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    Faber. Processualità dell'architettura tra origine e fallimento

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    È possibile indagare la processualità del “fare architettura” attraverso le ossessioni e i daimon di alcuni maestri? Solo se consideriamo la crisi come elemento di rottura inserito nel ciclo vitale dell’edificio siamo in grado di individuare situazioni e stadi che, seppur transitori, risultano fondamentali per una comprensione organica dell’opera e del suo contesto. In quest’ottica, fattori di discontinuità quali abbandono, distruzione e fallimento diventano sfaccettature diverse di un’unica, molteplice realtà. L’idea progettuale – sia essa rappresentata dallo studio sulla casa primitiva, dalla codificazione di un modello o da una radicalizzazione teorica – è qui investigata a partire dal principio – dall’origine del processo – per poi dirigersi verso quel magma fluido che appartiene alla formatività dell’opera. Il volume esamina questi temi progettuali attraverso gli esempi emblematici di maestri quali Le Corbusier, John Soane e Isozaki Arata

    Intervista a Giangiacomo D’Ardia

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    L’intervista a Giangiacomo D’Ardia ripercorre alcuni momenti fondativi nell’esperienza professionale dell’architetto, con particolare enfasi agli anni della formazione. Appare centrale, infatti, il rapporto tra i giovani allievi formatisi nella Facoltà di Architettura di Roma, nella storica sede di Valle Giulia, rispetto alle attività extra didattiche da loro portate avanti nei cosiddetti “studi” che, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta cominciavano a costituirsi nell’ambiente romano. Il contributo mira a definire il contesto culturale nel quale si inseriva lo studio di D’Ardia (con Gianni Accasto, Giuseppe Rebecchini, Livio Quaroni, Vanna Fraticelli e altri) cercando di chiarire i rapporti che c’erano con gli altri gruppi romani e lo scontro che, all’interno della Facoltà, si delineò con la figura di Saverio Muratori. L’intervista è pubblicata all’interno di un numero monografico della rivista Arc2città (curato da Franco Purini e da Marco Falsetti) dedicato agli “studi” di architettura romani degli anni Sessanta

    Cappella della Riconciliazione / Chapel of Reconciliation

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    Il saggio è stato pubblicato nel numero monografico “Percorsi del sacro” ricerca che ha analizzato le micro-architetture spirituali inserite nella natura. Il presente contributo affronta una lettura critico-interpretativa della Cappella della Riconciliazione, inserita nella categoria tipologia del "recinto". L'edificio sorge sul sito della Versöhnungskirche, chiesa evangelica progettata nel 1894 da Gotthilf Ludwig Möckel e demolita nel 1985 dal governo della DDR in quanto troppo vicina alle opere difensive del Muro di Berlino. L'opera è inoltre inserita all'interno di un parco della memoria dedicato alle vittime del Muro di Berlino (il Gedenkstätte Berliner Mauer, situato nella parte nord della capitale). Il progetto è inserito nella categoria tipologica “capanna”

    Cappella nel Saya Park / Saya Park Chapel

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    Il saggio è stato pubblicato nel numero monografico “Percorsi del sacro” ricerca che ha analizzato le micro-architetture spirituali inserite nella natura. Il presente contributo affronta una lettura critico-interpretativa della Cappella nel Saya Park progettata da Alvaro Siza e Carlo Castanheira a partire dal 2015. Il progetto è inserito nella categoria tipologica “capanna”

    Sito Ufficiale del Dottorato DRACo in Architettura e Costruzione

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    Ideazione, webmaster e webpublisher del sito ufficiale del dottorato DRACo in Architettura e Costruzione, elaborato con piattaforma DRUPAL (2013-presente). https://web.uniroma1.it/dottoratodraco

    Dal grattacielo al tessuto verticale. Nuovi sviluppi architettonici e urbani

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    Esaminato all’interno del complesso sistema infrastrutturale e architettonico delle attuali megalopoli, il grattacielo sembra riproporre nella propria conformazione strutturale e funzionale una “micro città”, ossia un organismo autonomo capace di riprodurre le strutturazioni capillari e dinamiche aggregative tipiche del tessuto urbano. In particolare le mega città asiatiche quali Shanghai, Tokyo, Hong Kong, Shenzhen sperimentano, all’interno dei grattacieli, i luoghi di aggregazione e condivisione propri dell’esterno, esplicitando, in tal modo, delle trame urbane “in quota”. Analizzando il grattacielo come una sorta di trasposizione verticale del sistema gerarchico orizzontale, è possibile definire un nuovo modello urbano calato direttamente dal mondo dell’Utopia nella realtà attuale. Al contrario della Torre di Babele, simbolo di incompiutezza e caos, il grattacielo interpretato come tessuto diventa modulo verticale per un nuovo ordine urbano. La teoria dei Tessuti Verticali qui esposta si è basata, innanzitutto, sulla analisi di alcuni casi prodotti nell’areale statunitense tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ovvero decenni in cui si è assistito alla definizione spaziale e strutturale del nuovo tipo, mentre la seconda parte del testo si è posta l’obbiettivo di classificare tipologicamente – e di razionalizzare – anche le odierne logiche evolutive. Lo studio ha quindi cercato di riconfigurare il tipo nella città, attuando una presa di posizione rispetto ai caratteri urbani originari, centrali nella iniziale conformazione del grattacielo, e ancora persistenti nelle successive modificazioni, con l’intento di porre nuova luce su di una architettura “semplicemente complessa” e talvolta enigmatica

    Halley 2061

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    La presente riflessione intende sintetizzare alcuni aspetti considerati centrali per comprende l’apporto, nel mondo dell’architettura, della generazione di “giovani” architetti nati negli anni Ottanta. Si tratta di una generazione nata in un momento “eclettico” sotto il profilo culturale e l’inizio di questo passaggio formale avviene proprio nel 1980, una data che coincide con il mutamento verso “nuove modernità” intrapreso da Paolo Portoghesi con la prima Mostra di Architettura alla Biennale di Venezia, un’esposizione che con il suo titolo decisamente esplicito, “La presenza del passato”, indirizzava architetti e giovani studenti verso un approccio citazionista, espressivo e formale della Storia. E appare semplicemente stravagante che, circa quarantadue anni dopo quella Biennale, siano ancora gli stessi protagonisti di quella felice stagione (GRAU, Purini, D’Alfonso, Fattinnanzi, D’Ardia, Muntoni, etc) a dover sottolineare attraverso testi critici, interviste, progetti editoriali e d’architettura, la necessità di affrontare il passato così da poter “creare” il nostro presente

    Crisi e critica nel pensiero di Saverio Muratori

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    Il presente contributo intende indagare due temi molto cari a Saverio Muratori: la crisi, esplorata come crisi dell’insegnamento, dell’architettura e della civiltà, e la critica, intesa come attitudine sistematica con cui Muratori affronta il mondo intellettuale a lui contemporaneo. Attraverso questi fil rouge, sarà possibile ripercorrere il pensiero di Muratori concentrandoci, in particolare sulla definizione di estetica del territorio, di cui l’architetto modenese è stato precursore. Proprio nella riscoperta dell’organicità del territorio (sotto il profilo produttivo, per la sua capacità di creare tessuto, per la sua individualità ambientale) sarà possibile definire un momento chiave rispetto alle tematiche delle crisi, più volte affrontate da Muratori nei suoi scritti; del resto il territorio, nella sua totalità e complessità, costituisce il punto di svolta per una presa di coscienza del vivere dell’uomo nel mondo, andando oltre ogni deriva naturalistica o, al contrario, tecnicistica
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