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    Michelangelo e il progetto di architettura

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    Recensione della mostra "Benchè non sia mia professione. Michelangelo e il disegno di architettura", Vicenza, Palazzo Barbaran da Porto, 17 settembre – 10 dicembre 2006 Firenze, Casa Buonarroti, 15 dicembre 2006 – 19 marzo 2007. A oltre quarant’anni dalla discussa mostra romana di Zevi e Portoghesi, che confrontava le opere di Michelangelo con lavori di interpretazione visiva – secondo Tafuri “una dilettantesca traduzione del linguaggio architettonico in astratti e astorici giochi architettonici”–, una nuova occasione di ammirare, senza mediazioni critiche, i disegni di architettura di Michelangelo in tutta la loro straordinaria ricchezza e attualità

    Berlino 1990-2010. La ricerca sull'isolato e sul quartiere.

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    La città di Berlino ha rappresentato negli ultimi decenni il luogo privilegiato della sperimentazione architettonica (a causa della sua particolarità storica di città divisa e poi riunificata, che ha reso disponibili immense aree edificabili), ma anche il luogo della discussione su quale città si dovesse ricostruire e come (la città della storia, quella distrutta, quella dei progetti mai realizzati, o la città del nostro tempo, se ne esiste una). I saggi e i progetti qui raccolti rappresentano un tentativo di lettura critica di questo importante momento di riflessione a partire prima di tutto dall’architettura. Attraverso l’analisi dei più importanti interventi di ri-costruzione nel centro urbano della città e di alcuni quartieri suburbani realizzati negli ultimi vent’anni, emerge la volontà, da parte degli amministratori così come degli architetti, di ripercorrere attraverso i nuovi progetti i momenti più significativi della storia architettonica di Berlino per trovare il senso e il modo di intervenire oggi sulla città. Se il tema dell’isolato urbano è sicuramente il momento centrale di questa ricerca per quanto riguarda i progetti per il centro, la questione del quartiere, come parte urbana separata ma strutturalmente e morfologicamente legata alla città, rappresenta la risposta al problema dei nuovi insediamenti residenziali suburbani. In entrambi i casi lo strumento privilegiato della pianificazione urbana è l’architettura, alla quale si riconosce ancora la capacità di dare forma e senso allo spazio e, attraverso lo studio delle tipologie insediative e edilizie, alla qualità del vivere dentro e fuori la città

    Dialogo con Jürgen Sawade

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    Abbiamo conosciuto Jürgen Sawade durante i nostri studi su Berlino nell’estate del 2008, quando gli abbiamo chiesto di poter pubblicare alcuni suoi progetti sul libro dedicato alla “ricostruzione critica” che stavamo allora preparando. Dopo una iniziale resistenza, dovuta più che altro alla sua naturale ritrosia (oltre che al formato elettronico dei disegni che occorreva all’editore e che era per lui una anomalia), non è stato difficile coinvolgerlo e convincerlo a partecipare a un progetto, che poneva al centro dell’attenzione, prima della spettacolarità delle soluzioni architettoniche, l’analisi tipo-morfologica degli edifici e il loro rapporto con il disegno urbano. Formatosi con Oswald Mathias Ungers, Jürgen Sawade rappresenta certamente tra i suoi allievi una eccezione: anagraficamente il più anziano, classe 1937, è stato il suo primo collaboratore nello studio di Berlino, ma ha anche conosciuto Le Corbusier, facendo apprendistato nel cantiere berlinese dell’Unité (costruita per l’IBA del 1957), e Mies van der Rohe, di cui ricorda in particolare il discorso inaugurale in occasione della messa in opera della copertura della Neue Nationalgalerie nel 1966. È dunque un esponente di quel razionalismo concettuale e astratto che ha portato avanti l’eredità del moderno con coerenza e convinzione, ma rapportandola alla realtà della città, confrontandosi con la sua struttura, con i luoghi e i tipi della storia. Per questa ragione la nostra collaborazione con lui è proseguita nel tempo e questo articolo rappresenta una prima ampia pubblicazione del suo lavoro rivolta agli architetti italiani

    Tipo forma figura: una antologia

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    Già durante la fase di redazione della prima antologia dedicata ai temi della tipologia architettonica e della morfologia urbana è apparso subito evidente che si è trattato di un dibattito allargato, partito dagli studi italiani ma ben presto recepito e rielaborato in diversi paesi europei e negli Stati Uniti. Il volume è poi uscito con il titolo Tipologia architettonica e morfologia urbana. Il dibattito italiano. Antologia 1960-1980, ma già si prevedeva di far seguire un secondo volume dedicato al dibattito internazionale e alla ricezione ed evoluzione delle nozioni di tipo e di forma applicate all'architettura e alla città. Sono infatti molti gli autori stranieri che negli stessi anni o in quelli immediatamente successivi fanno riferimento diretto ad alcuni scritti degli autori italiani già analizzati e inseriti nel primo libro. Tra gli autori più menzionati si trovano Argan, Muratori, Aymonino, Rossi o Grassi. Tra i testi più citati vi sono Studi per una operante storia urbana di Venezia (1959), L'architettura della città (1966), La costruzione logica dell'architettura (1967), La città di Padova (1970). Ed è interessante vedere come questi libri vengano letti e recepiti in modo diverso nei differenti contesti culturali e nazionali. Questa diversità è legata certamente a una elaborazione disciplinare, ma a volte esiste anche uno scarto temporale, dovuto all'assenza o al ritardo delle traduzioni in lingua straniera, come spiega Cohen per il caso francese, che imprime al dibattito una dimensione già "storica

    Tipologia architettonica e morfologia urbana. Il dibattito italiano. Antologia 1960-1980

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    Tipologia architettonica e morfologia urbana costituiscono in Italia dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso le questioni centrali del dibattito teorico sull’architettura. Il volume si propone di ricostruire tale dibattito attraverso una selezione critica degli scritti dei più importanti protagonisti, molti dei quali oggi di difficile reperimento. A partire dalla definizione di “Tipo” di Quatremère de Quincy, ripresa da Argan nel 1960, l’antologia, ordinata volutamente secondo un principio cronologico, al fine di poter ricomporre la stessa sequenza delle fasi del dibattito così come è avvenuto, si pone come obiettivo una verifica di quanto e come il concetto di tipo sia oggi ancora considerato dagli architetti uno strumento importante per il progetto. Dato il suo carattere insieme teorico e operativo il libro si propone sia come testo di carattere scientifico, sia come strumento didattico nell’insegnamento delle discipline compositive delle Facoltà di Architettura

    Ampliamento del Cimitero di Città a Lugo (Ravenna).

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    Pubblicazione del progetto terzo classificato al Concorso internazionale per l’Ampliamento del cimitero di città a Lugo (RA). A partire dalle condizioni poste dal bando di concorso, il progetto ha cercato di rispondere adeguatamente a tutti i requisiti previsti per il nuovo ampliamento, funzionali e rappresentativi, e insieme di sviluppare e approfondire anche i temi legati alla definizione dei caratteri del luogo e agli elementi della sua costruzione: il rapporto con il paesaggio agrario circostante e con il verde urbano, la relazione del nuovo cimitero con l’impianto esistente, i tipi e i modi dell’architettura di questa regione e di questa città. La soluzione proposta si inserisce così nel contesto complessivo del cimitero, mantenendo tuttavia anche una relativa autonomia funzionale, formale e figurativa: il nuovo impianto è chiaramente riconoscibile nell’insieme, così come anche nella definizione dei singoli stralci esecutivi
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