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    Luchino dal Campo, Viaggio del marchese Nicolò d’Este al Santo Sepolcro (1413) (Biblioteca della Rivista di storia e letteratura religiosa. Testi e documenti, 24). Edizione e commento a cura di C. Brandoli, presentazione di F. Cardini, Firenze, Leo S. Olschki ed., 2011 (Scheda Bibliografica: pubblicata sulla webrivista cattolica ARTCUREL e inserita nelle sezioni Terra Santa e Recensione Libri)

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    Il volume, che è l’elaborazione di un lungo percorso di ricerca culminato nella tesi di dottorato in «Filologia italiana» (Università di Ferrara) di Caterina Brandoli (1978-), dopo la Presentazione a cura di Franco Cardini [p. V], e le Abbreviazioni e Segni speciali [p. XII], si articola in tre capitoli. Il primo che funge da Introduzione è articolato in cinque paragrafi: 1. Note biografiche su Nicolò III d’Este [p. 1]; 2. La tradizione del pellegrinaggio nel ’300-’400 [p. 8]; 3. L’itinerario del pellegrinaggio in Terrasanta (1413) [p. 12]; 4. Struttura e contenuti del testo [p. 19]; 5. Una (prevedibile) “fonte” del viaggio: le Peregrinationes totius Terrae Sanctae [p. 30]. Il secondo, dal titolo «Nota al Testo», si articola in quattro paragrafi: 1. I testimoni di tradizione diretta [p. 55]; 2. I testimoni di tradizione indiretta [p. 66]; 3. I rapporti tra i testimoni [p. 67], 3.1 La stampa G e il ms. F [p. 67], 3.2 Relazione tra i testimoni A B F [p. 76]; 3.3 L’archetipo [p. 102]; 3.4 Ipotesi di stemma codicum; 4. Criteri di edizione e apparato [p. 107]. Il terzo capitolo costituisce l’edizione vera e propria del nostro diario e si intitola: Il Testo. [Luchino dal Campo], Viaggio del Marchese Nicolò d’Este al Santo Sepolcro [p. 113]. Seguono «Appendici» [p. 267], «Appendice fotografica» [p. 285], «Bibliografia» [p. 287], «Indici dei toponimi menzionati nel testo» [p. 311], «Indice dei nomi» [p. 315]

    Il “Liber peregrinationis” di Nicola de Martoni: alcune osservazioni

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    Il Liber peregrinationis ad Loca Sancta di Nicolaus de Marthono de civitate Calinensi è uno dei più preziosi documenti di viaggio del XIV sec. (PARIGI, BN, fondo latino 6521). Fonte primaria per questo studio è stata l’edizione, con testo a fronte, curata da Michele Piccirillo OFM [18 novembre 1944, Casanova di Carinola (CE) – 26 ottobre 2008, Livorno], uno dei più famosi archeologi di Terra Santa e insigne biblista. L’analisi del diario di viaggio di questo personaggio permette alcune sorprendenti considerazioni. Nicola è il primo pellegrino ad attribuire ai Frati Minori di Gerusalemme - residenti nel convento del monte Sion - il ruolo di guida ai luoghi santi, ed è il primo europeo a incontrare, di persona, pellegrini etìopi che gli riferiscono un miracolo, relativo all’apostolo Tommaso che si rinnova, anno dopo anno, in un’isola indiana. La descrizione del miracolo presenta una notevole familiarità con il Sinassario etìopico, o meglio con «un primo brano che si sa fu tradotto in ge'ez non molto prima del 1397», e perciò una fonte disponibile in forma scritta soltanto alcuni anni dopo il viaggio del nostro notaio. Tutto ciò in apparente contrasto con l’opinione comune che riconosce nel notaio una persona poco colta

    “Seri” e “Sini”: fonti pagane e cristiane

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    Lo scopo di questo studio è quello di indagare sulle possibili identità dei “Seri” e “Sini”, popoli occasionalmente ricordati dalle fonti e qualche volta considerati cristiani. Poi, se possibile, illustrare il nesso che si è stabilito, in un secondo momento, tra costoro, la Cina e l’evangelizzazione di terre lontane. A tale scopo, le fonti primarie utilizzate sono gli autori classici, fonti armene e siriache nonché fonti medievali e moderne che appaiono sempre bene informate. Tra le fonti secondarie, sono da annoverarsi quelle arabe che in qualche caso sembrano conoscere etnònimi che potrebbero essere utili alla nostra ricerca

    Tommaso e l’Oriente: la questione dei cristianesimi cinesi

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    Questo saggio analizza la missione dell’apostolo Tommaso nel generico Oriente. La selezione di fonti utilizzate (pochissime le testimonianze patristiche), e redatte in arabo, siriaco, portoghese et al., dimostrano come non ci sia accordo sulla presenza di questo apostolo in terre così lontane. D’altra parte, la Cina delle nostre fonti potrebbe essere una qualche regione del Türkestān o una regione iranica, non certo la Cina propriamente detta. Altra questione da non sottovalutare è l’effettiva identità del Tommaso la cui presenza è attestata in Oriente: si tratta dell’apostolo o piuttosto dell’omonimo missionario manicheo, come parrebbe estremamente più probabile? Nulla di definitivo sembra emergere da questo studio, qualche informazione supplementare potrebbe venire forse dall’identificazione della catena di informazione del nestoriano Ibn al-Tayyib (†435/1043), un filosofo cristiano nativo di Antiochia, nonché medico e teologo di Baġdād... che doveva essere «almeno» bene informato

    The Foundations of Arabic Linguistics: Sībawayhi and Early Arabic Grammatical Theory (Studies in Semitic Languages and Linguistics, 65), ed. by Amal Elesha Marogy, University of Cambridge. With a foreword by M.G. Carter, University of Sydney, Leiden-Boston, Brill, 2012

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    Il volume che raccoglie parte degli interventi presentati a un convegno tenuto nel 2010 presso l’Università di Cambridge: «Foundations of Arabic Linguistics Conference» [FALC1] è strutturato in tre parti. Acknowledgements [vii] - Foreword [ix] - List of Contributors [xi]. I. SĪBAWAYHI IN THE KITĀB: Almog Kasher, «The Term Maf'ūl in Sībawayhi’s Kitāb» [p. 38] - Avigail S. Noy, «Don’t Be Absurd: The Term Muhāl in Sībawayhi’s Kitāb» [p. 27] - Mohamed Hnid, «Spatial Language in the Kitāb of Sībawayhi – The Case of the Preposition fī/in» [p. 59] - Hanadi Dayyeh, «The Relation between Frequency of Usage and Deletion in Sībawayhi’s Kitāb» [p. 75]. II. SĪBAWAYHI IN HIS HISTORICAL AND LINGUISTIC CONTEXT: M.G. Carter, «The Parsing of Sībawayhi’s Kitāb, Title of Chapter 1, or Fifty Ways to Lose Your Reader» [p. 101] - A.E. Marogy, «Zayd, cAmr and 'Abdullāhi: Theory of Proper Names and Reference in Early Arabic Grammatical Tradition» [p. 119] - M.E.B. Giolfo, «yaqum vs qāma in the Conditional Context: A Relativistic Interpretation of the Frontier between the Prefixed and the Suffixed Conjugations of the Arabic Language» [p. 135] - Haruko Sakaedani, «A Comparison between the Usage of laysa in the Qur’ān and laysa in Sībawayhi’s Kitāb» [p. 161] - Arik Sadan, «The Mood of the Verb Following ðattā according to Medieval Arab Grammarians» [p. 173]. III. THE GRAMMAR OF OTHERS: D. King, «Elements of the Syriac Grammatical Tradition as these Relate to the Origins of Arabic Grammar» [p. 189] - Geoffrey Khan, «The Medieval Karaite Tradition of Hebrew Grammar» [ p. 211] - Subject Index [p. 231] - Index of Names [p. 234]

    Presenza giudaico-cristiana nell’Islām

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    Il volume è l’elaborazione di una tesi di dottorato discussa nel 2005 che aveva l’obiettivo di evidenziare e identificare laddove possibile i gruppi settari giudeo-cristiani conosciuti alle fonti arabo-islamiche. In effetti, pochi sono stati i gruppi identificati con assoluta certezza perché le fonti selezionate hanno offerto spesso denominazioni fortemente alterate. Numerose le fonti utilizzate (greche, latine, siriache, ebraiche, bizantine, arabe e persiane) che diffondendosi, in alcuni casi, si sono scambiate reciproche informazioni

    Alcune considerazioni sulle lingue in uso presso gli Arabi

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    Per la conoscenza delle lingue in uso presso gli Arabi pre-islamici (ovvero gli abitanti della penisola e della “Mezzaluna Fertile”) e delle forme di scrittura dipendiamo da un corpus di iscrizioni in nabateo, thamudeno, safaita etc. Lo studio dei primi graffiti in cui si nota l’uso di una grafìa araba può portare a interessanti considerazioni. Per esempio, l’iscrizione datata 24 H. (644 A.D.), recentemente scoperta in Arabia Saudita, mostra l’utilizzo dei segni diacritici e ciò prima della versione coranica definita 'Uthmāniyya, dal nome del terzo califfo: 'Uthmān b. 'Affān (†35/656), uno dei primi scritti caratterizzati da tali segni; e prima dell’inizio di studi grammaticali veri e propri che vedono in al-Du˒alī (†69/688), uno degli esponenti. Utili informazioni sui culti degli Arabi pre-islamici e le lingue da loro utilizzate sono fruibili nelle testimonianze dei Padri della Chiesa, e.g. Epifanio da Salamina e Girolamo da Stridone, o dagli scritti di filologi arabi e persiani

    S.C. Mimouni, Les traditions anciennes sur la Dormition et l’Assomption de Marie. Études littéraires, historiques et doctrinales (Supplements to Vigiliae Christianae, 104), Leiden, Brill, 2011

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    I. Histoire de la recherche relative aux traditions littéraires et topologiques sur le sort final de Marie – II. Les Vies de la Vierge: État de la question – III. Les Apocalypses de la Vierge: État de la question – IV. Controverse ancienne et récente autour d’une apparition du Christ ressuscité à la Vierge Marie – V. De l’Ascension du Christ à l’Assomption de la Vierge à partir des Transitus Mariae: Représentations anciennes et médiévales – VI. La lecture liturgique et les apocryphes du Nouveau Testament. Le cas de la Dormitio grecque du Pseudo-Jean – VII. La fête de la Dormition de Marie en Syrie à l’époque byzantine – VIII. Les Transitus Mariae sont-ils vraiment des apocryphes? – IX. L’Hypomnesticon de Joseph de Tibériade: une œuvre du IVe siècle? – X. Les Aspects prophétiques des développements mariologiques au IIe siècle et leurs trajectoires au IVe siècle: Quelques remarques et réflexions - XI. La question des collyridiennes ou des collyridiens d’Epiphane de Salamine – XII. La figure de Marie au Moyen Age, Mère et Epouse du Christ. Quelques réflexions – XIII. La conception et la naissance de Jésus d’après le Protévangile de Jacques
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