1,722,741 research outputs found

    Le città della ceramica

    No full text
    La Sicilia ha grandi tradizioni nell’arte della ceramica, evoluta fin dal neolitico per il contributo creativo e di innovazione tecnologica di molti popoli diversi, dai Greci agli Arabi, dai Normanni agli Spagnoli, infine dei Siciliani stessi. Le forme, i colori, i simboli grafici, gli stili, segnano la cultura locale isolana e indicano le aperture commerciali con l’oltremare. La Sicilia della ceramica è una quasi-isola, separata/connessa con l’arte di ceramisti di Grecia, Spagna, Toscana, Veneto e Malta. Nei luoghi dove c’erano argilla da cavare e boschi che davano legna buona da ardere si localizzarono centri di produzione, alcuni estinti e altri che durano ancora dopo secoli di attività gloriosa ed elegante. Oggi, sono quattro le città siciliane che mantengono una tradizione economica e artistica nella produzione di oggetti in ceramica, Caltagirone, Burgio, Santo Stefano di Camastra e Sciacca. Appartengono tutte all’Associazione Italiana Città della Ceramica, costituita a Faenza nel 1999 con lo scopo di tutelare e promuovere la ceramica artigianale e artistica italiana, tutte meritano non solo una visita turistica, ma un vero soggiorno di apprendimento e ricreazione culturale

    Gli alberi monumentali della regione etnea

    No full text
    In ogni civiltà gli esseri umani hanno attribuito agli alberi un potere culturale molto potente, facendone spesso elemento di indicazione di valori spirituali e simboli emblematici, un segno per ricordare (monumentum). Un monumento è un segno che richiama alla memoria un fatto, una persona, una storia meritevoli di essere ricordati e celebrati. Un albero che cresce isolato in campagna è un punto di riferimento geografico, un segnale di orientamento spaziale, un indicatore per i viaggiatori. Un albero di grandi dimensioni è un gigante che segnala l’idea di longevità, di durata nel tempo della vita. Un albero monumentale può essere considerato come un albero capace di raccontare una storia, e appare suggestivo notare come la parola libro originariamente indicava la parte interna della corteccia di un albero che poteva essere ridotta a una lamina, un foglio su cui scrivere parole e frasi per raccontare una storia. Nell’area nord-orientale dell’isola, all’interno delle aree geografiche dei monti Peloritani, Nebrodi, Madonie, e sulle pendici dell’Etna, il paesaggio si caratterizza maggiormente per la presenza di boschi di querce, sughere, lecci, e di castagni. L’olivo, comunque, caratterizza sempre i paesaggi siciliani di ogni provincia, sia nelle pianure che nelle aree collinari. L’area etnea ha caratteri paesaggistici peculiari dovuti alla particolare conformazione orografica, e ospita molti alberi censiti come monumentali, alcuni di essi sono di eccezionale valore storico-culturale e ambientale. Di ognuno di questi, si descrivono lo stato vegetativo, i caratteri naturali e quelli storico-culturali in base ai quali l’albero merita l’attributo di monumentalità. Si delinea, altresì, il ruolo di attrazione turistica che gli alberi monumentali in genere, e quelli situati sulle pendici del vulcano Etna in particolare, possono svolgere nel contesto di una futura valorizzazione integrale delle risorse locali

    Ecomuseo, metamorfosi del museo

    No full text
    La parola ecomuseo compie cinquant’anni di vita nel 2021. Fu infatti inventata nel 1971 come neologismo da una formidabile coppia di museologi francesi, Georges Henri Rivière e Hugues de Varine-Bohan. La nuova parola serviva per esprimere un concetto nuovo e per denominare l’innovazione che i due avevano in mente di promuovere. Il successo della parola è stato senza dubbio travolgente, per la crescente diffusione dell’uso in molte parti del mondo, talora con accezioni e pratiche tanto diverse da non essere semplici sfumature. La mobilità di sensi attribuiti alla parola coincide tuttavia con la natura flessibile dell’originaria intuizione di ecomuseo come istituzione e con la progressiva presa di coscienza del suo intrinseco significato evolutivo da parte degli stessi inventori. Già a metà del Novecento, l’idea di museo come luogo di conservazione e di esposizione di oggetti artistici e culturali a beneficio di un pubblico in cerca di educazione non soddisfaceva più la museologia francese. L’idea di separare l’interno di un museo dallo spazio circostante con mura fisiche e barriere culturali era messa in crisi dal timore di un irrigidimento istituzionale rispetto al mondo esterno, che ai tempi appariva in movimento frenetico, come in grande movimento appare anche oggi. Il museo, per non tradire la propria missione di tramandare la cultura e le sue testimonianze materiali, di generazione in generazione doveva aprirsi all’esterno, e non solo metaforicament

    I luoghi dell’Heritage List dell’UNESCO

    No full text
    La Sicilia è bene inserita nella scia dell’attuale politica mondiale di conservazione del patrimonio culturale e naturale con sette siti presenti nella lista UNESCO. Di ognuno di essi si tracciano i tratti salienti, ordinandoli in base alla cronologia del riconoscimento. Il capitolo tratta il turismo in atto e potenzialede La Valle dei Templi di Agrigento, la Villa Romana del Casale, le Isole Eolie, Le città tardo barocche del Val di Noto, Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica, Il Monte Etna, la Palermo Arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale

    Le strade del vino

    No full text
    In Italia e in molti altri paesi di cultura vitivinicola l’enoturismo è un fenomeno in evidente crescita da molti anni, dovuto alla reciproca e coerente evoluzione della domanda e dell’offerta di vino. Da un lato le aziende mirano all’obiettivo di accorciare il più possibile la filiera produzione-consumo finale, eliminando le intermediazioni e vendendo nel luogo stesso di produzione quanto più prodotto possibile. Da un altro, la differenziazione dei vini in base ai luoghi, con il ruolo svolto dalle denominazioni di origine geografica, è andata incontro al cambiamento di comportamento dei consumatori. Un vino collegato a un luogo è un mix agroindustriale di materialità e cultura, che contiene una base materiale-organolettica su cui si innesta una dotazione di distinzioni immateriali fornite dalle risorse intangibili del territorio, dell’azienda, del proprietario, dell’enologo, del terroir e del cru. Per dare a un vino questi caratteri aggiuntivi speciali, la ricerca storico culturale assurge al ruolo di vera e propria leva di marketing, sempre più importante nella formulazione di un programma di posizionamento strategico del prodotto. La Regione Siciliana ha varato una specifica legge per la valorizzazione dei percorsi vitivinicoli nel proprio territorio con legge regionale 268 del 27 luglio 1999, mirando alla segnaletica come mezzo di indicazione e promozione dei vigneti e delle cantine poste lungo percorsi e aperte all’accoglienza di visitatori. La legge Regionale del 2 agosto 2002, n. 5, ha riordinato i provvedimenti dedicando il titolo di detta legge all’istituzione delle strade e delle rotte del vino

    Sviluppo locale e identità territoriale delle Marche. Il ruolo degli attori interni

    No full text
    Nella regione Marche, la percezione interna dell’identità appare in qualche misura condizionata, oltre che dalle stratificazioni delle vicende storiche, anche da un’attuale evidente frammentazione del potere amministrativo tra Regione, Province e Comuni, che trova espressione nella difficoltà di praticare modelli di governance completamente condivisi. Di fatto, le Marche si trovano in una situazione in cui alle dichiarazioni di intenti a favore della diffusione di una maggiore consapevolezza identitaria corrispondono politiche frammentate, discontinue e dispersive, sia nel governo del territorio sia nelle politiche di promozione turistica. La complessità sociale della regione Marche e la sua dichiarata pluralità territoriale rappresentano un caso di studio di particolare interesse soprattutto quando ci si pone l’obiettivo di indagare sulla percezione dei residenti dei caratteri e i valori che ne fondano il modello socioeconomico e culturale, condizionando l'accumulazione di capitale umano e sociale. Un "riposizionamento" dell’offerta territoriale in prospettiva turistica, auspicato in sede politico-amministrativa, appare interessante. Le strade percorse finora si sono però rivelate incerte e il successo sembra minacciato da alcune debolezze intrinseche al sistema sociale. La ricerca ha confermato l’esistenza di una grande capacità di iniziativa dal basso anche nel settore turistico, che però assume forme prevalentemente individuali (capitale umano), con l’assenza o rarità di azioni di un coordinamento di successo (capitale sociale). La promozione di un territorio è un’azione molto complessa e, in ogni caso, non può prescindere dalla comunicazione, dalla narrazione, prima ancora dalla consapevolezza di possedere uno spirito del luogo condiviso, ovvero ben presente nella memoria dei residenti. Il riorientamento strategico dell’offerta territoriale a fini turistici non è opera meno difficile e non può prescindere dalla promozione di un marchio territoriale

    La frattura agricola mediterranea

    No full text
    Il bacino del Mediterraneo è un caso tipico per poter analizzare le differenze regionali in termini di vulnerabilità ai cambiamenti sia del contesto economico sia di quello agricolo-ambientale. Nella regione si produce quasi tutto l’olio d’oliva del mondo, il 60% del vino, il 45% di uva, il 25% di frutta in guscio (mandorle, castagne e noci), il 20% di agrumi e circa il 12% della produzione cerealicola mondiale. Solo trenta anni fa, entrambe le sponde del Mediterraneo erano in grado di soddisfare il 90% della domanda interna di prodotti alimentari. Oggi, mentre la sponda settentrionale è autosufficiente, i paesi del sud producono meno del 60% del proprio fabbisogno alimentare. Nell'ultimo trentennio, la popolazione nella regione del Mediterraneo è aumentata del 50% fino a raggiungere gli attuali circa 400 milioni di persone. Il tasso di crescita è stato però quattro volte maggiore nei paesi meridionali (3,2% annuo) rispetto a quello dei paesi del nord (0,8% annuo), con una tendenza a forbice che si sta ampliando. Le tendenze attuali di crescita di popolazione, uso di suolo e acqua, modi di approvvigionamento e domanda alimentare rivelano differenze significative tra il Nord e i paesi del Mediterraneo meridionale. Il cambiamento climatico potrebbe aggravare ulteriormente queste tendenze, in particolare nel bacino meridionale dove la produzione agricola è sempre meno capace di soddisfare la domanda interna alimentare e dove la qualità del suolo e la disponibilità di acqua continuano a peggiorare. L ’agricoltura e la sicurezza alimentare sono da anni al centro dell ’agenda politica internazionale per garantire l ’accesso di tutti a una quantità adeguata di acqua e cibo. L ’importanza di aumentare gli investimenti pubblici e privati nell ’agricoltura sostenibile è crescente, per garantire lo sviluppo rurale, la coesione sociale, la protezione ambientale, la cooperazione internazionale per affrontare l ’impatto dei cambiamenti climatici con la gestione sostenibile delle risorse idriche e naturali, delle foreste di fronte alla perdurante crescita demografica. Per andare in tale direzione, non appare di poco conto la scelta di agire con solide politiche agricole e strategie di investimento a livello nazionale e regionale, non trascurando l ’analisi del contesto globale. L ’agricoltura deve rispondere ai bisogni dei cittadini in materia di sicurezza alimentare producendo cibi salubri e nutrienti che soddisfino la domanda del consumatore e non deve essere soggetta agli effetti negativi delle distorsioni commerciali. Gli effetti benefici della globalizzazione e dell ’apertura dei mercati evidenziando l ’importanza di un sistema di commercio internazionale dei prodotti agricoli basato su regole certe e coordinate a livello “regionale ”. La prospettiva di una valorizzazione unitaria dei prodotti mediterranei appare al momento quanto meno confusa, soprattutto per la perdurante dualità delle condizioni sociali ed economiche tra le due sponde. La situazione di alcuni paesi del Mediterraneo meridionale ed orientale, è destinata – se possibile – a peggiorare, per l’impatto negativo della liberalizzazione del commercio, il cambiamento climatico e la mancanza di politiche rurali efficienti. La riduzione della povertà rurale, il recupero economico di aree interne (con lo sviluppo di sbocchi nel mercato interno e estero), la salvaguardia ambientale impongono l’adozione di modelli di agricoltura sostenibile e l’adozione di strategie di sviluppo rurale a livello regionale e nazionale da raccordare con la più ampia visione unitaria del Mediterraneo. Una visibilità unitaria del sistema mediterraneo, invece, può far crescere la domanda interna ed internazionale di prodotti agricoli tradizionali di elevata qualità e può rendere il settore agricolo competitiva a livello globale. La regione stabilizzerebbe un vantaggio competitivo considerevole se si trovasse il modo di aumentare il valore aggiunto tramite la valorizzazione dei paesaggi, della cultura e delle tradizioni, di fatto se riuscisse a dare concretezza alle numerosi dichiarazioni di valorizzazione della multifunzionalità delle imprese agricole. L ’area del Mediterraneo pur non essendo una “regione unica ” né nell ’accezione geografica né in quella socio-economica, lo è di certo in termini politici. Non nel senso che sia un ’area integrata politicamente, perché non lo è ed è lontana da esserlo, ma la necessità che lo diventi effettivamente costituisce non solo la base dell ’intuizione iniziale di un ’Unione dei Paesi del Mediterraneo ma anche l ’occasione di studi e ricerche mirate al consolidamento dell ’idea, indispensabili alla crescita e al consolidamento dell ’idea stessa di unione

    Tourism in the Era of Anthropocene. Only Clumsy Solutions for a Wicked Problem

    Full text link
    The tourism and travel industry can produce revenue and employment, giving humanity an opportunity for economic growth even after global crises. Due to its intrinsic force of recovery and development, it is time to rethink tourism to mitigate its impact and implement its sustainability in the era of the Anthropocene. This chapter aims to critically discuss the topic of sustainable tourism in the Anthropocene under the theoretical perspective proposed by the Cultural Theory, to interpret and give sense to policies which govern human mobility, focusing the attention on sustainable tourism. After resuming the concept of Anthropocene and the ongoing debate about its meaning, the chapter discusses sustainable tourism as a wicked problem and analyzes the eventuality to deal with the issue only by means of “clumsy solutions” and adopting fatiguing tools, such as stakeholders’ analysis, stakeholder involvement, and social network analysis
    corecore