1,721,065 research outputs found
Filologia del futuro. L'ecdotica nell'universo digitale (in margine a: Domenico Fiormonte, Scrittura e filologia nell'era digitale, Bollati Boringhieri, Torino, 2003)
La recensione/saggio propone, in margine al volume di D. Fiormonte su "Scrittura e filologia nell'era digitale", alcune riflessioni sui rapporti fra l’informatica e i processi di trasmissione della conoscenza, sul nuovo assetto epistemico che ne deriva e, infine, sui nuovi problemi che questo cambio di paradigma epistemologico pone a tutte le scienze del testo, in primo luogo alla filologia, ai suoi metodi e alle ideologie che l’hanno sorretta
Tradizioni regionali e tassonomie editoriali nei canzonieri antico-francesi
The hierarchical organization of diverse, and often discordant, local and municipal traditions within a unified, superregional poetic system is a problem that must clearly be adressed in connection with the great anthologies of medieval lyrics. In this perspective, we have endeavoured to show the incidence of geographical criteria in the editorial planning of some great lyrical anthologies in the langue d'oil (the researche has been carried out on the 'canzonieri' K, M and U in particular
Constantin Brailoiu, Consigli al morto / ale mortului
«I canti del morto del distretto di Gorj» Ale mortului din Gorj sono stati raccolti negli anni Trenta, nei villaggi del sud-ovest della Romania, da Constantin Brăiloiu, uno dei più grandi etnomusicologi europei. Si tratta, con ogni probabilità, delle testimonianze più arcaiche della poesia e mitologia popolare europea, versi rituali, ancestrali ed enigmatici, di folgorante e primordiale bellezza, che parlano del viaggio mitico del morto verso l’Aldilà. Qui si presenta la prima traduzione italiana integrale della raccolta pubblicata a Bucarest nel 1936, raccolta che ha rapidamente varcato i confini della Romania, viaggiando, per vie imprevedibili, attraverso l’Europa devastata dalla guerra ed esercitando il suo fascino su alcuni grandi poeti e intellettuali occidentali. Da Roger Caillois a Franco Fortini, che li ha tradotti e inseriti con il bellissimo titolo di “Consigli al morto” nel suo primo volume di poesia (Foglio di via, 1946), da Ernesto De Martino a Pier Paolo Pasolini, che li ha voluti come colonna sonora per il suo Edipo re, tutti hanno scorto in questi canti il volto più arcaico e insondabile della cultura tradizionale europea. La fortuna novecentesca dei canti romeni, di cui l’appropriazione e la traduzione occultata di Fortini è l’esempio più eclatante, viene ripercorsa nel saggio che apre il volume
Tradiţii istorice româneşti şi perspective europene : in honorem academician Ioan-Aurel Pop, a cura di Sorin Şipoş, Dan Octavian Cepraga, Ion Gumenâi, Oradea, Editura Universităţii din Oradea, 2015
Il volume raccoglie studi di storia e filologia romena ed europea realizzati da studiosi provenienti dalle Università di Padova, di Oradea, di Cluj-Napoca (Babeș-Bolyai) e dell'Università di Stato di Chișinău, come omaggio all'opera e al magistero di Ioan-Aurel Pop, accademico di Romania e grande maestro della storiografia romena
Appunti sulla poesia di Ana Blandiana
L'articolo propone una rapida disamina della poetica di Ana Blandiana, una delle protagoniste indiscusse della vita letteraria e civile della Romania degli ultimi quarant’anni, voce lirica di grande intensità, il cui posto nel panorama poetico europeo è ancora tutto da valutare nella sua reale portata. A partire dalla recente antologia italiana che le è stata dedicata (Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli, 2004) vengono ripercorsi i nuclei tematici e stilistici delle sue principali raccolte poetiche
„Dorul imitației”: le traduzioni di Heliade Rădulescu e la creazione della lirica romena moderna
Starting from Heliade Rădulescu, the article tries to demonstrate the importance of translations in the process of formation and fulfillment of the modern Romanian poetic language, especially regarding the development and refinement of formal instruments specific to lyrical poetry: lexicon, stylistic figures, metrics, verse construction. Compared to the situation of Western literatures, the language of modern Romanian poetry is developing with surprising speed. From the first experiments, still uncertain and hesitant, from the first decades of the 19th century, it reaches, at the end of the century, the perfection and fulfillment of Eminescu's verse. What was the role of translations along this process? What lesson did the young Romanian poetic language learn from the practice of translation? The article tries to answer these questions by analyzing the poetic debut of Heliade Rădulescu in 1830, a volume of translations from Alphonse de Lamartine, one of the outstanding figures of the new European romantic lyricism. For the originality of the stylistic solutions and the novelty of the poetic language, the book is a fundamental landmark for the beginning of modern Romanian poetry. Regarding the stylistic and lexical aspect, the translations were a major laboratory, they offered a space in which the language of modern Romanian poetry tested its means and qualities, practiced its creativity and freed itself from its inferiority complex, experimenting with new dimensions and stylistic levels. The translation of the great classics of European literature was also an opportunity to recover that essential process of confrontation and mutual knowledge which the Western literatures had begun three centuries earlier. As Heliade argued in his 1837 pamphlet Asupra traducției lui Omer, translations paved the way and prepared the ground for the original works. In fact, the most important writers of the first half of the 19th century, from Ion Heliade Rădulescu to Gheorghe Asachi and C. Negruzzi, were also great translators, for whom translations were the indispensable premises of the original writings. For all, the act of translation was determined by two motivations: on the one hand, the „philological fever”, i.e., the creation of a literary language, the desire to complete its shortcomings, on the other, the „patriotic task”, the idea of contributing through language and literature to the building of a modern nation
I sonetti in endecasillabi di Gheorghe Asachi
Gheorghe Asachi è, con ogni probabilità, l’autore dei primi endecasillabi della poesia romena, utilizzati, a partire almeno dal 1819-21, in quattro sonetti di chiaro impianto petrarchista. Esemplati rigorosamente sul verso italiano, gli endecasillabi di Asachi sono parte di un più vasto programma italianista, teorizzato e praticato all’interno di un’ampia gamma di esercizi emulativi, che vanno dalla vera e propria eteroglossia delle numerose liriche scritte direttamente in italiano, alle traduzioni romene da Petrarca e Tasso o dai più recenti Metastasio e Ludovico Savioli, fino alle auto-traduzioni di propri testi italiani. Primi in ordine di tempo nella letteratura romena, gli endecasillabi di Asachi resteranno a lungo l’esempio prosodicamente più riuscito per compostezza formale e varietà ritmica. Nel presente articolo, dedicato alle figure ritmiche e prosodiche degli endecasillabi asachiani, cercheremo di dimostrare che le loro innegabili qualità stilistiche derivano in gran parte dalla fedele imitazione del verso petrarchesco, trapiantato in romeno con tutta la sua libertà ritmico-accentuativa e la varietà delle implicazioni sintattiche e intonative, insomma dalla stretta osservanza di un modello, il Canzoniere di Petrarca, che ha rappresentato dal punto di vista formale, e nonostante letture e conoscenze poetiche ben più vaste, il vero e unico banco di prova dell’apprendistato metrico di Asachi
Sanda GOLOPENTIA, Limba descântecelor românesti, Bucuresti, Editura Academiei române, 2007, 238 pagine
Vangeli occitani dell’infanzia di Gesù. Edizione critica delle versioni I e II. Introduzione, note ai testi e glossario di G. Giannini. Testi a cura di M. Gasperoni, Pàtron, Bologna, 2006
L’antica poesia popolare romena e la modernità. I “canti del morto” di Ilarie Voronca
This article concerns the reception of Romanian folk poetry within the European modernity of the twentieth century. The case under consideration is that of a small collection of Romanian folk songs which spanned Europe in the twentieth century. Their strange and enigmatic poetry, of dazzling and primordial beauty, has fascinated writers and intellectuals, marking the meeting of modernity with the most ancient and unfathomable face of traditional European culture. The songs were collected by Constantin Brăiloiu, a great scholar and theorist of popular music, in 1930 and have been translated into French by Ilarie Voronca, one of the main authors of the Romanian avant-gard of the interwar period
- …
