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    Quale finanza etica?

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    Articolo scritto per la Tavola Rotonda sul tema “Quale finanza etica?”, organizzata presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini come responsabile scientifico

    Recensione del libro "Crisi Finanziarie. Banche e Stati. L’insostenibilità del rischio di credito" di F. Colombini e A. Calabrò

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    Recensione critica del libro che tratta in generali delle recenti crisi finanziarie e in particolare di quelle bancarie, dei debiti sovrani, dei subprime e degli interventi in termini di regolamentazione e supervisione necessari

    Behavioral Finance e Knowledge Management

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    La behavioral finance è un approccio di ricerca che segna l’incontro della finanza con la psicologia e, più in generale, con le scienze cognitive e di decision-making. Si abbandona una delle ipotesi alla base degli approcci tradizionali alla finanza ed all’economia, la perfetta razionalità degli agenti economici, per analizzare i comportamenti dei singoli agenti al fine di comprenderne gli effetti sui processi decisionali. La necessità di abbandonare l’ipotesi di perfetta razionalità nasce dal fatto che questa, insieme con l’assunto di comportamenti ottimizzanti, non sembra in grado di spiegare alcune evidenze empiriche presenti nei mercati finanziari. Nella realtà, gli agenti economici non sono né perfettamente razionali, né ottimizzanti, bensì sono soggetti ad errori cognitivi, che influenzano il processo di scelta e dunque la gestione della conoscenza ed il modo in cui vengono acquisite, elaborate e gestite le informazioni. Inoltre, gli agenti economici non sempre basano le proprie scelte su criteri di natura economico-finanziaria, ma a volte sono condizionati da diverse variabili che i modelli tradizionali non tengono in adeguata considerazione. In particolare, i comportamenti non pienamente razionali danno luogo a distorsioni che implicano fenomeni considerati come “anomalie” dalla finanza tradizionale, in quanto incompatibili con l’ipotesi alla base della teoria dei mercati efficienti. Tali fenomeni, invece, vengono studiati dalla behavioral finance (finanza comportamentale) al fine di descrivere e meglio comprendere la realtà. In generale, si possono evidenziare due principali filoni di ricerca. Il primo riguarda l’ipotesi di arbitraggio limitato, per la quale può essere difficile per investitori razionali controbilanciare in modo perfetto le distorsioni causate dall’operatività dei cosiddetti noise trader. Il secondo filone invece riguarda la psicologia e le scienze cognitive, che possono aiutare a classificare alcuni comportamenti non perfettamente razionali ed i loro possibili effetti in ambito finanziario. La behavioral finance ha implicazioni anche per quanto attiene il knowledge management come variabile chiave del successo aziendale. Dato che gli errori di giudizio vengono commessi sia dagli individui che dagli investitori istituzionali, tali distorsioni possono decretare il successo, se adeguatamente comprese e sfruttate, delle aziende. In ambito di asset management, ad esempio, il successo aziendale è l’effetto di una migliore capacità di previsione rispetto al mercato. Migliori previsioni rispetto ai concorrenti possono essere generate da due possibili fattori: informazioni (private) superiori; processi di gestione delle informazioni pubblicamente disponibili migliori. Alcuni manager “tradizionali” utilizzano l’analisi fondamentale per ottenere informazioni superiori rispetto al mercato. Altri, detti manager quantitativi, al contrario cercano di gestire l’informazione pubblicamente disponibile. Un terzo fattore, che comunque in parte si sovrappone ai precedenti, è rappresentato dallo sfruttamento di distorsioni comportamentali, ossia di errori sistematici che possono generare fenomeni di mispricing dei titoli e delle aziende. Mentre i primi due fattori di vantaggio competitivo tendono ad annullarsi per l’effetto della concorrenza tra gestori, il terzo fattore può mantenere il successo aziendale più a lungo, basandosi su errori cognitivi sistematici delle persone, che non tendono ad annullarsi nel tempo. La gestione di queste nuove conoscenze lega dunque la behavioral finance al knowledge management ed al successo aziendale. Il presente lavoro discute questi temi principali alla base del confronto tra finanza tradizionale e comportamentale, presentando diverse applicazioni dell’approccio behavioral alla finanza, con particolare riferimento alla finanza aziendale, ed ai processi di knowledge management

    Una proposta di revisione dei questionari per la profilatura della clientela

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    Il presente lavoro ha come obiettivo principale quello di proporre una revisione degli attuali questionari con l’obiettivo di farli diventare strumenti di lavoro utili ed efficaci per gli intermediari e, allo stesso tempo, strumenti di tutela reale per i risparmiatori. In particolare, nel rispetto della normativa, si desidera proporre una struttura di questionario che permetta di derivare il profilo di rischio dei risparmiatori, considerando anche gli aspetti comportamentali che influiscono sulle loro scelte di investimento. Il valore aggiunto di questo progetto sta nel voler suggerire il percorso da intraprendere per trasferire ai questionari gli avanzamenti registrati dalla recente letteratura economica sia in ambito sperimentale circa le scelte individuali in condizioni di incertezza sia in ambito finanziario circa gli effetti sulle scelte di investimento delle distorsioni di natura comportamentale. In questo senso, il contributo è prevalentemente metodologico, essendo ovvio che la stesura di un questionario vero e proprio deve necessariamente dipendere dalle esigenze strategiche degli intermediari interessati, dalla tipologia della loro clientela e, naturalmente, dal loro mercato di riferimento. Il lavoro propone sostanzialmente di partire dal concetto economico di avversione al rischio per arrivare, attraverso una serie di aggiustamenti, basati sui risultati ottenuti dalla recente letteratura economica e finanziaria, alla definizione di tolleranza al rischio e alla classificazione degli investitori. La procedura descritta presenta una serie di questioni aperte che nel corso dello studio sono messe in evidenza e la cui soluzione pratica è rimandata al momento di un’eventuale implementazione

    Inform and Deform: Do Financial Analysts mean what they say?

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    The book deals with the role of financial analysts as information providers in financial markets. Chapter one introduces the debate between behavioral finance and traditional finance with regard to market efficiency, in the light of recent financial scandals. Chapter two uses a mix of behavioral finance and linguistic analysis to analyze the reports of financial analysts on the S&P 500 to discern if they are able to anticipate shocks and crises. Chapter three compares studies related to the potential conflicts of interest faced by analysts, the market reaction to changes in recommendations, and the investment value of portfolio strategies based on analysts' consensus. Chapter four deals with analysts' distorted valuations of internet stocks during the dotcom bubble and comparing it with recent evidences on IPOs in the hi-tech sector. The book is the result of the collaboration of the authors and of their researches in the last ten years, starting from the papers of the last five years and ending up with the most recent evidence

    Individual Investor Behavior: Evidence from the Clients of a Small Credit Cooperative Bank

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    Individual characteristics are important in explaining investor trading behaviour. The clients of a small cooperative bank are analysed over the three-year period 2005–2007 to measure the effect that age, gender, income, job position and status of online trader has on the number of stock trades completed. A negative binomial regression is used since our dependent variable, the number of trades, can only assume non-negative discrete values. This paper shows that the number of transactions increases if the client is: man vs. women; self-employed vs. employee, retiree or housewife; online vs. traditional trader; higher vs. low income. Our findings are not clear cut with respect to age. In conclusion, individual characteristics are important in explaining an individual’s trading behaviour since they affect an investor’s attitude towards risk and overconfidence

    Il valore dell’informazione prodotta dagli analisti finanziari: la reazione del mercato azionario italiano ai cambi di raccomandazioni

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    Nel presente lavoro si esamina la reazione di mercato ai cambiamenti di raccomandazione degli analisti finanziari. Si considera il caso italiano per le sue peculiarità regolamentari che impongono agli analisti finanziari di trasmettere i loro studi alla Consob e depositarli presso la società di gestione del mercato azionario entro lo stesso giorno in cui li rendono disponibili ai propri clienti. I report sono gratuitamente e liberamente disponibili sul sito web di Borsa Italiana. Il nostro database include circa 5.200 report emessi su 117 offerte pubbliche iniziali avvenute tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2003. Per valutare la reazione del mercato, si calcolano i rendimenti ed i volumi anomali derivanti dal cambiamento di raccomandazione. Svolgiamo due event study di breve periodo prendendo come riferimento due diverse date: la prima è la data in cui il report viene fornito ai clienti privati dell’analista; la seconda è la data in cui il report è pubblicamente disponibile sul sito di Borsa Italia. Se il mercato è efficiente, allora si dovrebbe osservare una reazione in seguito alla prima data (quella del report) mentre non si dovrebbe verificare alcuna reazione in seguito alla pubblicazione sul sito di Borsa, in quanto i prezzi di mercato dovrebbero avere già incorporata l’informazione veicolata dagli ordini di acquisto e vendita dei clienti privati degli analisti. I risultati mostrano un rendimento anomalo medio pari all’1,01% in caso di miglioramenti di giudizio (upgrade), ed uno –0,92% in caso di peggioramento della raccomandazione (downgrade). Si trova evidenza di una reazione del mercato anche il giorno precedente alla data del report. È possibile che il giorno precedente alla data del report siano divulgate informazioni price sensitive al mercato. Una spiegazione alternativa, in cui gli analisti fanno pervenire ai propri clienti l’informazione contenuta nel report, prima di trasmetterla alla Consob ed a Borsa Italiana, si tradurrebbe in una violazione della regolamentazione vigente. L’impatto del cambiamento di regolamentazione è calcolato anche utilizzando i rendimenti anomali cumulati (CAR) su diverse finestre temporali: la prima comprende i tre giorni attorno all’evento [-1 ; +1], la seconda i quattordici giorni ad esso precedenti [-15 ; -2], la terza i quattordici giorni seguenti [+2; +15]. Mentre alla data del report i rendimenti anomali medi sono superiori per gli upgrade rispetto ai downgrade, il CAR nei tre giorni attorno all’evento è pari a 1.89% per gli upgrade e – 2.06% per i downgrade, coerentemente a quanto evidenziato precedentemente in letteratura. Non si trova alcun effetto significativo nei quattordici giorni precedenti la finestra dell’evento, mentre in quelli successivi si registra un CAR pari a 1,16% per gli upgrade ed uno pari a – 1,29% per i downgrade, entrambi statisticamente significativi, anche se i rendimenti anomali medi non risultano significativamente diversi da zero. I risultati, inoltre, mostrano volumi anomali già a partire da qualche giorno prima della finestra dell’evento, sia per upgrade che per downgrade. Al contrario, non troviamo alcun effetto statisticamente significativo in corrispondenza della pubblicazione del report sul sito di Borsa. Rimane tuttavia da investigare perché si verifichi una reazione di mercato prima della data del report, e se vi siano informazioni rilevanti prima di tale data o se si verifichi una violazione della regolamentazione italiana vigente
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