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    Torn Between Neoliberal and Postmodern Trends, Corporatist Defence and Creative Age Prospects: The Ongoing Reshaping of the Classical Music Profession in Italy

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    In modern industrial societies, strongly associating work to tangible productivity and professions to formal regulation and protection of membership, the music occupation has represented a conundrum for theoretical analysis. In post-industrial societies, however, musicians are being recognised a pivotal role in capitalist economies, as part of a creative class sharing working conditions already defining artistic labour markets, but within a significantly changed regulative framework. Drawing on the literature and her field research, the author adopts a neo-institutional perspective to consider the reshaping of the classical music profession in Italy, exploring how collective and individual actors are responding to neo-liberal trends extending market logic to a music world crossed by processes of cultural declassification. Conclusions reflect over the ambiguities created by creative age prospects, in applying principles of economic hierarchisation within the field of musical production, and over the transient nature of professionalisation processes

    Diventare musicista. Indagine sociologica sui Conservatori di musica in Italia

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    Diventare musicista professionista non è impresa semplice, né apprezzata in Italia. Più che in altri paesi, il percorso storico di riconoscimento sociale della professione si è rivelato incompiuto e ancora oggi la pratica musicale e artistica risulta prevalentemente associata - dall’opinione pubblica, dai media, ma anche dagli studi accademici - alla sfera del tempo libero e dell’intrattenimento, piuttosto che ad una dimensione lavorativa e ad un sapere specialistico. Eppure la tradizione musicale dei secoli passati e la fama di celebri compositori, cantanti, direttori, strumentisti, è annoverata tra i principali miti che alimentano l’orgoglio identitario dell’Italia in ambito mondiale. Tale paradosso è riconducibile alla storia moderna e contemporanea dell’apprendimento musicale in Italia. Si tratta di una storia a due facce: quella dell’esclusione della pratica musicale dal novero dei saperi legittimi codificati nel sistema scolastico; quella della rimandata riorganizzazione culturale delle scuole per la formazione professionalizzante dei musicisti. Sin dalla sua istituzione negli ultimi decenni dell’Ottocento, il sistema di istruzione nazionale ha infatti sostanzialmente escluso dai curricula standard la formazione musicale, confinandola all’interno dei Conservatori di musica. Da allora, per oltre un secolo, i Conservatori resteranno in un regime di sostanziale autonomia, caratterizzato da un’autoriproduzione didattica e organizzativa, che – pur garantendo un buon livello medio di preparazione tecnica - risulta sempre più inadeguata a rispondere alle mutate esigenze didattiche, musicali, culturali e professionali, così come si sviluppano nel corso del Novecento. Alla chiusura del secolo, dopo svariati tentativi di riordino falliti, l’approvazione di una legge di riforma (n.508/1999) inserisce Conservatori e altri Istituti di musica e di arte applicata riconosciuti dallo Stato all’interno di un nuovo sistema: l’Alta formazione artistica e musicale (AFAM), collocata al vertice del sistema educativo, fino ad allora campo di esclusivo dominio del sistema universitario. Cosa ha portato lo Stato italiano ad inserire i Conservatori di musica nel livello di istruzione terziario? Si tratta di un tardivo tentativo di riabilitare e valorizzare la formazione musicale professionalizzante all’interno del sistema di istruzione nazionale e, più in generale, la musica all’interno del campo della cultura legittima? Chi è riuscito, e a partire da quali interessi, risorse e strategie, a far breccia nell’inerzia istituzionale che ha caratterizzato la storia di tali istituti? Quali strutture sono state previste per organizzare la formazione musicale pre-accademica degli allievi, necessaria per accedere ai Conservatori così riformati? Quali sono stati i risultati che, a circa venti anni dall’approvazione della legge, registra l’implementazione della Riforma? Questi sono i principali interrogativi ai quali l’indagine si propone di rispondere, adottando un approccio che integra fonti di diversa natura e metodi quantitativi e qualitativi nello studio del moderno Conservatorio di Musica italiano come forma organizzativa finalizzata alla formazione professionalizzante dei musicisti

    Filling the gender gap in STEM fields: effectiveness and ambiguity of an empowerment policy

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    Initiatives tackling the persistent underrepresentation of women in STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) increasingly associate measures to upgrade women’s technological skills with techniques designed to boost their self-confidence and motivation, inspired by empowerment theory. Drawing upon a technofeminist approach, the paper offers the results of a qualitative research on the Pink Cloud initiative, launched by Microsoft Italy with the support of other institutions. The initiative offers, to high school and university girls, intensive training courses designed to enhance both their ICT skills and professional aspirations within fields still manned by men. therefore represents a good case to explore the effectiveness of empowerment measures aimed at women’s inclusion in STEM fields. Through a qualitative research based on focus group analysis, the paper identifies the initiative’s main strengths and weaknesses, to conclude that women’s empowerment is best understood as a social, rather than an individual process

    Capitale sociale, imprenditorialità locale e governance territoriale: il circuito turistico Cortes Apertas/Autunno in Barbagia come politica di sviluppo locale

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    Il contributo difende la validità del paradigma dello sviluppo locale, sostenendo che il mancato raggiungimento dei suoi obiettivi da parte di politiche a esso ispirate è spesso legato a un’applicazione o gestione scorretta, manchevole o distorta della sua logica, identificabile mediante adeguati strumenti di monitoraggio e valutazione (intesi come stimolo per un processo di apprendimento interno, piuttosto che come sterile adempimento burocratico o sgradevole esercizio classificatorio). A tal proposito, il contributo presenta alcuni risultati di una ricerca qualitativa(6) su una piccola ma significativa iniziativa di sviluppo locale realizzata in Barbagia(7), area particolarmente remota e svantaggiata della Sardegna. Una volta descritte le principali caratteristiche e fasi di attuazione, l’articolo riferisce delle strategie attivate per l’implementazione dell’iniziativa in tre comuni scelti come casi di studio, e delle modalità adottate per gestire l’azione di governance territoriale dal partenariato intercomunale. Le riflessioni conclusive evidenziano come la fondamentale carenza di questa peraltro interessante iniziativa – la quale seppure a macchia di leopardo è riuscita ad attivare la partecipazione di attori socio-economici e cittadinanza nei comuni aderenti -, risieda proprio nell’assenza di un’adeguata azione di governance territoriale, finalizzata a incentivare tra gli stakeholder l’adozione di un orizzonte di azione comune per la promozione del territorio barbaricino come sistema locale
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