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Erratum: Identification of the goat CSN1S1F allele by means of PCR-RFLP method (Animal Genetics (2000) 31 (342))
Erratum
Ramunno L., Cosenza G., Pappalardo M., Pastore N., Gallo D., Di Gregorio P. & Masina P. (2000) Identi®cation of
the goat CSN1S1F allele by means of PCR-RFLP method. Animal Genetics 31, 34
Stereotypes and Prejudices. From Social Sciences to Semiotics
This paper draws from the social sciences the notion of stereotype, as it relates specifically to people and social groups, by surveying how, from the 1950s to the present, social psychology has elaborated and discussed it in a systematic and empirically grounded way. It then distinguishes stereotypes and prejudices, showing how stereotyping and categorization follow similar processes, and how it is necessary to acknowledge, not only in scholarship but in social practice, the unavoidability of stereotypes, in order to overcome them and prevent them from leading to discriminatory attitudes. Finally, some concepts from Umberto Eco’s interpretive semiotics and Algirdas J. Greimas’ generative semiotics are proposed, which the author believes are most helpful in setting up a semiotic analysis of stereotypes that can empirically and operationally dialogue with both social psychology and social semiotics
Analisi strutturale e funzionale del gene che codifica l'Acil CoA:diacilglicerolo aciltransferasi (DGAT) nella specie bufalina.
n Italia il bufalo (Bubalis bubalis, detto anche water buffalo) viene allevato essenzialmente per la produzione di latte, che, per la sua particolare composizione, risulta più adatto per la trasformazione che per il consumo diretto.
Il latte bufalino ha sapore dolce e colore bianco opaco dovuto all'assenza di carotenoidi con un pH che oscilla tra 6,6-6,8 (de Franciscis et al., 1963) ed una percentuale di lattosio mediamente del 4,9%.
Le principali differenze di natura chimica e chimico-fisica tra il latte bufalino e bovino sono rappresentate dal contenuto in grasso (8,39% vs 3,58%) e in proteine (4,66% vs 3,24%) (AIA 2003), caratteri, questi, responsabili di differenze nella resa alla trasformazione.
In merito al suo contenuto proteico, nel latte di bufala, analogamente a quello degli altri ruminanti, sono presenti sei principali proteine: quattro caseine (alpha s1, beta, alpha s2 e k) codificate da altrettanti geni autosomici strettamente associati (CSN1S1, CSN2, CSN1S2 e CSN3), e due sieroproteine, beta-lattoglobulina (LGB) e alpha-lattoalbumina (LAA).
Il latte di bufala è utilizzato quasi esclusivamente per la produzione di mozzarella, pertanto lo scopo della selezione non è solo quello di aumentare la quantità del latte, ma, anche, di migliorare la sua attitudine alla trasformazione. I geni che codificano per le proteine del latte e che controllano la produzione del grasso sono considerati geni candidati per il raggiungimento di tale obiettivo. Ad esempio, è ormai accertato che le differenze nella struttura primaria delle proteine del latte ed, in particolare, i diversi rapporti quantitativi tra le quattro caseine sono responsabili di differenze nelle sue proprietà tecnologiche (Grosclaude et al., 1994; Mariani et al., 1996). Diversi esempi mostrano che, in diversi casi, le maggiori differenze nel contenuto di una particolare proteina nel latte bovino e ovi-caprino sono determinate da mutazioni realizzatesi nei geni che le codificano (per una review vedi Masina et al., 1995; Formaggioni et al., 1999).
Di particolare rilievo è l'analogia osservata tra allele CSN1S1 G nella specie bovina e l'allele CSN1S1 E nella specie caprina sia dal punto di vista proteico (basso livello di sintesi) che per quanto riguarda l'evento molecolare che li caratterizza (inserzione di un LINE nell'ultimo esone del gene) (Rando et al., 1998; Jansá Perez et al. 1994). Inoltre, per ciascun gene delle caseine calcio sensibili di capra (CSN1S1, CSN2 e CSN1S2), è stato individuato almeno un allele associato ad un contenuto “nullo” della proteina corrispondente (Di Gregorio et al., 1989; Leroux et al., 1990; Rando et al., 1996; Ramunno et al., 2001).
Infine, recentemente è stato identificato un polimorfismo relativo al gene diacilglicerol O-aciltransferasi 1 (DGAT1) (Winter et al., 2002), che sembrerebbe influenzare il contenuto del grasso nel latte bovino.
Di contro, a tutt'oggi nella specie bufalina sono stati osservati esclusivamente polimorfismi di tipo qualitativo. A ciascuno dei loci delle caseine calcio sensibili sono state identificati almeno due alleli (Shaker and Bhatia, 1996; Ferranti et al., 1998; Mitra et al., 1998) ed in una popolazione bufalina allevata in Italia, Chianese et al. (2001) hanno identificato una variante meno glicosilata dell'alpha-lattoalbumina.
Un recente studio realizzato su campioni individuali di latte di bufala, appartenenti alla stessa mandria, ha messo in evidenza significative differenze sulla resa di caseificazione a parità di proteina totale (Zicarelli L, comunicazione personale). E' ipotizzabile, pertanto, che anche la specie bufalina, analogamente a quanto osservato per le altre specie di ruminanti, possa caratterizzarsi per la presenza di alleli associati a differenze quantitative nella loro espressione e che la ridotta variabilità genetica osservata fino ad oggi, molto probabilmente, sia da mettere in relazione ai pochi studi realizzati in tale settore.
Ad esempio, a tutt'oggi in Banche Dati per la specie bufalina, a differenza delle restanti specie di ruminanti di interesse zootecnico, vengono riportate solo sequenze relative a cDNA parziali o, come nel caso del gene DGAT1, totale assenza di informazioni.
Tuttavia, dato l'elevato grado di omologia genetica tra i diversi mammiferi, le informazioni genetiche ottenute dall'analisi del genoma bovino e ovi-caprino possono essere utilizzate per l'analisi degli stessi geni nelle specie bufalina e quindi per l'identificazione di marcatori genetici che possano fornire informazioni utili per migliorare le prestazioni produttive e riproduttive della specie.
Il programma proposto si prefigge, attraverso l'utilizzo delle tecniche di biologia molecolare, di identificare la naturale variabilità esistente nel gene che regola la sintesi del grasso nel latte di bufala al fine selezionare animali che producano un latte con caratteristiche tecnologiche e nutrizionali che meglio possano soddisfare le nuove e sempre più sofisticate richieste del mercato lattiero-caseario e le necessità nutrizionali e dietetiche dell'organismo nelle diverse fasi della vita
Fattori genetici che influenzano le proprietà funzionali e tecnologiche di latte e carne
Dipartimento di Agraria, Università degli Studi di Napoli, Corso di Dottorato di Ricerca in Food Science, ciclo 34
Individuazione della mutazione responsabile dell'assenza di caseina alfa-s2 nel latte di capra
Il programma dell'Unità di Ricerca prevede, come fase preliminare, l'individuazione di animali omozigoti per l'assenza di caseina alfa s2 mediante elettroforesi su gel di poliacrilammide in presenza di SDS (SDS-PAGE) di campioni individuali di latte. Successivamente si procederà all'analisi del gene della caseina alfa s2 di capra per mezzo del Polimorfismo dei Frammenti di Restrizione (RFLPs) utilizzando come sonda il cDNA della caseina alfa s2 bovina. In seguito, sulla base delle sequenze relative al cDNA della caseina alfa s2 caprina e del gene della caseina alfa s2 bovina depositate presso GeneBank o EMBL, si procederà al disegno dei primers ed all'amplificazione, mediante PCR, dell'intero gene della caseina alfa s2 di due capre, una omozigote per l'allele associato ad un normale contenuto di caseina alfa s2 ed una omozigote per l'allele "nullo".
Il confronto tra le sequenze nucleotidiche (Sanger) dei segmenti di DNA relativi ai due alleli potrà permettere di evidenziare l'evento molecolare responsabile della mancata espressione del gene e quindi di mettere a punto un metodo rapido ed economico per determinare, direttamente e fin dalla nascita, il genotipo degli animali. Infine, saranno effettuate analisi di popolazione al fine di valutare la frequenza dell'allele "nullo" nelle diverse popolazioni caprine allevate in Italia. Per mezzo della selezione basata sulla determinazione del genotipo a livello di DNA sarà possibile ottenere popolazioni di capre che producono latte caratterizzato dall'assenza di caseina alfa s2 e basso contenuto di caseina alfa s1, in modo da produrre un latte molto simile a quello umano e che, pertanto, potrebbe trovare utile impiego nell'alimentazione del neonat
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