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Vaporini e socialismo. Le memorie di Gaetano Vianello, organizzatore dei portuali veneziani
In this paper, we publish the first pages of the autobiographical memoirs of Gaetano Vianello, organiser of Venetian dock workers for about thirty years, from the end of the 19th century to the advent of fascism. The text was printed in a cyclostyled edition in 1971 by Giuseppe Gaddi; today it is almost unknown. The author recalls the social context of his native island of Giudecca, his own work experiences as a child and young man, and the birth of working-class associations in Venice at the end of the 19th century (Società di mutuo soccorso tra operai, Scuola Libera Popolare, Camera del Lavoro, Partito socialista)
Vademecum per il trattamento delle fonti orali: i punti qualificanti. Definizioni e presupposti legali
Il Vademecum contiene indicazioni utili a coloro che lavorano con le fonti orali in quanto ricercatori, archivisti, bibliotecari o documentalisti. È il frutto di un confronto interdisciplinare che ha coinvolto studiosi e conservatori di diverse generazioni, in rappresentanza dei principali soggetti che in Italia si occupano di archivi orali: Ministero della cultura, università, istituti storici
e associazioni impegnate nella ricerca con fonti orali e interessate alla loro tutela
Il mestiere della storia orale. Stato dell'arte e buone pratiche
Introduzione agli atti del convegno in cui l'Associazione Italia di Storia Orale ha presentato il documento Buone pratiche per la storia orale, il saggio ne ripercorre le ragioni, la procedura seguita, i principi ispiratori, i riferimenti internazionali
Troppo tardi? Per una storia orale della Grande guerra
Il saggio discute possibilità e limiti di applicazione della metodologia della storia orale all'esperienza della Prima guerra mondiale, cioè a un evento concluso da ormai cento anni e senza testimoni diretti
L'attività dell'Associazione italiana di storia orale per la conservazione delle fonti orali
L'attività dell'Associaizone italiana di storia orale per la conservazione delle fonti oral
«Mio padre si era portato dietro uno schiavo». Modelli familiari, distanze sociali e culture politiche dall'Italia alla Francia
Il saggio compara l'esperienza migratoria dall'Italia alla Francia della famiglia di Silvio Trentin con quella delle famiglie contadine che mossero negli stessi anni Venti dal Nordest italiano al Sudovest francese: emergono le fratture sociali e anche sentimentali che attraversavano l’antifascismo in esilio
Introduzione
«Piero Calamandrei nacque come scrittore politico nel 1944, a cinquantacinque anni». Oggi il nostro giudizio può essere meno perentorio di questo con cui, nel 1966, Norberto Bobbio aprì la sua introduzione agli Scritti e discorsi politici di Calamandrei. I documenti che qui presentiamo ci consentono di retrodatare quella nascita a quasi trent’anni prima e collocarla all’interno di un’altra fase della storia d’Italia, ugualmente cruciale per le sorti del paese e per le biografie di coloro che la attraversarono.
La Grande Guerra rappresenta per il giovane Calamandrei – come per molti della sua generazione – un tornante decisivo, un momento di crescita e di autorivelazione, di vera e propria scoperta di sé e delle proprie vocazioni: al fronte, quale ufficiale dell’esercito, sperimenta l’arte del comando all’interno di un organismo complesso e in rapida trasformazione; impara a conoscere gli uomini, il loro animo, gli ambienti da cui provengono; incontra i contadini e gli operai, cioè le masse popolari da cui la vita civile e la cultura prebellica lo avevano tenuto lontano; si scopre brillante avvocato nei tribunali militari e capace organizzatore culturale nei servizi di propaganda; fa il suo apprendistato come oratore, prima mitografo delle ragioni della guerra e poi organizzatore della sua memoria. E’ nell’intorno della Grande Guerra che Calamandrei comincia a costruire la sintassi della sua prosa civile, a definire un repertorio di temi e di immagini, uno stile e un timbro inconfondibili, che riaffioreranno e si affermeranno dopo un lungo inabissamento, al tempo della sua seconda nascita alla politica.
La possibilità che oggi abbiamo di avvicinarci a quell’esperienza affiancando lettere private e pubblici discorsi, scritture intime e documenti ufficiali, permette innanzi tutto di comprendere meglio la personalità di Piero Calamandrei, le sue ambivalenze e i suoi chiaroscuri, l’inesausta dialettica segreta tra posizioni pubbliche e private in cui si esprime il suo modo peculiare di stare nella storia, che attraverserà il fascismo e riemergerà anch’essa – problematicamente – quasi trent’anni più tardi, in rapporto alla Resistenza.
Ma avere sotto gli occhi il repertorio di scena e di retroscena di Calamandrei offre anche altre opportunità: di indagare in una nuova luce il processo generativo di quella “religione civile” che è il suo lascito più cospicuo, e anzi ancora vivo e operante; di capire, quindi, come avvengono – o non avvengono – i passaggi di memoria tra le generazioni e dove si collocano i continui e sottili rimandi tra sfera pubblica e privata; di riconoscere, infine, che la “politica” si costruisce proprio laddove essa non si dichiara come tale, così come la storia delle idee non può prescindere – in ultima istanza – dalle biografie degli individui
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