1,721,182 research outputs found

    HHV-6 e tiroidite autoimmune: indizi di possibili meccanismi immunovirologici

    No full text
    Hashimoto’s thyroiditis (HT) is the most common of all thyroid diseases, with continuously increasing prevalence, and is characterized by abundant lymphocyte infiltrate and thyroid impairment, caused by various cell- and antibody-mediated immune processes 1. In addition to genetic background, several viruses, including herpesviruses, have been suggested to play a role as possible environmental triggers of disease, but conclusive data are still lacking 2-3. The tentative correlation of Human Herpesvirus 6 (HHV-6) with other autoimmune pathologies and its anecdotal presence in HT specimens 4, prompted us to study a possible association between HHV-6 and HT. Our analysis of fine needle thyroid aspirates and blood from HT patients and controls, showed that HHV-6 prevalence and load are highly increased in HT patients (prevalence 82% vs 10%, p=0.001). Furthermore, HT-derived thyroid samples harbor active virus, whereas HHV-6 is strictly latent in the few virus-positive controls. Also, thyrocytes rather than infiltrating lymphocytes contain and support active virus replication. The tropism of HHV-6 for thyroid cells was confirmed by in vitro infection experiments, showing that thyrocytes are permissive to HHV-6 replication, which induces de novo expression of HLA class II antigens on their surface, allowing them to behave as professional APCs. Interestingly, immune cells from HT patients kill HHV-6-infected thyrocytes more efficiently than cells derived from controls. Also, HT patients, but not controls, have specific CD4+ and CD8+ T-cell responses to HHV-6 U94 protein, and specific antibodies directed against HHV-6 U94 antigen.. Although it is difficult to prove etiologic links between viral infections and diseases, especially in the case of a ubiquitous agent such as HHV-6, our findings argue for a potential role for HHV-6 in the development or triggering of HT, and suggest that the presence of a specific immune background is as important as virus infection itself in determining the evolution of the disease

    Ecosistema microbico delle superfici nosocomiali e resistoma

    No full text
    La crescente resistenza ai farmaci (R) degli agenti patogeni è un problema globale, ed è quindi importante mettere a punto metodi in grado di rilevare l'insorgenza di R in modo sensibile e veloce. Recentemente, siamo stati coinvolti nello studio di un nuovo approccio per la sanitizzazione, basato su detergenti contenenti le spore di alcuni ceppi di Bacillus probiotici, che viene correntemente utilizzato in diversi ospedali in Italia e in Europa, in quanto è stato dimostrato in grado di indurre l’abbattimento stabile di molti patogeni sulle superfici ospedaliere trattate. In questo studio abbiamo voluto analizzare le caratteristiche di R (resistoma) della popolazione microbica che contamina persistentemente le superfici nosocomiali, al fine di evidenziare le eventuali variazioni indotte dall’uso di detergenti probiotici. In parallelo, abbiamo valutato la stabilità genetica dei Bacilli probiotici contenuti nei detergenti e il loro eventuale potenziale infettante nei pazienti ospedalizzati

    Ricerca e innovazione per il controllo di contaminazione ambientale, AMR e ICA: uno studio multicentrico

    No full text
    Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un problema globale, ulteriormente aggravato dall’incremento di antibiotico-resistenza (AMR) dei patogeni ICA-associati. È noto che la persistente contaminazione dell’ambiente ospedaliero contribuisce alla trasmissione delle ICA, e che i sistemi di sanificazione tradizionale non riescono a controllare la ricontaminazione, oltre ad avere un elevato impatto ambientale e la capacità di favorire la selezione di ceppi farmaco-resistenti. Recentemente, un sistema di cleaning ecosostenibile a base di probiotici (Probiotic Cleaning Hygiene System, PCHS) si è dimostrato in grado di modulare il microbiota ospedaliero sulle superfici trattate, inducendo, rispetto ai sanificanti tradizionali, un calo significativo dei patogeni e della AMR, con basso impatto ambientale e bassi costi. È stato pertanto effettuato uno studio multicentrico in 6 Ospedali pubblici italiani per verificare se gli effetti osservati a livello ambientale avessero un impatto sull’incidenza delle ICA e sulla AMR dei patogeni ICA-associati. Lo studio, durato di 18 mesi, ha coinvolto i reparti di Medicina Interna, in cui la sanificazione convenzionale è stata sostituita dal PCHS, mantenendo inalterate tutte le altre procedure in grado di influenzare il controllo delle ICA. Nel complesso, sono stati analizzati 11,842 pazienti e 24,875 campioni ambientali. I dati ambientali hanno confermato l’effetto di riduzione dei patogeni superficiali (-83%) e della loro AMR (fino a 100 volte). L’uso del PCHS è risultato associato ad un significativo decremento dell’incidenza globale delle ICA, dal 4.8% (284 pazienti con ICA su 5.930 pazienti totali) al 2.3% (128 pazienti con ICA su 5.531 pazienti totali) (OR=0.44, IC 95% 0.35-0.54) (P<0.0001). Tali dati supportano l’ipotesi che le procedure di sanificazione abbiano un impatto sull’incidenza ICA, mostrando che un singolo intervento ambientale a base di probiotici può essere associato ad un significativo decremento del rischio di contrarre un’ICA durante il ricovero. Questo approccio biologico ed eco-sostenibile potrebbe quindi essere considerato come parte di strategie di controllo e prevenzione delle infezioni
    corecore