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L’uomo democratico tra isolamento e partecipazione
Il pensiero di Alexis De Tocqueville si presta per l’analisi approfondita del rapporto tra libertà ed eguaglianza in democrazia, elementi differenti ma complementari la cui presenza in equilibrio rappresenta il dato fondamentale per una democrazia matura. In relazione ad essi gioca un ruolo fondamentale il cittadino nella democrazia, soggetto ad un processo di omologazione che rischia di comprometterne le istanze di autonomia e libertà creativa. In Tocqueville questo aspetto riveste una particolare importanza e la rilettura della sua Democrazia in America consente di far emergere la figura di un nuovo tipo di individuo, l’uomo democratico, in grado di saper trarre da se stesso e nel contesto in cui opera, gli elementi affinché la propria libera individualità possa persistere in una società che sia al tempo stesso egualitaria e pluralista.[...
Giovanni Tarello. Teoria, ideologia e metagiurisprudenza
“Se è vero, come credo sia vero, che le teorie giuridiche sono strumenti pratici, in quanto servono ad operatori che usano leggi e istituzioni, allora è ragionevole chiedersi anzitutto cosa una teoria serve o può servire a fare”. Questa nitida professione di fede nella valenza puramente operativa del diritto costituisce la chiave di lettura dell'intera opera di Giovanni Tarello, dai primi studi storiografici sul realismo giuridico e sul pauperismo francescano a quelli di filosofia del linguaggio normativo, dagli studi della maturità sulla teoria generale dell'interpretazione a quelli ‘corsari’ di politica del diritto, sindacale e giudiziaria.Muovendo da quello che ne è stato l'intento più scopertamente provocatorio, la “caccia alle ideologie” nascoste dal tecnicismo normativistico, questo libro descrive l'arco del pensiero tarelliano sino alla sua repentina ma inequivocabile conclusione sul “disordinato coacervo di tentativi, non sempre sorvegliati”, di governo dei giudici. Invero, la scoperta “non purezza” del diritto affonda la fiducia paleopositivistica di neutralizzare con la scienza i conflitti della storia ma, accentuando la riduzione delle teorie giuridiche a strumento operativo, ne acuisce I'ancillarità rispetto ai detentori del potere.[...
La forma e l’identità. Democrazia e costituzione in Hans Kelsen e Carl Schmitt
Protagonisti del pensiero giuridico-politico del ventesimo secolo, Hans Kelsen e Carl Schmitt si confrontano ripetutamente, talvolta in aperta polemica, in quanto esponenti di due dottrine significativamente diverse. Anche sul tema della democrazia e su quello dello Stato costituzionale democratico le rispettive posizioni si fronteggiano e, pur analizzando temi e problemi comuni, pervengono a soluzioni per certi versi contrapposte. I1 modello formale-procedurale di democrazia kelseniano, nonché la rispettiva lettura costituzionale, si differenziano dalla forte caratterizzazione sostanziale che Schmitt compie della forma di governo democratica e della sua costituzione, con una modalità ed intensità tali da spingere inevitabilmente il lettore a porli l'uno accanto all'altro per un confronto più approfondito. Ne scaturisce una lettura integrata di due visioni antitetiche, ma al tempo stesso complementari, i cui punti di forza e gli altrettanti limiti teoretici, presi congiuntamente, aiutano a meglio comprendere gli elementi fondamentali e le complesse problematiche della democrazia nell'epoca moderna.[...
Dall'individuo allo Stato. Saggi di filosofia giuridica e politica
Con la raccolta dei saggi in oggetto si sono evidenziate le tappe fondamentali di un cammino ideale che porta dall’individuo allo Stato. Un itinerario che presenta una duplice continuità, sia nei temi e nelle problematiche affrontate, evidentemente connessi e parti di un discorso filosofico politico-giuridico unitario; sia perché compiuto attraverso la lettura di autori significativamente legati tra loro, in quanto ideologicamente vicini - pur nella distanza temporale posta a separarli - ovvero uniti nell'affrontare le stesse emergenze ed i medesimi nodi concettuali, pur se con prospettive e finalità differenziate. Il punto di inizio è segnato dalla lettura del processo di fondazione della politica a partire dal ruolo che l’individuo riveste nel pensiero politico moderno; si passa poi all’analisi dei processi di sviluppo e degenerazione delle istituzioni, nonché ai temi del vivere comune regolato all’interno dell’ordinamento giuridico statale; infine si analizzano gli elementi caratterizzanti le dinamiche della rappresentanza politica in democrazia, sia nelle sue forme classiche istituzionali, sia in quanto espressione degli interessi sociali ed economici.[...
La democrazia tra integrazione e pluralismo. Modelli politici a confronto nell'epopea weimariana
All’indomani della fine della prima guerra mondiale la Germania affronta il problema della formulazione di una nuova dottrina dello Stato caratterizzata dalla non riproducibilità del passato modello giuridico-istituzionale, ma anche e soprattutto influenzata dalle trasformazioni avvenute ed in atto nell’assetto sociale, nonché dall’affermarsi di una rinnovata dialettica politica con la quale il dibattito teorico deve confrontarsi. Occorre chiarire e distinguere gli elementi di continuità e di rottura intercorrenti tra la nascente repubblica di Weimar ed il trascorso periodo imperiale, all’interno di un processo di trasformazione che, proprio in ragione dell’ambiguo rapporto tra la fase attuale e quella precedente, stenta a connotarsi in una specifica identità. Weimar è letta più come un mutamento costituzionale che come una rivoluzione ed il suo modello istituzionale risulta ancora inficiato da alcuni dei nodi cruciali del precedente periodo, quali ad esempio quello della questione prussiana o della struttura federale dello Stato.
Il dato che, seppure letto da differenti prospettive, sembra assodato da larga parte di giuristi e politologi è quello dell’esaurirsi della forma classica della sovranità dello Stato liberale e della difficoltà di individuare nuove espressioni che possano prenderne il posto. Le radicali trasformazioni sociali, specificatamente in campo economico, nonché la nuova configurazione dei centri di potere politico conseguente alla guerra, impongono di ripensare i luoghi e le modalità di esercizio della sovranità statale. I centri economici si caratterizzano sempre più come centri di potere politico che premono sullo Stato, così come masse sempre più ampie di lavoratori acquistano consapevolezza della propria forza e della propria identità di classe e rivendicano il diritto di parola nella determinazione delle politiche statali in materia economica ed anche sociale. In questa prospettiva risulta significativa l’attenzione dedicata al tema del pluralismo dei partiti politici, con la necessità di conciliare il loro antagonismo, la differenza dei segmenti di popolazione in essi rappresentati e le diverse finalità perseguite, con il mantenimento dell’unità dello Stato e l’esercizio di una funzione di governo coerente e continuativa. La nuova forma politica della democrazia appare dunque oscillare in perenne difficoltà tra l’esigenza di integrazione politico-istituzionale da un lato e la persistenza del pluralismo dall’altro; due poli dialettici riconducibili sia alla evidente necessità di garantire unitarietà e coerenza all’espressione della volontà politica dello Stato, e sia all’altrettanto legittima condizione pluralista di soggetti, istanze e bisogni diversi e talvolta antagonisti, coagulati in differenti formazioni politiche
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