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Viaggio nell'antico: Winckelmann e la “questione di Napoli"
J.J. Winckelmann visited four times the Reign of Naples. Which motivation did push him to these travels? Of course his interest for the
discovery of Ercolano and Pompei sites; but not only! As he confessed to his closest friends, he was pushed by his desire of fame and glory,
his secret wish to become a member of the Ercolanese Academia. The welcome of the court was disappointing indeed, the relationships
with the Partenopei intellectuals were difficult. Also the impact with the city was not happy at the beginning. Nevertheless from the
reading of his letters we see that Winckelmann later changed his first negative judgements. The reign of Naples with the vesuvian
discoveries, the traces of the Magna Greece and Sicily let him acquire that science he poured in his most famous works. This essay analyses
the origins of this relationship through the fresh examination of the epistolary. It collects private letters in which Winckelmann expresses
his mind in all sincerity. Letters combine the scientific reflection and the projects of life in the “Neapolitan issue”
La cultura dell’antico a Napoli nel Secolo dei Lumi. Omaggio a Fausto Zevi nel dì genetliaco, Atti del Convegno Internazionale, Napoli-Ercolano 14-16 novembre 2018
Lucis Impressio. Incontro internazionale di studio sugli archivi fotografici e la fotografia di documentazione
Da Divo Augusto a Bonaparte: note sul restauro delle statue colossali sedute dall'Augusteum di Ercolano
Nel corso delle prime esplorazioni dell’antica Ercolano, furono rinvenute nella cosiddetta Basilica, poi correttamente identificata con l’Augusteum, il luogo di culto degli imperatori defunti e divinizzati, due statue colossali di marmo rappresentanti figure maschili sedute, fasciate nel solo paludamentum. Le statue, prive della testa e delle braccia, furono oggetto d’interventi integrativi da parte, prima di Joseph Canart, poi di Filippo Tagliolini, che ne condizionarono l’identificazione. Immesse nelle collezioni del Real Museo Borbonico sono citate, a partire dal primo inventario del 1819, come statue ritratto rispettivamente di Augusto di Claudio. Questa definizione è generalmente accettata dalla tradizione degli studi. In particolare si è sostenuto che la testa in gesso di Augusto sia stata plasmata sul modello del ritratto del principe raffigurato sulla Gemma Augustea ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna. In questa sede, si avanza, invece, la proposta che la statua rappresenti, per intenzione dello scultore Tagliolini, l’immagine di Napoleone Bonaparte. Attraverso la ricostruzione della vicenda del restauro, condotta attraverso documenti d’archivio inediti, si offrono spunti di riflessione sull’uso e abuso dell’antico nel XVIII secolo
Dal giuramento di Tota Italia all’avvento dell’età dell’Oro: arte e propaganda al tempo di Augusto
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