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    Screening of sensitivity to mandipropamid of Plasmopara viticola populations from Italian vineyards by molecular and biological methods

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    We characterized Plasmopara viticola populations utilizing PCRRFLP technique to detect a point mutation known to cause resistance to carboxylic acid amides (CAA) fungicides. Sensitivity of these samples to the mandipropamid fungicide was assayed by a leaf-disc method. In this work, we provide the first evidence about the presence of mandipropamid-resistant populations of P. viticola from commercial vineyards in Italy. Improving the knowledge about development of resistant populations could enhance the current grapevine downy mildew management strategies and minimize the risk of the spread of mandipropamid and other CAA-resistant populations

    Molecular diversity of phytoplasmas associated with grapevine yellows disease in north-eastern Italy

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    A 3-year survey was conducted in Northern Italy to verify the presence and diversity of phytoplasmas in selected vineyards showing symptoms of severe yellows. Symptomatic and asymptomatic grapevines were sampled, and insects were collected using yellow sticky traps. The phytoplasmas detected in grapevine samples were different according to the years: "flavescence dorée" (16SrV-C/D) was detected together with other phytoplasmas such as 16SrXII-A ('Candidatus Phytoplasma solani'- related, bois noir), 16SrI-B ('Ca. P. asteris'-related, aster yellows), 16SrX-B ('Ca. P. prunorum'-related, European stone fruit yellows), and 16SrV-A ('Ca. P. ulmi'-related, elm yellows). Moreover, phytoplasmas belonging to 16SrVII-A ('Ca. P. fraxini'-related) and 16SrVI ('Ca. P. Trifolii'-related) subgroups were also identified. Identification of phytoplasmas was also carried out from insects and showed the presence of some of these phytoplasmas in Scaphoideus titanus and Orientus ishidae: 16SrXII-A, 16SrVII, and 16SrVI phytoplasmas were detected in specimens of both species, while 16SrXII-A and 16SrI-B phytoplasma strains were identified in Orientus ishidae and Hyalesthes obsoletus, and 16SrX-B in S. Titanus. Direct sequencing of selected amplicons obtained from 16S rRNA, rp, and tuf genes from grapevine and insect samples confirmed the phytoplasma identification. The 16SrVII-A and 16SrVI phytoplasmas were never detected before in grapevine, S. Titanus and Orientus ishidae in Europe and their epidemiological importance is being monitored

    Primo caso di un’infezione da fitoplasmi in Lachenalia

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    La lachenalia (Lachenalia spp.) è un’elegante bulbosa ornamentale (famiglia delle Hyacinthaceae). Sintomatologia - I campioni di lachenalia oggetto di studio provenivano da un’azienda ligure specializzata nella produzione di bulbose da fiore in vaso, socia della “Cooperativa l’Ortofrutticola di Albenga” (Savona). Le piante da analizzare, in vasi da 14 cm (Ø), sono state inviate nel 2016 dalla cooperativa alle serre del Plesso Serricolo Scarabelli, sede di Imola della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna. La prima spedizione (mese di febbraio) consisteva in due piante di L. aloides, entrambe sintomatiche: la prima presentava una piccola infiorescenza “normale” (di colore giallo e rosso-mattone), accanto ad altre con vistose malformazioni, apici verdi ed ingrossamento dello stelo. Sulle foglie erano presenti striature necrotiche ed anulature clorotiche e necrotiche concentriche. La seconda pianta era caratterizzata da racemi malformati, con ingrossamento a livello dello stelo, e foglie spiralate mostranti le stesse alterazioni cromatiche della pianta precedente. Una seconda spedizione è stata effettuata nel mese di marzo. In questo caso è stata inviata una pianta asintomatica di ibrido di lachenalia dai fiori di colore rosa tenue, ed una della stessa varietà caratterizzata ancora da malformazione dei fiori ed ingrossamento dello stelo fiorale. Analisi di biologia molecolare – In base ai sintomi presenti sulle piante, si è ipotizzata un’infezione da fitoplasmi. Al fine di verificarne la presenza, sono state applicate (nei Laboratori di Batteriologia e Fitoplasmologia della sede universitaria di Bologna) le tecniche diagnostiche che consentono sia la loro identificazione, sia la loro caratterizzazione, e precisamente: estrazione del DNA; analisi PCR e amplificazione del DNA con “primers” universali specifici per fitoplasmi; analisi RFLP (per il riconoscimento del gruppo e sottogruppo di appartenenza). Al termine del procedimento, tramite opportuni confronti con ceppi di fitoplasmi noti, è stato possibile identificare nelle piante sintomatiche ed anche in quella asintomatica (seconda spedizione) fitoplasmi appartenenti al gruppo del “Giallume dell’astro” (“Candidatus Phytoplasma Asteris”: AY), sottogruppo 16SrI-B. Discussione - Fino ad oggi non era mai stata segnalata un’infezione da fitoplasmi in piante appartenenti al genere Lachenalia: si tratta quindi del primo caso

    Characterization of ‘Candidatus Phytoplasma asteris’ strains associated with periwinkle virescence in Southern Italy

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    Phytoplasma symptomatology was observed in two periwinkle plants collected in a in commercial nursery in Campania Region (South Italy). The detected phytoplasmas were identified by RFLP analyses on amplicons and in silico as belonging to 16SrI-B subgroup (aster yellows). A multigene assays was performed to evaluate possible molecular diversity: the groEl gene characterization indicated that both strains are enclosed in subgroup groELI-III. The in silico RFLP analyses on tuf and rp genes allow to differentiate the two strains in periwinkle with Tsp509I endonuclease that produced unique profiles, clearly differentiating these from other phytoplasmas belonging to 16SrI-B subgroup. No differences were shown after RFLP analyses on SecY amplicons. Further work is in progress to evaluate the epidemiological relevance of these two aster yellows strains associated with virescence in periwinkle

    Infezioni da fitoplasmi in timo

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    Nell'ultimo decennio si assiste all'aumento di casi di fitoplasmosi in specie aromatiche da vaso nelle aziende della Piana di Albenga (Savona), derivante soprattutto dalla molteplicità di colture che si trovano in questa area. Ne sono dimostrazione le recenti segnalazioni (2011 e 2012) che hanno interessato esemplari di rosmarino ottenuti talee prelevate da piante-madri coltivate all’interno di aziende produttrici di questo areale: i sintomi consistevano in scopazzi ed arrossamenti fogliari; i fitoplasmi coinvolti appartenevano ai gruppi ribosomici 16SrXII-A (“stolbur”) e 16SrI-B (“aster yellows”). E’ ora la volta del timo (Thymus vulgaris), nota ed importante aromatica da vaso, spesso utilizzata anche come ornamentale in giardino e che, da alcuni anni, è oggetto di particolari attenzioni da parte dell’Area di Patologia Vegetale del Dipartimento di Scienze Agrarie (DipSA; Università di Bologna) per la presenza di fitoplasmi. I primi casi, del tutto sporadici, si sono verificati nel 2008 e poi ancora nel 2009, su piante propagate per talea acquistate da aziende locali di Albenga. La malattia (comparsa in autunno) consisteva in nanismo ed arrossamento degli apici vegetativi; sono stati individuati fitoplasmi diversi, appartenenti del gruppo 16SrX-A agente dello “scopazzo del melo” (‘Candidatus Phytoplasma mali’) ed al gruppo 16SrV-A (“giallume dell’olmo”) (‘Candidatus Phytoplasma ulmi’). Il recente caso verificatosi nel 2014 ci induce ad informare i produttori di timo e di aromatiche in vaso, non solo della Liguria, sul rischio concreto che i fitoplasmi possano diffondersi sempre più nelle coltivazioni, causando danni economici alle produzioni. Sintomatologia Nel mese di dicembre del 2014 sono state inviate dalla Cooperativa L’Ortofrutticola di Albenga alle Serre universitarie del Plesso Serricolo Scarabelli di Imola (Bologna) sei esemplari di timo in vaso, cresciuti ad alberello. Le piante provenivano da un’azienda che aveva realizzato l’impianto con talee prelevate da piante-madri mantenute in loco. Dei sei esemplari quattro erano sintomatici (T.M1; T.M2; T.M3; T.M4) e due asintomatici. La sintomatologia era la medesima per i quattro esemplari analizzati: all'inserzione dei rametti sul fusto era presente un ammasso di radici avventizie di colore arancio-bruno, di consistenza erbacea, che fuoriuscivano dalla corteccia. I rametti erano contorti nella parte basale in corrispondenza delle radici avventizie. La chioma si presentava fitta ed affastellata, con rosettamento apicale. Nel complesso, la pianta era di dimensioni ridotte sia per il volume della chioma che per il diametro del fusto. Il colore delle foglie era verde più chiaro nei due esemplari asintomatici e verde argento e “polverulento” nei timi sintomatici. Materiali e Metodi, Risultati Le piante sono state analizzate nel laboratorio di fitoplasmologia del DipSA. La diagnosi per verificare la presenza di fitoplasmi effettuata mediante saggi molecolari è stata eseguita secondo un procedimento che può essere suddiviso in tre fasi: estrazione del DNA genomico totale del campione da analizzare; amplificazione del DNA del patogeno applicando la tecnica “nested-PCR” con “primers” universali specifici per fitoplasmi; identificazione del gruppo di appartenenza del fitoplasma mediante l’analisi del polimorfismo della lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP). Due dei quattro campioni sintomatici, T.M1 e T.M3, sono risultati positivi alle analisi di “nested-PCR” ed, a seguito di digestione enzimatica (RFLP) con gli enzimi TruI e Tsp509I, sono risultati infetti da fitoplasmi appartenenti al gruppo ribosomico 16SrI, AY, giallume dell’astro o ‘Candidatus Phytoplasma asteris’. Discussione Il timo, pianta aromatica da vaso o arbustiva è fra le più note ed apprezzate piante officinali nel mondo. La prima considerazione sulla malattia di recente individuata riguarda le analisi di laboratorio, certamente non di “routine” in quanto di tipo molecolare, ma che consento l’identificazione dei fitoplasmi coinvolti. Come accennato, già nel 2008 e nel 2009 in aziende di Albenga erano stati individuati questi procarioti fitopatogeni (la percentuale di piante di timo sintomatiche era del 20%) e, dalle analisi molecolari, era risultata la presenza di fitoplasmi appartenenti al gruppo 16SrX-A (“scopazzo del melo”) (nel 2008) ed al gruppo 16SrV-A (“giallume dell’olmo”) (nel 2009). Dalle analisi relative al caso esposto nelle piante sintomatiche di timo sono risultati presenti non solo fitoplasmi del gruppo del giallume dell’astro, ma anche altri appartenenti a gruppi e sottogruppi diversi. Ciò spiegherebbe, almeno in parte, la differenza fra la sintomatologia riscontrata nel 2008-2009 (arrossamento fogliare e microfillia) e quella delle piante analizzate nel 2014: nanismo della pianta, microfillia e proliferazione di radici dai tralci. Il ritrovamento del fitoplasma AY, del gruppo 16SrI, in timo può essere messo in relazione ai casi del 2011 e 2012 ad Albenga in cui in rosmarino fu verificata la presenza dei medesimi fitoplasmi. Alla luce di questo ulteriore caso su timo e di fronte alla seppur lenta diffusione dei fitoplasmi del giallume dell’astro nella Piana di Albenga, occorre continuare a monitorare le coltivazioni. Fortunatamente, i tecnici responsabili della Cooperativa l’Ortofrutticola sono ben consapevoli della pericolosità delle fitoplasmosi, per cui da ormai diversi anni hanno come punto di riferimento il DipSA dell’Università di Bologna e gli esperti di fitoplasmosi (e virosi) che vi operano. A loro, costantemente, inviano campioni di specie aromatiche ed ornamentali con sintomatologie sospette ed in questo modo riescono ad eseguire dei monitoraggi efficaci (non basati sulla sola sintomatologia che sovente non è diagnostica) sulle culture in atto. In base ai risultati delle analisi sui campioni sintomatici inviati, è infatti possibile poi effettuare interventi mirati. Purtroppo, nonostante gli sforzi continui, questi interventi non sono mai risolutivi e ogni anno si allunga la lista di “nuovi” ospiti naturali di fitoplasmi in questa area. Fra gli interventi indicati, primo fra tutti è l’eliminazione tempestiva delle piante sintomatiche insieme all’utilizzo di materiale di propagazione sano. Nel caso di propagazione agamica, come avviene per il timo ed il rosmarino, le talee vanno prelevate da piante-madri controllate dal punto di vista fitosanitario. E’ questo uno dei punti chiave per la prevenzione dalle fitoplasmosi, anche perchè è ormai prassi comune fra i produttori liguri mantenere per molti anni le piante-madri di aromatiche arbustive nelle immediate vicinanze dell’azienda e da queste prelevare le talee per la propagazione. In questo modo, però, le piante-madri sono soggette ad ogni tipo di avversità, fitoplasmosi incluse, ed il rischio che le talee prelevate siano già infette (sovente in maniera latente) è molto elevato. La prevenzione è quindi alla base della buona riuscita di qualsiasi impianto, sia ornamentale che aromatico, soprattutto nel caso di malattie non curabili come le fitoplasmosi

    Molecular and biological characterization of phytoplasmas from coconut palms affected by the lethal yellowing disease in Africa

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    Côte d'Ivoire lethal yellowing (CILY) is a devastating disease associated with phytoplasmas and has recently rapidly spread to several coconut-growing areas in the Country. Phytoplasmas are phloem-restricted bacteria that affect plant species worldwide. These bacteria are transmitted by plant sap-feeding insects, and their cultivation was recently achieved in complex artificial media. In this study, phytoplasmas were isolated for the first time from coconut palm trunk borings in both solid and liquid media from CILY symptom-bearing and symptomless coconut palms. The colony morphology, PCR and sequencing analyses indicated the presence of phytoplasmas from different ribosomal groups. This study reports the first biochemical characterization of two of these phytoplasma isolates. Moreover, a disc-diffusion antibiotic susceptibility assay revealed that these bacteria exhibit tobramycin susceptibility and cephalexin hydrate and rifampicin resistance. Urea and arginine hydrolysis, and glucose fermentation tests that were performed on colonies of phytoplasmas and Acholeplasma laidlawii indicated that both phytoplasmas tested were negative for urea and positive for glucose and arginine, whereas A. laidlawii was positive for glucose and negative for urea and arginine. The growth of coconut phytoplasmas in both solid and liquid artificial media and the biological characterization of these isolates are novel and important advancements in the field of disease management and containment measures for the CILY disease. The characterization of isolated phytoplasmas will allow for more efficient management strategies in both the prevention of a coconut phytoplasma epidemics and the reduction of the economic impact of the disease in the affected areas

    Multigene characterization of phytoplasmas enclosed in 16SrIX group infecting different host plant species

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    The presence of phytoplasmas enclosed in 16SrIX-C subgroup is spread in several countries of at least three continents and the molecular differentiation of phytoplasmas in this group is relevant for epidemiological and quarantine reasons. A differentiation of phytoplasmas detected in diverse host plant species in different geographic areas in Europe and America by multigene analyses was carried out on cultivated (daisy and periwinkle) and wild species (common dandelion). The 16SrIX-C phytoplasma RFLP and sequencing results of rp, secA, secY, leu, imp and tuf genes resulted in the differentiation of the studied strains mainly according with both host species and geographic distribution

    Erigeron (Conyza) bonariensis, a host of ‘Candidatus Phytoplasma fraxini’-related strain in Brazil

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    Erigeron bonariensis, the flax-leaved fleabane is found in several regions of Brazil. In the State of Rio de Janeiro, plants of E. bonariensis exhibiting shortened internodes, reduced leaf size, witches’ broom and yellowing were tested for phytoplasma presence. Amplicons were obtained from nested PCR with primers designed for 16S rRNA and tuf genes. RFLP analyses of the ribosomal DNA revealed similarity to phytoplasmas of the ash yellows group and sequence analyses demonstrated 100% identity with phytoplasma strains belonging to subgroup 16SrVII-B from Argentina and Brazil. The sequence from tuf gene showed a maximum of 94% identity with ‘Candidatus Phytoplasma fraxini’ strain ASY3, and 92% identity with other strains of the ash yellows group. To our knowledge, this is the first report of the species Erigeron bonariensis harboring a ‘Ca. P. fraxini’-related strain in Brazil

    Identification and Molecular Characterization of Multiple Phytoplasma Infection in Spartium Junceum and Cytisus Scoparius

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    Two genera of the Fabaceae family showed phytoplasma symptoms in Germany and in Italy. Spartium junceum showing typical SpaWB symptoms was observed in the city of Ercolano (Campania region, Italy) and a similar symptomatology was observed in a group of shrubs of Cytisus scoparius growing in Dahlem botanical garden in Berlin (Germany). Symptomatic and asymptomatic samples were collected in both cases and analysed for phytoplasma presence by nested-PCR assays followed by RFLP analyses. All symptomatic samples produced amplicons of the expected lengths and no product was amplified from asymptomatic plants. Identification and classification of phytoplasmas allowed to detect ‘Candidatus Phytoplasma spartii’ subgroup 16SrX-D and ‘Ca. P. asteris’ subgroup 16SrI-B in both genera. In some of the samples of C. scoparius also stolbur phytoplasmas were identified

    Transmission of 16SrIII-J phytoplasmas by the leafhoppers Paratanus exitiousus and Bergallia valdiviana

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    Two of the most common leafhoppers present in Chile are the Cicadellidae Paratanus exitiosus and Bergallia valdiviana. They commonly occur in vineyards of central Chile, including some vineyards infected by phytoplasmas. The present study demonstrates that P. exitiosus and B. valdiviana can transmit 16SrIII-J phytoplasmas to grapevine and periwinkle plants. This provides improved understanding of the 16SrIII-J phytoplasma epidemiology in Chilean vineyards.EEA MendozaFil: Quiroga, Nicolás. Universidad de Chile. Facultad de Ciencias Agronómicas. Departamento de Sanidad Vegetal; ChileFil: Longone, Maria Valeria. Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria (INTA). Estación Experimental Agropecuaria Mendoza. Laboratorio de Fitopatología; ArgentinaFil: González, Ximena. Universidad de Chile. Facultad de Ciencias Agronómicas. Departamento de Sanidad Vegetal; ChileFil: Zamorano, Alan. Universidad de Chile. Facultad de Ciencias Agronómicas. Departamento de Sanidad Vegetal; ChileFil: Pino, Ana María. Universidad de Chile. Facultad de Ciencias Agronómicas. Departamento de Sanidad Vegetal; ChileFil: Picciau, Luca. Università di Torino. Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA); ItaliaFil: Alma, Alberto. Università di Torino. Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA); ItaliaFil: Paltrinieri, Samanta. Università di Bologna. Alma Mater Studiorum. Department of Agricultural and Food Sciences (DISTAL), Plant Pathology and Entomology; ItaliaFil: Contaldo, Nicoletta. Università di Bologna. Alma Mater Studiorum. Department of Agricultural and Food Sciences (DISTAL), Plant Pathology and Entomology; ItaliaFil: Bertaccini, Assunta. Università di Bologna. Alma Mater Studiorum. Department of Agricultural and Food Sciences (DISTAL), Plant Pathology and Entomology; ItaliaFil: Fiore, Nicola. Universidad de Chile. Facultad de Ciencias Agronómicas. Departamento de Sanidad Vegetal; Chil
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