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Parla con lei. Dibattiti sulla violenza contro le donne tra Italia e Spagna
saggio sul gener
Chiara Cretella, Inma Mora Sánchez, Le parole per dirla. Nuove terminologie della violenza contro le donne
violenza di gener
Sulla violenza sessuale in contesti di guerra e di pace
La paura dello stupro è radicata nella memoria femminile, in una memoria che può essere definita collettiva, culturale, di genere; è un timore che accompagna, fin dall’adolescenza, e che può condizionare la vita delle donne. Un terrore che diventa massimo in situazioni particolari, come durante i conflitti, ma che è comunque presente anche in momenti di pace.
La violenza sessuale è, da sempre, soprattutto raccontata dalle donne per le donne, vista la sua indicibilità: in pace e in guerra, il silenzio accompagna ed aggrava la sofferenza della vittima. Vi sono caratteristiche che si susseguono e si ripetono contraddistinguendo questi eventi: atteggiamenti della società, dello stupratore, della donna vittima che si ripresentano negli anni, nei differenti contesti e nei diversi luoghi.
Di questo si è dato conto qui, provando a stendere un filo che riannodi, da un lato, il racconto e il carattere della violenza e, dall’altro, possa ridare voce e dignità alle donne violate
Introduzione
Voci dal verbo violare, sono le voci quotidiane che spesso rimangono silenziose o sono scomode da ascoltare perché continuano a narrare e a tessere il dominio violento fatto quotidianamente sulle donne, sul loro corpo, ma non solo: sui loro sogni, sulle loro identità migranti, sul loro ruolo famigliare, sociale e lavorativo; sul loro equilibrio psichico. Sul loro, sul nostro essere donna nella contemporaneità e nella storia.
E sono le voci che spesso vengono accolte dalle professioniste e dai professionisti dell’educazione, che incontrano queste donne nel momento in cui la violenza subita a di colpo frenato, deviato le loro vite; le ha rese disorientate e alla ricerca di nuovi inizi, di altre direzioni in cui credere
Introduzione
Il libro presenta le voci quotidiane che spesso rimangono silenziose o sono scomode da ascoltare perché continuano a narrare e a tessere il dominio violento fatto quotidianamente sulle donne, sul loro corpo, ma non solo: sui loro sogni, sulle loro identità migranti, sul loro ruolo famigliare, sociale e lavorativo; sul loro equilibrio psichico. Sul loro, sul nostro essere donna nella contemporaneità e nella storia.
E sono le voci che spesso vengono accolte dalle professioniste e dai professionisti dell’educazione, che incontrano queste donne nel momento in cui la violenza subita a di colpo frenato, deviato le loro vite; le ha rese disorientate e alla ricerca di nuovi inizi, di altre direzioni in cui credere. A partire dall'ascolto di queste voci, si propone una riflessione su quali dimensioni dell'agire educativo un professionista dei processi formativi, di empowerment e di percorsi di tutela deve costruire competenze
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