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Mortalità e lutto nell'arte contemporanea
Il saggio di Chiara Savettieri sui ritratti realizzati da Ferdinand Hodler durante la malattia terminale della compagna Valentine, e l’analisi di Chris Townsend su Bretonnes di Felix Delmarle, raffigurante in stile futurista donne di una comunità di pescatori in lutto, mitigano le generalizzazioni di Ariès sul disciplinamento del morire e del culto dei defunti. L’agonia della compagna indusse Hodler a mobilizzare la tecnica pittorica per registrare oggettivamente il deperimento fisico ma anche captare empaticamente l’esperienza soggettiva del dolore fisico della moribonda. Delmarle invece configura una comunità che, pur transitando nel sistema produttivo moderno, estende forme tradizionali di compianto e integrazione dei defunti nel corpo sociale, e resiste al paradigma scientifico e capitalista.
Il saggio di Jonathan F. Walz complementa quello di Savettieri, analizzando come la diagnosi di diabete nel 1921 spinse Chalers Demuth a riconfigurare il proprio habitus sociale, leggere la fenomenologia della propria vulnerabilità fisica alla luce del concetto luterano di svuotamento (kenosis) redentivo, e concettualizzare una formula di ritrattistica antimimetica, attraverso cui l’artista celebrò l’amicizia e i legami spirituali della comunità di modernisti americani attorno ad Alfred Stieglitz. Viceversa, Sergio Cortesini suggerisce che la serie Natural History di Damien Hirst, iniziata nel 1991, rappresenti il congedo dai tentativi di dare un senso umanistico alla morte. Alludendo al morire umano con corpi di animali, Hirst non articola più un significato né per l’ambiente sociale, né sul piano soggettivo ed esistenzialista. Morire, nell’era dell’efficientismo produttivo e della biopolitica, è solo l’evidenza del cadavere animale, rispetto al quale l’impulso plastico teorizzato da Debray sembra ormai inattuale
La fondazione del FUORI e la mobilitazione degli artisti (1971-1974)
This article discusses the foundation of the FUORI – the first national organization of Italian homosexuals in 1971– and its journal, Fuori!, from an unprecedented angle, that is the contribution of the artists to the politics of visual and discursive representation of the new social subject. Working on primary sources, the author casts a light on the stimulating microsocial milieu of intellectuals, artists, designers in Turin that originated the FUORI and describes how artistic vanguard and reformist or revolutionary political discourse allied in propelling the first gay liberation front
Norman Rockwell, Let’s give him Enough and On Time, 1942 (National Museum of the U.S. Army)
Arte contemporanea italiana e propaganda fascista negli Stati Uniti di Franklin D. Roosevelt
Il libro -- da considerarsi come prima versione di un testo in corso di pubblicazione presso l'editore Johan & Levi di Milano-- esplora come l'arte e l'architettura italiane contemporanee furono utilizzate dal governo italiano fascista come strumenti di diplomazia culturale presso il pubblico e gli opinion makers degli Stati Uniti d'America tra il 1933 e il 1940. In particolare, il libro analizza l'evolversi di tale autorappresentazione italiana agli occhi americani nel quadro delle mutate esigenze connesse all'evolversi dei rapporti diplomatici tra i due paesi: dalla fase di massima cordialità coincidente con l'inaugurazione del New Deal nel 1933, attraverso la crisi della conquista italiana dell'Etiopia, fino all'antagonismo ideologico alla fine del decennio Trenta
La Italian Art Exhibit di Birmigham (AL) del 1931: arte italiana, ascesa sociale, progetti civici nel profondo Sud americano
Questo articolo prende spunto dalla microstoria di una mostra di arte italiana organizzata nella città di
Birmingham, in Alabama, nel 1931 come caso di studio attraverso il quale leggere la perdurante operatività
di valori artistico-culturali e la ridefinizione di assetti sociali. Più precisamente, a Birmingham il prestigio
del patrimonio artistico italiano fu usato per convalidare simbolicamente una politica che aspirava a
trasformare la reputazione della città, da polo dell'industria pesante a centro propulsivo anche in campo
umanistico. Roma antica e il Rinascimento italiano servirono come paradigmi estetici e culturali ritenuti
ancora validi nel modellare l'estetica urbana e il discorso pubblico relativo ad un'identità civica in
trasformazione, nel momento in cui Birmingham, come altre città americane, aspirava a colmare un deficit
culturale percepito rispetto al vecchio continente, compensare la mancanza di sofisticatezza ed elevare
spiritualmente le masse. La mostra, inoltre, servì a comunicare pubblicamente una positiva immagine della
nazionalità italiana in senso lato e favorì l'ascesa della colonia degli italiani, da immigrati socialmente e
culturalmente marginali a membri rispettati nella comunità ed assurti ad inedite responsabilità civiche
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