149 research outputs found

    The study of change and institutional persistence in 'Rivoluzioni e Burocrazie' by Pietro Grilli di Cortona

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    Questo articolo è dedicato a ripercorre uno dei tanti, preziosi, contributi scientifici che il Prof. Pietro Grilli di Cortona ci ha lasciato. Si tratta del volume Rivoluzioni e burocrazie. Continuità e mutamento negli Stati rivoluzionari (Grilli di Cortona 1991): un’opera che esprime perfettamente quella passione intellettuale per lo studio e la comprensione dei fenomeni della crisi e del passaggio di regime, destinata a caratterizzare la sua intera produzione scientifica. L’opera indaga il rapporto tra rivoluzioni e burocrazie in alcuni paesi, prescelti in base all’avvento di un processo rivoluzionario nel corso del Novecento: le rivoluzioni comuniste di Russia e Cina e quella nazista della Germania – le cosiddette “grandi rivoluzioni”, ché ripercussioni esse hanno avuto sulla sfera politica, economica e culturale dell’Europa e dell’Asia – e le quattro “piccole rivoluzioni” di Algeria, Cuba, Iran e Nicaragua. La prima tappa che la ricerca affronta è la definizione di rivoluzione, evento caratterizzato da tre elementi: il processo di transizione discontinua da un regime all’altro, la mobilitazione politica, la presenza della violenza. Tale inquadramento rende evidente la scelta del Prof. Grilli per quelle rivoluzioni che sono sfociate in autoritarismi e totalitarismi: le prime capaci di sovvertire l’ordine politico, le seconde di travolgere anche quello sociale. La seconda tappa del percorso di ricerca consiste nell’inquadramento del fenomeno rivoluzionario nell’ambito dello Stato moderno. Comincia, a questo punto, l’analisi dei singoli casi, che sfrutta al meglio i dati tratti dalla storia per ricostruire i cambiamenti delle burocrazie militari e civili nell’impatto con la rivoluzione. E’ con la storia e l’analisi comparata, scelte di metodo predilette, che il Prof. Grilli mette in luce un ulteriore tratto fondamentale del mutamento: esso non nasce nel vuoto, né risulta totalmente disancorato da un assetto pregresso. La discussione dei risultati è assegnata all’ultimo capitolo del volume. Emerge l’importanza di fattori come il cambiamento delle élites e la mobilità verso l’alto di ceti prima esclusi, le trasformazioni dell’apparato pubblico e l’eventuale ruolo centrale del partito unico, la mobilitazione politica e la politicizzazione della sfera sociale, la crescita dell’interventismo statale e del personale burocratico. Parimenti emerge il peso dello scenario pre-rivoluzionario, ma anche il ruolo dell’ideologia, il tipo di strutturazione dell’armata rivoluzionaria, il tipo di leadership (carismatica o meno), la presenza nella società di istituzioni capaci di frenare la spinta rivoluzionaria. Uno studio preziosissimo per comprendere, in contesti rivoluzionari e post-rivoluzionari, le caratteristiche del potere politico nelle sue articolazioni processuali e istituzionali

    Partiti, sistemi partitici ed europeizzazione dei partiti. Guida alla lettura del power point

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    Il contributo costituisce una guida alla lettura di uno scritto inedito di Pietro Grilli di Cortona, che con il metodo e il linguaggio del power point tratta uno dei temi centrali della scienza politica, quello relativo ai partiti. Lo scopo del contributo è quello di precisare la successione degli argomenti trattati e di chiarire ai lettori alcuni punti: 1. la definizione del concetto di europeizzazione; 2. la formazione e l’evoluzione dei partiti presso i principali paesi europei; 3. le modalità di interazione dei partiti nell’ambito dei rispettivi sistemi partitici nazionali; 4. l’impatto del sistema partitico europeo sui singoli sistemi nazionali

    Nota delle curatrici

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    Si tratta della nota introduttiva del volume, alla quale è affidato il compito di presentare alcuni contributi scientifici e didattici di Pietro Grilli di Cortona, amico e collega che per anni ha rappresentato la nostra guida scientifica e professionale. Tale introduzione è volta ad illustrare i cinque saggi che compongono il volume, integralmente o parzialmente inediti. Essi sono rispettivamente intitolati, Come e perché cambiano le democrazie, Liberalismo e meritocrazia, Il nazionalismo come effetto della nascita dello Stato. Il conflitto centro-periferia, Federalismo, Partiti, sistemi partitici ed europeizzazione. I primi due contributi rappresentano due saggi scritti da Pietro Grilli in occasione di un convegno e di un incontro seminariale. Gli altri tre testi selezionati costituiscono le tracce principali di alcune lezioni tenute, nell’ambito dei corsi di Scienza politica, Politica comparata e Processi di democratizzazione, fino al maggio 2015

    Il cambiamento amministrativo nelle democrazie occidentali fra new public management, modelli neo-weberiani e new public governance

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    L’articolo ricostruisce il dibattito sulle riforme amministrative e parimenti dà conto delle realizzazioni attraverso le quali, presso i vari paesi, è avvenuto e procede il cambiamento degli apparati pubblici. Nell’area occidentale avanzata, fin dagli anni ’80 del Novecento, la dottrina del New Public Management ha ispirato nuove architetture organizzative e operative del settore pubblico, attingendo alla cultura e alla strumentazione neo-manageriale, nonché ad indicatori di performance management. Nel corso degli anni ’90, sono emerse tuttavia delle specificità nei programmi di riforma e nuovi principi hanno affiancato l’approccio manageriale orientato al mercato, quali forme di governance multilivello e nuove modalità interattive, intergovernative e cooperative di public management, o lo sviluppo di formule di partnership pubblico-privato e di forme ibride nelle relazioni fra Stato, società e mercati. L’ultima sezione dell’articolo è dedicata alle trasformazioni della funzione manageriale nel settore pubblico italiano, le quali corrono fra il principio di distinzione con la sfera politica e l’introduzione di elementi di fiduciarietà

    The Reform of Public Employment in Italy between Continuity and Change

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    In the last decade of the twentieth century several reforms were adopted in Italy to improve the performance of public employment. They introduced a new discipline, eroding the differences between the public and the private sector. Consistently with this line, in 2009, Renato Brunetta, minister for the public administration and innovation in the fourth Berlusconi government, provided new rules to manage public servants. However, it marked a change in labour relations, bypassing trade unions in the process of reform formulation and replacing the consensual decision-making with a majoritarian style. This article focus on these reforms and on the elements of continuity and change envisaged by the Matteo Renzi government

    La riforma Brunetta. Dalla concertazione sociale alla logica maggioritaria

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    Nell’ultimo decennio del Novecento diverse riforme sono state adottate al fine di migliorare il rendimento del lavoro pubblico e rendere più stretto il legame con la democrazia. La loro preparazione ha visto il coinvolgimento diretto delle organizzazioni di interesse, soprattutto sindacali, che al cospetto dei governi dell’epoca hanno siglato accordi e patti sociali dettati dalla necessità di affrontare la difficile congiuntura economica, finanziaria e politica, in cui era precipitato il nostro paese all’alba di quello stesso decennio. Si è giunti così, nel corso degli anni ’90, a rendere irreversibile la scelta di condurre il pubblico impiego verso la disciplina di diritto comune. Tuttavia, date le difficoltà della marcia di avvicinamento fra settore pubblico e settore privato, sul mondo degli impiegati pubblici è calata una nuova riforma, promossa dal Ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, la quale ha riformulato le regole vigenti, modificando il sistema delle fonti e delle relazioni sindacali, l’assetto della dirigenza, il sistema delle sanzioni e delle responsabilità degli impiegati e prescrivendo procedure di valutazione e di calcolo del merito. La “riforma Brunetta” del 2009 è un intervento complesso, che ha diviso l’ambiente accademico, amministrativo, politico e sindacale, a causa del metodo avversariale e maggioritario, piuttosto che concertativo, di elaborazione delle decisioni, nonché in ragione dei contenuti delle disposizioni normative. Proprio le scelte effettuate, come anche il processo decisionale della controversa “terza riforma del lavoro pubblico” costituiscono l’oggetto di questo volume

    La riforma del pubblico impiego nell'Italia degli anni '90. Tra Maastricht e patti sociali

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    Nel corso degli anni ’90 del Novecento, il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici è stato interessato da cambiamenti piuttosto importanti. Lo slittamento progressivo della disciplina del rapporto di lavoro dalla specialità del diritto pubblico al diritto privato, nonché le riforme legate al New Public Management dei criteri di reclutamento, formazione, progressione della carriera dirigenziale hanno disegnato un quadro in evoluzione. Il volume in oggetto esamina la riforma del pubblico impiego nelle sue diverse fasi che, avviate dagli interventi legislativi dei primi anni ‘90, sono state successivamente completate dalle tornate contrattuali. Per ogni ciclo di riforma, l’analisi mette in luce le caratteristiche sia dei processi formulativi, che di quelli attuativi, insieme alla trama degli attori e dei contenuti delle decisioni adottate e messe in opera. Oltre che sulla descrizione dei contenuti e sull’interpretazione degli interventi effettuati in questo specifico settore di policy, la ricerca si sofferma anche sugli aspetti valutativi della politica di riforma e, sotto questo profilo, focalizzando l’attenzione sugli eventi dell’implementazione, cerca di capire se la riforma sia stata efficace e in che misura le sue realizzazioni concrete abbiano corrisposto agli obiettivi impliciti o espliciti
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