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Manuale per il recupero dell'architettura rurale. - Campania - Cilento e Area Vesuviana - Volume 2: Schedatura delle architetture e del paesaggio rurale
Criteri tecnico-scientifici per gli ineterventi sull'architettura ed il paesaggio rurale in Campania
Il patrimonio architettonico campano, prescindendo da quegli edifici emblematici i cui caratteri - architettonici, artistici, paesaggistici o storici - ne fanno spesso oggetto di particolare tutela, comprende un vasto patrimonio “minore” costituito da una moltitudine di costruzioni ovvero di architetture spontanee tradizionali, rappresentativa di un’espressione “colta” della produzione edilizia e dell’adattamento delle comunità umane al territorio. Infatti, le relazioni che legano le materie prime all'impiego che l'intelligenza umana ha saputo farne, per migliorare le proprie condizioni di vita e quindi per realizzare tutte le architetture tradizionali, sono testimonianza di una antica sapienza e di quella cultura del costruire che fa parte della storia tramandata, purtroppo, solo verbalmente. Solo
con la manualistica dell'Ottocento, infatti, si cominciò a definire in maniera scientifica tale materia prettamente tecnico-funzionale, facendola diventare colta e quindi scientifica.
Partendo, quindi, dal presupposto che l'attività edilizia si sia perpetuata nei secoli, prima del dirompente avvento del calcestruzzo armato, attraverso l'uso di materiali e tecniche "tradizionali" ovvero in stretta correlazione al territorio, al suo clima e alle sue risorse impiegabili in edilizia, ne consegue che particolarmente le architetture rurali, dettate da condizioni economiche limitate, siano espressione di organicità culturale e sostenibilità ambientale.
Se si eccettuano le differenze climatiche tra la zone costiere, quelle montane e quelle di pianura, che determinano anche differenti condizioni di soleggiamento e di riflessione e diffusione della luce solare, sono stati soprattutto i materiali lapidei, le sabbie e le terre coloranti sottratti al territorio a determinare il volto delle nostre dei nostri borghi rurali così come delle città piccole e grandi. Potremmo addirittura affermare che, nei secoli, la natura geologica del suolo abbia condizionato l'aspetto esteriore e cromatico degli edifici e le risorse ambientali climatiche ne abbiamo
determinato la forma ed i volumi condizionandone le masse murarie e le aperture, ma questa sarebbe una verità parziale... Le sollecitazioni di carattere culturale, molto incisive in alcuni casi (singoli edifici, paesi o intere aree territoriali), hanno apportato un plusvalore alla tecnica, inducendo l'impiego di materiali e tecniche "di importazione": ciò è avvenuto per le architetture rappresentative del potere
politico e religioso così come per l'influenza puntuale di dominazioni straniere su alcuni territori e per l’emulazione di alcuni modelli architettonici simbolici.
Per lungo tempo, ovvero fino a quando la velocità di circolazione di prodotti ed informazioni ha aumentato le opzioni di scelta possibili, la costruzione degli edifici in muratura è stata fortemente connessa al territorio in cui questi venivano edificati: la tradizionale attitudine a coniugare risorse disponibili, funzionalità e qualità estetica delle architetture è una prerogativa importante dei territori
antropizzati e storicamente consolidati, il cui sviluppo è leggibile in chiave di coerenza ambientale e sostenibilità anche relativamente alle finiture superficiali delle costruzioni e quindi ai cromatismi artificiali ambientali che concorrono alla definizione del costruito e valorizzano l’immagine paesaggistica di case sparse e borghi rurali. Oggi, un corretto atteggiamento professionale finalizzato agli interventi di adattamento funzionale delle costruzioni rurali dovrebbe comunque partire dalla conoscenza dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali per operare in modo consapevole, senza escludere l’innovazione tecnologica, soprattutto se in chiave di sostenibilità ambientale. Interventi spregiudicati e non rispettosi del bene culturale “architettura rurale” hanno già modificato la percezione di molti edifici e contesti paesaggistici svilendone i caratteri di identità e di riconoscibilità che, paradossalmente, se il processo dovesse continuare si perderebbero lasciando il posto ad un appiattimento dei caratteri locali e alla omologazione tipologica.
Si ritiene, pertanto, imprescindibile fornire i criteri tecnico-scientifici per il recupero dell’architettura rurale che siano utili ad una nuova e più ampia visione paesaggistica dell’area nella quale gli edifici ricadono, dando valore alla natura dei terreni e della vegetazione, al controllo idrico, ai presidi tradizionali per il controllo dei dissesti idrogeologici, alle ragioni economiche ed alla cultura materiale che ha generato il paesaggio antropizzato: l’architettura rurale non può essere considerata senza lo specifico contesto rurale che la ha generata. Nell'approccio metodologico proposto il singolo manufatto rurale non è considerato quale elemento isolato, ma quale parte di uno specifico contesto paesaggistico e territoriale e in relazione sistemica con esso. Pertanto, il punto di partenza basilare
dell'azione di recupero dell'architettura rurale è l'inquadramento paesaggistico e territoriale del manufatto. Attraverso la descrizione della particolare relazione che si è creata tra uomo e natura, l'inquadramento paesaggistico ha l'obiettivo di individuare quali siano, all'interno di una specifica area, i principali elementi di riconoscibilità dell'architettura rurale intesi quali elementi irrinunciabili anche in un contesto di cambiamento e trasformazione - elementi tipologici, materiali, tecnologie, tessiture, cromatismi - e, per contro, quali possano essere gli elementi di trasformabilità su cui operare per dotare gli edifici delle funzionalità necessarie al loro utilizzo anche in caso di riuso.
Obiettivi principali del presente lavoro, ai fini della valorizzazione e la tutela del patrimonio edilizio in quanto documento della cultura rurale che struttura la maggior parte del nostro paesaggio regionale campano sono: la sensibilizzazione della collettività attraverso un inquadramento paesaggistico che descriva la relazione uomo-natura; la piena conoscenza e la conservazione della cultura costruttiva locale da parte dei tecnici operanti nel settore; il rispetto della tradizione architettonica ovvero degli elementi identitari e tipologici che la costituiscono
Manuale per il recupero dell'architettura rurale. Campania - Cilento ed Area Vesuviana - Volume 1 Definizione di criteri tecnico - scientifici
Dal sapere alle buone pratiche: strumenti e azioni per il recupero dell'architettura e del paesaggio rurale
Rischio edilizio residenziale
Gli scenari di rischio sono tradizionalmente connessi al verificarsi di un evento catastrofico (sismico, idraulico, geologico, ambientale, ....) ed agli effetti che questo produce sull’ambito di riferimento. Ai fini della redazione dei Piani di Emergenza Comunale e della consequenziale pianificazione urbanistica, finalizzata ad aumentare la resilienza territoriale, è quindi indispensabile procedere preliminarmente ad un’approfondita analisi ambientale e del contesto edilizio di riferimento, in modo da definire le diverse dinamiche evolutive che hanno condotto alla configurazione dell’attuale assetto territoriale ed urbano, certamente condizionato dagli eventi naturali occorsi nel tempo e dal progressivo adattamento del tessuto urbano.
Le analisi ambientali definiscono i potenziali fattori naturali di rischio, in funzione dell’intensità e della probabilità di accadimento; le analisi del contesto urbano ed edilizio, partendo dall’assunto che l’impianto della città e la sua evoluzione è strettamente connessa all’originale potenzialità del territorio di accogliere gli insediamenti, ne definiscono la dinamica evolutiva e consentono di valutare la vulnerabilità e quindi il rischio in funzione dell’esposizione.
L’analisi degli scenari di rischio è quindi una attività complessa, che comporta un indispensabile approccio interdisciplinare che consenta di integrare le diverse tematiche in un sistema articolato di informazioni che dovranno costituire la base di riferimento sia per il progettista del Piano di Emergenza Comunale sia per l’Amministrazione Comunale, che potrà definire una successiva fase di pianificazione urbana, infrastrutturale ed edilizia orientata alla riduzione del rischio ed all’aumento della resilienza.
Sulla scorta di queste considerazioni, il Comune di Pozzuoli ha voluto affidare lo studio degli scenari di rischio al Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nel quale convergono le discipline connesse all’idraulica, alla scienza della terra e dell’edificato. Lo stesso Dipartimento ha designato il gruppo di ricerca, formato da: prof. ing. Giuseppe Del Giudice (idraulica), ing. Maria Polese (Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura - sismica), ing. Massimo Ramondini (geotecnica), prof. geol. Antonio Santo (geologia), ing. Roberto Castelluccio (edilizia) ed ha affidato a quest’ultimo la responsabilità scientifica delle attività. Nel corso del lavoro il gruppo di ricerca è stato integrato dall’arch. Franco De Simone (Funzionario Responsabile della Protezione Civile), dall’arch. Cinzia Craus (consulente alla Progettazione del Piano di Emergenza) e dalla dottoressa Rosella Nave (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Osservatorio Vesuviano - Vulcanologia), a cui va il nostro ringraziamento per l’eccezionale collaborazione.
Lo studio ha dunque analizzato gli scenari di rischio individuati dalla normativa nazionale e regionale - ad esclusione di quello connesso al bradisismo affidato agli studi dell’Osservatorio Vesuviano - con riferimento alle aree vaste, proponendo un approccio sistemico che ha consentito in particolare di sviluppare un’analisi integrata tra gli aspetti idraulici, geologici, sismici e del sistema edilizio residenziale. Quest’ultimo in particolare è stato trattato come un fattore di rischio trasversale a tutti gli scenari ed indipendente dal verificarsi di eventi critici che, determinato in base alle caratteristiche tipologiche, tecnologiche e manutentive del patrimonio edilizio residenziale, ha consentito di sviluppare una specifica valutazione della vulnerabilità urbana connessa esclusivamente agli aspetti edilizi che, in via speditiva, è stata definita “Vulnerabilità Edilizia Residenziale”.
Lo studio è stato quindi sviluppato in cinque capitoli [Scenario Rischio Idraulico - Scenario Rischio Frane - Scenario Rischio Sismico - Contributo Geologico - Scenario Rischio Edilizio Residenziale] ed è stato posto alla base delle scelte progettuali del Piano di Emergenza del Comune di Pozzuoli. Si vuole in questa sede sottolineare in particolare l’interesse dell’approccio globale proposto nell’ambito dello studio, in quanto la mappatura della Vulnerabilità Edilizia Residenziale consente di individuare una possibile amplificazione locale degli impatti di un evento per effetto delle peculiari caratteristiche dell’edificato residenziale, in termini di danno aggiunto alle persone ed al sistema infrastrutturale di collegamento. Essa rappresenta, quindi, un prezioso supporto per l’Amministrazione locale per definire politiche ed interventi (manutenzione ordinaria e straordinaria, definizione di adeguati parametri edilizi per le nuove costruzioni) mirati al raggiungimento di un adeguato grado di resilienza territoriale, che consenta l’attuazione di politiche di sviluppo anche in un contesto urbano fortemente condizionato da rischi naturali ed antropici
Criteri tecnico-scientifici per gli interventi sull'architettura ed il paesaggio rurale in Campania
Il patrimonio architettonico campano, prescindendo da quegli edifici emblematici i cui caratteri - architettonici, artistici, paesaggistici o storici - ne fanno spesso oggetto di particolare tutela, comprende un vasto patrimonio “minore” costituito da una moltitudine di costruzioni ovvero di architetture spontanee tradizionali, rappresentativa di un’espressione “colta” della produzione edilizia e
dell’adattamento delle comunità umane al territorio. Infatti, le relazioni che legano le materie prime all'impiego che l'intelligenza umana ha saputo farne, per migliorare le proprie condizioni di vita e quindi per realizzare tutte le architetture tradizionali, sono testimonianza di una antica sapienza e di quella cultura del costruire che fa parte della storia tramandata, purtroppo, solo verbalmente. Solo con la manualistica dell'Ottocento, infatti, si cominciò a definire in maniera scientifica tale materia prettamente tecnico-funzionale, facendola diventare colta e quindi scientifica.
Partendo, quindi, dal presupposto che l'attività edilizia si sia perpetuata nei secoli, prima del dirompente avvento del calcestruzzo armato, attraverso l'uso di materiali e tecniche "tradizionali" ovvero in stretta correlazione al territorio, al suo clima e alle sue risorse impiegabili in edilizia, ne consegue che particolarmente le architetture rurali, dettate da condizioni economiche limitate, siano espressione di organicità culturale e sostenibilità ambientale.
Se si eccettuano le differenze climatiche tra la zone costiere, quelle montane e quelle di pianura, che determinano anche differenti condizioni di soleggiamento e di riflessione e diffusione della luce solare, sono stati soprattutto i materiali lapidei, le sabbie e le terre coloranti sottratti al territorio a determinare il volto delle nostre dei nostri borghi rurali così come delle città piccole e grandi. Potremmo addirittura affermare che, nei secoli, la natura geologica del suolo abbia condizionato l'aspetto esteriore e cromatico degli edifici e le risorse ambientali climatiche ne abbiamo determinato la forma ed i volumi condizionandone le masse murarie e le aperture, ma questa sarebbe una verità parziale... Le sollecitazioni di carattere culturale, molto incisive in alcuni casi (singoli edifici, paesi o intere aree territoriali), hanno apportato un plusvalore alla tecnica, inducendo l'impiego di materiali e tecniche "di
importazione": ciò è avvenuto per le architetture rappresentative del potere politico e religioso così come per l'influenza puntuale di dominazioni straniere su alcuni territori e per l’emulazione di alcuni modelli architettonici simbolici. Per lungo tempo, ovvero fino a quando la velocità di circolazione di prodotti ed informazioni ha aumentato le opzioni di scelta possibili, la costruzione degli edifici
in muratura è stata fortemente connessa al territorio in cui questi venivano edificati: la tradizionale attitudine a coniugare risorse disponibili, funzionalità e qualità estetica delle architetture è una prerogativa importante dei territori antropizzati e storicamente consolidati, il cui sviluppo è leggibile in chiave di coerenza ambientale e sostenibilità anche relativamente alle finiture superficiali
delle costruzioni e quindi ai cromatismi artificiali ambientali che concorrono al definizione del costruito e valorizzano l’immagine paesaggistica di case sparse e borghi rurali. Oggi, un corretto atteggiamento professionale finalizzato agli interventi di adattamento funzionale delle costruzioni rurali dovrebbe comunque partire dalla conoscenza dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali per operare in modo consapevole, senza escludere l’innovazione tecnologica, soprattutto se in chiave di sostenibilità ambientale. Interventi spregiudicati e non rispettosi del bene culturale “architettura rurale” hanno già modificato la percezione di molti edifici e contesti paesaggistici svilendone i caratteri di identità e di riconoscibilità che, paradossalmente, se il processo dovesse continuare si
perderebbero lasciando il posto ad un appiattimento dei caratteri locali e alla omologazione tipologica.
Si ritiene, pertanto, imprescindibile fornire i criteri tecnico-scientifici per il recupero dell’architettura rurale che siano utili ad una nuova e più ampia visione paesaggistica dell’area nella quale gli edifici ricadono, dando valore alla natura dei terreni e della vegetazione, al controllo idrico, ai presidi tradizionali per il controllo dei dissesti idrogeologici, alle ragioni economiche ed alla cultura materiale che ha generato il paesaggio antropizzato: l’architettura rurale non può essere considerata senza lo specifico contesto rurale che la ha generata. Nell'approccio metodologico proposto il singolo manufatto rurale non è considerato quale elemento isolato, ma quale parte di uno specifico contesto paesaggistico e territoriale e in relazione sistemica con esso. Pertanto, il punto di partenza basilare dell'azione di recupero dell'architettura rurale è l'inquadramento paesaggistico e territoriale del manufatto. Attraverso la descrizione della particolare relazione che si è creata tra uomo e natura, l'inquadramento paesaggistico ha l'obiettivo di
individuare quali siano, all'interno di una specifica area, i principali elementi di riconoscibilità dell'architettura rurale intesi quali elementi irrinunciabili anche in un contesto di cambiamento e trasformazione - elementi tipologici, materiali, tecnologie, tessiture, cromatismi - e, per contro, quali possano essere gli elementi di trasformabilità su cui operare per dotare gli edifici delle funzionalità necessarie al loro utilizzo anche in caso di riuso
Studio degli scenari di rischio a supporto del Piano di protezione Civile del Comune di Pozzuoli
Gli scenari di rischio sono tradizionalmente connessi al verificarsi di un evento catastrofico (sismico, idraulico, geologico, ambientale, ....) ed agli effetti che questo produce sull’ambito di riferimento. Ai fini della redazione dei Piani di Emergenza Comunale e della consequenziale pianificazione urbanistica, finalizzata ad aumentare la resilienza territoriale, è quindi indispensabile procedere preliminarmente ad un’approfondita analisi ambientale e del contesto edilizio di riferimento, in modo da definire le diverse dinamiche evolutive che hanno condotto alla configurazione dell’attuale assetto territoriale ed urbano, certamente condizionato dagli eventi naturali occorsi nel tempo e dal progressivo adattamento del tessuto urbano.
Le analisi ambientali definiscono i potenziali fattori naturali di rischio, in funzione dell’intensità e della probabilità di accadimento; le analisi del contesto urbano ed edilizio, partendo dall’assunto che l’impianto della città e la sua evoluzione è strettamente connessa all’originale potenzialità del territorio di accogliere gli insediamenti, ne definiscono la dinamica evolutiva e consentono di valutare la vulnerabilità e quindi il rischio in funzione dell’esposizione.
L’analisi degli scenari di rischio è quindi una attività complessa, che comporta un indispensabile approccio interdisciplinare che consenta di integrare le diverse tematiche in un sistema articolato di informazioni che dovranno costituire la base di riferimento sia per il progettista del Piano di Emergenza Comunale sia per l’Amministrazione Comunale, che potrà definire una successiva fase di pianificazione urbana, infrastrutturale ed edilizia orientata alla riduzione del rischio ed all’aumento della resilienza. Lo studio ha dunque analizzato gli scenari di rischio individuati dalla normativa nazionale e regionale - ad esclusione di quello connesso al bradisismo affidato agli studi dell’Osservatorio Vesuviano - con riferimento alle aree vaste, proponendo un approccio sistemico che ha consentito in particolare di sviluppare un’analisi integrata tra gli aspetti idraulici, geologici, sismici e del sistema edilizio residenziale. Quest’ultimo in particolare è stato trattato come un fattore di rischio trasversale a tutti gli scenari ed indipendente dal verificarsi di eventi critici che, determinato in base alle caratteristiche tipologiche, tecnologiche e manutentive del patrimonio edilizio residenziale, ha consentito di sviluppare una specifica valutazione della vulnerabilità urbana connessa esclusivamente agli aspetti edilizi che, in via speditiva, è stata definita “Vulnerabilità Edilizia Residenziale”.
Lo studio è stato quindi sviluppato in cinque capitoli [Scenario Rischio Idraulico - Scenario Rischio Frane - Scenario Rischio Sismico - Contributo Geologico - Scenario Rischio Edilizio Residenziale] ed è stato posto alla base delle scelte progettuali del Piano di Emergenza del Comune di Pozzuoli. Si vuole in questa sede sottolineare in particolare l’interesse dell’approccio globale proposto nell’ambito dello studio, in quanto la mappatura della Vulnerabilità Edilizia Residenziale consente di individuare una possibile amplificazione locale degli impatti di un evento per effetto delle peculiari caratteristiche dell’edificato residenziale, in termini di danno aggiunto alle persone ed al sistema infrastrutturale di collegamento. Essa rappresenta, quindi, un prezioso supporto per l’Amministrazione locale per definire politiche ed interventi (manutenzione ordinaria e straordinaria, definizione di adeguati parametri edilizi per le nuove costruzioni) mirati al raggiungimento di un adeguato grado di resilienza territoriale, che consenta l’attuazione di politiche di sviluppo anche in un contesto urbano fortemente condizionato da rischi naturali ed antropici
Tecnologie in Legno. Esperienze e prospettive sostenibili
L’opuscolo presentato raccoglie i contributi dei relatori intervenuti al seminario “Tecnologie in legno: esperienze e prospettive sostenibili”, tenutosi il 4 dicembre 2014 presso la Scuola Politecnica delle Scienze di Base dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, destinato sia all’aggiornamento dei professionisti napoletani sia alla formazione degli studenti dei corsi di laurea in ingegneria civile ed edile - architettura.
Il modulo innovativo di compartecipazione ha consentito di ampliare lo spettro delle riflessioni sul tema, alimentate dalla pratica professionale, dalla curiosità giovanile e dalla tendenza all’innovazione ed alla ricerca del mondo universitario.
L’obbiettivo principale del dibattito è stato quindi la promozione di una tecnologia costruttiva alternativa alle usuali, in cls e acciaio, per un edilizia sostenibile ed innovativa. Il legno infatti è certamente un esempio eccellente di materiale sostenibile sia in per effetto della naturale disponibilità sia per le peculiari caratteristiche prestazionali. L’ottimo rapporto peso/resistenza meccanica, le capacità di isolanti ed il fatto di essere un materiale naturale, rinnovabile e riciclabile, rendono il legno uno dei materiali più all’avanguardia per la costruzione di edifici ad energia quasi zero. Ciò nonostante il mercato delle costruzioni in legno evidenzia tassi di impiego ancora troppo bassi ed in particolare nel sud Italia la tecnologia in legno risulta quasi assente; basti pensare che nel 2010, solo il 7% degli edifici in legno realizzati sono localizzati nelle regioni meridionali.
I motivi che influenzano il mancato impiego della risorsa legno nelle costruzioni possono ricondursi:
- all’attuale poca conoscenza del materiale legno, che paradossalmente caratterizza fortemente le tradizionali tecniche costruttive degli edifici napoletani, basti pensare ai solai in legno ed alle pareti “beneventane” degli edifici storici.
- all’assenza di un programma di ricerca e di sviluppo finalizzato alla definizione di sistemi costruttivi e tecnologici specifici per la particolare zona sismica ed il clima che caratterizza il meridione.
Lo sviluppo dei temi di sostenibilità ambientale, l’esigenza di contenere i consumi energetici e la proiezione verso la realizzazione di edifici a fabbisogno energetico quasi nullo ha riportato il legno all’attenzione degli operatori del settore edile, dando luogo ad esempi di edilizia interamente in legno anche di elevate altezze.
L’analisi del mercato nel meridione e la convinzione che l’introduzione della tecnologia in legno nella pratica costruttiva corrente, possa avvenire solo mediante esempi di edilizia pubblica caratterizzata da impianti di limitata altezza, ha stimolato la proposizione di un piano di ricerca che concentri la propria attenzione sulla progettazione di edifici scolastici e sulle soluzioni costruttive e tecnologiche necessarie per il raggiungimento dei giusti requisiti prestazionali definiti anche in relazione alle peculiari condizioni climatiche territoriali.
Nella giornata di studio sono stati quindi sviluppati gli aspetti della sostenibilità, della resistenza strutturale, della sperimentazione di sistemi innovativi, dell’innovazione costruttiva e della opportunità di avviare uno specifico piano di ricerca che dalle fucine universitarie possa veicolarsi, senza soluzione di continuità, ai cantieri edili
Il recupero delle strutture in calcestruzzo in ambiente marino: Il caso del Ponte di Vivara a Procida
This text analyzes the issue of the recovery of the concrete in aggressive marine environment and specifies the methods of investigation and action taken to consolidate the Bridge of Vivara in Procida. The island of Procida was originated by eruptive activity of five volcanoes; the partial immersion and landslides along the south eastern part of the oldest, gave rise to the island of Vivara (0:32 sq km), characterized by the peculiar half-moon configuration that draws the evolution of the ancient volcanic structure, completed ashore from the promontory of Santa Margherita, in the center of which grows the wonderful stretch of water called Gulf of Genito. The connection between Procida and Vivara is provided by a bridge built in 1957, the structure, typical of the viaducts, is made using a system of prefabricated beams resting on reinforced concrete pulvinos and columns in concrete, founded on a system of plinths on the seabed.
The advanced state of deterioration had affected the load-bearing capacity; therefore it was necessary to prepare a recovery intervention and technological seismic upgrading who have restored the functionality. The author illustrates the methodology used to develop the plan finding inquiries, project choices and the materials used, on the basis of the most recent legislation and research on the durability of reinforced concrete structures, cast in situ and pre-stressed, according to the exposure to aggressive agents of sea origin
Criteria and methodologies in ancient buildings conservation: some cases of rehabilitation in Naples area
L'intervento tratta le tematiche del recupero degli edifici storici con riferimento sia alle tecniche tradizionali sia agli interventi innovativi, approfondendo l'importanza della fase analitica metaprogettuale e della ricerca applicata in sede di progetto ed esecuzione. E' stato inoltre illustrato il caso di studio del recupero di Palazzo Maddaloni a Napoli
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