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    Jėzaus Draugija Kinijoje. Sekant apaštalų pėd-sakais

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    Dalle discussione sui riti restarono esclusi i riferimenti ai decreti tridentini (con l’unica eccezione del decreto sulle immagini), ma l’ideologia tridentina vi era presente come lente attraverso cui giudicare e analizzare le possibilità di accesso del cristianesimo: nella discussione sulle pratiche cinesi si celava una più sotterranea valutazione sul ruolo che la Chiesa avrebbe potuto sviluppare entro i confini dell’Impero cinese e il suo legame con un impero percepito come ateo. La Compagnia di Gesù, con la sua ideologia della Chiesa primitiva e degli apostoli, si fece portatrice in Cina di un pensiero di continuità della storia della Chiesa, interpretando la sua esperienza missionaria alla luce delle origine, delle scelte compiute dagli apostoli, e eliminando ogni riflessione di tipo dogmatico. Confronti tra il passato e il presente portarono alla luce contraddizioni e relativizzazioni di riti e cerimonie di cui si appropriarono i pensatori libertini e illuministi, riflettendo sulle incomprensioni generate dalla diversità di mentalità dell’umanità del mondo e sulla presenza di valori etici indipendenti dalla teologia

    1601. Un gesuita in Cina

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    Un gesuita italiano racconta il mondo alla rovescia della Cina dei Ming. Un impero di atei virtuosi dove regna l'ordine e il buon governo così prende forza il mito della Cina, che attraversa la cultura europea del Sei e Settecento. La morale dei cinesi e la diversità delle civiltà umane nel mondo appassionò la Repubblica delle lettere, che dal Celeste Impero pensò di apprendere una lezione importante: anche fuori dall'orbe cristiano esisteva una legge morale

    Introduzione [I gesuiti e i papi]

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    La Compagnia di Gesù nasceva nell’Europa lacerata dalle guerre e percorsa dal millenarismo, dal profetismo, dal radicalismo, scegliendo di porsi a fianco del papa per riconquistare il mondo perduto all’eresia e assicurare alla Chiesa di Roma le anime dei nuovi mondi scoperti. Nonostante lo speciale voto di obbedienza circa missiones, che la fece rappresentare come l’esercito del papa agguerrito e pronto ad andare ovunque ve ne fosse il bisogno, numerosi sono gli scontri nella storia tra i gesuiti e i papi. Un ordine religioso che nasceva mettendosi a servizio del papa e che il papato, Clemente XIV nel 1773, sopprimeva anche sotto il pretesto che la sua presenza ostacolava la pace vera e durevole nella Chiesa; che per volontà papale avrebbe dovuto smettere di esistere e che invece continuava la sua vita in alcune enclave europee della cristianità da cui, ancora una volta e sempre per volontà del supremo capo della Chiesa, rinacque (1814), pronta a rimettersi a fianco del papa, a difenderne le posizioni più conservatrici divenendo il simbolo della restaurazione in Europa e il principale ostacolo a ogni forma di incontro tra cultura cristiana e mondo moderno: la democrazia, il liberalismo, le nuove scoperte biologiche. Ancora una volta la Compagnia sarebbe diventata il centro capace di contenere intransigenti e moderati, intellettuali conservatori e moderni, evoluzionisti, e molti altri opposti, così com’era stato al momento della sua nascita e della sua storia di età moderna. Ed ancora una volta generando conflitti e conciliazioni, sopravvivenze e rinnovamenti della tradizione e dell’esperienza religiosa che alimentarono contrasti con il papato sino ai tempi di Giovanni Paolo II

    The Generalate of Claudio Acquaviva: the birth of the Jesuit Myth of China

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    The Generalate of Claudio Acquaviva: The Origins of the Jesuit Myth of China Michela Catto Adapting and accommodating in pursuit of evangelization à partir d’en haute, adopting the customs and habits of Confucian mandarins, speaking and dressing in the manner of the Chinese, and establishing a dialogue through science: these were four characteristics of the Chinese mission of the Society of Jesus, a Jesuit identity that was “forged” by the Chinese, as noted in the subtitle of a 2002 essay by Nicolas Standaert. All of these choices were made during the generalate of Claudio Acquaviva (1581-1615) and were accepted and codified by the general. To his generalate belongs as much the overcoming of suspicions that the Society of Jesus in Europe could feed toward the adaptation of Chinese habits and customs (with the approval of Alessandro Valignano’s Cerimoniale) as the structural and ideological choices of the Chinese missiological interpretive model. I am not referring to the simple ratification of a model that was being formed de facto in China. The general found himself having to select and decide between the different interpretations that his missionaries were compiling about China and leaning toward a positive model of humanity (favoring the judgments of José de Acosta more than the bellicose ideas of Alonso Sánchez), about its culture and its government (the adoption of the Confucian ratio studiorum and the decisive distancing from Buddhist monks, with whom the first Jesuits were naturally equated at the outset), and for a decodification of Confucianism as a doctrine of ethical and moral values, favoring and preferring the proposals of Matteo Ricci to the atheism of the Chinese religions described by João Rodrigues and the missionaries who arrived in China from Japan. The diffusion of this interpretation of China – the most noted and widespread in Europe at least until the question of Chinese Rites (1645) became public knowledge – through the publication the publication of the litterae annuae and the histories of the Jesuit mission in China not only placed the Jesuit seal on the Far East). It also codified the first myth about China that, even though it was later vigorously challenged, shaped all of European culture during the early modern period

    Le forme politiche delle religioni: il generalato Acquaviva alla conquista della Cina

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    Il contributo riflette su alcune scelte costitutive per la missione cinese compiute al tempo del generalato Claudio Acquaviv

    Una crociata contro la Cina. Il dialogo tra Antonio Sánchez e José de Acosta intorno ad una guerra giusta al Celeste Impero (1587)

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    Nel 1587 i gesuiti Alonso Sánchez e José de Acosta discussero a distanza sulla possibilità di conquistare con le armi la Cina. Entrami i gesuiti sostennero le loro diverse posizioni utilizzando Francisco de Vitoria e la teoria della guerra giusta giungendo a esiti opposti, espressione dei diversi punti di vista presenti nella Compagnia di Gesù sul tema della missione alla fine del XVI secolo

    Carlo di Orazi da Castorano e la condanna dei riti cinesi. Sulle tabelle dei defunti,

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    The article focuses on the Chinese rites performed to honour the familial’s ancestors and on the role played by Carlo Horatii da Castorano in Rome in the years immediately preceding the condemnation of Chinese rites (1742). From Matthew Ricci onwards, the Society of Jesus maintained that the Confucian ceremonies had no religious nature, but all religious orders didn’t share this interpretation and the Roman Church continuously attempted to bring uniformity to the practice. So we can read the activities of the cardinals and members of the Congregation of the Inquisition who started meeting on August 24th 1741 to argue and work out the papal condemnation of the Chinese rites. The need to standardize the practice stands out among subtle discussions on the form and material of the tables dedicated to the ancestors and the specific circumstances of the ceremonies for the departed (on which Castorano gave an important contribution)

    L'imperatore della Cina

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    Il Portrait historique de l’empereur de la Chine, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1697, è la biografia dell’imperatore cinese Kangxi scritta dal gesuita-matematico Joachim Bouvet. Bouvet giunse in Cina nel 1685 tra i componenti della cosiddetta missione dei matematici del Re, la prima spedizione finanziata dal Re Sole e sotto il patronage dell’Accademia Reale delle Scienze. Arrivato a Pechino, il gesuita divenne il maestro di Kangxi, ed elaborò per il pubblico europeo un ritratto dell’imperatore colto nella sua vita privata. Attraverso continui parallelismi tra la corte cinese e Versailles, Bouvet raccontò in toni apologetici una Cina molto diversa da quella dispotica che avrebbero descritto gli illuministi. Il Portrait historique, anche grazie all’interesse di Leibniz che lo tradusse in latino, giocò un ruolo di primo piano nell’intenso dibattito sulla natura dei riti cinesi che proprio in quegli anni era tornato di grande attualità, e contribuì a difendere la validità della missione cinese e la reputazione stessa della Compagnia di Gesù, dopo la condanna della Sorbona di alcuni libri scritti da gesuiti. Il libro di Bouvet – che presentiamo in questa nuova traduzione italiana, la prima dopo il 1710 – restituisce insieme la civiltà cinese del XVII secolo, la straordinaria avventura dei missionari gesuiti in Oriente e una stagione in cui la monarchia francese si apriva verso il mondo

    La Compañía dividida. La oposición dentro de la orden jesuíta entre los siglos XVI y XVII

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    La historia de los Jesuitas esta marcada por continuos conflictos: papas que intentaron intervenir para modificar el Instituto, ordenes religiosas dispuestas a denunciar su naturaleza herética, hostiles poderes laicos decididos a acusarla de intrigas subversivas contra el Estado. Todos los aspectos anteriores alimentaron un antijesuitismo particular, en el cual participaron indirectamente los propios jesuitas. Hacia finales del siglo XVI la Compañía de Jesus se caracterizò per un heterogéneo movimiento de protestas internas en el cual participaron jesuitas de distintas formaciones y nacionalidades, aunque todos unidos por el deseo de reconducirlo a la orden jesuítica al genuino y originario espíritu de su fundador
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