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    Puntare su allevamenti e zootecnia

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    Nei parchi italiani la maggior parte delle razze allevate o presenti occasionalmente appartiene a tipi genetici a discreta o ampia diffusione su tutto il territorio nazionale. Un esempio è dato dalla razza Podolica insistente nei Parchi Nazionali del Gargano del Cilento e Vallo di Diano, del Pollino e dell’Appennino Lucano e non solo o delle pecore di razza Appenninica e Merinizzata Italiana presente in tutti i parchi del centro-sud. Difficilmente si potrà quindi parlare di razza “tipica” o “esclusiva di un parco. Infatti la Regione Basilicata nel 2008 emana la L.R. n°26 che prevede un premio specifico per l'allevamento di razze locali a rischio Gentile di Puglia , Garganica, asino di Martina Franca , Avelignese

    UN PATRIMONIO GENETICO DA PROTEGGERE E VALORIZZARE “L'ASINO”

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    Nel 1992 a Rio de Janeiro è stata sottoscritta la “Convezione Internazionale sulla Diversità Biologica” ratificata nel 1994 dall’Italia con l’approvazione della Legge n.124. Negli anni successivi si sono susseguite diverse strategie e piani di azione europei e nazionali per giungere nel 2004 alla “Conferenza degli Stakeholder” a Malahide (Irlanda) che ha proposto il “Countdown 2010”, iniziativa rivolta ai governi, alle ONG e a diversi settori economici e sociali, per sensibilizzarli sul raggiungimento dell’obiettivo nella riduzione della perdita di biodiversità entro il 2010. L’Unione Europea ha ridefinito nel 2006 una nuova strategia che esplicita la volontà di dare seguito agli accordi, alle azioni e alle linee strategiche assunte e ratificate nel passato descrivendole nella Comunicazione della Commissione “Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre - Sostenere i servizi ecosistemici per il benessere umano”. In Italia, nell’ultimo decennio, alla “Strategia Paneuropea sulla Diversità Biologica e Paesaggistica”, è legata l’istituzione di nuove aree protette, di parchi regionali e nazionali che potrebbero trovare un’adeguata valorizzazione anche attuando politiche di incentivazione e di una zootecnia estensiva che ricorra all’allevamento di razze autoctone. In ampie aree interne svantaggiate e, più in generale, su tutto il “territorio rurale” italiano da più di mezzo secolo è in atto, infatti, un processo costante di abbandono solo in parte contrastato dall’istituzione di nuove aree protette. Una possibile definizione di questi territori rurali (parchi, riserve, aree rurali marginali e aree svantaggiate), elaborata attraverso l’analisi della letteratura scientifica e dai documenti programmatici dell’Unione Europea è accomunata dai seguenti elementi caratterizzanti: bassa densità abitativa in confronto ai principali centri urbani periferici; un tessuto economico-produttivo basato principalmente sull’agricoltura e l’allevamento, in misura minore sull’artigianato locale e sulle piccole e medie imprese; un settore forestale determinante l’assetto generale del territorio e dell’ambiente, con influenze dirette sul paesaggio e sull’identità locale. Dall’analisi dei principali indicatori economici e dei dati statistici riguardanti il settore primario, si stima che sul territorio nazionale la riduzione dell’attività pastorale è ormai già oltre il 60%. Questa dinamica, congiuntamente alla modernizzazione delle tecniche agronomiche e zootecniche, è causa di estese trasformazioni e di un crescente degrado del paesaggio agro-silvo-pastorale. La valorizzazione, il mantenimento e il presidio potrebbero essere attuati mediante l’implementazione e la reintroduzione di animali autoctoni adattabili alle condizioni geomorfologiche dell’ambiente in esame. L’introduzione e l’invasione di specie estranee al territorio rappresenta infatti il secondo fattore di minaccia per gravità che investe attualmente la biodiversità nel mondo, come si può facilmente evincere dai rapporti dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN). La minaccia non si limita a causare l’estinzione di numerose specie autoctone creando forti squilibri negli ecosistemi ma impatta direttamente sull’agricoltura e sulle foreste condizionando negativamente lo sviluppo delle economie locali. Lo scopo del presente volume è di diffondere una più ampia conoscenza sulle caratteristiche produttive e in generale sulla multifunzionalità della Specie Equus asinus al fine di tutelarne la biodiversità in termini di razza e/o di meticci e per il sostegno delle economie di nicchia nelle aree protette e in generale nei territori rurali. Proverbiali sono le virtù e la multifunzionalità di questo animale di minore interesse zootecnico. Negli ultimi anni, la riscoperta di questa specie fruibile in molteplici livelli come il trekking someggiato, la pet-therapy, nelle attività di fattorie didattiche, sociali e agrituristiche congiuntamente alla riscoperta ed alla crescente richiesta di latte asinino, sia come componente di prodotti per la cosmesi sia come sostituto del latte materno nei casi di intolleranza infantile, sta portando alla nascita di nuovi allevamenti e al consolidamento numerico di preesistenti realtà allevatoriali. Attualmente, vi è una sufficiente flessibilità all’interno del quadro legale comunitario che recepisce pienamente le esigenze dei terreni da pascolo semi naturali tradizionali usati per attività agricole e zootecniche. Proprio in questo contesto di rivalutazione delle aree protette e dell'attività silvo–pastorale si inseriscono le nostre attività di ricerca e le indagini conoscitive sui prodotti ottenibili dall'allevamento della specie asinina

    Focus vacca Podolica - Progetto ZOOCOSM: La zoocosmesi per le imprese e l'innovazione di prodotto. "Nuove prospettive ed opportunità per il latte proveniente dall'allevamento del bovino di razza Podolica: la cosmetica"

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    In questo “Focus” vengono presentati i risultati dell'attività svolta dal gruppo di ricerca del professor Carlo Cosentino, della Scuola di Scienze A g r a r i e , F o r e s t a l i , Alimentari ed Ambientali (SAFE) dell'Università degli Studi della Basilicata, nell'ambito del progetto “La Zoocosmesi per le imprese e l’innovazione di prodotto” finanziato dal Programma Operativo FSE Basilicata 2007-2013, Asse IV Capitale Umano. Parte dei risultati della ricerca sono stati presentati a Milano nell'ambito dell'incontro “All'ombra dei Castelli Federiciani: Transumando con i pastori” e saranno riproposti a Potenza (il 16 luglio, alle ore 11.00 presso Pavese Gomme, via della Siderurgica), dove sarà possibile anche visionare e testare il nuovo prodotto realizzato per l ' i g i e n e d e l l e m a n i ( i n f o s u : www.biodiversitazootecnica.it)

    IL LATTE DI ASINA UNO STABILIZZANTE NATURALE PER I FORMAGGI A PASTA DURA

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    In campo medico studi clinici hanno dimostrato l’efficacia nutrizionale della somministrazione del latte di asina in ambito pediatrico, nei casi di allergie e intolleranze al latte vaccino o come sostituto nei casi di scarsa disponibilità di latte materno e, in ambito geriatrico, per la prevenzione di malattie cardiovascolari, osteoporosi, arteriosclerosi. La presenza di molecole bioattive come peptidi, oligosaccaridi semplici, ormoni e fattori di crescita gli conferiscono proprietà extranutrizionali per la cura di malattie neurodegenerative e coronariche. Presenta elevati livelli di acidi grassi insaturi (linoleico e linolenico), basso rapporto caseine/sieroproteine, alto contenuto in lattosio, basso contenuto in grasso. E’ indicato per l’infanzia vista l’alta palatabilità, la facilità di assorbimento a livello intestinale e l’importante funzione protettiva che il lisozima svolge nei confronti dell’organismo inibendo nell’intestino dei neonati alcuni microrganismi patogeni. Risulta essere un ottimo tensore naturale prestandosi anche come fonte di principi attivi utili alla preparazione di prodotti cosmetici

    Andamento qualitativo e attività antiossidante del latte di asine di Martina franca a diversi stadi di lattazione

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    La presenza di molecole bioattive come peptidi, oligosaccaridi semplici, vitamine, minerali, ormoni e fattori di crescita conferiscono al latte di asina proprietà extranutrizionali per la cura di malattie neurodegenerative e coronariche. Conformemente a quanto già rilevato in precedenti studi sul latte umano, esiste una serie di molecole antiossidanti che aiutano a prevenire situazioni di stress ossidativo contrastando l’azione dei radicali liberi. L’espressione dell’attività antiossidante è funzione di diverse variabili tra cui genotipo e fattori ambientali quali la dieta, lo stadio di lattazione e lo stato di salute della ghiandola mammaria. Obiettivo del presente lavoro è stato valutare l’andamento qualitativo del latte di fattrici derivate Martina Franca (grasso, proteine, lattosio, sostanza secca e ceneri) al fine di contribuire alla conoscenza sull’attività riducente delle molecole antiossidanti (test chimici DPPH e FRAP). Le caratteristiche qualitative risultano in linea con i dati riportati in letteratura e la risposta antiossidante ai test evidenzia la presenza nel latte di asina di molecole ad attività “radical scavenger (7,6 mM Fe(II)/l per il FRAP, I=10,91% per il DPPH)

    Valutazione dell'impronta idrica in un allevamento di bovine da latte

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    Il crescente aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici, i fabbisogni idrici comuni e per le produzioni portano ad un incessante aumento del fabbisogno di acqua. La razionalizzazione della risorsa idrica, il contenimento ed il riuso della stessa è di fondamentale importanza soprattutto in quei paesi in cui l’acqua è un fattore limitante per lo sviluppo sociale ed economico. Nel breve-medio periodo la nostra dipendenza dalle risorse idriche aumenterà in modo significativo con ripercussioni nei confronti della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. L’interesse scientifico verso tale tematica ha portato alla messa a punto di una metodologia per la determinazione dell’impronta idrica della maggior parte delle attività antropiche realizzate sul pianeta. L’impronta idrica o Water Footprint Assessment (Hoekstra, 2003 and Chapagain et al. 2003) è un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. Questa metodologia di analisi dell'impronta idrica, si sviluppa in tre fasi: quantificazione e localizzazione di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento; valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica; individuazione delle strategie di riduzione. Il computo globale della Water Footprint è dato dalla somma di tre componenti: -Acqua blu (Water Blue): si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali; -Acqua verde (Water Green): è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; -Acqua grigia (Water Gray): rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità. Un impatto determinante sull’impronta idrica globale è dato dal comparto agricolo che incide per il 92% sulla risorsa idrica mondiale e di questo, circa il 29%, è rappresentato dal solo comparto zootecnico. Da questo assunto è partita una prima indagine sull’impronta idrica in un allevamento di bovini da latte di razza Frisona Italiana ubicato in regione Basilicata, finalizzata ad acquisire dei primi risultati utili alla comprensione dell’impatto che tali attività hanno sul territorio in termini di utilizzo della risorsa idrica. Tale studio ha messo in rilievo l’impatto che semplici scelte gestionali hanno sull’efficienza dell’uso di tale risorsa. Nello specifico sono stati confrontati, due gruppi omogenei di bovine da latte in produzione, la cui razione alimentare prevedeva rispettivamente l’uso di insilato di Mais (SF) e di insilato di Triticale (AF) come base foraggera. Il monitoraggio è stato effettuato verificando in maniera puntuale i consumi dell’acqua di abbeverata (WF drinking), di quella per la miscelazione degli alimenti (WF feed mixing), del lavaggio degli ambienti di allevamento (WF service) ed infine la stima dell’impronta idrica relativa alla produzione dei singoli alimenti formanti la razione alimentare delle vacche in produzione. La ricerca condotta ha d imo s t r a t o c ome l ’ u s o dell’insilato Triticale al posto di quello di Mais comporti un significativo risparmio idrico in tutte e tre le componenti del Water footprint assessement (blue, green e grey)

    Biodiversità zootecnica nei territori montani: l'allevamento asinino, una possibile alternativa

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    Livestock biodiversity in mountain areas: rearing of donkey, a possible alternative - A study was carried out considering the morphological characteristics and the biometric parameters of local donkeys and their distribution in Basilicata Region. This species even if it has a low presence in Basilicata region it is well distributed on regional land; in fact, it is reared in 93 of the 131 communes. The most of the observed animals presented blackish coat. Morphometric characteristics and zoometric indexes showed a donkey consisting in a dolichomorphic type similar to ‘Martina Franca’ breed
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