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IL COSTRUTTO DELL’EMOTIVITÀ ESPRESSA: IMPLICAZIONI NEL PARENTING E NELLE RELAZIONI FAMIGLIARI
Se da un lato non è possibile proporre una definizione univoca ed esaustiva di famiglia, dall’altro vi è un generale consenso sulla visione della famiglia come un sistema complesso, che deriva dalla costruzione di storie, esperienze e relazioni e che non è riducibile semplicemente alla somma dei singoli membri che la compongono. La famiglia ha una sua identità che va aldilà dell’identità dei suoi singoli membri. Questa complessità richiede pertanto l’adozione di un’ottica che tenga conto sia della complessità dell’intero sistema famigliare che del contributo dei singoli sottosistemi e membr
La famiglia: definizione, struttura, sviluppo
Se da un lato non è possibile proporre una definizione univoca ed esaustiva di famiglia, dall’altro vi è un generale consenso sulla visione della famiglia come un sistema complesso, che deriva dalla costruzione di storie, esperienze e relazioni e che non è riducibile semplicemente alla somma dei singoli membri che la compongono. La famiglia ha una sua identità che va aldilà dell’identità dei suoi singoli membri. Questa complessità richiede pertanto l’adozione di un’ottica che tenga conto sia della complessità dell’intero sistema famigliare che del contributo dei singoli sottosistemi e membr
A model for an integrated assessment with parents of children with eating and evacuation disorders
Today most clinical interventions for children include parents from the early
stage of treatment (Neri & Latmiral, 2004; Sameroff, Donough, &
Rosenblum, 2006; Tsiantis et al., 2002; Vallino, 2002, 2009). Specifically,
parents’ participation in the child’s diagnosis and, subsequently, in his/her
treatment allows for a better understanding of the child’s symptoms within
the family relationships. In this way therapists find the opportunity to
establish a therapeutic relationship with parents based on a mutual
understanding of the child’s difficulties and, furthermore, on their
collaboration and agreement on what are the main goals and tasks of
intervention. These aspects refer to the therapeutic alliance (TA) with parents, seen as a necessary component of a successful assessment and
intervention. The “Focal Play Therapy with children and parents” (FPT-CP;
Trombini & Trombini, 2006, 2007; Trombini E., 2010, 2011, 2016) has
been designed for eating and evacuation disorders in preschool children
usually connected to parent-child relationship problems. This model of
intervention consists of an initial phase (6 sessions) where parents are
actively involved. Main goals are: the assessment of the child’s symptoms
within the family dynamics and the promotion of the therapeutic alliance
with parents. The present research wants to evaluate the effects of the FPTCP
in terms of: a) improving TA with parents; b) decreasing of parenting
stress and of parent-child relationship problems. The sample is made up of
14 parental couples and their children (Mage = 4 years). Correlations between
parent’s alliance scores and parent’s dimensions of personality were
investigated. Differences in alliance scores between parents and therapist
and between each parent were also examined. A semistructured interview
was used to investigate parents’ perception of FPT-CP strengths and
weaknesses. Furthermore, two contrasting cases will be discussed along
with the implications of the study
L'ANSIA IN ADOLESCENZA: UN CONFRONTO TRA CINA E ITALIA
Nonostante l‟ansia sia un disturbo molto diffuso in adolescenza, sono ad oggi pochi gli studi volti ad indagare il ruolo di determinate caratteristiche “culturali” sull‟insorgenza e sul mantenimento di questa patologia (Schreier et al., 2010). Obiettivo principale dello studio è quello di confrontare i livelli di ansia in un campione di adolescenti cinesi ed italiani (N=3416; range di età= 13-18 anni). Verrà utilizzata la Spence Children‟s Anxiety Scale (SCAS; Spence, 1997), una misura dell‟ansia nota a livello internazionale che segue i criteri del DSM-IV. Verranno analizzati sia la struttura fattoriale che le caratteristiche psicometriche dello strumento in entrambi i campioni. Saranno inoltre confrontati i risultati emersi da questo studio con ricerche condotte in precedenza, simili per nazionalità e fascia di età presi in esame. L‟analisi confermatoria multigruppo ha confermato una struttura fattoriale a 6 fattori in entrambi i campioni. Sono inoltre risultate buone le caratteristiche di fedeltà e di validità (convergente e divergente) dello strumento. Dal confronto cross-culturale è emerso che gli adolescenti cinesi mostrano livelli di ansia maggiori di quelli italiani. In linea con la letteratura, sono emerse differenze di genere in entrambi i campioni, con le ragazze che ottengono punteggi più elevati dei ragazzi. A differenza del campione cinese, gli adolescenti italiani mostrano livelli di ansia simili a quelli emersi in studi precedenti. Vista l‟importanza di attuare interventi di prevenzione efficaci, verranno discusse le implicazioni di questo studio, con un‟attenzione particolare al ruolo giocato da determinate caratteristiche culturali e ambientali sui livelli di ansia degli adolescenti. Tra questi: la spinta al successo accademico, il collettivismo e la „ filial piety‟ in Cina; una maggiore enfasi sull‟individualismo e sui valori dell‟autonomia e dell‟indipendenza
HEALTH SERVICES AND THE NEEDS OF THE PEOPLE WITH YOUNG-ONSET DEMENTIA: THE HEALTH PROFESSIONALS’ PERSPECTIVE
The Focal Play Therapy: An Empirical Study on the Parent–Therapist Alliance, Parent–Child Interactions and Parenting Stress in a Clinical Sample of Children and Their Parents
The present study aims to investigate the outcomes of the Focal Play Therapy with Children
and Parents (FPT-CP) in terms of parent–therapist alliance, parent–child interactions, and parenting
stress. Thirty parental couples (N = 60; 30 mothers and 30 fathers) and their children presenting
behavioral, evacuation and eating disorders took part to the study. Through a multi-method
longitudinal approach, data were collected at two time points (first and seventh sessions) marking the
first phase of the intervention specifically aimed to build the alliance with parents, a crucial variable
for the remission of the child’s symptoms (and to the assessment of the child’s symptoms within
family dynamics.) Therapeutic alliance was assessed by the Working Alliance Inventory by therapists
and parents. Parent–child interactions and parenting stress were evaluated using the Emotional
Availability Scales and the Parenting Stress Index, respectively. Results showed that a positive
parent–therapist alliance was developed and maintained during the first seven sessions. Furthermore,
parent–child interactions significantly improved on both parents’ and child’s dimensions. However,
parenting stress levels remained unchanged between the two time points. The findings should enrich
scientific knowledge about the role of parental engagement in preschool child-focused treatments as
to better inform practice and improve the quality of care for children and their families
Un volume introduttivo alla valutazione self-report dell’adattamento psicologico del bambino
Questo breve articolo introduce al lettore un volume che si occupa di descrivere alcuni strumenti self-report utili nella valutazione dell’adattamento psicologico del bambino.
Nell’“Indagine sull’uso dei test in età evolutiva: scelte basate sulla qualità o su pratiche condivise”, pubblicata su Psicologia Clinica dello Sviluppo del 2010 (a cura di Tressoldi, Pedrabissi, Trevisan e Cornoldi), si discute dei risultati di una ricerca relativa agli strumenti di solito impiegati nella diagnosi in età evolutiva. Si tratta perlopiù di metodi proiettivi e grafici, mentre si ricorre raramente ai self-report, sia rivolti ai genitori e agli insegnanti considerati come “multiple informants”, sia al bambino stesso nella forma di autovalutazione.
Il manuale intitolato “La valutazione dell’adattamento psicologico del bambino: I self-report” (Lis, Di Riso, Mazzeschi, Chessa, 2013) è un’estesa riflessione sul contributo prezioso dei questionari di autovalutazione nel processo di assessment multi-method del bambino.
Le argomentazioni a favore del loro utilizzo sono molteplici. Innanzitutto in letteratura è stato più volte dimostrato che il bambino può essere considerato un “teste” attendibile quando gli viene chiesto di riferire sui suoi stati interni (Grills, Ollendick, 2003; Karver, 2006). Essendo i self-report costituiti di pochi item a risposte chiuse, facilitano il bambino nell’esecuzione del compito consentendogli un minor dispendio di energie.
Nell’ambito della ricerca inoltre la brevità degli item ha semplificato le procedure di somministrazione, valutazione e standardizzazione consentendo il ricorso a campioni numerosi. Tanto è vero che nella letteratura i self-report, rispetto agli altri strumenti, sono quelli più estesamente studiati.
Il central core del manuale è poi dedicato alla misura dell’ansia in età scolare, alla luce delle insidie e delle ricadute negative dei Disturbi d’Ansia sullo sviluppo infantile.
Nonostante in molti casi le paure e le preoccupazioni facciano parte integrante del funzionamento del bambino, finendo a volte per strutturarsi in veri e propri Disturbi d’Ansia, spesso si assiste a diagnosi cliniche mancate o comunque tardive. E’infatti noto a tutti che i bambini con Disturbi della Condotta hanno un comportamento prorompente e disordinato, che difficilmente sfugge all’attenzione di chi sta intorno; mentre i bambini ansiosi vengono spesso “liquidati” come tranquilli senza che vengano rivolte loro le dovute attenzioni.
In letteratura e’ stato dimostrato come, nella valutazione dei disturbi esternalizzanti, i self-report contribuiscano poco a una diagnosi clinica; mentre quando si paragonano i risultati dei questionari con le diagnosi cliniche i giovani pazienti mostrano un livello ben più alto di consapevolezza riguardo i loro disturbi internalizzanti, a conferma del fatto che questi strumenti possono essere validamente utilizzati per lo screening.
Inoltre il fatto che essi presentino forme parallele li rende di fatto utilizzabili con i genitori o con altri adulti, quali gli insegnanti, che sono a stretto contatto con il bambino.
Nella pratica della consultazione clinica con il bambino e i genitori, il fatto ad esempio di richiedere ai genitori di compilare un questionario, mentre sono in sala d’attesa, può far sentire loro parte integrante del processo di assessment clinico, aspetto questo cruciale per l’instaurarsi dell’alleanza di lavoro con lo psicologo.
Nel lavoro con il bambino invece, il ricorso ai self-report deve sempre collocarsi all’interno di un percorso diagnostico di tipo multi-method, in cui ogni strumento utilizzato apporti un contributo “unico” rispetto a quello degli altri.
In sintesi, il carattere peculiare degli strumenti di autovalutazione sta nella loro semplicità e duttilità di utilizzo, non richiedendo grossi sforzi di compilazione né al bambino né al genitore/insegnante. Inoltre il fatto che si limitino a identificare sintomi e problematiche a livello descrittivo e operazionale, più vicino alla consapevolezza del soggetto, comporta inevitabilmente dei vantaggi. Basti pensare a quanto sia importante nella restituzione al bambino, ad esempio, poter condividere con lui gli aspetti emersi dal questionario, di cui il bambino è più consapevole, per poi procedere in una fase successiva con l’analisi di quegli aspetti meno consapevoli e non ancora “tollerabili” per il bambino stesso.
Non per ultimo, essendo standardizzati e operazionalizzati, i self-report possono essere utilizzati anche per valutare gli esiti della psicoterapia, sia in termini di process che di outcome
Family experience of young-onset dementia: the perspectives of spouses and children
Objectives: Although young-onset dementia (YOD) affects the whole family system, this population is still under-represented in literature, and no progress in care provision has been made. Hence, additional evidence is necessary to understand how family and social relationships are affected by YOD and care challenges, as to provide recommendations for clinical practice and service improvement from a family perspective.
Method: Family carers were recruited via one memory clinic and the local Alzheimer's Associations in Italy. Semi-structured interviews explored their experiences with YOD, the impact of the condition on their lives, family and social relationships, and the support and care they received. Transcripts were coded by three researchers and analysed using inductive thematic analysis.
Results: Thirty-eight interviews were conducted with 26 spouses and 12 adult children. Three themes emerged: 1) Problems around diagnosis, 2) Lack of post-diagnostic support, and 3) Living with YOD as a family. Overall, problems occurred across the dementia pathway. Without appropriate support, it was difficult for families to adjust to living with YOD and to the associated changes in family roles and relationships.
Conclusions: Since optimal care depends on good family relationships, better support for families in the adaptation to condition would likely benefit patient care while ensuring social inclusion and health equity for vulnerable groups
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