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    L'educazione religiosa e la formazione della religiosità

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    L'articolo dipende da un programma di ricerca, avviato presso l’Università di Bologna fin dal 2010, che ha messo a tema l’esperienza religiosa nella sua concretezza, cercando di individuarne, nel momento storico presente, le forme caratteristiche, l’educabilità e le trasformazioni. In particolare, il contributo riprende alcuni dati sul tema dell'educazione religiosa, ricavati da una ricerca empirica esplorativa, sviluppata nel 2013/14, e già presentata a un seminario nazionale tenutosi a Bologna il 24 e 25 settembre 2015. Gli elementi più significativi per l’educazione religiosa nell’infanzia e nell’adolescenza sono riconosciuti dagli intervistati nell'ambito dell’educazione familiare alla quale si somma una costante sempre attestata nell’esperienza religiosa, cioè la sollecitazione educativa generata dalla “testimonianza” del credente adulto

    Don Milani, la povertà e l'ottavo Sacramento

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    The article presents the figure of Don Milani by focusing on the representations of poverty that accompanied the maturation of a “spiritual” discovery (a real “vocation” that completes the priestly mission) to educate through school, defined by Milani “eighth Sacrament”. Precisely in the pastoral work in the parishes of Calenzano and Barbiana, faced with the “spiritual poverty” and empty formalism well documented in Pastoral Experiences, Don Milani captures the radical problem of the “poverty of the word”. Historical poverty, which certainly causes scandal and clearly indicates which side to take, is only the symptom of a more radical poverty, that of the word, which triggers social exclusion and distracts from spiritual life. Hence the commitment in school in favor of the poor, to make everyone capable of expressing themselves, of expressing their real interests and of being willing to encounter the Word, the only thing necessary

    L'esperienza religiosa. Incontri multidisciplinari

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    La Collana intende rispondere a bisogni sociali di conoscenza e comprensione reciproca, sul tema dell’esperienza religiosa, nell’orizzonte del pluralismo religioso e del multiculturalismo crescente. La scommessa è che il confronto rispettoso e razionale induca maggiore consapevolezza di sé in ogni tradizione, e che quindi possa potenziare la dimensione formativa di ogni esperienza religiosa. La Collana è concepita in termini multidisciplinari, secondo una prospettiva in controtendenza con lo specialismo diffuso: giudichiamo che i grandi temi di ricerca (e la religione è certamente uno di essi) esigano di essere affrontati in un’ottica multidisciplinare integrata, e non frammentaria. Dobbiamo anche collocarci in una dimensione “pluri-prospettica”, nel senso che ciascuna delle discipline individuate presenta (o può presentare) al proprio interno scuole scientifiche e presupposti teorici e metodologici differenti. La Collana non compie scelte di campo apriori, e intende aprire il confronto dialogico anche fra prospettive scientifiche diverse nello stesso campo disciplinare

    Insegnare ad insegnare. Ricerca pedagogica e normative ministeriali in Italia fra storia e prospettiva

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    Insegnare ad insegnare. Ricerca pedagogica e normative ministeriali fra storia e prospettiva Obiettivi: Offrire un contributo alla lettura delle proposte di formazione degli insegnanti della scuola secondaria Metodologia: Lo studio si muove in una prospettiva storica di analisi normativa e curriculare e di esplicitazione dei presupposti pedagogici. Risultati: Il saggio evidenzia gli impliciti pedagogici dei più recenti istituti pedagogici dedicati alla formazione degli insegnanti della scuola secondaria (SSIS, TFA, 24cfu) e propone nuove prospettive di ricerca sul tema. Limiti e implicazioni: Il lavoro esamina il tema principalmente all interno dell orizzonte epistemologico pedagogico. In realtà il tema della formazione insegnanti, per tutte le sue implicazioni sociali e politiche, potrebbe avvantaggiarsi di un impianto di ricerca multidisciplinare. Originalità: Il contributo, accuratamente e puntualmente documentato, è legato anche alla dimensione esperienziale di un soggetto coinvolto nella formazione insegnanti sul piano professionale ed esistenziale.Teach to teach. Pedagogical research and ministerial regulations between history and perspective. Purpose: To offer a contribution to the reading of the training proposals for secondary school teachers. Methodology: The study moves in a historical perspective of normative and curricular analysis and of explicitation the pedagogical assumptions. Findings: The essay highlights the pedagogical implications of the most recent pedagogical institutes dedicated to the training of secondary school teachers (SSIS, TFA, 24cfu) and proposes new research perspectives on the topic. Research limitations/implications: The work examines the theme mainly within the pedagogical epistemological horizon. In reality, the topic of teacher training, for all its social and political implications, could take advantage of a multidisciplinary research system. Originality: The contribution, accurately and punctually documented, is also linked to the experiential dimension of a subject involved in teacher training on a professional and existential level

    La fiaba: pedagogia della paura?

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    Perché narrare fiabe? La fiaba è uno strumento che può generare paura nei nostri piccoli uditori di storie fantastiche? Possono le storie fiabesche educare le nuove generazioni? Da cosa dipende il valore delle fiabe? Queste domande insinuano un sospetto inquietante su un genere narrativo alquanto presente nella nostra vita, per quanto in significati e forme di volta in volta diversi. Una riflessione pedagogica sulla fiaba deve oggi fare i conti con emergenti e ricorrenti denunce della violenza, del sessismo, delle fobie implicite nei racconti fiabeschi, sostanzialmente accusati di proporre modelli identificativi, norme comportamentali, visioni del mondo correlate a definizione di ruoli sociali, in qualche modo funzionali ad un mondo adulto “manipolatore”, “violento”, in totale conflitto con le nuove generazioni. Ma c’è una accusa radicale all’educazione stessa che, nella seconda metà del ‘900, ha trovato negli studi sulla “pedagogia nera” numerose ragioni di critica al pensiero pedagogico e alle prassi educative, giungendo a negare qualunque significato positivo al termine educazione, teorizzando l’impossibilità di educare senza violenza. La questione perciò non è solo la presenza della violenza nelle fiabe ma il senso e il significato della stessa violenza, in termini più radicali del male che è presente nell’esistenza umana in termini non riducibili alla sua presenza nelle narrazioni. La fiaba può diventare strumento di una pedagogia della seduzione e della paura perché ciò può riscontrarsi a livello intrapsichico così come a livello esperienziale/esistenziale. Ma può anche svolgere una funzione di contenimento/padroneggiamento della paura (così come di altri sentimenti) e della violenza, laddove la fiaba pone al bambino dilemmi esistenziali in termini chiari e concisi, elementarità che “permette al bambino di afferrare il problema nella sua forma più essenziale, mentre una trama più complessa gli renderebbe le cose confuse”. La fiaba può pertanto rappresentare uno strumento di ricerca del significato e può aiutare a dar senso anche a ciò che a prima vista non sembra possederlo, alla stessa violenza della vita e al dolore e alla sofferenza che ne consegue

    Religiosità e processi educativi: precedenti storici e prospettive pedagogiche

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    Il contributo esamina il contesto epistemologico e culturale nel quale la ricerca pedagogica italiana ha preso in esame, a partire dal secondo dopoguerra, il tema dell'educazione religiosa. L'autore propone di utilizzare a tal proposito due categorie diverse, il costrutto "processo educativo" e il termine "religiosità" per cogliere in termini più adeguati all'attuale contesto culturale e alle questioni aperte dal pluralismo religioso e multiculturale della società italiana dei primi decenni del secondo millennio

    L’esperienza religiosa e la sua formazione: Categorie teoriche e problemi metodologici di una ricerca esplorativa

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    L’esperienza religiosa rappresenta un campo di ricerca al tempo stesso frequentato ed inesplorato, in particolare dalla ricerca pedagogica. Il contributo presenta i problemi teorici e metodologici di una ricerca esplorativa sull’esperienza religiosa, condotta tra il 2013 e il 2014, su un campione significativo di 2675 soggetti con responsabilità educative (catechisti, insegnanti, responsabili ecclesiali, genitori, ecc.) all’interno della Chiesa Cattolica italiana. Sono inoltre presi in esame alcuni paradigmi pedagogici relativi all’educazione religiosa e alla ricerca sulla religiosità.Religious experience is a search field at the same time attended and unexplored, especially by educational research. The paper presents the theoretical and methodological issues of an exploratory research on religious experience, conducted between 2013 and 2014, on a significant but not representative sample of educational leaders (catechists, teachers, Church leaders, parents, etc.) of the Italian Catholic Church. Some pedagogical paradigms related to religious education and religious research are also examined

    La religiosità come risorsa: una prospettiva pedagogica tra le scienze religiose

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    Il saggio pone le premesse epistemologiche per affrontare il tema delle religiosità da una prospettiva pedagogica collocata a pieno titolo e con piena cittadinanza all'interno delle scienze religiose (o religious studies). La categoria della religiosità rappresenta il punto di approdo di un gruppo di ricerca il cui nucleo fondativo ha cominciato a Bologna un percorso di studi multidisciplinari sull'esperienza religiosa. Ed è il punto focale dei saggi scelti per il volum

    La "pedagogia" della scuola nella saga di Harry Potter

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    Il saggio offre una lettura della saga di Harry Potter in chiave pedagogica, focalizzando l'attenzione sul tema della scuola e sulle sue rappresentazioni, drammaticamente emergenti in particolare nel quinto episodio. I nuclei narrativi e le sequenze filmiche sono pertanto l'oggetto di una interpretazione pedagogica mettendo in evidenza alcuni idealtipi di scuola compresenti nel "manifesto" della scuola di Hogwarts espresso dal "Cappello Parlante", così come i "modelli didattici" impliciti nelle scene dedicate alle lezioni di "Difesa contro le arti oscure" dei due insegnanti "antagonisti", Mrs Umbridge e Harry Potter. Il contributo prende inoltre in esame alcune figure archetipiche del Maestro (Silente/Piton) presenti nella narrazione, sottolineando la cura vigile del "Preside" Silente non esclusiva del "prescelto" ma attenta a tutti gli allievi della scuola, facendone un luogo inclusivo a protezione dell'Io immaturo

    Il tema della libertà nella filosofia dell’educazione: un confronto tra G.M. Bertin e G. Corallo

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    Il tema della libertà possiede una importanza cruciale per la pedagogia anche, e forse soprattutto, in una situazione storica come l’attuale che richiede un sapere pedagogico capace di lettura adeguata e di intervento efficace nella realtà, di fronte ai bisogni educativi delle nuove generazioni. La libertà rappresenta perciò un tema di confronto imprescindibile per la comunità pedagogica ed è interessante guardare alla discussione intercorsa tra Bertin e Corallo, due Maestri della pedagogia del secondo Novecento, proprio sulla libertà come forma dell’educazione e sui suoi possibili fondamenti “metafisici”. Il contributo si concentra in particolare su due interventi, scritti rispettivamente nel 1985 (Corallo) e nel 1988 (Bertin), in occasione delle due pubblicazioni promosse al termine di ciascuna carriera accademica, pubblicazioni scelte perché si collocano entrambe nel momento della tarda maturità dei autori. La loro discussione rappresenta un esempio significativo cui guardare, per attingere ad un metodo di libero confronto intellettuale su temi pedagogici controversi
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