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    Politiche ferroviarie, modelli di mobilità e territorio. Le ferrovie italiane nell ́epoca della pseudo liberalizzazione

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    Esiste un legame tra l’attuazione delle direttive della Unione Europea in materia di liberalizzazione dei mercati ferroviari, nate per regolamentare i mercati interni e la concorrenza, e la trasformazione degli assetti del territorio che passa attraverso i cambiamenti delle pratiche di mobilità dei cittadini. Risulta al tempo stesso evidente come a livello comunitario non siano state sufficientemente prese in considerazione le ricadute territoriali che tale processo avrebbe avuto sul territorio. Partendo dal presupposto, culturale e disciplinare, che proprio alle infrastrutture è legato un ruolo fondamentale nelle trasformazioni degli assetti del territorio, inteso come fenomeno complesso che riunisce in sé quegli aspetti sociali, economici e ambientali in continua e reciproca relazione che costituiscono lo scenario della nostra vita, questo volume raccoglie una serie di contributi multidisciplinari e internazionali sviluppati nel contesto di una ricerca sugli “effetti territoriali della liberalizzazione delle infrastrutture” condotta nell’ambito del Dipartimento di Studi Urbani della Università Roma Tre.There is a connection between the implementation of the directives of the European Union concerning the liberalization of the railway markets, designed to regulate the internal market and competition, and the transformation of the territorial framework that are showed by changes in the practice of mobility. It is evident that at EU level the territorial impacts of this process on the territory have not been adequately addressed. Based on the cultural and disciplinary assumption that infrastructures play a key role in the transformation of the framework of the territory, as a complex phenomenon that combines social, economic and environmental aspects in continuous and reciprocal relationship that form the scene of our life, this volume contains a series of multidisciplinary and international contributions developed in the context of a research on "the territorial effects of the liberalization of infrastructures" conducted in the Department of Urban Studies of the University Roma Tre

    Urban quality and town planning. A meeting with Marcello Vittorini [Intervista con Marcello Vittorini (La qualità urbana e i piani urbanistici)]

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    Il recupero della qualità del territorio e delle città è oggi la premessa indispensabile per uno sviluppo economico corretto e sostenibile. Basti pensare ai diversi valori del mercato immobiliare: non è un caso che nei quartieri storici e consolidati delle città, laddove è rilevante la qualità urbana, gli immobili si compravendano a prezzi ben più alti rispetto a quelli situati nelle periferie recenti, anche nei casi in cui questi ultimi abbiano una qualità edilizia molto più elevata. O al fatto che gli imprenditori siano maggiormente disposti a localizzare le proprie attività in aree industriali efficienti e ben infrastrutturate, laddove sono presenti dotazioni qualificate di servizi alle imprese e agli addetti, piuttosto che in nuclei industriali nati al di fuori di logiche insediative minimamente coerenti. Oggi il fattore “qualità” ha recuperato un’importanza che, negli ultimi cinquant’anni, aveva palesemente perso, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Su questa premessa si innesta la lunga esperienza professionale e accademica di Marcello Vittorini. Un esperienza che si può ‘toccare con mano’ a Ravenna, dove, forse caso unico in Italia, ha coordinato tre piani regolatori generali a partire dal 1973 fino ad oggi, attraversando temi delicati come quello del porto petroli, della pineta costiera e della darsena di città. O a Trento e a Bolzano, per le quali ha coordinato i Piani comunali attualmente vigenti – ed è quanto mai sintomatico che entrambe le due province autonome si siano affidate alla sua esperienza. Per arrivare ad oggi, in cui Vittorini sta coordinando due piani territoriali, il PTC della Provincia di Napoli (in fase di presentazione ai comuni) e il PTC della Provincia di Brescia, ai quali si può aggiungere, coerentemente con la logica disciplinare alle base dei primi due, anche il Programma di Sviluppo Integrato delle Colline Romane (Provincia di Roma). Alla base dell’intensa attività professionale e accademica di Marcello Vittorini è un approccio estremamente pragmatico alle ‘questioni’ della città e del territorio; approccio che ha consentito di mettere a punto strategie di intervento adeguate e particolarmente efficaci nei diversi e molteplici casi di cui si è occupato. I ‘temi’ del suo operare continuano ad essere gli stessi da sempre: perseguimento della qualità urbana, corretto uso delle risorse territoriali, stretta collaborazione tra Amministrazioni pubbliche, coerenza tra programmazione e pianificazione urbanistica e spesa pubblica. Questo incontro1 con Marcello Vittorini vuole essere allora l’occasione per aprire un dibattito su alcuni argomenti che ritengo nodali e che sono relativi in primo luogo al rapporto tra la pianificazione, e in genere la cultura urbanistica, e lo sviluppo del territorio e delle città nell’Italia del Secondo Dopoguerra

    Periferie urbane degradate. Roma, la direzione verso il mare

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    Ha ancora senso conciliare l’idea di “città bella” con le istanze reali della popolazione, che talvolta sono legate alle “brutte periferie” in modo quasi morboso? Eppure il nonsense che caratterizza le istanze degli abitanti di molte periferie sta nel fatto che, pur cercando costantemente quell’ordine gerarchico e talvolta geometrico tipico della città tradizionale e pur lamentandosi dei disservizi e del degrado, non abbandonerebbero mai la loro attuale realtà abitativa. Questo contributo intende occuparsi di periferia e di insediamenti diffusi, con riferimento alla scena romana, vasto contenitore di periferie, diverse e disomogenee, e in particolare alla direttrice verso il mare; e di quali “scenari/non scenari” si aprono all’urbanista contemporaneo, costretto tra politica e società civile. Non è più città nel senso tradizionale, è una “marmellata edilizia” dove coesistono periferie “pianificate” e periferie “spontanee” ma dove quasi sempre solo in quest’ultime sono presenti tracce consolidate di una “qualità” che in quelle pianificate negli anni Settanta è scarsa o del tutto assente. Quali le responsabilità della politica e dell’urbanistica? E quali le cause socio-antropologiche, quelle per cui il modello insediativo “diffuso” è divenuto una realtà presente in più o meno tutte le regioni italiane? Dopo non essere mai riusciti a risolvere i nodi del “regime dei suoli” e dopo aver prodotto, caso unico nel mondo, tre condoni edilizi, il tema principale su cui concentraci è quale sia ancora il ruolo della pianificazione

    CITIES OF THE WORLD, A WORLD OF SUBURBS. TRANSFORMATIONS OF ‘SETTLEMENTS RULES’ AND ‘FORMS OF LIVING’ IN CONTEMPORARY LATIN AMERICA (AMONG GLOBALIZATION, CARS AND TELEVISION) - MIASTA ŚWIATA, ŚWIAT PRZEDMIEŚĆ. TRANSFORMACJA „ZASAD OSIEDLANIA SIĘ” I „FORM ZAMIESZKANIA” WE WSPÓŁCZESNEJ AMERYCE ŁACIŃSKIEJ (WŚRÓD GLOBALIZACJI, SAMOCHODÓW I TELEWIZJI)

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    Beginning with definitions of the terms ‘city’ and ‘suburbs’, this article discusses the transformation of the urban settlement patterns, identifying the changes in the ‘forms of living’ and the cultural factors that have produced them, with particular reference to Latin America. Factors that are shared – also chronologically – with the Countries of the Mediterranean Europe (but not only) and involve cultural, social and economic globalized issues
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