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    Chiaramonte Gulfi an experience of urban morphology

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    This paper is aimed to describe a project for the city of Chiaramonte Gulfi elaborated during the International Laboratory of Architecture_LId’A coordinated by Laura Thermes. In one of the laboratories – directed by the author with Federica Visconti and coordinated to those by Carlo Moccia and Marco Mannino – the team worked on the redefinition of the “city walls”. Over the 1970s, it resulted from the construction of a continuous line of buildings in relationship to agricultural divisions and peri-urban plots. The thin strip determined, on one hand, a new “urban artifact” of morphological value – even if of less architectural value – as a kind of city walls of the ancient city, and, on the other, it opposed the typical nebulized growth of the sprawl-city. The project aims to propose a comprehensive reformulation for this wall, working in some of the significant places, highlighting discontinuities, openings the city to the landscape and establishing new relationships between the Comiso’s plain below and the perched character – like in the acropolis – of the medieval centre, re-entering portions of nature still existing in the urban fabric. The project combines two ways of architectural composition, the stereotomic and the tectonic, and develops the theme of the bastion corresponding to a hiatus of the wall, proposing a new condition overlooking towards the landscape of the Comiso plain and, at the same time, representing an element of a distinctive and interconnected system of “places” able to establish long distance relationships and summarize the whole urban morphology and the geography of Chiaramonte

    L'architettura dell'esattezza. La Neue Nationalgalerie di Berlino di Mies van Der Rohe

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    Lo scritto, redatto nell’ambito di una ricerca MURST-PRIN 2000 – poi approfondito nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica presso lo IUAV1 – e per l’occasione parzialmente integrato, intende proporre, a partire dall’analisi di un opera paradigmatica quale è la Neue National Galerie di Mies van der Rohe, una riflessione più ampia sul portato teorico e conoscitivo della ricerca di questo Maestro inarrivabile dell’architettur

    Nuovo Realismo/Postmodernismo. Dibattito aperto fra architettura e filosofia

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    La dialettica tra Nuovo realismo e Postmodernismo in sede filosofica e corrispondentemente nelle traslitterazioni, traduzioni e tradimenti sub speciae architectura ha visto impegnati filosofi e architetti con un sapiente incrocio di punti vista che, se da un lato ha confermato le liaisons spesso dangereuses tra questi due campi del sapere, dall'altro ha dimostrato come entrambi ambiscano - pur nelle loro articolazioni codificate e strumentazioni specifiche - alla costruzione di un sistema argomentativo teso a indagare il mondo, la realtà nel senso più ampio. Architettura e filosofia si muovono cioè, con gradazioni differenti, all'interno della circolarità indissolubile tra Theoria e Praxis che nella prima fa prevalere - con il progetto - l'effettualità consapevole e per questo fondata su una teoria per la modificazione/trasformazione dello status quo e nella seconda, con uno sguardo ampio, tende a ricomprendere in una visione teoretica più generale le dinamiche e le contraddizioni che ogni tempo propone

    L’architettura dell’Ipostilo

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    Il libro indaga l’archetipo dell’Ipostilo come singolare modalità di “edificazione dello spazio” architettonico che si caratterizza per uno stringente rapporto tra costruzione elementare – a partire dal sistema trilitico architravato fino a quello reticolare spaziale – e misura normata della ripetizione uniforme o differenziata di un medesimo elemento – la colonna/sostegno nelle sue tante declinazioni – sia esso deputato o meno a sostenere una copertura. La necessità di soffermarsi su questa sintetica idea di costruzione nasce dalla volontà di riflettere ancora sull’essenza dell’architettura, sul progetto come modo specifico della conoscenza della realtà e sul rapporto sempre fertile tra tradizione e innovazione, tra retaggio e futuro, tra le forme e la loro appropriatezza contro la programmatica negazione (tipicamente postmoderna e debolista) di ogni fondamento o verità anche provvisoria, di ogni riferimento stabile in cui è immersa parte consistente dell’architettura contemporanea interessata piuttosto alla ricerca soggettiva dell’inedito e del sorprendente in un progressivo e incessante delirio nichilista e relativista. Se è vero, come affermava GUSTAVE COURBET contrapponendosi a un eccessivo processo di idealizzazione dell’arte che «è necessario conoscere per potere», allora il ritorno agli archetipi, la loro evocazione, vuole inscriversi in un punto di vista razionale secondo il quale l’ideazione non può essere confusa con la creazione ab nihilo di aggregati informi e virtuali. Una posizione teorica e operativa in cui le forme aspirano a una lunga durata e devono rendersi intellegibili delle loro motivazioni per esprimere con chiarezza e adeguatezza i rinnovati temi che di volta in volta la collettività ci potrà proporre nel tentativo di risolvere le sue contraddizioni e non solo accettandole o estetizzandole. Un’opzione razionale – in un momento in cui sembra essere legittimo solo l’atteggiamento relativista per cui l’unica punto di vista accettabile sarebbe quello di non avere un punto di vista – che si traduce immediatamente in una stretta relazione con la realtà poiché come ha affermato ALDO ROSSI «L’architettura razionale non è una visione estetica o morale, un modo di vivere, ma l’unica risposta sistematica ai problemi posti dalla realtà». Una realtà che va “accertata” e non “accettata” o riflessa in termini costatativi, indagata e conosciuta in profondità come condizione di partenza per la sua modificazione e trasformazione progressiva attraverso la ragione. La razionalità, in questo senso, rappresenta un orizzonte imprescindibile del pensiero – la ragione per SANT’AGOSTINO, rimane «il principio di tutto l’operare umano» – e lo è in particolare di una sua forma concreta, di una sua manifestazione reale che è appunto l’architettura. Infatti, come ci ricorda ERACLITO, «la ragione è comune a tutti», universale come lo è, in senso “numinoso”, l’archetipo essendo ciò che con chiarezza si rende comprensibile consentendo alla architettura una ricezione allargata, generalizzata, collettiva: in tal senso si spiega l’insistenza sugli archetipi quali strutture pre-discorsive e permanenti, poste prima delle mobili narrazioni, delle soggettive interpretazioni, delle false descrizioni. La trattazione quindi del tema assunto si articola in tre parti correlate, messe in sequenza solo per comodità discorsiva. La prima, riguardante i Principia, indaga il senso e il valore germinale dell’archetipo in senso generale e poi in ambito squisitamente architettonico definendo lo spazio innanzitutto come conformazione di un interno che muove dalla disposizione di forme in stretta relazione con l’identità tra architettura e costruzione tettonica previa l’adozione di procedure proporzionali e sintattiche di controllo. La parte seconda, sugli Elementa, discutendo della mutua articolazione degli elementi primordiali e costituenti gli edifici pubblici – non solo individuati nel tetto su sostegni puntuali e nel recinto riferimto al sistema continuo murario – perverrà a individuare nell’Ipostilo – che nel seguito dovrà intendersi sempre come “archetipo dell’Ipostilo”– l’origine e il principio costitutivo dei tipi collettivi assieme all’aula (contrapposti al labirinto dedalico) chiarendo la differenza e complementarietà tra queste due sintetiche idee di organizzazione della forma dello spazio comunitario. Sarà inoltre indagata l’ascendenza dell’Ipostilo da alcune “quasi regolari” organizzazioni e conformazioni presenti in natura non per mimesi delle forme ma come analogia della struttura ordinata che le sottende. A queste due parti squisitamente teoriche – riaffermando la circolarità tra teoria e opere, tra Principia ed Exempla come condizione ineliminabile dell’arte del costruire – corrisponderà, nel definire alcune questioni di fondo, la terza parte che, nell’esaminare la persistenza di tale archetipo nel corso dello spessore storico dell’architettura occidentale, perverrà alla sua riformulazione nel moderno nelle ricerche dei suoi riconosciuti maestri e indagherà analiticamente numerose architetture realizzate o progettate, alcune paradigmatiche, altre emblematiche, altre confondenti nei modi di adozione dell’Ipostilo al fine di comprendere i differenti assetti compositivi sondati e messi a punto nelle varie stagioni culturali individuando corrispondenze sincroniche con sorprendenti e rassicuranti riformulazioni e riprese di soluzioni e assetti molto distanti nel tempo e nello spazio. Infine nella quarta e ultima parte – Modus hodiernus/Futurum – si farà vedere come nell’architettura contemporanea l’Ipostilo si caricherà di ulteriori valenze ponendosi come dispositivo potente e versatile in grado di declinare, in termini interscalari, una moltitudine di temi soprattutto in ambito urbano, con una amplificazione dimensionale densa di sperimentazioni e trasversalità di significati mai sondate in precedenza. Completano il volume gli Addenda con alcuni rilevanti contributi di studiosi e colleghi – CARLO MOCCIA (per il Saggio Introduttivo), ARMANDO DAL FABBRO, FRANCO DEFILIPPIS, GAETANO FUSCO, MARCO MANNINO, DINA NENCINI, PIETRO NUNZIANTE, MARIA LAURA POLIGNANO, MIRKO RUSSO, FEDERICA VISCONTI – cui va il mio sentito ringraziamento. Ulteriori e preziosi approfondimenti, condotti da punti di vista condivisi e complementari che, se da un lato hanno focalizzato alcuni aspetti teorici utilizzando sovente alcuni degli esempi di autori e maestri già evocati nel testo, dall’altro hanno contribuito a definire, nel loro complesso, in maniera ancor più significativa e ampia, il senso e il carattere delle architetture ipostile che qui si sono volute indagare

    Giuseppe vaccaro: una mostra un libro

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    Recensione della mostra e della pubblicazione sull'opera di Giuseppe Vaccaro ed in particolare sul Palazzo delle poste di Napol

    "Trasformazione urbana, c'è la Scuola"

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    L'articolo riguarda la presentazioni del volume "Progetto e trasformazione della città", a cura di Marella Santangelo e Federica Visconti, e del progetto della Scuola superiore europea di Architettura urbana, curato dalla Fondazione internazionale per gli Studi superiori di Architettura (www.fondarch.it), in collaborazione con l'Istituto italiano per gli Studi filosofici, l'Università Federico II e il Centro interdipartimentale di ricerca per l'analisi e la progettazione urbana "Luigi Pisciotti"

    Progetto per Lyng Gang new city

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    Si tratta di una serie di disegni/schizzi autografi per il progetto redatto con U. Siola e N. Carrino et alii per la nuova città di Lyng Gang (Tianajin) in China esposto alla Expo 2010 di Shanghai nella mostra "Italian Architecture for Chinese cities", poi esposti presso L'Accademia di San Luca a Roma, al PAN di Napoli e alla Facoltà di Archiettura di Reggio Calabria nel 2011. La serie è stata donata alla Accademia di San Luca ove attualmente sono conservati

    Per un "moderno" realismo

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    Partendo dall’assunzione che “post-moderno” sub specie architecturæ, come in filosofia, è un tipico “concetto ombrello” con una densità amplissima di significati spesso antinomici – si pensi al nostalgico ritorno alle forme storiche in polemica col modernismo, all’ipertrofia tecnologica o alla riproduzione derealizzata di simulacri, di εἴδωλα informi, spesso mimetici delle forme naturali – si punterà a riconoscere nel “ritorno alla realtà” un superamento efficiente di tale declinante stagione. Il realismo per l’architettura deve necessariamente essere “positivo”, non conducendo pertanto all’accettazione dello staus quo e delle contraddizioni dell’architettura e città contemporanee, bensì, come ci avverte Antonio Monestiroli, alla ricerca della “essenza del reale” per opporsi e superarne le aporie. In tale ambito si segnala come uno dei rischi – all’interno del dibattito sul nuovo-realismo –risieda in senso neoconservativo nella riproposizione “eclettica” di forme e modelli consolidati e nel rifiuto della possibilità di costruzione adeguata della città aperta. Dopo aver declinato, per l’architettura, le note coppie oppositive moderno v/s postmoderno proposte da Ihab Hassan, nel perseguire un rinnovato rapporto con la realtà, si avanzerà, in termini progressivi, l’urgenza di compimento dell’interrotto “progetto moderno”

    Il Politecnico di Napoli di Luigi Cosenza: una re-interpretazione colta del mediterraneo

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    La Comunicazione ha riguardato la rilettura del politecnico di Luigi Cosenza come non convenzionale e non vernacolare riflessione sul paradigma mediterraneo. Un' opera sapiente in grado di stabilire in presentia ed in absentia raffinate relazioni con il contesto naturale del claustro e con la conca dei Campi flegrei a distanza

    Il luogo dello stare a cospetto della natura in Mies van der Rohe

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    Il tema del soggiorno nelle opere di Mies van der Rohe, tra natura, interno e struttur
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