326,885 research outputs found

    Atmosphere(s) for Architects: Between Phenomenology and Cognition

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    Interfaces 5 was born to home the dialogue that the neuroscientist Michael A. Arbib and the philosopher Tonino Griffero started at the end of 2021 about atmospheric experiences, striving to bridge the gap between cognitive science’s perspective and the (neo)phenomenological one. This conversation progressed due to Pato Paez’s offer to participate in the webinar “Architectural Atmospheres: Phenomenology, Cognition, and Feeling,” a roundtable hosted by The Commission Project (TCP) within the Applied Neuroaesthetics initiative. The event ran online on May 20, 2022. Bob Condia moderated the panel discussion between Suchi Reddy, Michael A. Arbib, and Tonino Griffero. This volume collects nine essays: the target chapter is “A Dialogue on Affordances, Atmospheres, and Architecture” by Michael A. Arbib and Tonino Griffero; there are four commentaries to this text by Federico De Matteis, Robert Lamb Hart, Mark Alan Hewitt, and Suchi Reddy; Michael A. Arbib and Tonino Griffero have independently responded to the commentaries, emphasizing the opportunities and challenges of their respective approaches: cog/neuroscience and atmospherology applied to architecture; Elisabetta Canepa offers “An Essential Vocabulary of Atmospheric Architecture,” developing an atmospherological critique of the Marianna Kistler Beach Museum of Art on the Kansas State University campus in Manhattan to evaluate the accuracy, coherence, and adaptability of her lexicon. Bob Condia and Mikaela Wynne provide an introduction entitled “On Becoming an Atmospherologist: A Praxis of Atmospheres.

    Cèsar Manrique e Lanzarote: il colore nel paesaggio di terra lavica

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    La pubblicazione analizza lo stile architettonico di Manrique che si basava sulla salvaguardia della natura, ottenuta attraverso la costruzione in perfetta armonia con l'ambiente circostante. Gli interventi di Manrique sull'isola vanno dal decretare che il colore per tutte le costruzioni fosse il bianco (come da tradizione delle antiche case fatte con la calce) a vari interventi spettacolari dove la sua incredibile capacità di fondersi ed integrarsi con l'ambiente ha dato vita a veri e propri capolavori. Manrique proteggeva la natura, non la intaccava con le costruzioni. Ne sono un chiaro esempio il ristorante El Diablo progettato all'interno del Parco Nazionale di Timanfaya, perfettamente integrato nelle sue colorazioni esterne con l'ambiente arido dei vulcani, il Mirador del Rio sulla punta nord dell'isola realizzato all'interno della montagna, i Jameos del Agua, una serie di grotte scavate dalla lava fusa in cui si infiltra l'oceano dove Manrique ebbe l'idea di costruirvi accanto un ristorante, una sala da concerti e un centro didattico sui vulcani. Nello stile cubico di Lanzarote costruì su bolle vulcaniche la casa-studio, dove integrò abilmente le cavità nella pianta della sua abitazione, ad ognuna delle quali dedicò un colore diverso (bianco, giallo, rosso, nero,) collegandole con gallerie ricavate nella roccia basaltica imbiancata a calce. Il modo in cui Cesar Manrique convertì queste bolle in stanze, il modo in cui le arredò, in cui creò bianchissimi pavimenti che si contrappongono al nero delle pareti, unitamente alla scelta di inserire nella bolla a cielo aperto una piscina dalle acque turchesi affiancata da un rigoglioso giardino di piante grasse, dimostrano la sua genialità

    Space for cooking in housing architecture

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    The preparation and cooking of food is part of everyday life from the moment in which man began to cook meat on fire; thus a process has begun that has led the space where these functions are carried out to becoming one of the most significant environments in the house. With the passing of time and changing needs, the kitchen has undergone substantial changes both in terms of its location and importance within the house, and for its furnishings and equipment

    Ritratti di città. Singapore, il fil rouge è verde

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    Gli edifici di Singapore assumono il verde come parte della costruzione, sottolineandone il miglioramento delle prestazioni e nello stesso tempo i benefici fisici e psicologici che ne derivano per gli utenti. Il verde si sviluppa insieme alle varie parti del progetto, in stretta relazione sia con l’esterno che con gli spazi interni, passando per gli spazi di relazione tanto negli edifici pubblici che privati

    Living mobile for emergency: lessons from big architects

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    Living in temporariness is not always quantifiable, is a condition often forced determined by disastrous situations that man is not able to control or prevent, but that he is forced to accept. If before an event, living had the meaning of belonging to a specific place, the precariousness and the new temporal dimension upset human existence. This paper analize projects which show the sensitivity of some great architects and designers to the social theme of emergency and temporariness, a condition that leads to a disorientation that overturns the way of living and prevents people from getting in tune with the places of emergency that give hospitality

    ABITARE IL CARCERE. Gli spazi della quotidianità nella detenzione in Italia

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    Il carcere è una casa abitata e vissuta per un arco temporale più o meno lungo, costituita tanto da luoghi collettivi e condivisi al chiuso e all’aperto, quanto da luoghi più privati, le celle. Il testo indaga dapprima la storia del carcere analizzando il rapporto tra l’istituzione sociale, il modello di detenzione, la forma architettonica e il luogo in cui l’edificio è collocato, per poi concentrarsi sull’Italia dove la tipologia edilizia è ancora pensata più per contenere che non per rieducare, disattendendo l’art. 27 c. 3 della Costituzione. L’ingresso dentro gli spazi confinati di alcuni istituti ha permesso di comprendere l’organizzazione spaziale dei diversi ambiti e le gerarchie che costituiscono un carcere, l’atmosfera che caratterizza gli spazi interni ed esterni della quotidianità dei detenuti e anche del personale, le relazioni fisiche e percettive all’interno e dall’interno verso l’esterno: tutto ciò con lo scopo di elaborare per alcuni ambienti criteri progettuali in grado di incidere sul miglioramento della qualità dell’abitare improntata a modelli di vita comunitaria che assomiglino a ciò che i detenuti si ritroveranno a vivere una volta tornati alla libertà

    La nuova energia di Battersea Power Station

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    Costruita tra il 1929 e il 1950 da Sir Giles Gilbert Scott, per mezzo secolo Battersea Power Station a Londra, il più grande edificio in mattoni d'Europa, ha bruciato carbone per generare fino a un quinto dell'elettricità della capitale. Come spesso accade a queste “cattedrali del lavoro”, quando le luci si spengono rischiano di diventare scheletri del loro passato, ancorché se inserite all’interno del Grade II* listed, ovvero sottoposti ad alto vincolo di tutela secondo la classificazione britannica. Dopo diversi tentativi falliti, un consorzio di azionisti della Malesia ha affidato l’arduo compito di riconversione spaziale dell’ex centrale allo studio WilkinsonEyre, specializzato in progetti per la cultura, sport e tempo libero, infrastrutture e pianificazione su larga scala. L’edificio è diventato così chiave di volta di un progetto di rigenerazione di un intero quartiere che ha cambiato volto con gli edifici disegnati tra gli altri da Gehry e Foster e con nuovi spazi pubblici e aree a verde al posto dei depositi di carbone e binari ferroviari. L’ex centrale si è trasformata in un multi-functional hub dove il presente viene vissuto nel passato della struttura restaurata: spazi commerciali, ristoranti e caffetterie allestiti all’interno della Turbine Hall A in stile art déco e della più industriale Hall B; spazi uffici, riunioni ed eventi e in copertura penthouses. Se qua e là i visitatori incontrano pezzi originali, come le turbine, i quadranti e i comandi destinati al controllo di fornitura dell’energia, è all’interno dello spazio museale allestito da Appelbaum Associates che si comprende cosa è stato questo complesso: manufatti di grandi e piccole dimensioni coesistono con pannelli interattivi, enfatizzati da scenografie giganti che anticipano le installazioni della salita immersiva all’interno di una delle quattro ciminier

    Città ideali: tra utopia e realtà, tra arte e scienza

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    La città è il luogo per eccellenza dell’aggregazione degli uomini; non stupisce quindi che nel corso dei secoli siano state sviluppate teorie per promuovere la costruzione di città ideali. Il periodo centrale del dibattito è il Rinascimento e i primi tentativi appartengono territorialmente all’Italia centrale, grazie alla lungimiranza delle dinastie regnanti. La ricerca analizza in un percorso temporale che parte dall’antichità e arriva fino ai giorni nostri le principali teorie e realizzazioni che hanno visto i concetti di arte e scienza presenti nel dibattito separatamente o contemporaneamente

    Allestire per rieducare. Un dovere ripensare gli spazi nel carcere.

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    Il carcere è un mondo chiuso, fossilizzato perché i mutamenti al suo interno avvengono con lentezza; necessita di attenzione non solo in termini di dimensioni degli spazi, ma sul ruolo che i rapporti e le proporzioni degli stessi, gli arredi, i colori, i materiali, le finiture, la luce e l’ombra possono avere sul benessere fisico e psicologico dell’utenza. E’ necessario ripensare l’allestimento degli spazi carcerari in termini di qualità di vita dei detenuti, affinché siano funzionali alla loro riabilitazione e contemporaneamente luoghi idonei a chi svolge all’interno il proprio lavoro
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