268,238 research outputs found
Due siti, una città. L’antiquaria capuana alla ricerca del proprio passato
Capua, tra le più prospere e sviluppate città del Regno tra tardo medioevo e prima età moderna, mostra un interesse costante per il proprio passato classico. La città nuova, di fondazione longobarda, osserva da vicino le vestigia abbandonate della Capua vetus, e cerca di ricostruire la sua storia remota. È la città stessa, tramite i suoi Eletti, a farsi carico di una politica culturale molto sensibile all’influenza dell’umanesimo latino, una politica che vede nella valorizzazione del passato classico un elemento imprescindibile della salvaguardia della propria identità civica. Nel Cinquecento si susseguono le iniziative finalizzate all’indagine dell’antico, e tuttavia la città dovette attendere la metà del Seicento perché venisse pubblicata una trattazione antiquaria sistematica sulle antichità locali, ad opera di Camillo Pellegrino junior (Apparato alle antichità di Capua, 1651). Nell’intervento si cercherà di indagare questa apparente anomalia, frutto verosimilmente delle difficoltà che la pur nutrita storiografia locale incontrava nel ripercorrere in diacronia la storia della propria città: come testimonia Flavio Biondo, nel Quattrocento i Capuani ignoravano chi avesse fondato la città nuova, e ignoravano le circostanze che avevano causato la soluzione della continuità abitativa. Nel Cinquecento il quadro non era mutato di molto. Solo a metà Seicento, con la pubblicazione delle fonti longobarde ad opera dello stesso Pellegrino (Historia principum Langobardorum, 1643-44), tutte le tessere del mosaico storico capuano vennero collocate con chiarezza al loro posto, consentendo un più agevole studio anche dell’antichità classica
Bernardino Realino fra Capua e Nardò
Bernardino Realino viene esaminato attraverso le testimonianze rese ai processi diocesani svoltisi a Capua e a Nardo. Emerge un modello di santità in linea con i suoi tempi, su cui la Compagnia di Gesù investe in termini di consenso e di diffusione. A Capua compatta attorno ad esso i suoi stessi componenti; a Nardò è sostenuta dalla grande nobiltà e da varie frange del tessuto sociale. Sullo sfondo rimane la città di Lecce, la promotrice presso il cardinale Bellarmino delle richieste dei vari processi E’ la città da cui provengono i Gesuiti escussi a Capua, la città dove molti escussi a Nardò avevano sperimentato la fama di santità del Realino, la città presente in molte testimonianze neritine. E’ la città che a distanza di tempo dalla morte del santo continuava in a manifestare “la scambievole stima e l’affetto” per il suo Bernardino Realino che per quarantadue anni si era adoperato “a commune santificazione e salute” dei suoi cittadini
Genesi e forme di uno spazio politico: Capua nell'alto Medioevo
A partire dai primi decenni del IX secolo Capua divenne il centro di uno spazio politico autonomo. Il gastaldo Landolfo e i suoi si appropriarono di Capua sgominando ogni concorrente e declassando un’élite politica locale che solo pochi anni prima aveva mostrato una notevole intraprendenza. Così la vicenda capuana fu caratterizzata nella seconda metà del secolo da una vivacissima competizione, quasi interamente intrafamiliare. Ciò distingue Capua dagli altri centri del Mezzogiorno longobardo, Salerno e Benevento, dove invece lo strato eminente della cittadinanza giocò nella lotta politica un ruolo in più occasioni attivo, talvolta decisivo. Oltre a dare una nuova stabilità a tutta l’area, l’ascesa al principato beneventano di Atenolfo attenuò la connotazione familiare della società politica capuana, ma non la eliminò del tutto: in forma in parte nuova, essa rimase il marchio distintivo del nuovo principato
Capua: opportunità e prospettive di una ricerca PRIN
Relazione di presentazione dei risultati del I anno di ricerca del PRIN 2022 (avviato il 12.12.2023) dal titolo "The artisanal production of ancient Capua - Le produzioni artigianali di Capua antica" (P.I. nazionale: prof. C. Rescigno), con uno speciale focus sull'apporto delle fonti giuridiche relative all'antica Capua
I monumenti ai caduti di Santa Maria Capua Vetere: la Nazione nel Municipio
I monumenti ai caduti di S.Maria Capua Vetere, edificati fra il 1905 e il 1925, sono fra loro legati da una storia comune che abbraccia un ampio arco cronologico: dall'Unità al fascismo. La ricerca ne ha ricostruito le dinamiche individuando stretti collegamenti fra la capitale del Regno d'Italia e il municipio sammaritano che si avvalse di architetti e scultori impegnati nei più significativi cantieri romani, come il piacentino Manfredi,il siciliano Ximenes e marchigiano Tonnini
Di Capua (Giovanni) I professorini all Costituente
Durand Jean-Dominique. Di Capua (Giovanni) I professorini all Costituente. In: Archives de sciences sociales des religions, n°72, 1990. p. 250
Di Capua (Giovanni) I professorini all Costituente
Durand Jean-Dominique. Di Capua (Giovanni) I professorini all Costituente. In: Archives de sciences sociales des religions, n°72, 1990. p. 250
Capua Vetus / Santa Maria Capua Vetere. Il palinsesto dell’Antico per la città ‘moderna’ Capua Vetus / Santa Maria Capua Vetere. The Ancient palimpsest for the ‘modern’ city
Capua fu Illa altera Roma (Cicerone). La città, abbandonata e rifondata in altro luogo (IX sec.), portò con sé il nome di Capua e trasformò le vestigia romane, intorno alle quali si erano formati i borghi come quello di Santa Maria, nella Capua Vetus. Nonostante la nuova Capua la memoria dell’Anfiteatro campano, del Capitolium, del criptoportico, dell’Arco campano, della Conocchia, delle cosiddette Carceri Vecchie, etc. non si perse mai. È famoso l’affresco della veduta di Capua romana in una ricostruzione letteraria (XVI sec.) nel palazzo episcopale di Capua di cui, nonostante l’originale sia andato perduto alla metà del Settecento, ne rimangono varie copie. Anche le architetture antiche furono rappresentate in varie vedute (Voyage di Saint-Non), offrendo un’immagine romantica dell’antica città attraverso le sue rovine. Proprio le rovine romane acquisirono il ruolo di capisaldi per lo sfruttamento della città settecentesca a partire dalla sua riconversione in cittadella militare grazie alla posizione strategica tra Capua e Caserta.
Capua was the Illa altera Roma (Cicerone). The city, which was abandoned and re-founded in another place (IX century), was still named Capua and transformed the Roman ruins, where villages such as Santa Maria had formed, in Capua Vetus. Despite the new Capua, the memory of the Campanian Amphitheater, the Capitolium, the cryptoporticus, the Campania Arch, the Conocchia, the Old Prisons, so-called, etc. never got lost. A literary reconstruction of the Capua Vetus view in the episcopal palace of Capua is famous (16th century); in fact, even though the original fresco was destroyed, several copies remained. Also the ancient architectures were represented in many views (Voyage by Saint-Non), giving the ancient city a romantic image through its ruins. The Roman ruins themselves served as cornerstones for the eighteenth-century city, since the city’s conversion into a military citadel thanks to its location between Capua and Caserta
SarMeCa – I Seminari di Archeologia medievale in Campania
Atti del I Seminario di Archeologia medievale in Italia (Santa Maria Capua Vetere-Benevento, 19-20 maggio 2022)
La funzione 'mediatrice' dell'Arbitro per le controversie finanziarie. La Segreteria Tecnica quale strumento di riequilibrio delle parti in lite
A distanza di quasi dieci anni dalla sua istituzione, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) ha dato prova di essere un uno strumento efficace di risoluzione alternativa delle liti sorte nell’ambito del settore finanziario tra intermediari e investitori retail. Sebbene lo strumento non sia stato creato con l’obiettivo di raggiungere una soluzione consensuale della controversia, la particolare struttura del procedimento, i poteri istruttori e il ruolo strategico della segreteria tecnica, insieme all’ultimo intervento di riforma, hanno aperto degli ‘spazi’ di dialogo tra le parti utili a concludere un accordo a prescindere dalla decisione finale. Lo scritto si propone di esaminare la natura del procedimento, dei poteri di cui dispone l’ACF e della decisione conclusiva, soffermandosi, in particolare, sui casi in cui lo strumento possa assumere una funzione ‘mediatrice’ tra le parti, utile ad un esito consensuale della lite
- …
