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    Il PCI davanti alla sua storia: dal massimo consenso all'inizio del declino. Bologna 1976

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    Questo volume è il risultato di un lungo lavoro seminariale, svolto presso la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, riguardo a un ciclo di conferenze sulla storia del Pci tenutosi nella prima parte del 1976 presso il circolo Arci «G. Leopardi» di Bologna. Tali lezioni, e i dibattiti che le seguirono, offrono indubbi elementi di interesse per il loro contenuto e perché avvennero nell’anno di massima espansione elettorale del partito, inconsapevole di trovarsi sul punto apicale della sua parabola storica. Nel contesto bolognese, inoltre, si era alla vigilia di un anno di profonda crisi, nel rapporto tra la città comunista e il movimento giovanile e studentesco, che lasciò durature cicatrici. Analizzando criticamente l’immagine della propria storia che il Pci socializzava tra i suoi militanti negli anni Settanta, questo libro si interroga al contempo sui nessi tra questa dimensione storiografica e l’incipiente crisi del partito

    Eric Hobsbawm storico delle classi subalterne

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    L'articolo ripercorre il percorso storiografico di Hobsbawm sullo studio delle classi subalterne dai primi lavori degli anni Cinquanta fino alla fine del secolo. Riflette sulle matrici gramsciane dell'interesse scientifico di Hobsbawm e le relazioni tra la storia delle classi subalterne e la storia del movimento socialista e comunista. Si conclude con un confronto tra l'approccio di Hobsabawm e quello dei subaltern studies indiani, mettendo in evidenza alcune matrici comuni, ma anche la distanza nell'analisi della politica dei subalterni

    Demokratie und Kommunismus in Bologna 1945–1956: Zu den ambivalenten Wirkungen eines stalinistisch geprägten Führungspersonals

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    After the Second World War, the leadership of the Communist Party of Bologna (PCI) was made up of seasoned "professional revolutionaries", individuals who had joined the party in the early 1920s and who shared a deep set of formative experiences: clandestine opposition to fascism, participation in the Resistance, imprisonment, exile and political training in the Soviet Union. In 1945, however, they were confronted with an entirely new political landscape. Their activities now took place within a liberal-democratic framework, and they were tasked with promoting a “new party” – one that went beyond the traditional Leninist vanguard to connect with the masses and compete in democratic elections. The Bologna PCI leadership effectively created a unique political model by exploiting the opportunities offered by municipal self-government within a democratic framework. This enabled them to implement a robust urban reform agenda while retaining core Stalinist features within the party's structure, its concept of militancy and its broader international outlook. This mix of democratic commitment and authoritarian organisation proved remarkably effective and contributed to their sustained political success. In this way, the Bologna communists embraced and advanced the democratic possibilities of post-fascist Italy and used them to strengthen Italian democracy itself, which remained challenged by the residual influence of fascism and the class biases within various state institutions

    La rivoluzione sovietica in prospettiva globale

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    Il saggio propone una riconsiderazione dell'impatto globale della rivoluzione sovietica, focalizzando l'attenzione sui limiti della cultura politica bolscevica rispetto all'eterogeneità dei movimenti rivoluzionari che si misero in connessione, attraverso la Terza Internazionale, con il movimento rivoluzionario russo. Questa ipotesi viene messa alla prova in due casi di studio: la conferenza di Baku del 1920 e il primo congresso dei partito comunisti latino americani tenutosi a Buenos Aires nel 1929. Il primo evento ci mostra le difficoltà dei bolscevichi nell'affrontare il variegato mondo politico islamico nella vasta area dell'Asia centrale, il secondo mostra tutti i limiti eurocentrici dei concetti di razza e nazione con i quali i bolscevichi cercarono di decodificare la composita realtà etnica latino americana. In conclusione si ribadisce l'importanza storica delle connessioni globali messe in essere dal movimento comunista internazionale negli anni Venti e Trenta e la necessità di sviluppare ulteriormente la ricerca su di esse

    Le olimpiadi di Berlino (1936)

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    Il saggio ricostruisce l'organizzazione, lo svolgimento e le implicazioni politiche e propagandistiche dei giochi olimpici di Berlino del 1936. Si inizia ricostruendo il rapporto tra governo tedesco e Cio nella definizione delle modalità organizzative dei giochi per proseguire con una indagine delle implicazioni urbanistiche dei giochi: la costruzione dello stadio, del villaggio olimpico, gli adeguamenti della viabilità e del sistema dei trasporti. I giochi sono stati un'occasione unica per la costruzione di un'immagine rassicurante della nuova Germania, particolare attenzione è stata dedicata infatti agli aspetti propagandistici attraverso la stampa e il cinema. Tuttavia le stesse manifestazioni sportive, al di là della superficie propagandistica mostrano chiare tracce della politica razzista, bellicista e autoritaria del regime. Lo sforzo propagandistico mostrò grande efficacia anche nella memoria dei giochi, la cui immagine positiva andò ben oltre la caduta del regime nazista e cominciò ad essere messa in discussione soltanto verso la fine degli anni Sessanta

    Trasformazioni postindustriali e consumi

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    In questo capitolo viene esplorato l'atteggiamento del partito comunista italiano verso i fenomeni di trasformazione che andarono a riconfigurare la società italiana tra gli anni Settanta e Ottanta come “post-industriale”. Viene analizzata la posizione del partito rispetto alla società dei consumi ricostruendo il dibattito sulla linea dell'austerità sostenuta da Enrico Berlinguer a partire dagli anni Settanta e la difficoltà ad interpretare il ruolo dei consumi nella costruzione di nuove soggettività neel corso degli anni Ottanta. Infine, si analizza il dibattito sui nuovi profili del lavoro e sul rapporto pubblico/privato in ambito economico. Il quadro che ne emerge è quello di una strutturale difficoltà ad elaborare una proposta politica in grado di attirare le nuove figure sociali che stavano emergendo dalle trasformazioni del mondo del lavoro (ridimensionamento della classe operaia di fabbrica, nuove figure del terziario, precarizzazione dei rapporti di lavoro), del consumo (crescente segmentazione della mappa dei consumi alimentata dalle strategie di marketing) e delle forme insediative (declino della metropoli fordista ed esplosione di fenomeni di urbanizzazione diffusa)

    Cibo e comunità politica nella prima metà del Novecento

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    Il saggio ricostruisce i rapporti tra Stati e alimentazione a partire dalla fondamentale cesura rappresentata dalla Grande Guerra. Politiche agricole, approvvigionamenti, razionamento del cibo rappresentarono strumenti a sostegno della riproduzione sociale durante il conflitto e al contempo riconfigurarono i profili della cittadinanza e della legittimazione degli Stati. Sulla base delle esperienze storiche del Regno Unito, della Germania e degli Stati Uniti vengono analizzate le diverse forme dell'intervento pubblico in ambito alimentare con particolare attenzione alle strategie di comunicazione messe in campo dagli Stati. La gestione dell'alimentazione durante la guerra si prolungò nel periodo tra le due guerre nel quale il cibo continuò a costituire, dal punto di vista materiale e simbolico, un elemento fondativo della comunità politica

    Gramsci nel movimento comunista internazionale

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    I contributi raccolti nel volume ricollocano la figura di Gramsci nel quadro degli anni Venti e Trenta e consentono di esplorarne l’originalità alla luce del dialogo intrattenuto con le multiformi prospettive del comunismo del suo tempo. “Tradurre” il bolscevismo in Occidente, pensare il rapporto tra democrazia di massa e comunismo, analizzare le trasformazioni dell’ordine mondiale comprendendo alla luce di esse il fascismo: attorno a questi e altri compiti si incentrò la sua opera politica e intellettuale. Si ripercorrono così passaggi decisivi della biografia politica gramsciana: la Grande guerra, il movimento consiliare, l’esperienza cosmopolita a Mosca, fino agli ultimi anni precedenti alla prigionia, caratterizzati dalla conquista della leadership del Partito comunista d’Italia nel contesto della crisi creatasi nel gruppo dirigente bolscevico dopo la morte di Lenin. I saggi forniscono inoltre molteplici chiavi di lettura utili a comprendere i suoi scritti carcerari, la cui elaborazione apparirà più chiara alla luce delle esperienze maturate da Gramsci tra il 1914 e il 1926

    Consumi e distribuzione: una storia in cifre

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    Si tratta di un'originale ricostruzione storica dei processi di consumo in Italia dal dopoguerra ad oggi analizzati dal punto di vista geografico. Utilizzando i dati Istat, i conti economici delle regioni e altre serie di dati, i processi di consumo vengono analizzati nelle loro differenze geografiche che registrano un riequilibrio e una convergenza dal dopoguerra agli anni Settanta, mentre tendono a divaricarsi e a rafforzare la frammentazione del territorio italiano negli ultimi trent'anni. La maggiore linea di frattura, quella nord/sud viene a complicarsi a partire dagli anni Settanta/Ottanta quando il nord-est emerge come area di maggiore dinamismo e anche il sud conosce un processo di riarticolazione interna con una regione come l'Abruzzo che si allontana notevolmente dalle altre regioni del sud. Il contributo, oltre a presentare un'originale analisi quantitativa dei consumi e delle forme della distribuzione commerciale, avanza un'ipotesi interpretativa complessiva sull'esaurimento della spinta alla nazionalizzazione culturale promossa negli anni del boom e sulla crescente disarticolazione dei territori italiani intersecati dai processi di globalizzazione

    Il consumatore italiano

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    Il saggio ricostruisce le principali tappe della trasformazione dei consumi alimentari in Italia dal momento dell'unificazione della penisola ad oggi. Vengono sviluppati i seguenti aspetti: i consumi alimentari nelle campagne italiane nel lungo Ottocento, con particolare attenzione alle loro differenze regionali; l'andamento dei consumi durante le due guerre mondiali e nel periodo dell'autarchia; la lenta ricostruzione del dopoguerra e gli effetti dell'industrializzazione del settore alimentare nel consumo dei cibi, con particolare riguardo al processo di urbanizzazione degli anni Cinquanta e Sessanta; nuove forme di distribuzione e di marketing del cibo, con particolare riguardo al rapporto tra l'affermazione del sistema dei marchi e la pubblicità televisiva; il mutamento degli stili di consumo a partire dagli anni Ottanta con la trasformazione dei tempi del lavoro e del consumo, la differenziazione dei gusti, la proliferazione delle opportunità di consumo extra-domestico
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