2,515 research outputs found

    Passeggiando con Luigi Vanvitelli a Napoli e dintorni

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    Il volume raccoglie brevi saggi che raccontano il contributo di Luigi Vanvitelli all’architettura napoletana della seconda metà del Settecento; gli autori sono tutti studiosi – ricercatori, dottori e dottorandi – che si sono formati a vario titolo presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II. L’architetto visse a Napoli la sua più proficua stagione professionale, nato in città si era formato a Roma, ma nella capitale del Regno contribuì a due opere poi riconvertite in strutture dell’Ateneo napoletano. La conclusione dell’anniversario dei duecentocinquanta anni dalla morte di Luigi Vanvitelli è praticamente coincisa con l’evento di grande rilevanza per questo ateneo degli ottocento anni dalla fondazione dello Studio napoletano. Tale coincidenza ha suggerito questo volume per promuovere la figura dell’artista a un vasto pubblico e il ruolo dell’ateneo napoletano nella fruizione e valorizzazione di monumenti capisaldi della città e della città metropolitana

    Palazzo Calabritto

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    La scheda descrive le vicende storico architettoniche di Palazzo Calabritto e il ruolo attribuito a Luigi Vanvitelli

    Eikonocity

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    I contributi presenti in questo numero offrono spunti di riflessione sul tema dell’immagine urbana europea e mediterranea e della sua evoluzione tra Cinque e Ottocento, ma anche sulle metodologie proposte, all’alba del XX secolo, da alcuni avveduti pionieri di un’urbanistica ‘moderna’, atte a guidare gli interventi sulla città del passato e, quindi, la sua riqualificazione e valorizzazione. Come spesso accade nei ‘digest’ ospitati in eikonocity, all’apparente voluta mancanza di un tema monografico fa spesso da contrappunto l’esistenza de facto di un ‘filo rosso’, rinvenibile in modo palese o nelle pieghe dei testi dei nostri autori

    Capua Vetus / Santa Maria Capua Vetere. Il palinsesto dell’Antico per la città ‘moderna’ Capua Vetus / Santa Maria Capua Vetere. The Ancient palimpsest for the ‘modern’ city

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    Capua fu Illa altera Roma (Cicerone). La città, abbandonata e rifondata in altro luogo (IX sec.), portò con sé il nome di Capua e trasformò le vestigia romane, intorno alle quali si erano formati i borghi come quello di Santa Maria, nella Capua Vetus. Nonostante la nuova Capua la memoria dell’Anfiteatro campano, del Capitolium, del criptoportico, dell’Arco campano, della Conocchia, delle cosiddette Carceri Vecchie, etc. non si perse mai. È famoso l’affresco della veduta di Capua romana in una ricostruzione letteraria (XVI sec.) nel palazzo episcopale di Capua di cui, nonostante l’originale sia andato perduto alla metà del Settecento, ne rimangono varie copie. Anche le architetture antiche furono rappresentate in varie vedute (Voyage di Saint-Non), offrendo un’immagine romantica dell’antica città attraverso le sue rovine. Proprio le rovine romane acquisirono il ruolo di capisaldi per lo sfruttamento della città settecentesca a partire dalla sua riconversione in cittadella militare grazie alla posizione strategica tra Capua e Caserta. Capua was the Illa altera Roma (Cicerone). The city, which was abandoned and re-founded in another place (IX century), was still named Capua and transformed the Roman ruins, where villages such as Santa Maria had formed, in Capua Vetus. Despite the new Capua, the memory of the Campanian Amphitheater, the Capitolium, the cryptoporticus, the Campania Arch, the Conocchia, the Old Prisons, so-called, etc. never got lost. A literary reconstruction of the Capua Vetus view in the episcopal palace of Capua is famous (16th century); in fact, even though the original fresco was destroyed, several copies remained. Also the ancient architectures were represented in many views (Voyage by Saint-Non), giving the ancient city a romantic image through its ruins. The Roman ruins themselves served as cornerstones for the eighteenth-century city, since the city’s conversion into a military citadel thanks to its location between Capua and Caserta

    La città, il viaggio, il turismo. Percezione, produzione e trasformazione

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    La città come meta del viaggio nella sua lunga evoluzione nel corso della storia: un bisogno primario dell'uomo, un evento finalizzato alla conoscenza, all'istruzione, agli affari e agli scambi commerciali, alle conquiste militari o religiose, ma anche legato agli episodi per il conseguimento della mera salvezza fisica o spirituale. Nella cornice di una delle città storiche più celebrate al mondo, culla dell'antichità greca, del mito e della bellezza, meta intramontabile di viaggi di cultura e di piacere, e oggi, più che mai, fortemente protesa alla conservazione e alla valorizzazione della propria identità, un'ulteriore occasione di riflessione e di confronto tra i più svariati ambiti disciplinari attinenti alla storia urbana

    Capo di Monte da area agricola a primo sito borbonico napoletano

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    Carlo di Borbone fu per Napoli, e non solo, un re illuminato: l’architettura e lo sviluppo urbanistico ebbero momenti felici grazie alle sue iniziative e dopo lo stallo dell’ultima fase del viceregno. Anche il periodo austriaco, che aveva avuto il merito di cercare di sprovincializzare l’amministrazione, la politica e la cultura, non riuscì a intervenire in modo significativo sulla città. La ricerca di una riserva di caccia in città, fu tra le prime intraprese del giovane sovrano (1735), che scelse l’area collinare di Capo di Monte salubre, panoramica, vicina al centro urbano ma non molto appetibile per le impervie vie di accesso. La zona presentava un carattere agricolo, sfruttata da masserie, prevalentemente di proprietà ecclesiastica. La coraggiosa scelta del re cambiò il destino del sito, che si sviluppò da riserva di caccia in parco reale con un sontuoso palazzo. Ma il primo Sito reale borbonico fu messo in secondo piano da Portici e Caserta; il primo per il rapporto con i siti archeologici, il secondo perché manifesto del casato per la sontuosità e la dimensione a scala urbana. Con il Decennio francese Capodimonte fu investito da un rinnovato interesse grazie alla posizione di sentinella sulla città e poiché offriva facili vie di fuga per i re francesi, mai veramente accettati dalla popolazione napoletana. Il palazzo fu finalmente abitato, il sito fu ingrandito con nuove acquisizioni fondiarie e soprattutto dotato di idonee strade d’accesso. Oramai facilmente raggiungibile Capodimonte fu completato durante la Restaurazione a circa cento anni dalla sua nascita. Come sempre l’iconografia urbana racconta lo sviluppo di questa parte di città, molto nota per la trasformazione della reggia in Museo Nazionale di Capodimonte (inaugurato nel 1957)1 e meno per la lunga vicenda costruttiva che ci ha consegnato il primo Sito reale dei Borbone di Napoli
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