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    L'evoluzione dei sistemi informativo-contabili. L'università di Ferrara tra il periodo Pontificio e l'Unità d'Italia.

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    L'analisi storica di un'Istituzione può essere condotta indagando profili tra loro profondamente differenti: politico, culturale, economico, sociale e giuridico. Lo studio, ad esempio, può riguardare le dinamiche evolutive dei principali fatti accaduti, i più rilevanti cambiamenti intervenuti nella normativa di riferimento, gli aneddoti più caratteristici, gli usi ed i costumi dei diversi soggetti che vi hanno operato, le prassi, e così via. Ben si comprende, quindi, la numerosità delle sfaccettature che possono essere poste in evidenza da un'indagine storica. E ciò nella prospettiva di cogliere e di diffondere informazioni relative a momenti lontani, non completamente divulgati, dei quali tuttavia si ha ancora traccia nei documenti e, più in generale, negli scritti del tempo. Il presente lavoro si innesta in questo contesto. Nello specifico, l'attenzione viene dedicata all'indagine storico–contabile. Ciò implica che il passato sia analizzato e ricostruito attraverso lo studio delle dinamiche evolutive dei sistemi informativi contabili dell'Istituzione oggetto d'esame. Rispetto ai possibili profili inizialmente delineati, l'interesse di questa ricerca ricade sull'analisi dell'aspetto economico-aziendale della realtà indagata. Con maggiore precisione, vengono presi in esame i valori contabili, i metodi di rilevazione, i registri e i documenti di rendicontazione. Queste informazioni e questi strumenti, difatti, essendo espressione della complessa realtà dell'organismo aziendale ne permettono una indiretta comprensione delle dinamiche gestionali e delle decisioni di indirizzo proprie dei momenti passati indagati. Naturalmente la ricerca storica non deve essere intesa quale studio fine a se stesso: l'esame del passato deve essere visto quale passaggio obbligato per la comprensione del presente e per la formulazione di fondate ipotesi sul futuro più prossimo. Oggetto di indagine del presente contributo sono i sistemi informativi contabili dell'Università di Ferrara. Il presente contributo si propone di ricostruire, in chiave sistemica, i tratti salienti del processo evolutivo che ha interessato il sistema informativo-contabile dell'Istituzione in parola nel corso del XIX secolo. L'Ottocento ha rappresentato per l'Ateneo ferrarese un periodo di peculiare significatività: gli eventi storici di quegli anni, invero, hanno avuto interessanti riflessi sia nella struttura organizzativa dello Studio – in particolare nelle figure deputate allo svolgimento delle funzioni amministrative – che negli strumenti di rilevazione contabile comunemente adottati nella prassi. La metodologia della ricerca consiste nell'analisi di un case-study. L'obiettivo è stato perseguito mediante un processo di indagine di tipo deduttivo–induttivo. La fase deduttiva ha richiesto la raccolta e l'esame della documentazione sull'Università di Ferrara nel XIX secolo. Nella fase induttiva, si è proceduto alla sistematizzazione delle considerazioni che si sono potute trarre nel corso dell'indagine empirica. Ciò, in definitiva, ha reso possibile la ricostruzione del quadro generale del sistema informativo contabile dell'Ateneo nel XIX secolo

    L'evoluzione dei sistemi informativo-contabili. L'Università di Ferrara fra il periodo pontificio e l'Unità d'Italia

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    L’Ateneo estense rappresenta oggi, come nel passato, una delle realtà più importanti della città; da sempre al centro di interessi culturali, politici, economici e religiosi. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 1391, l’Istituzione è stata protagonista dell’alternarsi di momenti di grande prestigio e di profonda crisi, in gran parte dovuti alle dinamiche politiche che hanno caratterizzato la città ferrarese nel corso dei secoli. Questi cambiamenti hanno finito per influenzare inevitabilmente l’Istituzione nella governance, nell’assetto organizzativo e, infine, nelle prassi contabili adottate. L’Ottocento, in particolare, ha rappresentato, per la realtà indagata, un periodo di peculiare significatività. Gli eventi di quegli anni (la seconda dominazione pontificia, la riforma universitaria del 1824, l’Unità d’Italia), infatti, hanno generato importanti e repentini mutamenti di carattere amministrativo, tanto da rendere questo secolo un interessante momento di studio per la ricostruzione della storia dell’Università di Ferrara

    Tecniche e strumenti evoluti per il controllo di gestione nelle piccole e medie imprese

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    Il volume intende soffermarsi sui principali strumenti di controllo di gestione, tradizionali ed innovativi, potenziamente fruibili dalle piccole e medie aziende italiane. Il lavoro, in particolare, si propone di fornire un supporto operativo al piccolo imprenditore e alle altre figure organizzative specializzate nelle attività di monitoraggio delle performance della gestione aziendale. Per tale ragione, la trattazione degli argomenti presenta un taglio prevalentemente tecnico-pratico. Il volume intende essere una guida per gli operatori aziendali, che intendono approcciare in modo pragmatico alla problematica del controllo di gestione, e per gli studenti universitari, quale supporto di studio per le tematiche inerenti al controllo di gestione. Il presente lavoro sintetizza i risultati di un progetto di ricerca supportato finanziariamente dall'Unione Industrale Pisana-Gruppo Giovani Imprenditori e della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Pisa

    L'Università di Ferrara. Evoluzione storica dei sistemi informativi nel XIX secolo

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    L'Università di Ferrara, uno degli atenei più antichi d'Italia, è stato ufficialmente istituito nel 1391 ad opera del Marchese Alberto V d'Este, su concessione di Papa Bonifacio IX. L'anno accademico fu inaugurato attivando tre corsi: Arti, Teologia e Giurisprudenza. In essi ebbero modo di insegnare, sin dagli albori, docenti di indiscussa fama, come Bartolomeo Saliceto, noto giurista, e Guarino Guarini da Verona, maestro del futuro Papa Pio II. L'ateneo ferrarese ha nei secoli conosciuto momenti di notevole fervore negli studi che contribuirono a definirne un ruolo centrale nella diffusione della conoscenza, in ambito sia nazionale che internazionale. Difatti, sin dai primi tempi della sua fondazione, fu frequentato non solo da italiani ma anche da molti studenti di provenienza estera (polacchi, tedeschi, francesi, inglesi, ungheresi, spagnoli, ecc.) attratti dagli insegnamenti degli illustri maestri ferraresi ed incentivati da importanti facilitazioni economiche. Il presente lavoro intende ricostruire, in chiave sistemica, l'evoluzione dei principali strumenti di informazione contabile utilizzati dall'istituzione ferrarese nel corso del XIX secolo. Si è ritenuto interessante soffermarsi su questo particolare periodo in quanto ricco di eventi storici significativi per la città di Ferrara, dai quali si ebbero importanti, e talora radicali, riflessi nelle attività e nella gestione amministrativa dell'ateneo locale. Tale finalità viene perseguita attraverso un processo di indagine di tipo deduttivo – induttivo. Nella prima fase (momento deduttivo) si procede alla disamina dei principali contributi bibliografici, con particolare attenzione alle opere sui sistemi di rendicontazione delle pubbliche amministrazioni del XIX secolo. A questo primo stadio si ritiene doveroso, sia pure in termini decisamente sintetici, dedicare la parte iniziale dell'elaborato per poter meglio inquadrare l'argomento di ricerca. La sezione di maggior respiro del lavoro è, invece, rivolta all'esposizione dei risultati della seconda fase (momento induttivo), vale a dire del caso studio in esame. Quest'ultimo step si sviluppa in relazione ad un'analisi empirica che prevede, innanzitutto, la raccolta e l'esame critico della documentazione contabile disponibile per il periodo storico studiato. Successivamente, procede con la sistematizzazione delle considerazioni tratte dalla ricerca, mettendo in luce gli elementi di forza e di debolezza, di innovazione e tradizionali, dei sistemi informativi dell'ateneo ferrarese per l'epoca

    L'evoluzione dei sistemi informativo-contabili. L'università di Ferrara tra il periodo Pontificio e l'Unità d'Italia.

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    L'analisi storica di un'Istituzione può essere condotta indagando profili tra loro profondamente differenti: politico, culturale, economico, sociale e giuridico. Lo studio, ad esempio, può riguardare le dinamiche evolutive dei principali fatti accaduti, i più rilevanti cambiamenti intervenuti nella normativa di riferimento, gli aneddoti più caratteristici, gli usi ed i costumi dei diversi soggetti che vi hanno operato, le prassi, e così via. Ben si comprende, quindi, la numerosità delle sfaccettature che possono essere poste in evidenza da un'indagine storica. E ciò nella prospettiva di cogliere e di diffondere informazioni relative a momenti lontani, non completamente divulgati, dei quali tuttavia si ha ancora traccia nei documenti e, più in generale, negli scritti del tempo. Il presente lavoro si innesta in questo contesto. Nello specifico, l'attenzione viene dedicata all'indagine storico–contabile. Ciò implica che il passato sia analizzato e ricostruito attraverso lo studio delle dinamiche evolutive dei sistemi informativi contabili dell'Istituzione oggetto d'esame. Rispetto ai possibili profili inizialmente delineati, l'interesse di questa ricerca ricade sull'analisi dell'aspetto economico-aziendale della realtà indagata. Con maggiore precisione, vengono presi in esame i valori contabili, i metodi di rilevazione, i registri e i documenti di rendicontazione. Queste informazioni e questi strumenti, difatti, essendo espressione della complessa realtà dell'organismo aziendale ne permettono una indiretta comprensione delle dinamiche gestionali e delle decisioni di indirizzo proprie dei momenti passati indagati. Naturalmente la ricerca storica non deve essere intesa quale studio fine a se stesso: l'esame del passato deve essere visto quale passaggio obbligato per la comprensione del presente e per la formulazione di fondate ipotesi sul futuro più prossimo. Oggetto di indagine del presente contributo sono i sistemi informativi contabili dell'Università di Ferrara. Il presente contributo si propone di ricostruire, in chiave sistemica, i tratti salienti del processo evolutivo che ha interessato il sistema informativo-contabile dell'Istituzione in parola nel corso del XIX secolo. L'Ottocento ha rappresentato per l'Ateneo ferrarese un periodo di peculiare significatività: gli eventi storici di quegli anni, invero, hanno avuto interessanti riflessi sia nella struttura organizzativa dello Studio – in particolare nelle figure deputate allo svolgimento delle funzioni amministrative – che negli strumenti di rilevazione contabile comunemente adottati nella prassi. La metodologia della ricerca consiste nell'analisi di un case-study. L'obiettivo è stato perseguito mediante un processo di indagine di tipo deduttivo–induttivo. La fase deduttiva ha richiesto la raccolta e l'esame della documentazione sull'Università di Ferrara nel XIX secolo. Nella fase induttiva, si è proceduto alla sistematizzazione delle considerazioni che si sono potute trarre nel corso dell'indagine empirica. Ciò, in definitiva, ha reso possibile la ricostruzione del quadro generale del sistema informativo contabile dell'Ateneo nel XIX secolo

    L'evoluzione dei sistemi informativo-contabili. L'Università di Ferrara fra il periodo pontificio e l'Unità d'Italia

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    L’Ateneo estense rappresenta oggi, come nel passato, una delle realtà più importanti della città; da sempre al centro di interessi culturali, politici, economici e religiosi. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 1391, l’Istituzione è stata protagonista dell’alternarsi di momenti di grande prestigio e di profonda crisi, in gran parte dovuti alle dinamiche politiche che hanno caratterizzato la città ferrarese nel corso dei secoli. Questi cambiamenti hanno finito per influenzare inevitabilmente l’Istituzione nella governance, nell’assetto organizzativo e, infine, nelle prassi contabili adottate. L’Ottocento, in particolare, ha rappresentato, per la realtà indagata, un periodo di peculiare significatività. Gli eventi di quegli anni (la seconda dominazione pontificia, la riforma universitaria del 1824, l’Unità d’Italia), infatti, hanno generato importanti e repentini mutamenti di carattere amministrativo, tanto da rendere questo secolo un interessante momento di studio per la ricostruzione della storia dell’Università di Ferrara

    La diagnosi precoce della crisi aziendale. Analisi del processo patologico e modelli predittivi.

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    La crisi d’azienda è un fenomeno che produce conseguenze negative, talvolta anche gravissime, non solo per i soggetti partecipi, direttamente od indirettamente, alla vicenda aziendale ma, più in generale, per l’intero sistema socio-economico. Tali effetti si generano con diversa intensità in relazione al particolare stadio di maturazione raggiunto dal fenomeno patologico. Invero, la crisi, avendo carattere dinamico, si sviluppa mediante il succedersi di fasi caratterizzate da un livello di gravità crescente. I primi momenti generano conseguenze di lieve entità: sono quindi sopportabili per l'azienda che può continuare ad operare – talvolta inconsapevole della degenerazione della propria condizione – in modo antifunzionale. Gli ultimi stadi, al contrario, si contraddistinguono per un’elevata complessità: se il management non interviene eliminando prontamente le cause del malessere, la condizione patologica può aggravarsi e divenire irreversibile. Raggiunto lo stadio di irreversibilità le posizioni di equilibrio perdute non potranno essere recuperate. Si comprende agevolmente, quindi, come per gli operatori di mercato divenga imprescindibile la necessità di cogliere efficacemente i sintomi premonitori del processo degenerativo. Ciò quanto prima possibile, ossia quando il fenomeno ha ancora carattere di reversibilità. La tempestività, perciò, rappresenta un requisito essenziale per gli strumenti di diagnosi. Nell’intento di contenere il più possibile i danni generati dalla crisi, infatti, il processo diagnostico deve imporsi un obiettivo più ambizioso: la previsione delle condizioni prospettiche di funzionalità aziendale. Ad una tale esigenza, si ritiene possano potenzialmente rispondere i modelli di previsione. Essi nascono, in prevalenza, dalla combinazione della tradizionale analisi di bilancio per indici e di metodiche statistiche più o meno sofisticate. L’introduzione della statistica nella metodologia di analisi permette, infatti, di oggettivare il processo di valutazione dello status dell’unità indagata. Ciò, ad evidenza, conduce alla formulazione di un giudizio anticipato e attendibile sul futuro status aziendale. È opportuno rilevare, tuttavia, che il crescente interesse dimostrato dagli studiosi per tale ambito di ricerca non di rado si accompagna ad un atteggiamento piuttosto pessimistico da parte degli operatori sulla possibilità di una concreta applicazione delle elaborazioni ottenute. Lo scetticismo trae fondamento dallo stesso punto di forza dei modelli statistici – l’eccessivo determinismo – che acquisisce conseguentemente i connotati di un’arma a doppio taglio. Se da un lato, infatti, gli strumenti econometrici permettono di ottenere giudizi rapidi ed oggettivi sullo status della combinazione esaminata; dall’altro, l’impossibilità per l’analista di dominare totalmente il processo di formulazione del giudizio costituisce un serio disincentivo all’impiego di tale strumentazione. A questo, poi, deve aggiungersi la sfiducia che ancora grava sulla possibilità di sintetizzare efficacemente la complessa e dinamica realtà aziendale in un semplice algoritmo econometrico. Ciò, tuttavia, non deve sminuire eccessivamente la significatività del contributo informativo generato dall’impiego di una tale strumentazione. I modelli di previsione, infatti, rappresentano un valido supporto informativo utile per trarre indicazioni «di massima» in merito all’eventuale stato di crisi dell’unità produttiva. In questa prospettiva, l’indagine finalizzata alla valutazione delle condizioni di operatività delle aziende potrebbe svolgersi in due steps: 1. la valutazione iniziale ottenuta attraverso l’interpretazione dei risultati scaturenti dall’applicazione del modello; 2. l’affinamento dell’indagine con tecniche di analisi più approfondite qualora lo studio preliminare metta in evidenza un presumibile stato di crisi. I modelli diagnostici, quindi, fungerebbero da importante «campanello d’allarme» nelle analisi sullo stato di salute dell’azienda

    L'Università di Ferrara. Evoluzione storica dei sistemi informativi nel XIX secolo

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    L'Università di Ferrara, uno degli atenei più antichi d'Italia, è stato ufficialmente istituito nel 1391 ad opera del Marchese Alberto V d'Este, su concessione di Papa Bonifacio IX. L'anno accademico fu inaugurato attivando tre corsi: Arti, Teologia e Giurisprudenza. In essi ebbero modo di insegnare, sin dagli albori, docenti di indiscussa fama, come Bartolomeo Saliceto, noto giurista, e Guarino Guarini da Verona, maestro del futuro Papa Pio II. L'ateneo ferrarese ha nei secoli conosciuto momenti di notevole fervore negli studi che contribuirono a definirne un ruolo centrale nella diffusione della conoscenza, in ambito sia nazionale che internazionale. Difatti, sin dai primi tempi della sua fondazione, fu frequentato non solo da italiani ma anche da molti studenti di provenienza estera (polacchi, tedeschi, francesi, inglesi, ungheresi, spagnoli, ecc.) attratti dagli insegnamenti degli illustri maestri ferraresi ed incentivati da importanti facilitazioni economiche. Il presente lavoro intende ricostruire, in chiave sistemica, l'evoluzione dei principali strumenti di informazione contabile utilizzati dall'istituzione ferrarese nel corso del XIX secolo. Si è ritenuto interessante soffermarsi su questo particolare periodo in quanto ricco di eventi storici significativi per la città di Ferrara, dai quali si ebbero importanti, e talora radicali, riflessi nelle attività e nella gestione amministrativa dell'ateneo locale. Tale finalità viene perseguita attraverso un processo di indagine di tipo deduttivo – induttivo. Nella prima fase (momento deduttivo) si procede alla disamina dei principali contributi bibliografici, con particolare attenzione alle opere sui sistemi di rendicontazione delle pubbliche amministrazioni del XIX secolo. A questo primo stadio si ritiene doveroso, sia pure in termini decisamente sintetici, dedicare la parte iniziale dell'elaborato per poter meglio inquadrare l'argomento di ricerca. La sezione di maggior respiro del lavoro è, invece, rivolta all'esposizione dei risultati della seconda fase (momento induttivo), vale a dire del caso studio in esame. Quest'ultimo step si sviluppa in relazione ad un'analisi empirica che prevede, innanzitutto, la raccolta e l'esame critico della documentazione contabile disponibile per il periodo storico studiato. Successivamente, procede con la sistematizzazione delle considerazioni tratte dalla ricerca, mettendo in luce gli elementi di forza e di debolezza, di innovazione e tradizionali, dei sistemi informativi dell'ateneo ferrarese per l'epoca

    I modelli di diagnosi precoce della crisi aziendale: una verifica empirica del grado di affidabilità.

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    L’intensificarsi della frequenza di casi di dissesti aziendali negli ultimi anni ha riacceso e rinvigorito il dibattito accademico (ma anche professionale) in merito alla necessità di individuare uno strumento in grado di diagnosticare, per tempo e con buon grado di attendibilità, gli stati di antifunzionalità delle combinazioni produttive. A tal proposito, accanto alle tradizionali analisi di bilancio, sono stati sviluppati modelli predittivi basati su specifiche tecniche statistiche. Quest’ultimi si propongono di agevolare gli analisti, interni ed esterni, nella formulazione di un giudizio in merito alla futura affidabilità aziendale. Più precisamente, le tecniche in questione permettono di ottenere una rappresentazione semplificata del fenomeno studiato. Con il presente lavoro si è cercato di verificare, con riferimento ad una specifica e circoscritta realtà, la capacità predittiva del modello Z Score di Altman. Questo, come noto, è da più parti ritenuto lo strumento cardine in tema di diagnosi precoce dei sintomi di squilibrio aziendale. Più precisamente, il modello è stato applicato ad un campione di aziende di piccole e medie dimensioni ubicate nel territorio ferrarese. Alla base di questa ricerca vi è, in buona sostanza, l’intenzione di appurare l’affidabilità dello Z Score nel preconizzare gli stati di crisi in un contesto spazio-temporale diverso da quello in cui è stato originariamente elaborato. Lo studio è stato condotto mediante un processo per fasi, tra loro strettamente interconnesse e sequenziali. Inizialmente si è proceduto ad un’attenta disanima dei principali contributi della letteratura italiana ed anglosassone per contestualizzare il modello testato nel filone degli studi in materia. Nello stadio successivo, si è definito un campione di aziende in dissesto, per le quali è stata avviata procedura concorsuale nel biennio 2003 - 2004. Si è poi applicato il modello ai bilanci relativi ai quattro esercizi immediatamente antecedenti il momento di manifestazione della crisi. Quindi si è verificato se lo Z Score fosse in grado di anticipare lo stato di insolvenza verificatosi negli anni successivi. Si è anche testato, ad ulteriore riprova, un campione di aziende in normali condizioni operative

    I modelli di diagnosi precoce della crisi aziendale: una verifica empirica del grado di affidabilità.

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    L’intensificarsi della frequenza di casi di dissesti aziendali negli ultimi anni ha riacceso e rinvigorito il dibattito accademico (ma anche professionale) in merito alla necessità di individuare uno strumento in grado di diagnosticare, per tempo e con buon grado di attendibilità, gli stati di antifunzionalità delle combinazioni produttive. A tal proposito, accanto alle tradizionali analisi di bilancio, sono stati sviluppati modelli predittivi basati su specifiche tecniche statistiche. Quest’ultimi si propongono di agevolare gli analisti, interni ed esterni, nella formulazione di un giudizio in merito alla futura affidabilità aziendale. Più precisamente, le tecniche in questione permettono di ottenere una rappresentazione semplificata del fenomeno studiato. Con il presente lavoro si è cercato di verificare, con riferimento ad una specifica e circoscritta realtà, la capacità predittiva del modello Z Score di Altman. Questo, come noto, è da più parti ritenuto lo strumento cardine in tema di diagnosi precoce dei sintomi di squilibrio aziendale. Più precisamente, il modello è stato applicato ad un campione di aziende di piccole e medie dimensioni ubicate nel territorio ferrarese. Alla base di questa ricerca vi è, in buona sostanza, l’intenzione di appurare l’affidabilità dello Z Score nel preconizzare gli stati di crisi in un contesto spazio-temporale diverso da quello in cui è stato originariamente elaborato. Lo studio è stato condotto mediante un processo per fasi, tra loro strettamente interconnesse e sequenziali. Inizialmente si è proceduto ad un’attenta disanima dei principali contributi della letteratura italiana ed anglosassone per contestualizzare il modello testato nel filone degli studi in materia. Nello stadio successivo, si è definito un campione di aziende in dissesto, per le quali è stata avviata procedura concorsuale nel biennio 2003 - 2004. Si è poi applicato il modello ai bilanci relativi ai quattro esercizi immediatamente antecedenti il momento di manifestazione della crisi. Quindi si è verificato se lo Z Score fosse in grado di anticipare lo stato di insolvenza verificatosi negli anni successivi. Si è anche testato, ad ulteriore riprova, un campione di aziende in normali condizioni operative
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