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    Diritti, beni comuni e sussidiarietà

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    La rilevanza dell'energia nello sviluppo è motivata e contestualizzata nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dove si trova, tra i 17, un intero obiettivo dedicato a questa preziosa risorsa . Alla luce di questo legame ormai consolidato, gli organismi internazionali ma anche la comunità scientifica si sono attivati per studiare ed estendere l’ambito di definizione per l’accesso all'energia al fine di evidenziare in modo sempre più nitido il legame tra energia, servizi e sviluppo locale . L’energia, infatti, non è un fine in sé , ma la disponibilità energetica diventa rilevante per gli individui e la società in quanto condizione necessaria e abilitante per poter accedere a servizi come la salute e l’educazione o ad altre risorse come l’acqua per gli usi potabili e gli usi agricoli che rendono più efficiente l’impiego delle terre per la produzione di cibo. L’energia è inoltre indispensabile per avviare le attività produttive di piccole e medie imprese o realtà cooperative che sono il primo volano di sviluppo socioeconomico in ogni paese. L'energia è considerata la linfa vitale della società moderna le cui principali attività economiche sono state sostenute, nel corso della storia, dalla scoperta di nuove fonti energetiche e della conseguente capacità di utilizzare . Inoltre, le conclusioni delle più recenti COP (a partire da Parigi 2015) hanno posizionato l’energia al centro delle azioni di mitigazione e adattamento che mirano a tenere sotto-controllo gli effetti delle emissioni di gas serra antropiche e non. Da un lato, così la crescente attenzione all'ambiente sottolinea la preoccupazione globale per lo sfruttamento delle limitate risorse naturali da utilizzare per le attività umane . Dall'altro, l'evidenza storica afferma che nessun Paese è mai riuscito a ridurre povertà e diseguaglianza interna senza un uso dell’energia crescente basato su un insieme di vettori diversificato e progressivamente più efficiente in grado di attivare servizi energetici di qualità . Dunque, il nesso energia-clima ha aperto un dibattito. Questo dibattito è oggi particolarmente sentito in Africa per tre motivi principali: • il continente è ricco di risorse ma ancora debole nella sua capacità di provvedere ad un adeguato approvvigionamento energetico per la popolazione ; • il continente è destinato a diventare sempre più esigente dal punto di vista energetico a causa di una popolazione e di una economia in forte crescita, che rivendicheranno accesso a servizi energetici sempre più affidabili e convenienti . • Il continente ha l’ambizione, in linea con l’Agenda 2063, di diventare “una forza dinamica, integrata prospera e pacifica nell'arena internazionale” . Alla luce di queste considerazioni che aprono un dibattito acceso, proprio per la dicotomia tra temi ambientali e rilevanza che il tema dell’accesso all’energia ha acquisito negli anni, a partire dalle prima iniziative avviate dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), dalla Banca Mondiale (BM) e dall’iniziativa “Sustainable Energy for All” (SE4ALL) fino all’Obiettivo n°7 nell’Agenda 2030 si reputa opportuno proporre una riflessione sul tema del diritto. Obiettivo dell’articolo è introdurre il concetto di diritti fondamentali e diritti accessori in relazione al tema energia, distinguere tra diritto all’energia e diritto all’accesso all’energia, e, una volta introdotta l’energia come uno degli aspetti che compongono il bene comune , formalizzare alcune possibili indicazioni di supporto alle politiche che mirano ad identificare come il nuovo partenariato, da più parti oggi invocato, tra pubblico e privato (sia in termini operativi che di finanziamenti) possa contribuire ad accelerare il cammino verso un accesso universale alla risorsa energetica e mitigare alcune criticità negli assetti istituzionali potenzialmente nemici del bene comune

    Role of k-w closure coefficients for free jet turbulence modelling

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    The present work is focused on the prediction of the fluid dynamics behaviour for natural gas burners characterized by low NOX emissions by using a Computational Fluid Dynamics (CFD) analysis. One of the major critics addressed to CFD simulations for such complex physics is linked to the accuracy of turbulence models not able to properly predict the behaviour of the jet entering the chamber. For this reason some well known turbulence models are examined in this work in order to validate the CFD approach for both high and low Reynolds jet. The authors want to show that a case by case understanding of the flow regime and the physics may help in extending the range of validity of RANS turbulence models based on the eddy viscosity concept and, in particular, of the k-two-equations turbulence models given by Wilcox in 1988 and 1998. The experimental data used as reference, come from two set of tests related to different isothermal flow behaviour: high Reynolds number (Re= 68000) and low Reynolds number (Re= 5400). Based on the evidence that at low Reynolds number the hypothesis of homogeneous and isotropic turbulence eddies for the dissipative scale is no longer valid, a modification of k-turbulence model’s closure coefficients has been proposed for the low Reynolds case, accordingly to the hypothesis of free-shear mixing (hereafter referred to as “Briggs’s approach”). This leads to a better agreement with the experimental data
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