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    La città compatta. Dopo la postmodernità. I nuovi codici del disegno urbano (I vol.)

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    L'urbanistica Moderna è uscita silenziosamente, quasi di soppiatto, dalla scena urbana, dove era entrata in modo spettacolare e con grande clamore negli anni Trenta legandosi indissolubilmente alle idee di razionalità e di progresso. E lo stesso è accaduto, senza quasi che ce ne accorgessimo, alle varie urbanistiche Postmoderne, che si sono avvicendate nei trent'anni successivi in nome dell'ironia, del capriccio, della logica del frammento. Al loro posto si è fatta strada, e si è ormai affermata, una nuova idea di città: l'idea di una città compatta, funzionalmente mista, imperniata sugli spazi pubblici, in equilibrio con l'ambiente. Qui si tratta di quest'idea che è emersa nel pensiero e nella pratica della pianificazione e del disegno urbano e sulle strategie spaziali per realizzarla. Un'idea di città che si è trasformata radicalmente rispetto a quelle di mezzo secolo e di un quarto di secolo or sono, e sta evolvendo in una direzione dai contorni sempre più definiti, che sta cambiando la struttura di concetti, di principi e di azioni per pianificare e progettare la città e il territorio. Nessuno può dubitare seriamente del fatto che tra gli anni Novanta e gli anni Duemila sia finita un'epoca dell'urbanistica e che ne sia iniziata una nuova. Questo libro forse può aiutarci a capire quali siano i nuovi problemi urbani che abbiamo di fronte e la base comune di pensiero - i principi in altri termini - che presiede alle strategie di composizione spaziale che vengono predisposte nelle grandi città europee per fronteggiarli

    I nuovi paradigmi dell'urbanistica. L'idea di città della Terza ondata

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    Questo breve saggio – una Lectio tenuta in contrappunto con una di Giulio Sapelli su “Le sfide del cambiamento economico e sociale del nuovo millennio” alla Sapienza - ha per oggetto i principi e i modelli della composizione della città: i principi e i modelli, cioè, della composizione delle funzioni nello spazio, della costruzione della forma urbana, della ricostruzione dei rapporti con l'ambiente. E poiché questi principi e modelli non hanno una loro vita autonoma, non si dispiegano in una sfera astratta ma sono legati in un insieme indissolubile ai valori e agli obiettivi della società – all'Idea di città in altri termini – del periodo storico che li genera, non si può comprenderli prescindendo dal mondo che vogliono interpretare e costruire. E dal momento che quel mondo cambia - ha visto il succedersi di ben tre rivoluzioni dell'economia, della società, della tecnologia e del pensiero nell'arco dell'ultimo secolo (L'epopea della Modernità nell'Età dell'oro – L'irruzione della Postmodernità nell'Età dell'incertezza – La nuova Modernità nell'Età del rischio) - cambiano anche le teorie e i concetti che sono alla base della progettazione della città. Per questo, per comprendere la scena urbana attuale e capire il significato e i contorni della nuova Idea di città che va facendosi strada in Europa, occorre assumere una prospettiva più ampia rispetto a quella del presente e volgere uno sguardo agli ultimi settant'anni, che hanno visto il succedersi di tre grandi ondate di cambiamento che hanno rappresentato il periodo di più radicali trasformazioni nell'economia, nella società, nella tecnologia delle comunicazioni, della storia umana. E in cui, di conseguenza, sono cambiati altrettanto drasticamente la struttura e il concetto stesso di città e i principi della sua progettazione. Questo ci permette di comprendere e spiegare perché la struttura funzionale e la forma urbana si siano trasformate cosí rapidamente, perché sia cambiata l'idea di città e come tutti questi fatti si colleghino tra loro. Osservando ciascun cambiamento, possiamo considerarlo come un segnale isolato. Tuttavia, in urbanistica, come in architettura, il tutto è assai più della somma delle parti. Cosí, se facciamo un passo indietro per guardare ad un più ampio orizzonte, riusciamo a vedere molte cose che altrimenti ci sfuggirebbero. Riusciamo a vedere come i diversi cambiamenti intervenuti nella scena urbana e nei principi della sua progettazione non siano fatti singoli, indipendenti l'uno dall'altro, ma siano collegati fra loro e al mondo – l'economia, la società, la tecnologia delle comunicazioni – che li esprime. Che facciano parte in altri termini di un fenomeno molto più ampio: la Prima e la Seconda Rivoluzione industriale, la Società postindustriale, e, oggi, la Società globalizzata. Non è un'idea nuova: K. Marx e F. Engels sono stati i primi a delineare i tratti di schemi più ampi con il Manifest der Communistischen Partei, pubblicato nella prima volta a Londra nel 1848 e poi diffuso in tutto il mondo, poi D. Bell con The Coming of Post-Industrial Society uscito in America nel 1973 e tradotto via via in molte lingue, per giungere ad A. Toffler che con il suo The Third Wave pubblicato in America nel 1980 e subito tradotto in francese, ne ha coniato la grandiosa metafora, quella di uno scontro tra ondate di cambiamento (naturalmente la letteratura su queste grandi tendenze è molto più ampia di questi tre capisaldi). Quella che è nuova è la sua applicazione alla scena urbana e all'idea di città – valori, principi, modelli, sequenze logiche di progettazione – agli ultimi settant'anni in Europa. In una cultura caratterizzata dalla specializzazione, sommersa da immagini e punti di vista frammentati e da analisi particolareggiate di singoli segmenti, la sintesi non è soltanto utile: è fondamentale per padroneggiare le sfide del nuovo secolo. Per questo ci siamo concentrati, tentando di ricondurle all'essenziale, sulle megatendenze o ampie direttrici che hanno modellato o stanno rimodellando la scena urbana e sull'idea di città che hanno espresso: perché, solo cosí facendo si può capire e delineare la trama di quella - valori, principi, modelli di progettazione dello spazio - necessaria oggi a governarle. La ricerca di una sintesi cosí ampia ha comportato la necessità di procedere a semplificazioni, generalizzazioni, trattazioni sommarie. È facile osservare, ad esempio, che nell'epopea della Modernità (l'Età dell'oro) si sono intrecciate diverse concezioni dello spazio urbano, che nella Postmodernità (l'Età dell'incertezza) le diverse “urbanistiche” che abbiamo individuato hanno confini molto incerti fra loro e sono passate attraverso successivi stadi di sviluppo, che infine nella Nuova Modernità attuale (l'Età del rischio) la trama della nuova idea di città che abbiamo delineato presenta tratti largamente semplificati, per non dire grossolani. Ma se avessimo seguito tutti questi percorsi avremmo perso di vista le direzioni principali nella confusione delle direzioni minori. E sarebbe stato impossibile tirare le fila dei nuovi codici di progettazione dello spazio urbano che si sono fatti strada in Europa. Tentare di dare un senso, una direzione al futuro della città europea ha quindi un prezzo: la semplificazione, la perdita dei dettagli, della varietà delle specifiche esperienze nazionali e locali. Ed esige un rigore e una coerenza dell'insieme cui non siamo ancora giunti. Consideriamo questa Lectio quindi come un lavoro in progress, cui farà seguito un più accurato libro in preparazione

    La città compatta. Dopo la Postmodernità. I nuovi codici del disegno urbano (Vol I, Seconda edizione riveduta e ampliata)

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    L'Urbanistica Moderna è uscita silenziosamente, quasi di soppiatto, dalla scena urbana dove era entrata con grande clamore e in maniera spettacolare negli anni Trenta legandosi indissolubilmente alle idee di razionalità e progresso. E lo stesso è accaduto, senza quasi che ce ne accorgessimo, alle varie urbanistiche postmoderne, che si sono avvicendate nei trent'anni successivi in nome dell'ironia, del capriccio, della logica del frammento. Al loro posto si è fatta strada, e si è ormai affermata una nuova idea di città: l'idea di città compatta. È il frutto del ritorno dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, ad un dibattito teorico sui valori, sui fini e sugli obiettivi per il futuro della città nel suo insieme; nonché ad orizzonti di più ampio respiro e alla definizione di nuove strategie di riorganizzazione dello spazio urbano nelle concrete esperienze di pianificazione e progettazione. Quest'idea non si colloca più nella grande corrente della Postmodernità, nella logica del frammento, della parte, che si è dispiegata nella seconda metà del secolo scorso e che pure ha introdotto tanti nuovi principi compositivi - una nuova formula funzionale, nuovi canoni di composizione della forma, nuove regole di organizzazione dei rapporti con l'ambiente - e, al contempo, nuovi principi di costruzione del piano, estetici, di redditività economica. E' un'Idea nuova, che sembra piuttosto collocarsi nel grande alveo della Modernità, che appariva ormai esaurito nei trent'anni dell'Età dell'oro, di cui riprende la centralità dell'Idea, della visione d'insieme, ma di cui ribalta tutti i principi di composizione delle funzioni, della forma e del rapporto con l'ambiente. Il fatto è che l'urbanistica, come tutte le scienze umane, è strettamente legata al proprio tempo, e questa Idea rappresenta il frutto e la presa d'atto della nuova ondata di trasformazioni che ha investito la società, l'economia e la scena urbana europea; cosí come l'urbanistica dell'Età dell'oro e le urbanistiche della Postmodernità rappresentavano il frutto delle due precedenti ondate che si sono snodate in Europa - come in tutto l'Occidente - nei trent'anni del dopoguerra e nei trent'anni successivi della seconda metà del secolo scorso. Cosí, soprattutto nelle grandi città del nord Europa ove maggiore è il fermento culturale, i piani e i progetti urbani si sono andati autonomamente trasformando sotto la spinta delle esigenze che la nuova realtà urbana imponeva, e, ciascuno per proprio conto, sono andati individuando nuovi punti di forza del progetto e nuove strategie spaziali. Questi punti di forza e queste strategie spaziali sono andati progressivamente convergendo, in modo tale da prefigurare nel loro insieme una base di pensiero unitaria: un'impalcatura concettuale e operativa largamente comune. Questo è un libro dunque sulla nuova idea di città che va emergendo nella pratica della progettazione urbana e sulle strategie spaziali per realizzarla. È un libro di sintesi in un'epoca di analisi e, soprattutto, un libro sulle prospettive del futuro in un'epoca schiacciata sul presente. Esso si concentra dunque sul dibattito scientifico sui valori e sui principi e sulle esperienze di pianificazione e disegno urbano più innovative in termini di costruzione e di rimodellamento della città offerti dal panorama europeo dell'ultimo decennio, a paragone con quelli che facevano scuola mezzo secolo fa, e cerca di fare il punto sugli obiettivi e sulle sfide che si sono posti, per tentare di far emergere l'impalcatura concettuale che ne è alla base e l'idea di città che li guida, per capirne le componenti funzionali e formali, per indagarne la loro composizione nello spazio. Tenta in altri termini di tessere i fili che collegano il dibattito scientifico alle esperienze contemporanee, di comprendere e spiegare i principi comuni che hanno presieduto alle diverse soluzioni di organizzazione delle funzioni nello spazio, di costruzione della forma urbana, di composizione degli spazi collettivi, di strutturazione dei volumi edilizi; e come questi principi si colleghino tra loro e con la struttura della società e dell'economia, per capirne il posto nella storia, per comprendere meglio il nostro futuro. Soprattutto cerca di vedere se questi valori, questi principi, queste strategie, possano essere visti come un tutto coerente, espressione di una nuova “idea” di città: di una nuova forma urbana, di una nuova organizzazione funzionale. Nessuno può dubitare seriamente del fatto che tra gli anni Novanta e gli anni Duemila sia finita un'epoca dell'urbanistica e che ne sia iniziata una nuova. Qui abbiamo cercato di tirare le fila dei rivolgimenti che l'hanno prodotta e della base comune di pensiero che presiede alla sua composizione spaziale, dei principi in altri termini per ricomporre la città contemporanea

    Urbanistica in transizione. Principi e metodi

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    Questo libro affronta due aspetti che sembrano scomparsi oggi nel dibattito urbanistico italiano: il problema dell’individuazione dei principi della composizione urbanistica (della riorganizzazione delle funzioni nello spazio, della ricostruzione della forma urbana e dei rapporti con l’ambiente) e quello del metodo di costruzione del piano: della sequenza logica attraverso cui questi principi si interconnettono e si traducono in grandezze definite per il progetto della città. Nella prima parte, di Roberto Cassetti, ci si concentra, tentando di ricondurle all’essenziale, sulle megatendenze o ampie direttrici che hanno modellato o stanno rimodellando la scena urbana e sull’idea di città che hanno espresso. Questo per tessere la tela di pensiero e operativa - valori, principi, modelli di composizione dello spazio – dell’“idea” di città (quella che abbiamo chiamato della Nuova Modernità) necessaria oggi a governarle, facendola emergere dalle diverse “urbanistiche” che continuano ad intrecciarsi sulla scena urbana. Nella seconda parte, di PierLuigi Paolillo, invece, attraverso numerosi passaggi di metodo, d’esempi e di casi, si passa all’individuazione di una nuova impalcatura razionale di costruzione del piano, che - attraverso l’utilizzazione e la gestione dell’enorme massa di dati oggi disponibili -, partendo dalla costruzione di un solido quadro quantitativo di coerenze, consenta di giustificare e di precisare le azioni, i progetti, le norme: di identificare e governare i percorsi, le regole spaziali, le competenze, i soggetti della scienza urbanistica. Il governo della città ha oggi due doveri: capire il presente e progettare il futuro. E per questo occorre chiarire i valori e, su tale base, definire i principi di composizione dello spazio, la visione, i progetti, ma è necessario insieme che questi siano intrecciati e composti in precisi quadri quantitativi di coerenza che avvalorino la decisione, che sostengano le scelte, per uscire dall’arbitrio, dall’intreccio d’affari, dalla corruzione. Forse questo libro può aiutarci a capire come fare

    Roma e Lazio: l'urbanistica. Idee e piani dall'Unità ad oggi

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    Questo libro è il secondo di una trilogia volta ad indagare le trasformazioni che hanno cambiato nell’ultimo secolo il volto di Roma e della sua regione. In esso, riprendendo gli spunti di un libro precedente del 2001 (Roma e Lazio: idee e piani 1870-2000) si tenta di ritessere le fila del lungo percorso di idee e di piani con cui si sono tentati di padroneggiare, ampliando l’orizzonte dalla capitale alla regione, i continui cambiamenti insediativi dall’Unità ad oggi. In questo percorso è emerso progressivamente, e si è affermato fino a dominare incontrastato, un potente movimento di pensiero, quello dell’urbanistica “moderna”, che ha trovato nel periodo dell’espansione degli anni Cinquanta e Sessanta la sua più grande espresssione. Questo predominio culturale è giunto al punto di far dimenticare e ridurre al silenzio le impalcature di pensiero precedenti, di espellerle dalla storia scritta, perfino manipolando sottilmente i piani passati. Lo scopo di questo scritto non è dunque quello di ricordare e descrivere i processi di speculazione, le vicende politiche, le cronache urbanistiche, di cui si è già molto scritto, quanto di capire la struttura della città e dei piani, di esaminarne l’organizzazione spaziale e di riunirli in una sintesi generale, di capire in altri termini il loro posto nella storia. E dunque di spiegare cosa significhino, ossia quale idea di città rappresentino; perché siano stati costruiti in un certo modo, cioè di quale concezione del governo del territorio siano portatori; e come si colleghino tra loro e con il contesto. E di capire infine qual è il senso delle nuove strade di pianificazione della città, che, sotto la spinta di una nuova ondata di cambiamenti insediativi, si stanno affermando in Europa per valutare, rispetto ad esse, il valore e i limiti dei nuovi piani di Roma e della regione degli anni Duemila

    Roma e Lazio 1870-1945. La costruzione della capitale e della sua regione

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    Il libro - primo di una trilogia sulle trasformazioni della forma urbana e della struttura funzionale della capitale dall’Unità ai giorni nostri - affronta un passaggio cruciale per Roma e la sua regione: la transizione da un’organizzazione dello spazio urbano e territoriale premoderna a quella della prima modernità. Esamina e descrive cioè il passaggio da una città compatta e funzionalmente mista e da un territorio in cui ciascun centro è isolato dall’altro, ad una metropoli articolata in tessuti diversi e specializzati e ad un territorio in cui i centri urbani cominciano a legarsi tra loro in insiemi e a confluire su di essa. Sulla base di un’analisi dei cambiamenti degli stili di vita e della struttura economica e delle relative forme insediative, il libro esamina le trasformazioni della forma urbana e della struttura funzionale della capitale in un quadro di insieme con quelle della rete urbana regionale e dello spazio agrario. L’approccio adottato rompe con due tradizioni consolidate: quella che ha ignorato la forma urbana di questo periodo storico, vista come puro frutto di speculazione, mentre oggi è una delle parti più vive e vitali della città; e quella che ha visto la rete urbana minore come separata da Roma, mentre è invece in questo periodo che si gettano le fondamenta dell’unitarietà della regione, imperniata sulla capitale. Il libro tenta a tal fine di riconnettere le realizzazioni al contesto, ai bisogni e agli stili di vita della società, e Roma al suo territorio. E questo per capire i principi della composizione dello spazio della città e della regione e riunirli in una sintesi storica generale, per guardare al passato come un tutto coerente di cui la forma urbana è espressione e rintracciare in esso le radici del nostro presente

    Roma contemporanea. Storia e progetto

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    Questo libro, che raccoglie in un quadro unitario di pensiero definito e proposto dai curatori i saggi di alcuni emeriti studiosi – architetti, storici e urbanisti – di Roma (Emanuela Belfiore, Giovanni Carbonara, Giancarlo Cataldi, Umberto De Martino, Vincenzo Fontana, Gian Luigi Maffei, Alessandra Muntoni, Renato Nicolini, Gian Luigi Nigro, Camillo Nucci, Marcello Pazzaglini, Marco Petreschi, Elio Piroddi, Franco Purini) si occupa di una questione che sta attirando sempre più l’attenzione degli studiosi: la nascita, nell’ultimo quarto di secolo di una nuova forma urbana, di cui il tessuto insediativo del secondo dopoguerra, rappresenta ormai solo una parte anche se dominante, la cui configurazione e i cui problemi sono autenticamente nuovi. Lo studio di questa nuova realtà, a differenza di quella dell’anteguerra, è rimasto finora ad un livello frammentario ed episodico. Su questo argomento ha dominato infatti una corrente storiografica che l’ha rifiutata in toto, bollandola come una “non città” di cui esaminare solo gli episodi architettonici e urbanistici più importanti. Questo libro tenta invece di proporre una visione d’insieme, che leghi questa nuova realtà a quella della città dell’anteguerra, che unisca passato e presente, che tratti in altri termini tutto l’agglomerato urbano come un unico sistema, per assegnare alla città contemporanea una precisa collocazione nella costruzione della città futura. Un ruolo non più di diversità e di separazione, ma di complementarità, che valorizzi le sue caratteristiche di integrazione con lo spazio naturale e di luogo di nuove grandi attrezzature urbane, per ricostruire un nuovo ordine funzionale e formale della città

    Il centro storico di Roma. Storia e progetto

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    Questo libro, che raccoglie in una cornice unitaria di pensiero definita e proposta dai curatori, i saggi di alcuni emeriti studiosi – architetti, storici e urbanisti – di Roma (Emanuela Belfiore, Sergio Bonamico, Giovanni Carbonara, Giancarlo Cataldi, Luciana Cassanelli Olivieri, Umberto De Martino, Marcello Fagiolo, Vincenzo Fontana, Vittorio Franchetti Pardo, Gian Luigi Maffei, Giorgio Muratore, Gian Luigi Nigro, Marco Petreschi, Maria Pia Sette) rompe con una tradizione consolidata: quella di considerare il centro storico di Roma come una struttura urbana a sè stante, avulsa dal resto della città. Esplora non solo la forma e l’organizzazione del centro storico, ma anche i suoi rapporti con la città, nonché le idee che lo hanno generato e quelle che hanno prodotto nuove forme di spazi urbani. Amplia il suo orizzonte, in altri termini, verso il processo di trasformazione della cultura urbana. Il libro individua così, su queste nuove basi, il rapporto che si deve stabilire con l’antico: non di cristallizzazione, ma di ricomposizione dell’edilizia e dello spazio urbano, come logica evoluzione del concetto di divenire della città. E definisce altresì il ruolo che il centro storico può assumere nell’organismo urbano: non di parte a sé da separare dal resto, ma di componente di un sistema di “cuori” urbani integrati e complementari tra loro che vivifichino l’intera città, nonché di modello di composizione dello spazio da rimettere alla base della costruzione della città futura

    Roma: il verde e la città. Giardini e spazi verdi nella costruzione della forma urbana

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    Il libro, che raccoglie in una cornice di pensiero unitaria formulata dai curatori, i saggi di alcuni emeriti studiosi, storici e urbanisti (Emanuela Belfiore, Carla Benocci, Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Umberto De Martino, Marcello Fagiolo, Piero Maria Lugli), ritesse le fila del lungo percorso di idee e di realizzazioni del verde urbano a Roma dall’antichità ai giorni nostri. La storiografia sul verde è infatti una storia interrotta che si è esaurita per lo più nello studio delle splendide realizzazioni del passato, tralasciando le relazioni con il tessuto urbano e ignorando sistematicamente l’ultimo secolo. Il libro cerca dunque di riunire le vicende del verde in una sintesi generale, legandole alla città, al contesto in cui sono state concepite e alle idee che le hanno generate. Chiarire tutto ciò appare fondamentale per comprendere le fratture che si sono create tra il verde storico e quello moderno e contemporaneo e per aiutare a delineare il ruolo che tutto il sistema del verde può assumere nella città attuale: nella qualificazione della forma urbana e nella ricomposizione degli equilibri ambientali
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