1,721,643 research outputs found

    The Iron Line background

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    We investigate the presence of iron line emission among faint X-ray sources identified in the 1 Ms Chandra Deep Field-South and in the 2 Ms Chandra Deep Field-North. Individual source spectra are stacked in seven redshift bins over the range z=0.5-4. We find that iron line emission is a ubiquitous property of X-ray sources up to z~=3. The measured line strengths are in good agreement with those expected by simple pre-Chandra estimates based on X-ray background synthesis models. The average rest-frame equivalent width of the iron line does not show significant changes with redshift

    The ‘‘exceptional’’ earthquake of 3 January 1117 in the Verona area (northern Italy): A critical time review and detection of two lost earthquakes (lower Germany and Tuscany)

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    In the seismological literature the 3 January 1117 earthquake represents an interesting case study, both for the sheer size of the area in which that event is recorded by the monastic sources of the 12th century, and for the amount of damage mentioned. The 1117 event has been added to the earthquake catalogues of up to five European countries (Italy, France, Belgium, Switzerland, the Iberian peninsula), and it is the largest historical earthquake for northern Italy. We have analyzed the monastic time system in the 12th century and, by means of a comparative analysis of the sources, have correlated the two shocks mentioned (in the night and in the afternoon of 3 January) to territorial effects, seeking to make the overall picture reported for Europe more consistent. The connection between the linguistic indications and the localization of the effects has allowed us to shed light, with a reasonable degree of approximation, upon two previously little known earthquakes, probably generated by a sequence of events. A first earthquake in lower Germany (I0 (epicentral intensity) VII–VIII MCS (Mercalli, Cancani, Sieberg), M 6.4) preceded the far more violent one in northern Italy (Verona area) by about 12–13 hours. The second event is the one reported in the literature. We have put forward new parameters for this Veronese earthquake (I0 IX MCS, M 7.0). A third earthquake is independently recorded in the northwestern area of Tuscany (Imax VII-VIII MCS), but for the latter event the epicenter and magnitude cannot be evaluated

    Costantinopoli e Il Cairo: effetti sismici in due capitali mediterranee dal tardo antico al XV secolo

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    Istanbul (l’antica Costantinopoli) e Il Cairo sono oggi due delle più importanti megalopoli del bacino del Mediterraneo. I terremoti che le hanno colpite rispettivamente nel 1999 e nel 1992 sono solo gli ultimi due episodi della lunga storia sismica di queste due città. La millenaria continuità di sito e la ricchezza delle testimonianze storiche disponibili (pur in mancanza degli archivi amministrativi per il periodo antico e medievale) permettono di delineare alcuni degli antichi scenari dei danni subiti in queste due capitali, qui ricostruiti per il periodo dalla tarda antichità alla fine del XV secolo. A fronte di informazioni precise sui danni, poco si sa sulle risposte istituzionali e amministrative, sui tempi delle ricostruzioni e sull’impatto culturale complessivo. L’importanza acquisita da Bisanzio (poi Costantinopoli) a partire dal IV secolo d.C., e la maggiore disponibilità di fonti storiche rispetto al periodo precedente, permettono di delineare una storia sismica dell’attuale Istanbul. Tale storia urbana è tra le più dettagliate del bacino del Mediterraneo, una preziosa eredità dal punto di vista scientifico. I terremoti di più elevata intensità che hanno colpito Costantinopoli-Istanbul si originano nei segmenti orientali della faglia Nord Anatolica e nell’area del Mar di Marmara. Tra la metà del IV secolo e la fine del XV, i maggiori eventi sismici accaddero il 14 dicembre 557, 26 ottobre 740, 26 ottobre 989, 23 settembre 1063, 11 marzo 1231, 18 ottobre 1343. Questi terremoti hanno lasciato le loro tracce distruttive anche su alcuni importanti edifici di Costantinopoli: per questo è possibile delineare, seppure in modo parziale, una mappa degli effetti sismici anche a scala urbana. Uno dei più famosi edifici di Costantinopoli, la chiesa di Santa Sofia, edificata al tempo dell’imperatore Giustiniano, consacrata nel 537, assunse la sua forma definitiva nel 562, dopo le riparazioni che si erano rese necessarie in conseguenza dei terremoti del 557. L’edificio rappresenta una sorta di ‘sismografo monumentale’ che scandisce la storia sismica urbana. L’altra megalopoli mediterranea qui presa in esame è Il Cairo. La sua fondazione risale all’epoca della conquista araba dell’Egitto, nel 641, come insediamento fortificato di al-Fustat (o Misr al-Fustat). Nel 969 la dinastia dei Fatimidi fondò, a nord di al-Fustat, il Cairo (al-Qahira, ossia “la vittoriosa”). È solo da questo periodo che è possibile delineare la storia sismica della città, per la continuità abitativa e per la ricchezza delle fonti storiche. Il Cairo risente degli effetti di terremoti lontani, che si originano in parte nell’Arco ellenico, in particolare nell’area di Creta, in parte nella faglia del Mar Morto e da una sorgente sismica localizzata a una decina di chilometri dal Cairo vecchio. Per il periodo fino alla fine del XV secolo, il più forte teremoto che ha colpito la città fu quello dell’8 agosto 1303, uno degli eventi sismici di più elevata magnitudo (Me = 8.0) della storia conosciuta del Mediterraneo, paragonabile solo a quello 21 luglio 365 d.C. Del terremoto del 1303, che danneggiò numerose moschee e madrase (scuole coraniche) è stato possibile localizzare gli effetti su scala urbana e avere indicazioni sulla risposta sismica della parte oggi più antica della città.UnpublishedFacoltà di Economia “Federico Caffè”, Università Roma Tre Via Silvio d’amico, 77 - Roma3.10. Storia ed archeologia applicate alle Scienze della Terraope

    Costantinopoli e Il Cairo: effetti sismici in due capitali mediterranee dal tardo antico al XV secolo

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    Istanbul (l’antica Costantinopoli) e Il Cairo sono oggi due delle più importanti megalopoli del bacino del Mediterraneo. I terremoti che le hanno colpite rispettivamente nel 1999 e nel 1992 sono solo gli ultimi due episodi della lunga storia sismica di queste due città. La millenaria continuità di sito e la ricchezza delle testimonianze storiche disponibili (pur in mancanza degli archivi amministrativi per il periodo antico e medievale) permettono di delineare alcuni degli antichi scenari dei danni subiti in queste due capitali, qui ricostruiti per il periodo dalla tarda antichità alla fine del XV secolo. A fronte di informazioni precise sui danni, poco si sa sulle risposte istituzionali e amministrative, sui tempi delle ricostruzioni e sull’impatto culturale complessivo. L’importanza acquisita da Bisanzio (poi Costantinopoli) a partire dal IV secolo d.C., e la maggiore disponibilità di fonti storiche rispetto al periodo precedente, permettono di delineare una storia sismica dell’attuale Istanbul. Tale storia urbana è tra le più dettagliate del bacino del Mediterraneo, una preziosa eredità dal punto di vista scientifico. I terremoti di più elevata intensità che hanno colpito Costantinopoli-Istanbul si originano nei segmenti orientali della faglia Nord Anatolica e nell’area del Mar di Marmara. Tra la metà del IV secolo e la fine del XV, i maggiori eventi sismici accaddero il 14 dicembre 557, 26 ottobre 740, 26 ottobre 989, 23 settembre 1063, 11 marzo 1231, 18 ottobre 1343. Questi terremoti hanno lasciato le loro tracce distruttive anche su alcuni importanti edifici di Costantinopoli: per questo è possibile delineare, seppure in modo parziale, una mappa degli effetti sismici anche a scala urbana. Uno dei più famosi edifici di Costantinopoli, la chiesa di Santa Sofia, edificata al tempo dell’imperatore Giustiniano, consacrata nel 537, assunse la sua forma definitiva nel 562, dopo le riparazioni che si erano rese necessarie in conseguenza dei terremoti del 557. L’edificio rappresenta una sorta di ‘sismografo monumentale’ che scandisce la storia sismica urbana. L’altra megalopoli mediterranea qui presa in esame è Il Cairo. La sua fondazione risale all’epoca della conquista araba dell’Egitto, nel 641, come insediamento fortificato di al-Fustat (o Misr al-Fustat). Nel 969 la dinastia dei Fatimidi fondò, a nord di al-Fustat, il Cairo (al-Qahira, ossia “la vittoriosa”). È solo da questo periodo che è possibile delineare la storia sismica della città, per la continuità abitativa e per la ricchezza delle fonti storiche. Il Cairo risente degli effetti di terremoti lontani, che si originano in parte nell’Arco ellenico, in particolare nell’area di Creta, in parte nella faglia del Mar Morto e da una sorgente sismica localizzata a una decina di chilometri dal Cairo vecchio. Per il periodo fino alla fine del XV secolo, il più forte teremoto che ha colpito la città fu quello dell’8 agosto 1303, uno degli eventi sismici di più elevata magnitudo (Me = 8.0) della storia conosciuta del Mediterraneo, paragonabile solo a quello 21 luglio 365 d.C. Del terremoto del 1303, che danneggiò numerose moschee e madrase (scuole coraniche) è stato possibile localizzare gli effetti su scala urbana e avere indicazioni sulla risposta sismica della parte oggi più antica della città.UnpublishedFacoltà di Economia “Federico Caffè”, Università Roma Tre Via Silvio d’amico, 77 - Roma3.10. Storia ed archeologia applicate alle Scienze della Terraope

    The Cosmic X-ray Background at the Peak of its Emission: An Accurate Measurement with BeppoSAX and its Consequences

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    We discuss an accurate measurement of the CXB in the 15-50 keV range performed with the Phoswich Detection System (PDS) instrument aboard the BeppoSAX satellite, whose results have already been recently reported elsewhere te{Frontera07}. After the recently reported 2-10 keV CXB measurements obtained with the imaging instruments aboard the X-ray satellites BeppoSAX, XMM-Newton, and Chandra that give CXB intensities systematically higher than those obtained with HEAO-1 in the same energy band, suspects of systematic errors in the HEAO-1 measurements at low and higher energies have been raised by several authors. Using the BeppoSAX PDS pointings at high galactic latitude (|b|>15°) we have measured the CXB spectrum and intensity level in the 15-50 keV energy band. Our results are consistent with those obtained with HEAO-1 at the same energies. Astrophysical consequences are discussed
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