonate della città di Castano Primo. Gli aspetti indagati vertono sugli ultimi due temi citati, ovvero il sistema di connessione ciclopedonale ed il nuovo parco cittadino di oltre un ettaro. La possibilità di sviluppare il progetto, nasce da una collaborazione personale avviata nel Giugno duemilaundici con l’attività di tirocinio universitario presso Humusstudio, studio di architettura che si occupa della progettazione del nuovo insediamento. A fronte di questa opportunità, concentrare l’attenzione sul mantenimento ed il potenziamento del sistema ambientale esistente per l’area di Castano e dell’ Altomilanese è un’azione determinante al fine di garantire uno sviluppo progettuale coerente. Il sistema di connessione lento che agisce su tutta l’area risulta parzialmente realizzato ma frammentato e senza soluzioni di continuità. Una visione più allargata ed estensione del tema progettuale al concetto di greenways, è senza dubbio lo sbocco naturale per il potenziamento ed il consolidamento di un intervento nato ad una scala urbana, ma ad interesse sovracomunale. L’asse cardine accanto al quale si concretizza la greenways ed i nuovi insediamenti, è il Canale artificiale Villoresi, che connette il fiume Ticino nel comune di Somma Lombardo al fiume Adda nel comune di Cassano d’Adda, tagliando orizzontalmente da ovest ad est la provincia di Milano.Il nuovo parco di Castano Primo, oltre ad assurgere ad area verde identitaria del comune, apparirà come forte elemento di interesse e luogo di attrazione per l’utenza della rinnovata “via verde” poichè, localizzata perfettamente lungo l’asse appunto del Villoresi. Il presupposto del progetto è stato quello di creare una nuova centralità “verde” nella città di Castano Primo, uno spazio aperto alla comunità che potesse ospitare delle attività utili a tutti. Questo intervento, in base agli studi preliminari svolti, produrrà benefici immediati alla zona circostante, oggi caratterizzata principalmente da residenze ed attività produttive, secondariamente diverrà elemento attivo nella quotidianità cittadina grazie a funzioni come giardini tematici coltivati in/out-door, percorso fitness terza età, agilty-dog e spazi per il ristoro

    Una storia "straordinaria". L’Olivetti sud di Marcianise

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    The aim of the paper is to analyse the Olivetti plants built in the second half of the 20th century in Marcianise, a medium-sized town in the area between Naples and Caserta. The factory of Eduardo Vittoria and Marco Zanuso, identically re-proposed in Scarmagno and Crema, reveals the ability of industrial design to influence production and the context of the ancient Terra di Lavoro up to the present day

    AER. Architettura Emilia Romagna, Ravenna

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    Circondata da un’aura di eterea storicità, Ravenna contemporanea non ha avuto tutta l’attenzione che merita. A lei si sono rivolti storici, architetti, fotografi, animati dal desiderio di conoscerne il passato, meno inclini a recuperarne il palinsesto fino al presente. La faticosa transizione da una capitale antica, stratificata e riconoscibile, a una città nuova, dai lineamenti incerti e indeterminati, spiega solo in parte il sentimento di nostalgia che ha avvolto Ravenna e il rapido rarefarsi della sua fortuna critica nelle narrazioni contemporanee. Eppure nessun’altra città emiliano-romagnola è stata così gravata dalla presenza del passato, e al contempo altrettanto cosciente di dovere prendere parte al processo della Storia, assimilando e rielaborando i meccanismi di crescita della sua forma futura, per prove e per errori. Alla qualità non trascurabile di opere e progetti di secondo Novecento, espressione di un’architettura autoriale, colta e complessa, è corrisposto a Ravenna una diffuso professionismo, apertamente libero al dialogo con l’antico, più rilassato e disponibile alle sperimentazioni. In essa da un lato risaltano l’individualità dell’evento architettonico e l’eccellenza qualitativa dell’opera urbana, dall’altro riemerge la questione della quantità, enunciata in molteplici variazioni progettuali e nella riscrittura delle parti connettive della città, dalle reti infrastrutturali e industriali al più recente sistema dei parchi e del verde attrezzato. Monumenti della contemporaneità i primi, tra esemplarità e incertezze, modelli ricorrenti ed esiti di aggiornate interpretazioni i secondi. Il percorso di indagine e analisi ha inteso intrecciarli entrambi, ripercorrendo l’architettura “alta” e “altra” della città e della sua estesa provincia

    Il primo Novecento

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    Il contributo costituisce la Parte Terza del volume "La Napoli alta. Vomero Antignano Arenella", nella quale si indaga attraverso due ampi capitoli l’evoluzione urbana dei quartieri a nord di Napoli nel corso del primo Novecento, attraverso un ricco apparato iconografico e documentario. Sullo sfondo delle tappe significative della storia della città, si delineano l’assetto e i caratteri morfologici distintivi degli ambiti collinari, elevati a nuovi centri culturali e residenziali, dove, intorno alle rade ma qualificate emergenze architettoniche originarie, una volta fissate le regolari trame ottocentesche, si orientano le spinte innovative della pianificazione di inizio secolo. Nella scansione tematica dell’intera trattazione ampio spazio è riservato all'analisi delle infrastrutture urbane, come pure alla lettura del repertorio edilizio pubblico e privato, che accosta alle diversificate espressioni storiciste, l’eterogenea fioritura liberty e gli esiti magniloquenti degli anni di Regime. Nella ricostruzione critica complessiva, l’alterità di questi contesti, derivata dalla loro stessa eccentricità topografica e funzionale, assume il valore di una forza modellatrice determinante, in grado di generare un contesto nuovo, in cui l’immagine monumentale e stratificata della Napoli bassa lascia il posto al carattere iconico e regolato della città alta, e dove il mito dell’antico dell’una si traduce nello spirito modernista dell’altra

    Una bottega del rocaille a Napoli: l’opera di Filippo Buonocore nel secondo quarto del Settecento

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    L’attività architettonica più interessante di Filippo Buonocore si svolge a Napoli nel periodo della produzione artistica che va dal 1726 alla fine degli anni quaranta. Coetaneo di Ferdinando Sanfelice e di Domenico Antonio Vaccaro, in questi anni egli ricopre importanti incarichi sia di committenza religiosa, che nobiliare. Il saggio esamina in particolare gli interventi effettuati per il duca Agostino Saluzzo nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi e nel Palazzo Corigliano in piazza San Domenico Maggiore, in cui emerge la piena adesione al Rococò napoletano. Nel contesto partenopeo il prezioso Cabinet degli specchi rappresenta l’interpretazione più originale di questo linguaggio, nato dal lavoro corale della bottega Buonocore, dove accanto a Filippo, oltre ai numerosi artigiani, lavoreranno anche i figli, Gaetano e Martin

    Evolving multimedia ontologies: the BSM tool environment

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    Goal of this paper is to present the BOEMIE Semantic Manager (BSM) tool environment providing advanced tool-assisted functionalities for domain experts and content managers to support design and evolution of ontology knowledge about multimedia resources. In particular, key features of the tool are i) the capability to figure out the different situations where available background knowledge is not sufficient for multimedia resource interpretation, and ii) the capability to support the design of the missing knowledge not only through the traditional "from scratch" approach, but also by enforcing the (re)use of externally harvested matching knowledge chunks

    Angelo Mangiarotti e la fabbrica SIAG. La storia di una "costruzione infinita"

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    Il volume affronta un’analisi articolata della produzione di Angelo Mangiarotti, dagli anni della formazione fino all’incarico per la realizzazione degli stabilimenti Siag di Marcianise, all’interno della vasta pianura casertana. Nel ripercorrere retrospettivamente la sua attività giovanile, dal 1942 al 1962, si ritrovano, sedimentati in un percorso di studio e di esperienze erratico e qualificante segnato dalla guerra e dal viaggio, le linee progettuali utili a dimostrare senza esitazioni che Mangiarotti è stato l’ideatore più prolifico di motivi architettonicamente combinati e di una nuova prosa novecentesca, nel passaggio tanto da un’opera all’altra che dalla grande alla piccola scala. La rilettura a ritroso nel tempo ha rivelato un percorso di ricerca autenticamente nuovo maturato tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, portatore di una singolare modernità, tutta contenuta in questo complesso industriale unico nel contesto di Marcianise. Egli riconosce le potenzialità tettoniche della fabbrica nascente, intrattenendo un dialogo costante con il paesaggio circostante, attraverso le austere spazialità interne illuminate naturalmente, le geometrie organiche dei portali prefabbricati, l’immediatezza del cemento a faccia vista. Nell’elaborazione di questi stessi elementi si rivela la tendenza mangiarottiana a coagulare le ricerche condotte nell’arco di un ventennio intorno a nodi che ricorreranno nella sua carriera futura, quali il linguaggio della materia, la matrice strutturale, i rapporti costruttivi, lo spazio abitato. Un Mangiarotti inedito, colto nel momento cruciale in cui sta maturando una rara intelligenza creativa che animerà negli anni a seguire la sua opera di architetto e di designer
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