95,183 research outputs found

    Factorization in generalized Calogero-Moser spaces

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    Using a recent construction of Bezrukavnikov and Etingof we prove that there is a factorization of the Etingof-Ginzburg sheaf on the generalized Calogero-Moser space associated to a complex reflection group. In the case W = S_n, this confirms a conjecture of Etingof and Ginzburg

    On singular Calogero-Moser spaces

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    Using combinatorial properties of complex reflection groups, we show that the generalised Calogero-Moser space associated to the centre of the corresponding rational Cherednik algebra is singular for all values of its deformation parameter c if and only if the group is different from the wreath product SnCmS_n\wr C_m and the binary tetrahedral group. This result and a theorem of Ginzburg and Kaledin imply that there does not exist a symplectic resolution of the singular symplectic variety h+h*/W outside of these cases; conversely we show that there exists a symplectic resolution for the binary tetrahedral group (Hilbert schemes provide resolutions for the wreath product case)

    “Una specie di piccolo Museo o Galleria”. L’importanza della raccolta stefaniana e la necessità di un catalogo

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    Il saggio ripercorre le vicende storiche che hanno portato alla formazione del Museo della basilica di Santo Stefano e Bologna e fornisce molte notizie sulle opere che vi sono contenut

    Documenti per Girolamo da Treviso a Bologna (con una nuova data per Sabba da Castiglione)

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    Unpublished documents provide new and valuable information on the career of the painter Girolamo da Treviso (d. ca. 1544). Notably, the overlooked date of a drawing in the Uffizi is a relevant new piece of information related to Girolamo's fresco in the church of the Commenda in Faenza. The celebrated man of letters Sabba da Castiglione commissioned this fresco from Girolamo in 1529, but the painter completed it only four years later. Two unpublished documents related to Girolamo's collaboration with stonecutters in 1531 and 1533 shed light on the architectural taste of Bolognese patrons around 1530

    Generalized Calogero-Moser spaces and rational Cherednik algebras

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    The subject of this thesis is the interplay between the geometry and the representation theory of rational Cherednik algebras at t = 0. Exploiting this relationship, we use representation theoretic techniques to classify all complex re ection groups for which the geometric space associated to a rational Cherednik algebra, the generalized Calogero-Moser space, is singular. Applying results of Ginzburg-Kaledin and Namikawa, this classification allows us to deduce a (nearly complete) classification of those symplectic reflection groups for which there exist crepant resolutions of the corresponding symplectic quotient singularity. Then we explore a particular way of relating the representation theory and geometry of a rational Cherednik algebra associated to a group W to the representation theory and geometry of a rational Cherednik algebra associated to a parabolic subgroup of W. The key result that makes this construction possible is a recent result of Bezrukavnikov and Etingof on completions of rational Cherednik algebras. This leads to the definition of cuspidal representations and we show that it is possible to reduce the problem of studying all the simple modules of the rational Cherednik algebra to the study of these nitely many cuspidal modules. We also look at how the Etingof-Ginzburg sheaf on the generalized Calogero-Moser space can be "factored" in terms of parabolic subgroups when it is restricted to particular subvarieties. In particular, we are able to confirm a conjecture of Etingof and Ginzburg on "factorizations" of the Etingof-Ginzburg sheaf. Finally, we use Clifford theoretic techniques to show that it is possible to deduce the Calogero-Moser partition of the irreducible representations of the complex reflection groups G(m; d; n) from the corresponding partition for G(m; 1; n). This confirms, in the case W = G(m; d; n), a conjecture of Gordon and Martino relating the Calogero-Moser partition to Rouquier families for the corresponding cyclotomic Hecke algebra

    Presentazione

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    Nuovi approcci ascrivibili all’ambito dei visual studies sembrano avere soppiantato quelli della storia dell’arte, che resta invece strumento fondamentale anche per indagare tematiche più trasversali, come l’arcano rapporto che lega l’immagine e la parola. In questa prospettiva, la storia dell’arte può liberarsi dai suoi vincoli tradizionali e aprirsi all’esplorazione di altri domini culturali, da quello letterario a quello filosofico, per analizzare le immagini “latenti”, ossia le traduzioni verbali di oggetti figurativi o la sublimazione in termini letterari e poetici di opere visuali già prodotte. I contributi contenuti in questo volume tentano perciò di indagare, da diversi punti di vista, come i meccanismi propri del visivo possano influenzare o determinare le forme verbali, ma anche i modi in cui queste ultime riescono talvolta ad accostarsi e tradurre il contenuto ineffabile delle immagini artistiche

    The Calogero-Moser partition for G(m,d,n)

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    We show that it is possible to deduce the Calogero-Moser partition of the irreducible representations of the complex reflection groups G(m,d,n) from the corresponding partition for G(m,1,n). This confirms, in the case W = G(m,d,n), a conjecture of Gordon and Martino relating the Calogero-Moser partition to Rouquier families for the corresponding cyclotomic Hecke algebra

    La fototeca di Carlo Volpe: l’officina del conoscitore

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    Il terzo progetto espositivo del ciclo Blind Spot: percorsi inediti alla Biblioteca Supino è dedicato a una selezione di fotografie di dipinti italiani appartenenti all’archivio personale dello storico dell’arte Carlo Volpe (1926-1984), tra i principali allievi di Roberto Longhi e tra i massimi interpreti del metodo della connoisseurship. Volpe, di cui ricorrono quest’anno i quarant’anni dalla scomparsa, fu docente presso l’Università di Bologna ed eminente studioso di pittura italiana, con un particolare interesse per l’Italia centrale tra Due e Trecento e le vicende figurative dell’Emilia e della Romagna dal XIII al XVIII secolo. Inserendosi pienamente nella tradizione dei conoscitori del Novecento, costituì negli anni un’importante raccolta fotografica come imprescindibile strumento al servizio delle proprie ricerche. La Fototeca Volpe è stata acquisita dall’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC) nel 1988 ed è divenuta parte della Fototeca I.B. Supino della Biblioteca del Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna, ora Biblioteca delle Arti afferente all’Area Patrimonio Culturale. La mostra La fototeca di Carlo Volpe: l'officina del conoscitore, a cura di Giacomo Alberto Calogero e Gianluca del Monaco, ha potuto giovarsi della collaborazione degli studenti Margot Bellini, Giada Compagnoni, Anna Sofia Desideri, Rosario Leuzzi, Emma Squartini e Sofia Zanardi, che hanno frequentato uno dei Laboratori parte dell’offerta didattica della laurea magistrale in Arti visive, coordinato dal prof. del Monaco. Le quattro sezioni in cui è suddivisa l’esposizione presentano ciascuna alcune foto relative a un dipinto studiato e attribuito da Volpe in diverse fasi della sua carriera: la prima riguarda una Crocifissione su tavola in collezione privata, che lo studioso propose di riferire a un pittore bolognese attivo alla fine del Duecento in una breve nota all’interno de La Pittura Riminese del Trecento (1965); la seconda presenta l’illuminante restituzione alla fase tarda di Ambrogio Lorenzetti per un rovinato affresco con l’Incoronazione della Vergine nella chiesa di Sant’Agostino a Montefalco, pubblicata all’interno del giovanile articolo incentrato sul pittore senese comparso su “Paragone” (1951), ma rimasta pressoché ignorata nella letteratura successiva; la terza concerne la decisiva ascrizione a Paolo Uccello dell’Adorazione del Bambino frammentaria riemersa su una parete della sagrestia di San Martino a Bologna alla fine degli anni Settanta e occasione di una fondamentale rilettura dell’opera dell’artista fiorentino delineata poco dopo su “Paragone” (1980); la quarta, infine, illustra il riconoscimento alla mano di Ludovico Carracci della tela con San Vincenzo Martire attualmente parte della collezione Unicredit, a conferma del ruolo d’avanguardia assegnato al più anziano dei Carracci da Francesco Arcangeli (1915-1974), edito in un numero di “Paragone” (1976) dedicato proprio al collega e amico scomparso due anni prima. La mostra intende così promuovere una migliore conoscenza del fondo Fototeca Volpe conservato presso la Biblioteca delle Arti, invitando inoltre a riflettere sull’importanza dell’attribuzione come atto connotante la professione dello storico dell’arte, nella specifica modalità in cui fu praticata da Volpe: per lo studioso bolognese, infatti, secondo l’insegnamento di Longhi, l’attribuzione di un’opera non si riduceva mai a semplice agnizione e classificazione, ma diventava comprensione dei suoi valori qualitativi più alti e insieme ricostruzione del contesto storico-artistico di cui era parte integrante e condizionante: “nel trovare luogo entro un quadro di riferimento già storicamente assestato, il nuovo pezzo ne viene convalidato e insieme contribuisce a chiarirlo”

    La fototeca di Carlo Volpe: l’officina del conoscitore

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    l terzo progetto espositivo del ciclo Blind Spot: percorsi inediti alla Biblioteca Supino è dedicato a una selezione di fotografie di dipinti italiani appartenenti all’archivio personale dello storico dell’arte Carlo Volpe (1926-1984), tra i principali allievi di Roberto Longhi e tra i massimi interpreti del metodo della connoisseurship. Volpe, di cui ricorrono quest’anno i quarant’anni dalla scomparsa, fu docente presso l’Università di Bologna ed eminente studioso di pittura italiana, con un particolare interesse per l’Italia centrale tra Due e Trecento e le vicende figurative dell’Emilia e della Romagna dal XIII al XVIII secolo. Inserendosi pienamente nella tradizione dei conoscitori del Novecento, costituì negli anni un’importante raccolta fotografica come imprescindibile strumento al servizio delle proprie ricerche. La Fototeca Volpe è stata acquisita dall’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC) nel 1988 ed è divenuta parte della Fototeca I.B. Supino della Biblioteca del Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna, ora Biblioteca delle Arti afferente all’Area Patrimonio Culturale. La mostra La fototeca di Carlo Volpe: l'officina del conoscitore, a cura di Giacomo Alberto Calogero e Gianluca del Monaco, ha potuto giovarsi della collaborazione degli studenti Margot Bellini, Giada Compagnoni, Anna Sofia Desideri, Rosario Leuzzi, Emma Squartini e Sofia Zanardi, che hanno frequentato uno dei Laboratori parte dell’offerta didattica della laurea magistrale in Arti visive, coordinato dal prof. del Monaco. Le quattro sezioni in cui è suddivisa l’esposizione presentano ciascuna alcune foto relative a un dipinto studiato e attribuito da Volpe in diverse fasi della sua carriera: la prima riguarda una Crocifissione su tavola in collezione privata, che lo studioso propose di riferire a un pittore bolognese attivo alla fine del Duecento in una breve nota all’interno de La Pittura Riminese del Trecento (1965); la seconda presenta l’illuminante restituzione alla fase tarda di Ambrogio Lorenzetti per un rovinato affresco con l’Incoronazione della Vergine nella chiesa di Sant’Agostino a Montefalco, pubblicata all’interno del giovanile articolo incentrato sul pittore senese comparso su “Paragone” (1951), ma rimasta pressoché ignorata nella letteratura successiva; la terza concerne la decisiva ascrizione a Paolo Uccello dell’Adorazione del Bambino frammentaria riemersa su una parete della sagrestia di San Martino a Bologna alla fine degli anni Settanta e occasione di una fondamentale rilettura dell’opera dell’artista fiorentino delineata poco dopo su “Paragone” (1980); la quarta, infine, illustra il riconoscimento alla mano di Ludovico Carracci della tela con San Vincenzo Martire attualmente parte della collezione Unicredit, a conferma del ruolo d’avanguardia assegnato al più anziano dei Carracci da Francesco Arcangeli (1915-1974), edito in un numero di “Paragone” (1976) dedicato proprio al collega e amico scomparso due anni prima. La mostra intende così promuovere una migliore conoscenza del fondo Fototeca Volpe conservato presso la Biblioteca delle Arti, invitando inoltre a riflettere sull’importanza dell’attribuzione come atto connotante la professione dello storico dell’arte, nella specifica modalità in cui fu praticata da Volpe: per lo studioso bolognese, infatti, secondo l’insegnamento di Longhi, l’attribuzione di un’opera non si riduceva mai a semplice agnizione e classificazione, ma diventava comprensione dei suoi valori qualitativi più alti e insieme ricostruzione del contesto storico-artistico di cui era parte integrante e condizionante: “nel trovare luogo entro un quadro di riferimento già storicamente assestato, il nuovo pezzo ne viene convalidato e insieme contribuisce a chiarirlo”
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