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    Notizie da Bruxelles. Logiche e problemi della costruzione giornalistica dell'Unione Europea

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    Nonostante le scelte dell’Unione europea incidano fortemente sulla vita quotidiana dei cittadini italiani, i suoi attori e le sue decisioni ottengono uno spazio marginale nei media del nostro Paese. Questo contribuisce ad allontanare l’Europa dagli europei e a farla apparire come un’entità distante e poco trasparente. Perché l’UE viene considerata come un argomento giornalistico di scarso interesse? Le logiche di funzionamento della “macchina europea” sono inconciliabili con le logiche mediali? Questo studio approfondisce i fattori strutturali che condizionano la produzione informativa sull’Unione europea e le problematiche che ostacolano la notiziabilità delle sue istituzioni. Emergerà come i corrispondenti da Bruxelles adottino particolari stratagemmi per rendere l’attualità europea maggiormente attrattiva per il pubblico italiano. Il volume, inoltre, illustrerà come la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo organizzano i rapporti con la stampa e come le loro attività siano oggetto di modalità differenti di rappresentazione mediale. Bruxelles apparirà come un campo in cui diverse fonti istituzionali si attiva-no per promuovere presso i giornalisti la loro particolare “idea di Europa” e in cui la dimensione nazionale e quella sopranazionale entrano spesso in competizione. A partire da una ricerca sul campo, l’autore ha ricostruito le logiche di funzionamento del microcosmo giornalistico di Bruxelles. Dalla sua analisi emergerà, più in generale, come dietro le notizie attraverso le quali ci informiamo su ciò che accade nel mondo si nasconda un “gioco strategico” fatto di collaborazioni, conflitti, accordi e compromessi: una negoziazione continua che vede coinvolti diversi attori (giornalisti, organizzazioni mediali e fonti) e che condiziona il modo in cui vengono rappresentati gli eventi. Uno studio, dunque, che svela i “dietro le quinte” del processo di costruzione del-le notizie, le quali, ben lontane dall’essere un rispecchiamento fedele del rea-le, sono il frutto delle strategie d’interazione e delle “mosse” compiute degli attori che concorrono per definirne il significato

    Restituire l’Imu versata: una proposta shock, ma anche credibile? Analisi dei sondaggi e del dibattito su Twitter.

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    Grazie alla sua proposta shock, Berlusconi è riuscito a portare la questione dell’Imu al centro dell’agenda elettorale. Nonostante la grande attenzione dedicata dai mass media a questa tematica e l’ampio dibattito che si è sviluppato su Twitter, l’analisi dei sondaggi mostra come la proposta di restituire l’Imu versata nel 2012 non sia stata seguita da un ampliamento del consenso al di là della cerchia degli elettori fedeli del centrodestra. L’analisi del dibattito su Twitter mostra invece come tale iniziativa sia stata prevalentemente inquadrata come una proposta poco credibile. I tweet maggior- mente diffusi su questa piattaforma erano infatti fortemente critici e la proposta shock si è tramutata in un’occasione per ironizzare su diverse tematiche, anche non diretta- mente riconducibili all’ambito politico. La gestione poco efficace della comunicazione su Twitter da parte di Berlusconi ha dunque permesso che la sua proposta venisse interpretata, su questa piattaforma, come un esempio paradigmatico di una promessa non realizzabile. L’analisi mostra inoltre come abbiano svolto un ruolo determinante nel dibattito online e nell’inquadrare l’iniziativa di Berlusconi all’interno di un frame ironico e fortemente critico non solo esponenti politici e giornalisti, ma anche attori che non godono di un accesso abituale alla tradizionale sfera politico-mediatica

    Risk cultures and dominant approaches towards disasters in seven European countries

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    This paper builds upon the risk culture concept started with Mary Douglas’ and Aaron Wildavsky’s seminal work on risk and culture. Based upon the empirical results of a qualitative sociological study on sociocultural factors affecting risk perception and crisis communication in seven European countries, a theoretical model, illustrating how differences in disasters framing imply diverse approaches to risk and disaster management, is suggested. According to this framework, culturally bounded assumptions and conventions strongly influence how communities make sense of risks and hazards and how these communities consider some ways of dealing with disasters more appropriate than others. The framework suggested in this article distinguishes between risk cultures of a given society, which do not necessarily respond to nation states. In order to explain differences in how cultures deal with risks and disasters, and to define the main features of our typology, three main interrelated dimensions have been selected: disaster framing, trust in authorities and blaming. By analyzing differences and similarities in how people perceive and interpret disasters, as well as to whom the responsibility for risk prevention and crisis management is attributed, in seven European countries, three specific ideal types of risk cultures emerged: state-oriented risk culture, individual-oriented risk culture and fatalistic risk culture. Implications for crisis management and communication in case of a disaster will be addressed for each of these risk cultures
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