1,721,041 research outputs found

    Presentazione degli atti "Alberto Moravia tra Italia ed Europa"

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    La presentazione illustra l'occasione e il significato dell'iniziativa convegnistica, e ne illustra i principali temi

    Lettere di Carlo Emilio Gadda a Onofrio Martinelli e Adriana Pincherle (1946-1962)

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    Vengono pubblicate tredici lettere inviate da Carlo Emilio Gadda a Onofrio Martinelli e a Adriana Pincherle fra il 1946 e il 1962. L'amicizia coi due coniugi e pittori, cominciata durante la residenza dello scrittore a Firenze, è all'origine di questa corrispondenza, quasi tutta successiva al trasferimento di Gadda a Roma nel 1950

    Le patrie di Nievo. Venezia e l'Italia nel dibattito storiografico e nelle "Confessioni"

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    Il saggio prende in esame tre episodi delle "Confessioni d'un Italiano" che assumono un aspetto inedito se letti alla luce dell'ipotesto storiografico utilizzato da Nievo: la caduta di Venezia ricavata dai testi storici di Cappelletti e di Botta, l'arrivo di Napoleone a Milano ripresa da Botta e da Balbo, la spedizione di Ettore Carafa al sud sulla falsariga di Cuoco e di Guglielmo Pepe. Si scopre così uno scrittore capace di rileggere con uno straordinario e brillante acume critico la storia italiana fra Sette e Ottocento avvalendosi dell'invenzione del romanzo; e al tempo stesso si entra in modo diretto nel laboratorio creativo e ideologico di Nievo

    Alberto Moravia, "Opere/3. Romanzi e racconti 1950-1959"

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    Terzo volume dell'edizione delle Opere complete di Alberto Moravia diretta da Enzo Siciliano, il volume che comprende tutta la narrativa degli anni Cinquanta è suddiviso in due tomi. Dopo l'Introduzione dal titolo "Per una storia di Moravia", e la "Cronologia", entrambe di S. Casini, sono raccolte le seguenti opere: "Il Conformista" (con appendice di un episodio espunto dall'autore), "I racconti", "Racconti romani", "Il disprezzo" (con appendice di un capitolo espunto dall'autore), "L'epidemia - Racconti surrealisti e satirici", "La Ciociara" (con appendice di un capitolo conclusivo espunto dall'autore), "Nuovi racconti romani" e una sezione di "Racconti dispersi 1950-1959". Seguono quindi le "Note ai testi", a cura di S. Casini

    Catalogo delle Pubblicazioni dell'Accademia della Crusca

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    Il "Catalogo delle Pubblicazioni della Crusca. Aggiornamento maggio 2004", a cura di S. Casini, nasce funzionalmente alla promozione e distribuzione commerciale delle edizioni dell'Accademia. La "Premessa" ricostruisce in modo sintetico l'importante vicenda editoriale dell'Accademia, a partire da quella ormai consegnata alle storie letterarie fino a quella, su cui più particolarmente viene concentrata l'attenzione, successiva alla svolta istituzionale degli anni Venti del Novecento. Il Catalogo, organizzato in maniera funzionale per tipologie editoriali (Opere monografiche e miscellanee, Periodici, Co-edizioni) e per collane, è il primo quadro organico delle attività editoriali dell'Accademia nel complesso

    Carlo Emilio Gadda e i re di Francia. Retroscena di un testo radiofonico

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    Lo studio ricostruisce il lavoro di Carlo Emilio Gadda alla RAI dalle prime collaborazioni agli anni di impiego da dipendente (1950-1955). Vengono ricostruite anzitutto in modo completo tutte le collaborazioni e tutti gli interventi, anche grazie a uno spoglio completo del Radiocorriere; vengono quindi approfonditi i testi più impegnativi preparati dallo scrittore per la radio, e in modo particolare la serie radiofonica dedicata ai "Luigi di Francia", poi pubblicato come volume presso Garzanti nel 1964. Le figure dei re Borbone (Luigi XIII, Luigi XIV, Luigi XV) sono presentate da Gadda principalmente attraverso le voci dei memorialisti del tempo (Saint-Simon, Retz ecc.) e attraverso alcuni storici contemporanei (Bertrand, Gaxotte, Mongrédien). L'indagine sulle "fonti" dei testi gaddiani, così ricostruite, consente un'analisi del lavoro di redazione e di riscrittura compiuta dallo scrittore, che diventa particolarmente significativa di fronte a un autore congeniale come il duca di Saint-Simon. Si possono infatti stabilire interessanti e imprevisti collegamenti tra questo lavoro, per molti aspetti marginale, ed altri testi più noti di Gadda, in particolare con "Eros e Priapo", in cui la materia francese è parimenti utilizzata. La serie dei "Luigi di Francia" fu integrata, al momento della composizione del volume garzantiano, con un altro testo gaddiano di origine radiofonica e di argomento analogo, l'"Entr'acte" dedicato al "Bourgeois gentilhomme" di Molière, la cui non casuale collocazione, dopo la serie dei re dell'ancien régime, aggiunge al libro un significato di tipo storico-politico

    Alberto Moravia, "Lettere ad Amelia Rosselli con altre lettere familiari e prime poesie (1915-1951)"

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    Le quarantadue lettere di Moravia ad Amelia Rosselli che pubblichiamo insieme ad altre tre ai cugini Carlo e Nello e diciannove scambiate tra i familiari Pincherle De Marsanich di Roma e i Pincherle Rosselli di Firenze, provengono quasi interamente dall’archivio della famiglia Rosselli, depositato nel 2001 presso la Fondazione Rosselli di Torino, e costituiscono un documento di straordinario interesse storico, letterario e umano. Fanno luce su un periodo cruciale della vita di Moravia sul quale finora disponevamo di poche e frammentarie notizie autobiografiche e lo saldano alla vicenda più nota e drammatica di casa Rosselli, della quale Moravia è a sua volta testimone diretto. Questa saldatura tra esperienze lontane getta nuova luce, oltre i singoli percorsi umani e intellettuali, anche sui territori più vasti della storia italiana di quegli anni. Gli attori di questa corrispondenza epistolare non sono infatti figure marginali o appartate rispetto a quanto avvenne allora in Italia, ma per vie diverse giunsero a esprimere e rappresentare posizioni significative di portata culturale e politica. Il rapporto tra Alberto Moravia e i Rosselli, del resto, ha sempre sollecitato l’interesse della critica storica e letteraria più accorta. È quantomeno singolare la circostanza per cui nella stessa famiglia, negli stessi anni, maturano una delle maggiori esperienze letterarie e una delle maggiori esperienze politiche del Novecento italiano, ovvero il più importante romanzo e il più importante movimento democratico nati durante il ventennio fascista. La circostanza acquista necessità e spessore alla luce dei pochi ma pregnanti episodi già noti dalle testimonianze e dalle dichiarazioni autobiografiche di Moravia. Era noto, anzitutto, come il rapporto tra le due famiglie fosse stato molto stretto negli anni Venti. L’intervento tempestivo ed energico della zia Amelia, nel 1924, fu decisivo per la salute e per la vita stessa del nipote, affetto da una grave malattia ossea, non diagnosticata e malcurata per anni. Carlo e Nello visitarono il cugino nel sanatorio di Cortina d’Ampezzo proprio nei giorni del delitto Matteotti, anch’esso decisivo nella loro storia personale, oltre che nella storia comune. Era noto inoltre che il rapporto si allentò e offuscò negli anni Trenta, quando Alberto era ormai l’autore celebre degli Indifferenti e Carlo il leader di “Giustizia e Libertà”. Il terribile episodio del 9 giugno 1937, quando i due fratelli Rosselli furono uccisi in Francia da sicari francesi per conto dei servizi segreti italiani, anziché annullare aumentò le distanze e le incomprensioni tra i Rosselli e Moravia, dapprima per l’ambiguo silenzio del cugino e poi per il controverso significato del "Conformista", il più inquietante ed enigmatico dei romanzi moraviani, nel quale viene adombrata la tragedia di Bagnoles-de l’Orne. La nuova documentazione viene adesso a confermare e arricchire tali conoscenze, colorando per così dire gli spazi vuoti e allargando decisamente il quadro, fino a gettare le basi per un ripensamento profondo della figura di Moravia. Com’è facile constatare, mancano purtroppo le corrispondenti lettere inviate dai Rosselli ai Pincherle, e particolarmente grave risulta la perdita delle lettere di Amelia, che intorno alla metà degli anni Venti instaurò un fitto e intenso carteggio col nipote. L’iniziativa infatti fu sempre di Amelia, che dapprima soccorse con prontezza e intelligenza il nipote abbandonato alla sua malattia, quindi riconobbe tempestivamente in lui doti non comuni e poco valorizzate nella sua situazione familiare. Il giovane scrittore incontra per la prima volta nei Rosselli una proposta culturale organica e solida, portatrice di una coerente e originale visione della cultura e della politica, legata ad ambienti culturali di prim’ordine e alle prese con una complessa e difficile riflessione sul presente. Attraverso Amelia, Carlo e Nello, Moravia si confronta con una posizione, ed è chiamato a confrontarsi. Le lettere sono commentate e sono presentate da una articolata e apprfondita "introduzione" in cui si ricostruiscono in parallelo le vicende di casa Pincherle e di casa Rosselli e i loro frequenti scambi, fino agli episodi decisivi degli anni Venti e Trenta, e la gestazione di romanzi come "Gli indifferenti" e "Il conformista". In una appendice sono pubblicate le poesie che il giovane Moravia inviò alla zia e ai cugini nei primi anni Venti

    Il ramo d'oro dell'antichità. Alfieri e la discesa agli inferi sulle orme di Seneca

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    Lo studio, che si inserisce in una indagine più ampia sui rapporti tra Alfieri e gli scrittori del mondo antico, riconosce un'influenza del Seneca tragico sul teatro alfieriano molto più forte e pervasiva di quanto solitamente si ritiene. A partire da alcune indagini recenti (Alfonso Traina e Clara Domenici), si mostra infatti come sin dall'inizio della sua attività di scrittore tragico sempre più orientato programmaticamente e ideologicamente su modelli antichi Alfieri abbia guardato a Seneca, come al rappresentante stesso della tragedia e del "sublime" degli antichi. Le tragedie di Seneca vengono lette, postillate, criticate, persino rifiutate per i loro 'eccessi', ma continuano ad agire nella memoria poetica di Alfieri, come documentano molti luoghi testuali, molti dei quali qui per la prima volta identificati. Attraverso la complessa figura di Seneca, inteso sia nei suoi rapporti con l'immaginario tragico sia in quelli storici con la tirannide, Alfieri attinge al lato oscuro e problematico, e tuttavia sublime, dell'antichità. Molti aspetti della tragedia alfieriana prendono forma nel confronto critico con la tragedia senecana intesa come modello o veicolo del sublime antico, nonostante alcuni suoi conclamati limiti. Lo studio è suddiviso in vari capitoli ("La situazione degli studi", "Il ritorno ai soggetti antichi", "Da 'Rosmunda' a 'Ottavia'", "Descensus ad inferos", "L'esperienza delle antiche passioni", "Il ramo d'oro", "Necessità antica e silenzio moderno")

    Ippolito Nievo, "Le Confessioni d'un Italiano"

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    È questa la prima edizione critica in senso proprio del romanzo, che restituisce interamente l’autografo nieviano sotto il profilo linguistico e nelle sue interne partizioni di pagina e di quaderno. Alla nuova cura filologica del testo, che segue le proposte dell’edizione preparata nel 1990 da Sergio Romagnoli, si aggiungono infatti una Nota al testo, che ricostruisce con molti nuovi elementi la storia interna dell’opera e spiega i criteri seguiti, e un Apparato critico che rende ragione di ogni peculiarità del manoscritto e di ogni intervento del curatore, e insieme registra molte lezioni inedite d’autore. Inoltre il testo è stato per la prima volta suddiviso in paragrafi, che seguono e manifestano la scansione della narrazione. Compiute dallo scrittore nel 1858, le "Confessioni d’un Italiano" uscirono postume nel 1867. Quei nove anni avevano profondamente cambiato la scena politica e culturale italiana, tanto che l’opera per molti aspetti parve già superata dal corso degli eventi; ma gli eventi avevano solo in parte compiuto le attese dei «nove anni nei quali», come scrive nella finzione Carlo Altoviti, «venni scrivendo queste note». L’opera nieviana si colloca dunque con straordinaria tempestività in un momento cruciale della storia italiana, a metà strada fra la «rivoluzione nazionale» del 1849 e la «rivoluzione politica» che avrà compimento con la presa di Venezia nel 1866. L’Introduzione si propone di ricollocare le "Confessioni" in quella breve ma decisiva vigilia in cui vennero a maturazione tutti i motivi del mondo italiano preunitario e in cui la nuova realtà nazionale a lungo vagheggiata sembrava ormai prossima a realizzarsi. Riportare le "Confessioni" al loro tempo significa riferire il romanzo al pubblico contemporaneo e alle letture accessibili, confrontare la rivisitazione della Storia con le cronache di Attualità che lo scrittore teneva sui giornali milanesi, e scoprire nelle scelte narrative il dibattito segreto e i problemi irrisolti dell’unificazione politica e culturale d’Italia. Il Commento al testo è sotto molti aspetti il primo che abbia tentato di dare ragione dell’opera nella sua integrità. Esso lascia parlare le voci stesse del tempo di Nievo: i suoi giornali, il suo epistolario, le sue letture, le opere da lui usate nel lavoro di redazione del romanzo come fonte di informazioni o come modello testuale. Emerge così per la prima volta anche lo straordinario lavoro compiuto dallo scrittore sulle sue fonti storiografiche, in buona parte finora sconosciute, per reinterpretare il corso della storia italiana attraverso l’azione stessa dei personaggi del romanzo. Le note permettono inoltre di individuare vari livelli della cultura dell’autore, da quella letteraria a quella giuridica a quella medica, dalla presenza di motivi di attualità per così dire giornalistica, alle connessioni con precedenti opere dello scrittore, con la sua parallela attività di giornalista e con la sua biografia. In molti casi permette di datare la stesura di singoli passaggi. Si dà inoltre conto dei contributi dalla centenaria riflessione critica e commentatoria sul testo di Nievo, limitandosi tuttavia al merito informativo ed escludendo giudizi critici ed estetici. Le note forniscono inoltre la spiegazione delle anomalie espressive e linguistiche del testo, e rilevano le qualità della prosa nieviana, capace di accogliere e di fondere originalmente apporti dialettali e lemmi preziosi, modi del parlato e forme letterarie. L’importanza ormai assunta dalle "Confessioni" anche per la storia della lingua ottocentesca trova risposte e conferme. L’edizione presenta inoltre una Cronologia che per completezza e precisione, per ricchezza e agilità si offre come efficace strumento di lavoro e come valida introduzione all’opera nieviana; la prima Bibliografia pressoché integrale delle pubblicazioni, sia per le opere nieviane sia per la critica, organizzata per temi e ordinata cronologicamente; infine un ricco Indice dei nomi

    Alberto Moravia, "I due amici. Frammenti di una storia fra guerra e dopoguerra"

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    Un romanzo inedito di Moravia, rimasto disperso tra le carte del "Fondo Moravia", e risalente ai primi anni Cinquanta, viene qui recuperato, ricostruito e inquadrato nella biografia dello scrittore e nella temperie storica. Dopo un romanzo sul fascismo come "Il conformista", tra il 1950 e il 1952 Alberto Moravia tentò così di scrivere anche un romanzo sul comunismo. Non si trattava però di stabilire un parallelo, un confronto o un’equidistanza, né di rappresentare una realtà politica nella sua dimensione storica o nel suo contenuto dottrinale e ideologico. Moravia non aveva in mente un romanzo engagé, né un romanzo storico, né un romanzo di idee, come tentavano in quegli stessi anni intellettuali europei del calibro di Orwell, Sartre e Aragon. Nei romanzi di Moravia l’ipotesi di partenza è un’altra, è quel dramma dell’uomo contemporaneo che quasi d’intuito aveva scoperto nel capolavoro giovanile "Gli indifferenti": quel vuoto di convinzioni profonde che crea un baratro incolmabile tra il mondo interiore e la realtà semplice e piena della vita. Come riempire questo vuoto esistenziale, come trovare le motivazioni che consentano al personaggio di ristabilire il contatto con la realtà e di agire nel mondo? Il Novecento aveva proposto delle ideologie. Moravia, come romanziere, le adotta e le prova sul vuoto esistenziale dei suoi personaggi. I risultati sono però sconfortanti: l’ideologia smuove sì il personaggio dalla sua inerzia e ne giustifica l’azione, ma quale azione... In "Il conformista" il fascismo induce addirittura al tradimento e all’omicidio il protagonista, che vi si era “conformato” solo per sfuggire al suo tormento interiore. Nel romanzo incompiuto del l952, che abbiamo intitolato "I due amici", Sergio aderisce agli ideali del comunismo per sfuggire all’inerzia, all’isolamento e al tormento interiore, ma anche in questo caso l’ideologia si rovescia in un calcolo machiavellico dove "il fine giustifica i mezzi". Per convertire al comunismo l’amico Maurizio, che a differenza di lui è ricco, borghese e vitale, Sergio giunge infatti a sacrificare il bene più prezioso, l’amore. I tre frammenti recuperati al Fondo Alberto Moravia da una vecchia valigia di carte e dattiloscritti si collocano dunque sulla linea principale della riflessione letteraria e ideologica di Moravia e restituiscono "la storia di alcuni ragazzi comunisti e delle loro vicende amorose in rapporto all’ideologia politica: voleva cioè rappresentare la misura in cui incide sulla vita sentimentale un partito che non lascia all’uomo residui di individualità" (spiega Moravia in un’intervista del 1953). È un progetto romanzesco di grande respiro, che poi confluisce in parte confluì in "Il disprezzo" (1954), e nel quale lo scrittore quarantacinquenne riversa materiale autobiografico e saggistico carico di suggestioni profonde e di indicazioni nuove. Mai come in queste splendide pagine Moravia ha raccontato la sua esperienza degli anni della guerra, la fine degli anni Trenta, la caduta del fascismo, il periodo della Liberazione; e utilizza nella narrazione la propria riflessione politica, consegnata agli articoli usciti sul "Popolo di Roma" (1943) e ai due grandi saggi degli anni Quaranta: "La speranza ossia cristianesimo e comunismo" (1944) e "L’uomo come fine" (1947-1954). Il fallimento e l’abbandono della storia di Sergio e Maurizio riflettono forse la consapevolezza che il romanzo è uno strumento improprio per il discorso politico che Moravia, come intellettuale, voleva svolgere. L’anno dopo, nel 1953, compare il primo numero della sua rivista, "Nuovi argomenti", dove lo scrittore continua la riflessione sulle ideologie del proprio tempo, mentre pone con maggior determinazione ai romanzi successivi il problema originario della sua narrativa, fino alla soluzione di "La noia" e "L’attenzione"
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