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CAPOZZI VISCONTI. 10 Architetture 2013 | 2018 / 10 Architectures 2013 | 2018
La citazione di Ludwig Mies van der Rohe che Renato Capozzi pone a esergo del proprio testo introduttivo a questo libro è da leggersi in strettissima connessione con l’Inno di Goethe Grenzen der Menshheit (Limiti dell’umano), composto dallo scrittore tedesco intorno al 1781. Scrive infatti Goethe: «S’egli [l’uomo] s’alza e col capo | tocca le stelle, | in nessun luogo allora | poggian le incerte piante, | ed egli è preda | di nuvole e venti. || Se con solide membra | sta vigoroso | sulla ben fondata | stabile terra, | tanto non s’alza | da compararsi | con la quercia | o col pampino». Questi – per Goethe – sono i limiti che caratterizzano l’uomo, l’umano; e pericolosissima hybris è cercare di oltrepassarli. Apparentemente, proprio quanto si propone di fare Mies van der Rohe: poggiare saldamente i piedi per terra e raggiungere con la testa le nuvole. Da quando Renato Capozzi e Federica Visconti hanno intrecciato i loro percorsi architettonici, ormai alcuni anni fa, si sono sempre dimostrati fedeli nel servire una ben precisa idea di architettura. Anzi, si potrebbe quasi dire che per loro l’architettura consista in questa forma di fedeltà ad un’idea, più ancora di quanto non sia una attività professionale rivolta agli scopi cui questa comunemente si rivolge. L’idea di architettura alla quale Renato Capozzi e Federica Visconti attendono fedelmente è quella che si lascia definire con il termine “razionale”; un’idea che ha attraversato la storia, passando da Durand a Hilberseimer, per giungere alla mostra della XV Triennale di Milano del 1973 curata da Aldo Rossi. Nella versione in cui Capozzi e Visconti la assumono, l’architettura razionale s’incrocia con il realismo – un incrocio quasi necessario, obbligato, sulla base della nota affermazione di Hegel contenuta nei Lineamenti della filosofia del diritto: «Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale». Il realismo come principio di ragione comporta (o almeno auspica) una perfetta coerenza, e di più ancora, una perfetta aderenza delle cose a se stesse. Si tratta di un’idea di architettura che cerca di porre un argine al mondo delle “possibilità e rappresentazioni” presuntamente infinite dell’epoca postmoderna; un’idea di architettura che sappia tornare a stabilire fondamenti e certezze. In questo tentativo i progetti di Capozzi e Visconti dimostrano la propria fedeltà all’“architettura della realtà” di Antonio Monestiroli, all’“architettura come lingua morta” di Giorgio Grassi, all’“esattezza della geometria progettuale” di Gianugo Polesello, all’“architettura urbana” di Uberto Siola, all’“architettura rigorosa” di Salvatore Bisogni, all’“architettura immutabile” di Agostino Renna, al “classico” di Mies van der Rohe. [...] Ma l’insistenza con cui tali progetti affermano e tenacemente ribadiscono il loro legame con tutte queste radici attesta qualcosa di più: testimonia della presenza in essi di una volontà, di uno sforzo – uno Streben – che va oltre la semplice affermazione di se stessi o delle loro “funzioni”; e anche va oltre l’incantamento del referente come mero gioco di specchi. Perché un’idea di architettura – se davvero è un’idea, e non un suo simulacro –, più ancora che su determinati linguaggi o sintassi, è fondata sulla logica ad essa inerente. Ed è a questa logica che rimanda con tutta evidenza l’intero lavoro di Renato Capozzi e Federica Visconti. (dall'introduzione "Quel che resta dell'architettura" di Marco Biraghi
Razionalismo italiano e oltre
Nell’epoca della fine delle grandi narrazioni, della “crisi della ragione”(Gargani, 1979, 2009), del relativismo debolista
post-moderno, della decostruzione, del prevalere dell’interpretazione sui fatti, della de-realizzazione, della postmetropoli,
della post- o sur- modernità ha ancora senso interrogarsi sull’architettura della ragione? E, in senso ancora più specifico, ha ancora senso mettere in questione una possibile linea di continuità del pensiero razionale all’interno del dibattito architettonico italiano dalla stagione del razionalismo eroico a oggi attraversandone gli snodi, in rapporto anche agli scambi tra la cultura italiana e quella tedesca? Queste le Grundsatzfragen che hanno mosso questo numero di EdA e che raccoglie solo alcuni dei numerosi contributi pervenuti. Nella Call si chiedeva appunto di argomentare attorno ad alcuni nodi problematici posti in quella stagione inaugurante e via via declinati in successive fasi salienti della cultura italiana, già altrove indagati (Capozzi, Visconti, 2008, 2009; Capozzi, 2015), con significativi scambi con le parallele elaborazioni in ambito europeo e tedesco in particolare: da qui inoltre l’esigenza di avere due illustri prefazioni a firma di Uwe Schröder e Carlo Moccia, che ancora ringrazio per i loro stimolanti contributi e ragionamenti.
Punti di vista di due architetti e teorici della stessa generazione - uno tedesco e l’altro italiano - impegnati, come molti altri (Simioni, Tognon, Toscano, 2012), nella Scuola e nella pratica del progetto, notevolmente comparabili riguardo al senso e ai possibili caratteri di un rinnovato approccio razionale e condiviso al progetto. La Call metteva in tensione varie polarità nell’intento, tutt’altro che nostalgico, di guardare all’oggi e di caratterizzare per il Modus hodiernus un auspicabile punto di vista razionale per il progetto di architettura e per l’architettura della città
Approcci, metodologie, procedure e tecniche per la riqualificazione e la resilienza dei centri storici e degli edifici di pregio. Il progetto come verifica sperimentale_Esiti finali/ Approaches, methods, procedures and techniques for regeneration and resilience of the historical centers and buildings of prestige. The project as sperimental control_Final results
Il volume raccoglie le risultanze finali prodotte dal gruppo di ricerca DiARC, coordinato dal prof. Renato Capozzi, nell’ambito del Progetto di Ricerca METRICS PON03PE 00093 5 - “MEtodologie
e Tecnologie per la gestione e RIqualificazione dei Centri Storici e degli edifici di pregio” avente come soggetto attuatore il distretto STRESS S.c.a.r.l. con la responsabilità scientifica del prof. Andrea Prota
(DiST_Unina) e dell’ing. Alberto Zinno (responsabile del progetto per Stress s.c.a.r.l.). Il volume - a carattere multidisciplinare e che ha coinvolto studiosi ed esperti delle discipline delle Aree 08 rappresentate all’interno del Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli “Federico II” anche in rapporto alle sinergie attivate con altri dipartimenti dell’Ateneo napoletano e di altri atenei campani e dei partner industriali coinvolti nel distretto STRESS - è articolato in due parti correlate: la prima inerente le attività di ricerca industriale in rapporto agli obiettivi realizzativi del progetto e alle connesse attività in cui sono stati impegnati i componenti del gruppo di ricerca DiARC; la seconda concernente le attività conclusive e di verifica di sviluppo sperimentale nelle molteplici applicazioni, anche progettuali, a casi studio e dimostratori. Tali contributi finali hanno teso a mettere “in opera” il livello di conoscenza acquisito nello stato dell’arte inerente le differenti tematiche oggetto dei singoli OR attraverso lo strumento progettuale, inteso in termini multidisciplinari e integrato alle varie scale e peculiarità d’approccio, come specifico contributo del gruppo di ricerca messo in campo dal Dipartimento di Architettura. | This book contains the final results produced by DiARC research group, coordinated by prof. arch. Renato Capozzi Renato Capozzi ,within the Research Project METRICS PON03PE 00093 5 - “Methodologies and technologies for the management and retraining of historical centres and prestige buildings”; the actuator subject is STRESS S.c.a.r.l. district under the scientific responsibility of Prof. Andrea Prota (DiST_Unina) and Eng. Alberto Zinno (project manager for Stress s.c.a.r.l.). The multidisciplinary book - involving scholars and experts from the disciplines of the 08 Areas represented in the Department of Architecture of the University of Naples “Federico II” with synergies implemented with other departments of universities of Naples and Campania and industrial partners involved in the STRESS district - is divided in two related parts: the first relating to industrial research activities in relation to the development objectives of the project and related activities in which the components of the DiARC research group have been involved; the second on the activities during the course of experimental development in many applications, including design, to case studies
and demonstrators. This final contribuions tended to “put in place” the level of knowledge purchase in the different subject matters of individual OR through the project tool, understood in multi disciplinary and integrated terms at various scales and peculiarities of approach, as a specific contribution of the research team developed by the Department of Architecture
La città che include... affacciata sul mare
La città che include... affacciata sul mare, disegno di Renato Capozzi, penna e pantone su velina giall
Il Gallaratese è un’isola 2021, disegno su carta, 60 × 60 cm
Il Gallaratese come un’isola, more geometrico nella dispersione della periferia milanese tra ampi spazi naturali. Un esperimento di un nuovo modo dell’abitare, un sistema di edifici a configurare una inedita centralità. Una parte formalmente compiuta, un incontro tra due amici, due artisti: “Quando ho fatto il progetto nella parte finale c’era rimasta questa stecca lunga circa 150 metri, larga 10 metri, alta tre piani, che non sapevo come risolvere. Era totalmente fuori dal mio linguaggio! E siccome Aldo Rossi non aveva lavoro e poteva essere utilissimo a Milano per tutti i rapporti con il Comune – così è stato, ho ancora gli scritti, le lettere che lo testimoniano – gli diedi l’incarico!” (R. Capozzi, I. La Montagna, Intervista a Carlo Aymonino, in R. Capozzi, F. Visconti, Architettura Razionale >1973_2008>, Clean, Napoli 2008, p. 28)
Giuseppe Samonà: edifici pubblici per la città antica
L’opera e la riflessione di Giuseppe Samonà - inscritta nel dibattito italiano (de Solà-Morales, 2001; Capozzi, Orfeo, Visconti, 2012) sull’eredità della tradizione e l’analisi della città della storia e sul tema della continuità/discontinuità del progetto moderno - è sintetizzata dalla teoria dei vuoti urbani, dal ruolo dell’edificio pubblico, e dalla ricerca sul linguaggio
La Theoria e la praxis per l'ergon
Il saggio rielabora e sintetizza tre riflessioni precedenti pubblicate luoghi e occasioni diverse: R. Capozzi, Circolarità ermeneutica tra Theoria e Praxis nel progetto di architettura, in «Op. cit.» Selezione della critica d’arte contemporanea, n. 141, maggio 2011, pp. 5-14.; R. Capozzi, La Theoria nell’ergon in E. Vadini (a cura di), Progetto, teoria, editoria. Modi di scrivere e di trasmettere la ricerca architettonica oggi, 3° Meeting ProArch | Matera 4-5 ottobre 2019, Qudlibet, Macerata 2021, pp. 49-52; R. Capozzi, F. Visconti, Il progetto di architettura come nesso tra teoria e prassi, in «Techne», n. 12, 2017, pp. 100-108
Jan Kleihues. architetture per la città
saggi critici dedicati all'opera dell'architetto Jan Kleihues di Uberto Siola, Gino Malacarne, Ugo Carughi, Silvia MAlcovati, Alessandra Moro, Federica Visconti, Renato Capozzi, Gioia Seminario cui si aggiunge un testo dello stesso Kleihues sul concetto di "bellezza" in architettur
Fabio Reinhart. architetture per la città
saggi critici dedicati ai porgetti di Fabio Reinhart a firma di Uberto Siola, Gino Malacarne, Gianni Braghieri, Francesco Saverio Fera, Federica Visconti e Renato CApozzi cui si aggiunge un testo dello stesso Reinhart che presenta, per la prima volta pubblicato, il progetto vincitore del concorso internazionale per il nuovo parlamento di Tirana - Albania
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