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    Il racconto inchiesta da Sciascia a Camilleri

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    Dopo aver inaugurato la forma del racconto inchiesta, Sciascia propose opere molto diverse sul piano delle tematiche, dalla cronaca nera con Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), alla storia risorgimentale con I pugnalatori (1976), agli anni di piombo con L’Affaire Moro (1978), ma omogenee nell’impianto e nelle scelte formali e linguistiche. Uno dei primi libri di Andrea Camilleri, La strage dimenticata (1984), fu pubblicato grazie all’intermediazione di Sciascia, che lo propose a Elvira Sellerio, e risente con evidenza dell’influsso sciasciano. Camilleri si discosta dal modello sul piano linguistico, perché introduce termini siciliani italianizzati e frasi idiomatiche ricalcate sul siciliano. Inoltre, i racconti di Camilleri hanno un respiro narrativo che prevale sulla citazione delle fonti, che invece nei racconti inchiesta di Sciascia occupano uno spazio maggiore. Sulla base di un’analisi strutturale e linguistica, nell’intervento si indagano i rapporti di filiazione tra Sciascia e Camilleri. Dalla comparazione tra La strage dimenticata (1984), La bolla di componenda (1993) e Dentro il labirinto (2012), che è stato accostato agli Atti relativi di Raymond Roussel, è possibile ricostruire un’evoluzione sia sul piano linguistico sia sul piano strutturale dello stile di Camilleri, che ha in filigrana il modello sciasciano

    «Ronzando nella bianca libertà». Lo spazio come illusione comunicativa: un confronto tra Beckett e Cattafi

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    «La poesia di Cattafi [...] arriva a comporsi in un paesaggio circolare, sfiorando in continua tensione con l’inconoscibile e l’ineffabile, i limiti stessi della comunicazione. [...] Forse è proprio in questo affrontare il dialogo che dovremmo [...] riconoscere il valore più alto [...] del discorso di Cattafi, avvicinabile [...] al buio grumo parlante dei romanzi di Beckett». Con queste parole poste sul risvolto di copertina de L’osso, l’anima (1964), Giovanni Raboni traccia sin da subito una possibile bisettrice da seguire per trovare uno dei centri gravitazionali attorno a cui ruota la raccolta di Bartolo Cattafi. Così diversa dalle precedenti e così influente nel percorso poetico cattafiano, dato che segna il culmine del primo periodo compositivo del poeta messinese e apre le porte al lungo silenzio successivo, L’osso, l’anima è eredità di un sentire percepito che ha in Kafka e – soprattutto – in Beckett i precedenti più illustri. La scrittura frammentata che sembra inseguire un lungo monologo interiore, la perdita di punti di riferimento fissi, il continuo dilatarsi del tempo che trasporta il lettore in un nonluogo, le metarmofosi oggettuali e soggettuali, le continue “presenze” che infestano le pagine, persino la scala cromatica, tutto sembra ricondurre Cattafi allo scrittore irlandese. L’intervento vuole prendere in esame uno di questi aspetti, ovvero la percezione e la costruzione dello spazio cattafiano e di come esso si trasformi in un gioco di allegorie intertestuali coi tre romanzi beckettiani, Molloy (1951), Malone muore (1951), L’innominabile (1953), già indicati da Raboni come strada da indagare. Mostrando come lo spazio, in particolare lo spazio chiuso, sia metafora per l’uomo post-bellico di una incapacità di interazione con l’altro da sé

    Tradurre Montale in inglese: l’interpretazione di J. Galassi

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    Il saggio indaga i procedimenti traduttivi di J. Galassi dell'opera di Eugenio Montal

    Elementi di intertestualità nella «tragedia in forma di romanzo» di Alberto Moravia

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    Sul finire degli anni Venti, il giovane Alberto Moravia guarda con interesse al genere della tragedia, come testimoniano alcune lettere private, al punto da concepire Gli indifferenti come una «tragedia in forma di romanzo». A partire dall'analisi del dialogo intertestuale che lega il romanzo del '29 ai Sei personaggi di Pirandello e all'Amleto di Shakespeare, il contributo si propone di mettere in evidenza le modalità con cui vengono delineati i personaggi principali della vicenda moraviana, Michele e Carla

    Secretory gralunes of endocrine and chief cells of human stomach mucosa contain leptin

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    BACKGROUND: Leptin plays an important role in the control of food intake and body weight homeostasis. In humans, leptin is produced by adipocytes, placental cells and secretory cells of the mammary epithelium. Recently, it has been reported that stomach glands produce leptin in rats. OBJECTIVE: To test the expression of leptin protein in human stomach and localize, by immunocytochemistry. the specific cell type producing leptin. DESIGN: Endoscopic stomach biopsies of six patients were used to investigate leptin production in the fundic epithelium using reverse transcription polymerase chain reaction (RT-PCR) of RNA. Leptin protein was detected by immunoblot analysis and localized by immunohistochemistry and ultrastructural immunocytochemistry (immunogold method). RESULTS: Human gastric epithelium expresses leptin mRNA and leptin protein. The cells in the lower half of the stomach glands were immunoreactive for leptin. Ultrastructural immunocytochemistry showed leptin immunoreactivity in the pepsinogen granules of chief cells, but the granules of a specific endocrine cell type in the basal portion of the glands were also positive. CONCLUSIONS: Our results suggest that gastric leptin could function in the short-term system to control feeding behaviour and is probably secreted in the stomach lumen by chief cells and into the stomach circulation by a special type of endocrine cell
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