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    Neuropsychoanalysis has an influence on psychoanalytic technique but not on the psychoanalytic method

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    The psychoanalytic method requires, on the analyst’s part, a core psychoanalytic stance, where the patient can be reached in a conjoint working-through process, allowing a gradual understanding of the feelings present in the consulting room. Clinical neuropsychoanalysis originated with the presumption that this sort of treatment is valuable for patients suffering from brain lesions. Arising from the practice of clinical neuropsychoanalysis, and responding to critiques of the implications of neuropsychoanalysis in general, the author proposes that neuroscience can positively impact psychoanalysis, but within limits. Specifically, neuroscience provides useful information and conceptual tools that may affect the parameters of treatment – psychoanalytic technique – but can only help indirectly to understand the inner world as the patient subjectively conceives it; in other words, it does not fundamentally impact the basic analytic method. This basic stance, kindled in the analyst by controlled identification with the patient (as exemplified by countertransference-based interpretations), is enhanced by the intrinsic capacity for empathy and introspection, on the part of the psychotherapist and progressively, it is hoped, the patient, even those with neurological impairments. Technique (whether derived from neuroscientific notions or from psychoanalytic theory) can only help to facilitate change in circumstances in which this core psychoanalytic stance is in place. A corollary to this is that, in certain circumstances, theory (be it neurological or psychoanalytic in origin) may even inhibit this crucial psychoanalytic process. This view is supported by revisiting Joseph Sandler’s ideas on the “theory of technique” in psychoanalysis and by examples taken from clinical practice with patients with brain injuries

    Lo sviluppo infantile: una visione d’insieme

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    Questo testo è inteso prevalentemente per lo studente universitario che voglia conoscere gli sviluppi della psicoanalisi contemporanea. Freud distingueva ciò che è possibile trasmettere in ambito universitario alla psicoanalisi cioè informare, da ciò che non è possibile, cioè formare, almeno non attraverso lezioni frontali. All’Università è possibile informare su la psicoanalisi ma non formare in psicoanalisi. Questo libro vuole essere un contributo affinché lo studente possa almeno apprendere qualcosa “circa la psicoanalisi”, come auspicato da Freud. L’Autore si attiene principalmente al pensiero neofreudiano, rifacendosi in particolare al lavoro clinico e teorico di Joseph Sandler, uno psicoanalista allievo di Anna Freud, che ha grandemente contribuito ad avvicinare il modello psicoanalitico strutturale con la teoria delle relazioni oggettuali. Joseph Sandler (insieme alla moglie Anne-Marie) è stato uno dei principali artefici della cosiddetta quiet revolution, che (senza il “narcisismo delle piccole differenze”, e senza l’enfasi magniloquente così diffusa tra gli autori psicoanalitici), ha portato la psicoanalisi verso una psicologica clinica dei sentimenti e dell’adattamento intrapsichico. Il progetto di questo “commentario” è di fornire un quadro descrittivo, sulla base di questo modello psicoanalitico, dei principali funzionamenti della mente e di come questi processi si intreccino per strutturare l’identità personale

    La ricerca in psicoanalisi

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    Questo testo è inteso prevalentemente per lo studente universitario che voglia conoscere gli sviluppi della psicoanalisi contemporanea. Freud distingueva ciò che è possibile trasmettere in ambito universitario alla psicoanalisi cioè informare, da ciò che non è possibile, cioè formare, almeno non attraverso lezioni frontali. All’Università è possibile informare su la psicoanalisi ma non formare in psicoanalisi. Questo libro vuole essere un contributo affinché lo studente possa almeno apprendere qualcosa “circa la psicoanalisi”, come auspicato da Freud. L’Autore si attiene principalmente al pensiero neofreudiano, rifacendosi in particolare al lavoro clinico e teorico di Joseph Sandler, uno psicoanalista allievo di Anna Freud, che ha grandemente contribuito ad avvicinare il modello psicoanalitico strutturale con la teoria delle relazioni oggettuali. Joseph Sandler (insieme alla moglie Anne-Marie) è stato uno dei principali artefici della cosiddetta quiet revolution, che (senza il “narcisismo delle piccole differenze”, e senza l’enfasi magniloquente così diffusa tra gli autori psicoanalitici), ha portato la psicoanalisi verso una psicologica clinica dei sentimenti e dell’adattamento intrapsichico. Il progetto di questo “commentario” è di fornire un quadro descrittivo, sulla base di questo modello psicoanalitico, dei principali funzionamenti della mente e di come questi processi si intreccino per strutturare l’identità personale

    Teoria e ricerca in psicoanalisi. Commentario di Psicoanalisi Contemporanea per lo studente di Psicologia e di Medicina

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    Questo testo è inteso prevalentemente per lo studente universitario che voglia conoscere gli sviluppi della psicoanalisi contemporanea. Freud distingueva ciò che è possibile trasmettere in ambito universitario alla psicoanalisi cioè informare, da ciò che non è possibile, cioè formare, almeno non attraverso lezioni frontali. All’Università è possibile informare su la psicoanalisi ma non formare in psicoanalisi. Questo libro vuole essere un contributo affinché lo studente possa almeno apprendere qualcosa “circa la psicoanalisi”, come auspicato da Freud. L’Autore si attiene principalmente al pensiero neofreudiano, rifacendosi in particolare al lavoro clinico e teorico di Joseph Sandler, uno psicoanalista allievo di Anna Freud, che ha grandemente contribuito ad avvicinare il modello psicoanalitico strutturale con la teoria delle relazioni oggettuali. Joseph Sandler (insieme alla moglie Anne-Marie) è stato uno dei principali artefici della cosiddetta quiet revolution, che (senza il “narcisismo delle piccole differenze”, e senza l’enfasi magniloquente così diffusa tra gli autori psicoanalitici), ha portato la psicoanalisi verso una psicologica clinica dei sentimenti e dell’adattamento intrapsichico. Il progetto di questo “commentario” è di fornire un quadro descrittivo, sulla base di questo modello psicoanalitico, dei principali funzionamenti della mente e di come questi processi si intreccino per strutturare l’identità personale

    Omeostasi affettiva: dalla famiglia esterna alla famiglia interna

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    Questo testo è inteso prevalentemente per lo studente universitario che voglia conoscere gli sviluppi della psicoanalisi contemporanea. Freud distingueva ciò che è possibile trasmettere in ambito universitario alla psicoanalisi cioè informare, da ciò che non è possibile, cioè formare, almeno non attraverso lezioni frontali. All’Università è possibile informare su la psicoanalisi ma non formare in psicoanalisi. Questo libro vuole essere un contributo affinché lo studente possa almeno apprendere qualcosa “circa la psicoanalisi”, come auspicato da Freud. L’Autore si attiene principalmente al pensiero neofreudiano, rifacendosi in particolare al lavoro clinico e teorico di Joseph Sandler, uno psicoanalista allievo di Anna Freud, che ha grandemente contribuito ad avvicinare il modello psicoanalitico strutturale con la teoria delle relazioni oggettuali. Joseph Sandler (insieme alla moglie Anne-Marie) è stato uno dei principali artefici della cosiddetta quiet revolution, che (senza il “narcisismo delle piccole differenze”, e senza l’enfasi magniloquente così diffusa tra gli autori psicoanalitici), ha portato la psicoanalisi verso una psicologica clinica dei sentimenti e dell’adattamento intrapsichico. Il progetto di questo “commentario” è di fornire un quadro descrittivo, sulla base di questo modello psicoanalitico, dei principali funzionamenti della mente e di come questi processi si intreccino per strutturare l’identità personale
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