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    Jacques ROUMAIN, Signori della rugiada (a cura di A. Costantini)

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    (curatela di Alessandro Costantini: Introduzione e annessi: pp. VII-LI; traduzione: pp. 3-183; note e glossario

    Écrivez-vous petit-nègre? La parole française écrite en situation d’énonciation coloniale et sa représentation

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    Nel saggio si analizza la presenza allo scritto di ciò che viene chiamato comunemente ‘petit-nègre’, cioè un francese parlato generalmente in situazione coloniale e considerato un francese deformato, stravolto, guastato : un linguaggio difforme rispetto alla norma della lingua francese. L’analisi si basa su un corpus di citazioni ricavate da romanzi pubblicati nell’arco di quasi due secoli, da fumetti, da testi teorici consacrati a questo fenomeno, come si basa anche su frammenti di dialogo tratti da testimonianze militari e coloniali dirette e indirette: questo al fine di una messa a fuoco della nozione di ‘petit-nègre’ e delle sue rappresentazioni. Ne emergono, in sintesi, tre sottocategorie dai valori linguistici, ideologici ed estetici molto differenti: il ‘petit-nègre’ inteso in un’accezione ristretta, il ‘français-tirailleur’ e il ‘petit-français’

    Per la semiotica letteraria

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    L’articolo si propone come contributo a una definizione della semiotica letteraria. L’approccio semiotico all’analisi del testo, inteso come pratica scientifica mirante a descriverlo, è qui contrapposto alla critica letteraria, intesa come pratica che del testo si nutre spesso fino a consumarlo e a metabolizzarlo. L’analisi semiotica del testo è presentata come un momento di un più generale e vasto processo teorico-analitico-teorico, che riporta i risultati acquisiti nella e dall’analisi verso la teoria per alimentarne lo sviluppo. La semiotica letteraria in una prospettiva che, ispirandosi al progetto scientifico della scuola greimassiana, integri l’analisi del piano del contenuto con quella dei piani dell’espressione e della manifestazione testuale: da un’analisi stilistico-linguistica iniziale, volta a definire l’idioletto del testo per permettere poi un’analisi non astratta del piano del contenuto secondo i canoni semiotici suddetti, a un’analisi del livello stilistico-retorico, come organizzazione sovraordinata rispetto al piano del contenuto e a quello della manifestazione, in grado di sovradeterminarne il senso

    'Formes et figures narratives de la dictature dans le roman francophone et hispanophone de la Caraïbe'

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    En examinant la production narrative de la Caraïbe ayant trait à la dictature, de langue française et espagnole, l’article part de l’hypothèse que l’on puisse y trouver un phénomène culturel et littéraire, supra ou transnational. L’examen portera sur dix romans ou récits: cinq d’auteurs haïtiens (Phelps, Depestre, G. Étienne, Dorsinville), cinq d’auteurs de langue espagnole (Asturias, Carpentier, García Márquez, Roa Bastos). Par delà la persistance d’une thématique commune et à l’intérieur d’un réseau complexe de similitudes et de différences, il se dessine un système caribéen, surtout pour les années ’70, mais qui s’étend quelque peu sur le plan géographique (à l’aire latino-américaine), aussi bien que temporel (à la première moitié du XXe siècle). Les romans sur la dictature, en Amérique Latine, ont des fortes ressemblances, affinités, parentés: sur le plan des formes et structures narratives, aussi bien que sur celui thématique, fondé sur des couples oppositifs tels que: Dictateur/Victime, présence/absence, euphorie/dysphorie, raison/déraison
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