1,721,123 research outputs found

    Geomorphological mapping in Italy from the first essays to present

    Full text link
    The geomorphological mapping provides a overview of landscape forms and tells as about their genesis and evolution. The geomorphological mapping is also used as an essential tool for territorial study. Systematically used for a long time in other countries, in Italy has not yet found an "official" use by the management of territory. However the many initiatives promoted by regional and local authorities and many experiences in the context of geomorphological research, have emphasized the importance of the geomorphological map as other thematic maps normally used. Aim of this work is a “trip” along the main stages of geomorphological mapping evolution in Italy, from the early essays. It’s important to note that the evolution of Italian geomorphological mapping was "experienced" by the entire scientific community of the physical geographers. The experience of everyone in different geographical and morphogenetic areas were, from time to time, made available to the community. They were compared to each other, with the aim of identifying common principles for the realization of geomorphological maps, to be used for basic and applied research

    Dolomiti di Brenta, system 9

    No full text
    The Group of the Dolomiti di Brenta, situated in the western of the Trento Province, is delimited to the west from the line of the Giudicarie that together with the Insubrica line defines the NW limit of the Dolomitic region. This Group is roughly 42 km long, 15 km across and arranged transversally from north-east to south-west, covering an area of around 92 km2 (attachment 2.13). The northern boundary is formed by the Sole Valley and the Valley of Non: to the west the Meledrio Valley, Campiglio Valley and Rendena Valley divide the Brenta Group from the nearby Adamello-Presanella massifs. The Valley of Non and the Adige Valley close the circle around the Brenta Group. The Bocca di Brenta divides the chain into two branches: to the north the Sfulmini chain, the Grosté massif and the long northern chain, with Altissimo and the Campa subgroup branching out to the east and to the south the Cima Tosa massif and the Ambiez chain. Among the tallest peaks of the Brenta Group are Cima Brenta (3,150 metres), Cita Tosa (3,173 metres) Ambiéz (3,096 metres) and Vallon (2,935 metres). The main watercourses of the area are to the west – the Sarca which collects water from all the streams that flow down from western Brenta (Bondai, Ambiez, Rio dei Molini, Rio d’Algone, Rio Valagola, Sarca del Brenta) and still to the west after Passo Campo Carlo Magno there is the Torrente Meledrio, a tributary of the River Noce which receives all the watercourses from the north-eastern slopes of Brenta. There are also numerous lakes: after Molveno, the largest lake in the Brenta Dolomite territory is Lake Tovel, once famous for the red coloration of the water. Other lakes include Valagola, in Val d’Agola in the western sector, Lake Durigat near the Peller Refuge, Lake Salare near the ex-Cavalli malga and Lake Asbelz in the southern sector near the Passo della Nana

    Paesaggi d'alta montagna: rocce cristalline. Tav. 4

    No full text
    Vengono descritte le morfologie che si impostano sulle rocce cristalline, desumibili dalla carta topografica

    La pericolosita nell'ambiente morfoclimatico glaciale

    No full text
    Nell’ambiente montano sono ben noti i fenomeni di pericolosità legati alle valanghe, ai debris flows, alle inondazioni, alle frane; meno conosciuti sono invece quelli connessi alla pericolosità glaciale, probabilmente a causa di un apparente basso numero di eventi disastrosi o perché si manifestano in un areale che, rispetto ad altre zone dell’ecumene, è assai meno popolato. Della loro esistenza l’opinione pubblica è messa al corrente solo quando l’uomo ne è direttamente coinvolto o quando si manifestano in zone tradizionalmente interessate dal turismo. La pericolosità che ne deriva è sovente sottovalutata. Spesse volte le conseguenze interessano territori collocati anche a notevole distanza dal luogo in cui è ubicato il ghiacciaio, che ha generato il dissesto, coinvolgendo centri abitati, villaggi, edifici, strade, ferrovie e sentieri situati nei fondovalle. In un momento in cui lo sfruttamento della montagna a scopi turistico - sportivi sia estivi che invernali è intenso, il pericolo non interessa più il singolo frequentatore dell'Alpe, ma strutture antropiche permanenti o siti di piccole e grandi dimensioni, spesse volte anche ad elevata frequentazione, sia pure stagionale o giornaliera. Il grado di pericolosità di certi fenomeni, in alcuni casi, è molto elevato per la repentinità con cui si verificano, e per la poco chiara o mancata serie di segni premonitori

    Laghi di sbarramento da frana. Tav. 10

    No full text
    Vengono descitti una serie di laghi attuali ed estinti generati dallo sbarramento di una frana, desumibile dalla lettura della carta topografica

    Forme di accumulo glaciale. Tav. 40

    No full text
    Vengono descritte le forme di deposito glaciale desumibili dalla lettura della carta topografica

    Glacial and periglacial hazard

    No full text
    The situations of environmental risk in higt mountain areas are mainly linked to the presence of ice and snow masses. Moreover, there are othher phenomena that progressively lead towards gravitational movements in a strict sense; they are mainly due to the action of ice, snow, and melt water

    Alpi e Prealpi centro orientali:cenni di geologia e geomorfologia

    Full text link
    Le Alpi e le Prealpi centro orientali, rappresentano poco più dei due terzi della catena alpina italiana. Vi appartengono le Alpi Pennine, Lepontine, Retiche, Orobie, Atesine, le Dolomiti, le Alpi Carniche e Giulie. Le Prealpi Lombarde e Venete sono ubicate nella parte meridionale della catena ed appaiono divise tra loro dal solco del Lago di Garda. Dal punto di vista orografico si possono distinguere tre zone disposte in senso longitudinale. Una zona di colline pedemontane che comprende accumuli morenici e colline di origine sedimentaria e vulcanica (anfiteatri morenici del Lago Maggiore, di Como, di Lecco, di Iseo, del Garda e del Piave, Colli Berici ed Euganei). Una zona di rilievi denominata “Prealpi” con cime che superano raramente i 2000 m. Una zona alpina con rilievi di “alta montagna” separati da grandi vallate, con ghiacciai di grandi e piccole dimensioni. Il rilievo alpino è il risultato del progressivo avvicinamento e della successiva collisione tra la parte settentrionale della Placca Apula (o Adriatica), con il continente europeo. In particolare la Placca europea si è infilata sotto quella africana ed il fronte di quest’ultima si è accavallato sul margine europeo. Il rilievo, la cui messa in posto è avvenuta durante il terziario, è stato aggredito dall’erosione e degradato nelle zone più elevate anche prima dell’inizio del Quaternario. L’influenza delle glaciazioni del Pleistocene è stata di primaria importanza per la formazione del paesaggio che caratterizza ancor oggi le Alpi e le prealpi cento orientali soprattutto per quanto riguarda la presenza delle grandi valli glaciali e dei grandi laghi. Durante l’ultima massima espansione glaciale le Alpi erano quasi interamente occupate da ghiacciai montani che formavano un “ice fild”, caratterizzato da una rete di colate intercomunicanti, prevalentemente confinate nelle valli, ma localmente espanse verso la pianura con lingue che formavano dei “lobi di ghiaccio pedemontani”. Dopo l'ultimo massimo glaciale la regione alpina è stata interessata da un rapido ritiro dei ghiacciai. Sin dall'inizio dell'Olocene, almeno a partire da 9000 anni fa e fino a circa 5000 anni fa, i ghiacciai alpini hanno avuto un'estensione in prevalenza minore o al massimo equivalente a quella assunta nella seconda metà dell'Olocene. La reale estensione dei ghiacciai nelle Alpi e Prealpi centro orientali durante l’Optimum Climatico Olocenico non è direttamente conosciuta per il fatto che la successiva avanzata dei ghiacciai (Neoglaciale) ha quasi completamente cancellato le evidenze geomorfologiche più antiche. Altre fasi di espansione precedenti alla "piccola età glaciale", si collocano intorno a 3000 anni dal presente e intorno alla fine del primo millennio d.C. La Piccola Età Glaciale è costituita da una serie di pulsazioni positive intervallate da periodi di relativa contrazione dei ghiacciai. A partire dal 1860 A.D. i ghiacciai hanno conosciuto un marcato ritiro; numerosi ghiacciai sono arretrati di un paio di chilometri riducendo le dimensioni areali anche del 45%. L’attuale morfogenesi è affidata a tutti i processi di degradazione che caratterizzano gli areali che vanno dall’alta montagna fino alle basse colline; essi agiscono con ritmi plurisecolari, centenari e/o stagionali. Frequenti sono i fenomeni di ridistribuzione di detriti già deposti (debris flows ecc.) che si verificano nelle condizioni di concentrazione di energia, sotto l’azione violenta dell’acqua, della pioggia, o delle valanghe e che solcano i versanti soprattutto in presenza di grandi dislivelli. Alla continua ed inesorabile azione di modellamento, si associano sempre più frequentemente fenomeni di degradazione accelerata, specie nella media ed alta montagna, che in alcuni casi possono essere messi in relazione con i repentini mutamenti climatici che si stanno realizzand
    corecore